Che cos’è il New Age

new36Il New Age – talora definito con un’espressione concorrente per designare lo stesso fenomeno, «Età dell’Acquario» – può considerarsi una via di mezzo fra un nuovo movimento religioso e una nuova credenza: è un fenomeno che appare inafferrabile, che elude le definizioni e che – secondo i suoi stessi portavoce – avrebbe come caratteristica principale proprio quella di non poter essere definito, ma costituirebbe un «ambiente», uno «stile di vita» – secondo le parole di Spangler, una «metafora per l’espressione di uno spirito trasformativo e creativo». Eppure, nonostante l’apparente impossibilità di circoscrivere una definizione che vada oltre la semplice traduzione della formula inglese secondo cui tale fenomeno attenderebbe – appunto – un «Evo Nuovo» o un’«Età Nuova», la riflessione scientifica è riuscita a produrre negli anni 1990 una serie di risultati particolarmente convincenti; segnaliamo inoltre come anche il Magistero cattolico abbia avviato una valutazione globale del fenomeno.

Trattandosi di una realtà fluida e sfuggente – si potrebbe dire di un clima, di un’ambiente, un’atmosfera, un insieme di realtà che hanno fra loro una certa aria di famiglia, ma che presentano anche differenze e contraddizioni –, per favorire una visione globale quanto più fedele possibile, concentreremo la nostra attenzione sul tentativo di una quadruplice definizione di questo fenomeno rispettivamente in una descrizione di natura psicologica, storica, sociologica e dottrinale.

Descrizione psicologica

Il New Age può essere anzitutto descritto in chiave psicologica come uno stato d’animo: come la sensazione – prima ancora della convinzione – condivisa da un numero socialmente significativo di persone di essere entrati – o di stare per entrare – in un’epoca nuova, che è contrassegnata da cambiamenti radicali e qualitativi non in uno solo, ma in tutti i settori della vita dell’uomo. I cambiamenti scientifici – reali o mitici – dovrebbero, per una sorta di effetto domino, provocare una catena inarrestabile di cambiamenti globali a cui nessun campo di attività dell’uomo dovrebbe sfuggire: cambiamenti politici, artistici, culturali, filosofici e religiosi.

Facendo astrazione dalle tesi di Marilyn Ferguson, autrice di una delle opere che ha maggiormente contribuito a diffondere le idee del New Age nel mondo – secondo cui questa sensazione socialmente diffusa trarrebbe origine dai progressi della scienza e dalla teoria delle «rivoluzioni scientifiche» del filosofo della scienza Thomas Kuhn (1923-1996), il quale sosteneva che quando nella scienza non sono soltanto singole «teorie», ma interi «paradigmi» a cambiare, si determina una «rivoluzione» –, possiamo rintracciare le origini del New Age come stato d’animo in correnti di pensiero che annunciavano o promettevano cambiamenti radicali e globali nell’ambito di speculazioni astrologiche e delle politiche alternative. In tal senso il New Age non è solo l’attesa profetica di un’«età nuova» – al contrario, il futuro è già cominciato da tempo – né si riduce a un rinnovato interesse per il mondo occulto, esoterico o inconscio, perché ne fanno parte allo stesso titolo movimenti di rovesciamento dei «paradigmi» in campo politico, economico e morale.

Dal punto di vista astrologico l’idea dell’«evo nuovo» (o della «nuova era») si fonda sulla versione moderna della teoria – di per sé molto antica – della precessione degli equinozi, per la quale il sole cambierebbe di segno zodiacale ogni 2160 anni. L’elaboratore moderno di questa teoria è stato l’esoterista francese Paul Le Cour (1871-1954), nella sua opera del 1937 L’Era dell’Acquario. Il segreto dello Zodiaco, il futuro prossimo dell’umanità, secondo cui l’Età dei Pesci, iniziata approssimativamente verso l’anno 1 dopo Cristo, dovrebbe cedere il passo all’Età dell’Acquario verso l’anno 2160 (in seguito sono stati proposti altri calcoli e l’ingresso nell’Età dell’Acquario è stata fissata in numerose date fra il 1920 e il 2300).

È appena il caso di ricordare che, su un altro versante, secondo la tradizione della legge dei cicli dell’umanità – che si ritrova nella maggior parte delle grandi civiltà, indiane, greche, egiziane, sumere, indù, cinesi – quest’ultima sarebbe arrivata oggi al punto di passaggio dall’Età del Ferro all’Età dell’Oro. La serie di coincidenze cronologiche e l’identificazione del simbolo astrologico dei Pesci con il pesce come simbolo di Cristo – secondo l’acrostico Ix™uß (Ichtús, «pesce»), che dà origine all’invocazione «Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore» – rendevano facile l’associazione fra l’Età dei Pesci e l’era cristiana, e la successiva Età dell’Acquario con un era in cui sarebbe apparso qualcosa di radicalmente nuovo rispetto al cristianesimo. Se, come ha osservato lo storico dell’esoterismo Robert Amadou, una serie di autori precedenti avevano influenzato lo schema di Paul Le Cour, va notato come per Le Cour – in parte diversamente dai suoi posteri, più o meno al corrente di uno dei loro precursori – l’Età dell’Acquario sarebbe stata caratterizzata da un nuovo cristianesimo, non più gerarchico sotto il segno di san Pietro, ma spirituale ed esoterico sotto il segno di san Giovanni.

Negli anni 1960 il tema astrologico dell’Età dell’Acquario come «evo nuovo» è diventato popolare negli Stati Uniti e nel 1968 – una data particolarmente ricca di suggestioni storiche, che ci ricorda anche l’altra radice psicologica del New Age: i postumi delle rivolte studentesche del «maggio francese» e dei campus americani, che spingeranno molti giovani verso la riscoperta di forme esotiche di neospiritualismo –, anche le canzoni giovanili cominciarono a inneggiare a questa nuova era, come ricordano le parole d’esordio del brano Aquarius della celebre commedia musicale Hair:

Armonia, lealtà, chiarezza
Simpatia, luce e verità…
Nessuno ne sopprimerà la libertà!
Nessuno ne imbavaglierà lo spirito!
La mistica ci consentirà di comprendere
E l’uomo imparerà di nuovo a pensare
Grazie all’Acquario! Grazie all’Acquario!

Descrizione storica

Le analisi culturalmente più sofisticate riconducono il New Age alla categoria del revival, del «movimento di risveglio», nonostante il fatto che gli storici delle religioni, soprattutto in ambito anglo-americano, abbiano applicato questa categoria particolarmente al fenomeno del pentecostalismo, presentatosi a partire dai primi anni del nostro secolo – appunto – come movimento di risveglio del mondo protestante. Il New Age si pone come movimento di risveglio, nell’area culturale di lingua inglese, non più del mondo cristiano ma del mondo laico se non laicista. Anche questo ambiente – la cui organizzazione culturale era largamente affidata alle logge massoniche e alla più discreta (ma non meno importante) influenza della Società Teosofica – si trovava, a partire dagli anni intorno alla Seconda guerra mondiale, in uno di quegli stati di freddezza e di aridità che producono così spesso nella storia i fenomeni di revival. Gli ambienti massonici e teosofici, in particolare, denunciavano una preoccupante incapacità di interpretare i tempi e di svolgere il consueto ruolo di organizzazione culturale. Nel mondo teosofico il disagio si era tradotto in una serie di scismi, il più rilevante dei quali era stato promosso da Alice Bailey (1880-1949).

Non è questa la sede per ripercorrere la complessa storia della Società Teosofica – fondata nel 1875 a New York dall’esoterista russa Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891) e dall’avvocato spiritista americano colonnello Henry Steel Olcott (1832-1907) –, così importante, comunque, nella sua funzione di «ponte» fra diverse realtà della nuova religiosità (sia di origine orientale che, dopo lo scisma di Rudolph Steiner [1861-1925] e la conseguente nascita della Società Antroposofica, di origine occidentale).

Dal punto di vista storico possiamo considerare lo scisma interno all’ambiente teosofico da parte della Bailey – che asseriva di ricevere da un Maestro chiamato «il Tibetano» (identificato con il Dywal Khul della tradizione teosofica) messaggi che diedero origine a non meno di ventiquattro volumi, e che aveva soggiornato ad Ascona, presso quel luogo che ha tutti i requisiti per essere considerato il santuario principale della geografia sacra dei nuovi movimenti magici, il Monte Verità – come la preistoria del New Age. Proprio la Bailey aveva cominciato negli anni 1920 a utilizzare l’espressione «New Age» nel senso attuale, e va precisato che proprio gli insegnamenti ricevuti dal Dywal Khul sono all’origine della rottura con la Società Teosofica, all’epoca diretta dalla seconda presidentessa, Annie Besant (1847-1933). Tuttavia, le relazioni fatte dalla «Gerarchia spirituale» ad Alice Bailey fra il 1919 e il 1939 erano state precedute da una fase preparatoria nella quale le stesse vennero precomunicate a Madame Blavatsky, fra il 1875 e il 1890.

Pochi anni dopo la morte di Alice Bailey, alcuni fra i suoi più brillanti allievi inglesi – Sheena Govan, figlia del fondatore di un gruppo evangelico e all’epoca guida di un gruppo indipendente di «cristiani esoterici»; Dorothy Maclean, che apparteneva all’Ordine Sufi Occidentale fondato da Pir Hazrat Inayat Khan (1881-1927); Peter Caddy (1917-1994), marito della Govan; e Eileen Combe, che diventerà la seconda moglie di Caddy – inizieranno un’avventura che condurrà le figure più rappresentative di questo gruppo originario in un pellegrinaggio che li porterà da Glastonbuy, collegato alle leggende del passato celtico e arturiano della Gran Bretagna, a Forres, in Scozia – dove erano riusciti a farsi assumere come animatori del centro turistico Cluny Hill Hotel, che trasformarono in centro teosofico –, e infine in una landa desolata del Nord della Scozia, Findhorn, dove nel 1962 fonderanno una comunità-giardino.

«Villaggio globale» e comunità ecologica secondo modelli tipici del New Age, Findhorn è anche il luogo degli incontri e dei messaggi che i coniugi Caddy e la Maclean, insieme ai seguaci che affluivano numerosi e che costrinsero a costruire strutture permanenti – grazie anche al generoso appoggio di due mecenati inglesi sostenitori delle forme alternative di spritualità: Sir George Trevelyan (1906-1996) e Sir Anthony Brooke, l’ultimo «rajah bianco» di Sarawak nonché nipote di James Brooke (un personaggio storico realmente esistito e ben noto agli italiani come implacabile avversario del pirata salgariano della Malesia Sandokan) –, ricevevano da vari tipi di «entità»: Dio, devas (spiriti della natura associati alle piante), angeli, fate e perfino un «centro di luce» composto da un gruppo di prigionieri politici sovietici, morenti o anche già morti, capaci di comunicare dal fondo di una miniera di sale siberiana.

La fama di Findhorn crebbe sino a estendersi rapidamente anche oltreoceano: già nel 1962 – che può essere ritenuta la data più convincente della nascita del fenomeno New Age come oggi lo conosciamo – era stato fondato a Esalen, in California, un centro di incontri e seminari ispirato a simili princìpi; e sempre dagli Stati Uniti arrivò a Findhorn David Spangler, il quale contribuì non poco a far conoscere questa nuova realtà nel continente americano attraverso la pubblicazione dei più influenti manifesti del New Age durante gli anni 1970, favorendo così la successiva diffusione e successo su scala mondiale di una realtà originariamente nata in Europa.

Descrizione sociologica

Abbiamo già accennato all’apparente inafferrabilità cui il fenomeno New Age costringe gli studiosi delle diverse discipline. Anche nell’ambito sociologico questa nuova realtà della galassia neo-religiosa – tipica peraltro di quel «mondo frantumato» che caratterizza la fase di transizione attualmente in corso – pone diversi problemi, anzitutto perché non si presta a essere inquadrata facilmente in nessuna della categorie interpretative normalmente utilizzate per i fenomeni della nuova religiosità contemporanea (nuove religioni, nuovi movimenti religiosi, nuovi movimenti magici).
Per facilitare la comprensione del fenomeno si è fatto dunque riferimento a una categoria – il cui studio è stato sviluppato dai sociologi della religione proprio in riferimento al New Age – indicata con il termine network, per la cui descrizione ci permettiamo di riprendere l’esposizione già proposta in altra sede da uno degli autori di queste pagine nel suo libro Storia del New Age 1962-1992 (Cristianità, Piacenza 1994; 2a ed. riveduta e aggiornata in corso di stampa).

Per comprendere che cos’è un network – «struttura a rete»: ma la parola, nelle scienze sociali, normalmente non viene tradotta dall’inglese – è opportuno partire dalla sua differenza con la nozione di movimento elaborata da quegli specialisti di scienze sociali che hanno definito, per esempio, i nuovi movimenti religiosi. I movimenti sono sistemi sociali con un minimo di struttura, una gerarchia riconoscibile, punti di riferimento sul territorio e nella società quali sedi, giornali, attività che seguono – in un modo più o meno rigido – un programma preciso, e così via. I movimenti possono essere politici, culturali, religiosi; benché la magia sia stata considerata a lungo un’attività prevalentemente individuale, sono emersi specialmente nell’ultimo secolo anche gruppi che si possono chiamare «nuovi movimenti magici». Tuttavia, le persone che si riuniscono per condividere interessi comuni non formano necessariamente un movimento.

Può trattarsi di cerchie amicali molto più informali, che mancano di quel minimo di struttura necessario perché si possa parlare di «movimento», nel senso in cui questo termine è utilizzato nelle scienze sociali contemporanee. Se un gruppo di appassionati di astrologia si incontra periodicamente per mettere in comune le proprie idee, non si può ancora parlare di movimento.

È possibile peraltro – e anzi, per la struttura delle comunicazioni nelle società contemporanee, è frequente – che questo gruppo di appassionati di astrologia sia in contatto con gruppi simili nella stessa città, o magari anche in altre, perfino molto lontane.

Da questi contatti, evidentemente, può nascere un movimento che si dota di strutture e di gerarchie. Ma i contatti possono anche rimanere informali, e può accadere che si voglia tematicamente evitare il formarsi di gerarchie e di strutture. I vari piccoli gruppi, rimanendo autonomi e diversi, cercheranno occasioni d’incontro: una riunione annuale, un congresso, un bollettino, per non parlare delle possibilità di comunicazione messe oggi a disposizione dall’elettronica.

Se continueranno a mancare elementi di struttura e di gerarchia, ci si troverà di fronte a un network: per esempio, in questo caso, al network degli appassionati di astrologia, o magari di un certo tipo di astrologia, giacché ormai vi sono scuole e stili di astrologia molto diversi.

I network hanno spesso bisogno di servizi: libri, oggetti, qualcuno che si occupi di organizzare – per quanto in modo elastico – momenti d’incontro e riunioni. È facile che un network, soprattutto se nuovo, si appoggi ad altri network esistenti per condividerne in qualche modo le risorse, se non altro per ragioni di economia. Così – per rimanere all’esempio precedente – vengono sia pubblicati guide e annuari, sia organizzate riunioni, esposizioni e «fiere» – come il famoso festival annuale Mind Body Spirit, che si tiene a Londra – che si pongono al servizio del network di un certo tipo di astrologia e contemporaneamente di un buon numero di altri network più o meno affini: per esempio, quello degli appassionati dei presunti poteri dei cristalli, e ancora i network degli entusiati della reincarnazione, delle medicine alternative, delle nuove psicologie, e così via. Questi network sono affini fra loro anche perché è probabile che un certo numero di persone coltivi con sufficiente continuità non uno solo ma due o più fra questi vari interessi e partecipi quindi contemporaneamente a vari network. Fra diversi network, che hanno fra loro un certo grado di affinità, nasce così un «network di network», che è stato chiamato metanetwork. Seguendo l’esempio dell’astrologia, siamo appunto già risaliti dal network degli astrologi più o meno dilettanti al metanetwork che costituisce, propriamente, il New Age.

«Si tratta di un metanetwork particolare, cresciuto a dismisura perché – grazie all’atteggiamento psicologico che costituisce il New Age […] – il metanetwork New Age può inglobare un gran numero di network diversi, accomunati dall’idea secondo cui sono in corso, o sono prossime, novità qualitative e radicali: così ai festival, alle riunioni, ai centri d’incontro del New Age possono partecipare membri di network tanto diversi fra loro come l’ecologia, il pacifismo, le medicine orientali, l’occultismo e la credenza nei messaggi trasmessi da extraterrestri.

Ma il metanetwork rimane un network e non un movimento: continua a non avere forme di appartenenza rigide, né capi, né un’organizzazione gerarchica stabilita in modo articolato sul territorio. Le strutture – che non mancano – sono strutture di servizio – che si occupano, per esempio, della vendita per corrispondenza di libri e di altri prodotti – piuttosto che strutture di appartenenza».

Nel lungo brano riportato abbiamo visto citati alcuni networks caratteristici dell’ambiente New Age. Il quadro completo delle varie tipologie sarebbe particolarmente articolato; basti invece in questa sede il riferimento a tre networks principali – certo, come tale semplificativo – il cui punto d’incontro è il New Age:

a. il network delle «spiritualità alternative», a cui fanno riferimento tutti coloro i quali hanno un interesse per il sacro, ma che sono alla ricerca di qualcosa di diverso dalla tradizione cristiana che ha caratterizzato per secoli la vita religiosa occidentale: dalle religioni tradizionali non cristiane (orientali, pre-colombiane, dei nativi americani, nordiche, ecc.), allo spiritismo – accolto in ambiente New Age secondo la variante rivestita di panni scientifici del channeling –, alle credenze nella reincarnazione e nell’astrologia moderna, all’interesse per i messaggi che verrebbero trasmessi dai dischi volanti, alle molteplici correnti dell’esoterismo e dell’occultismo;

b. il network delle «terapie alternative», costituito da forme di ricerca della guarigione e del benessere psico-fisico diverse dalla medicina ufficiale: la sequenza più importante per comprendere questo network attiene alle psicoterapie alternative, in modo particolare per la qualifica di precursore che il New Age attribuisce allo psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung (1875-1961). Da questo punto di vista non si può non rilevare il ruolo cruciale che hanno giocato le teorie di Jung nel preparare le interpretazioni che il channeling dà di se stesso.
Leeya Thompson ha del resto messo in luce le analogie (così come le differenze) fra l’«immaginazione attiva» di Jung, mediante la quale si entra coscientemente nel regno dell’inconscio, e la «visualizzazione creativa» del New Age, secondo cui «la forma segue l’idea», e se riusciamo a creare delle immagini sufficientemente «vive» di persone o di eventi questi finiranno probabilmente per «manifestarsi» nella nostra vita.
La Thompson ritiene che il punto d’incontro fra «immaginazione attiva» junghiana e «visualizzazione creativa» possa essere reperito nella «psicosintesi» dello psicoanalista Roberto Assagioli (1888-1974) – ebreo veneziano allievo prima di Sigmund Freud (1856-1939) e poi di Jung, membro della Società Teosofica, amico e collaboratore di Alice Bailey, segnato dalla tradizione mistico-esoterica della Qabbalà e influenzato dall’esoterista russo George Ivanovitch Gurdjieff (1866-1949), un altro importante punto di riferimento per la spiritualità del New Age –, un autore italiano certamente più conosciuto e popolare nel mondo statunitense del New Age che in Italia, il quale partecipò negli anni 1960 alla fondazione della cosiddetta psicologia transpersonale;

c. il network delle «politiche alternative», tutte variamente derivate dalle teorie ecologiche elaborate a partire dal 1972 dal filosofo norvegese Arne Naëss, il fondatore dell’«ecologia profonda», che ha ispirato popolari scienziati del New Age come Fritjof Capra.
Distinguendo fra ecologia di superficie ed ecologia profonda (la prima essendo quella che si occupa, per esempio, di salvare le foreste), Naëss identifica il vero avversario nell’antropocentrismo, una visione che risale alla Bibbia, vede l’uomo come il centro del mondo e lo considera qualitativamente superiore alle altre forme della natura, mentre l’essere umano non sarebbe altro, in realtà, che una delle tante forme viventi, senza un valore intrinseco superiore particolare. Più recentemente – e nell’ottica di una natura intesa come manifestazione di un’Energia cosmica in continuo divenire –, l’ecologo australiano Warwick Fox ha proposto un perfezionamento delle teorie di Naëss attraverso l’incontro fra ecologia profonda e psicologia transpersonale che dovrebbe generare una «ecologia transpersonale».

Analizzati questi tre networks principali sarà opportuno ricordare che chi coltiva uno di questi interessi (ma molti ne coltiveranno più di uno) potrà, naturalmente, finire per aderire a un nuovo movimento religioso o magico, ma potrà anche rifiutare la scelta dell’adesione a un movimento rimanendo semplicemente in un network o spostandosi nomadicamente da un gruppo all’altro: chi si interesserà di spiritualità alternative oppure di terapie alternative oppure di politiche alternative si mette davanti soltanto a una porta di ingresso, all’inizio di un itinerario che conduce al New Age.
La porta non sarà necessariamente attraversata, né l’itinerario obbligatoriamente percorso: solo chi accetterà di passare dal network al metanetwork, di interessarsi contemporaneamente – globalmente – di spiritualità, di terapia e di politica approderà a quella che propriamente può essere definita la visione del mondo del New Age.

Descrizione «dottrinale»

Dal punto di vista dottrinale offrire una descrizione del New Age sembra particolarmente difficile, tanto più che i suoi promotori si fanno premura normalmente di spiegare che il New Age non è né ha una «dottrina».

Volendo perseguire una descrizione di tipo dottrinale, si dovrebbe piuttosto insistere su un principio di carattere epistemologico, cioè su una forma particolare – e particolarmente radicale – di relativismo. L’idea secondo cui non esiste la verità – oppure esiste, ma l’uomo comunque non può conoscerla – è purtroppo antica quanto l’uomo. Tuttavia, nessuna forma di relativismo è uguale alle altre. Il relativismo del New Age sostiene non soltanto che ognuno di noi ha la sua verità, ma che ognuno di noi può letteralmente creare la sua realtà, di cui quindi sarà autorizzato a porre i criteri di verità e le leggi. Effettivamente, nel parlare di una «visione del mondo» del New Age vi è qualcosa di paradossale, forse di provocatorio, visto che i portavoce dello stesso affermano tenacemente che lo specifico del fenomeno è l’assenza di una visione del mondo e di qualsivoglia dottrina.

Comunque sia, poiché non si darebbe unità – nemmeno quell’unità fluida e instabile che caratterizza il New Age – senza un minimo comune denominatore, è possibile ricondurre a sei temi principali, esplorati più ampiamente nell’opera Storia del New Age 1962-1992 più sopra citata (pp. 85-120), quella trama di fondo costitutiva della «dottrina» del New Age:

• la premessa necessaria per qualunque «visione del mondo» del New Age è, come abbiamo detto, di carattere epsitemologico: non esistono verità assolute;
• un secondo elemento comune è una diffidenza nei confronti dell’idea di «religione», sostituita dalla più vaga «spiritualità»;
• per quanto riguarda il concetto di Dio, di cui il New Age parla volentieri, non si tratta di un Dio personale, ma piuttosto di un sottofondo cosmico, di un’energia cosmica immanente;
• la visione dell’uomo si riassume nel noto slogan dell’attrice Shirley MacLaine – che da anni svolge il ruolo di missionaria internazionale del New Age –: «Noi siamo Dio»;
• relativamente a Gesù Cristo, il New Age preferisce riferirsi a «il Cristo», quella scintilla divina che è in ciascuno di noi e che può essere risvegliata attraverso la molteplicità di tecniche che il New Age insegna;
• il sesto tema unificante è il rifiuto della nozione di peccato, sostituita da quella di malattia, che può essere superata con un generale cambiamento di coscienza che risolverà i problemi del mondo.

Questo studio è stato tratto dal tascabile “New Age”, ed. AdV, Falciani Imprunete (Fi).

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