Il mito della reincarnazione

afterlife2Di Luigi Caratelli

Interessandosi al panorama dell’Occultismo ci si accorge facilmente quanto sia presente e importante la teoria della reincarnazione e di suoi derivati. Una teoria che assume tratti non solo fideistici, ma soprattutto esistenziali, e che in Occidente sta raccogliendo consensi grazie anche al fenomeno della New Age. Non scandalizza neppure più sapere che alla reincarnazione crede una gran massa di cristiani, cattolici e protestanti. Gli altri, i cosiddetti laici, la abbracciano perché convinti che essa dia risolute risposte ai problemi del male, del dolore e della morte.

Origine di una nozione

Secondo il pensiero religioso vedico, l’uomo avrebbe in se una sostanza aerea denominata ‘Asu’ (alito vitale) e il ‘manas’ ( simile all’anima degli occidentali). E’ il manas che, al momento della morte, raggiungerebbe il mondo degli antenati, in paradiso. Nella tradizione brahamanica, il manas diviene ‘l’atman’, principio interiore, non solo dell’uomo, ma dell’intero universo. L’atman umano sarebbe una particella sprigionatasi dall’atman universale. L’uomo può giungere alla conoscenza dell’atman universale per mezzo della meditazione e grazie ad essa conseguire la redenzione e la salvezza.
Questa idea si sviluppa in seno alla tradizione brahmanica (800 a.C.), molto posteriore alla tradizione vedica (1500 a.C.), e postula la necessità di una rinascita in vite successive quale fio necessario per non aver potuto raggiungere la perfezione nella vita attuale. E’ un abbozzo di teoria reincarnazionista.
In Occidente la teoria reincarnazionista entra grazie alla visione greca della ‘metempsicosi’ (1).
L’idea sarà propagandata dagli ‘orfici’, da Pitagora e da Platone. Da quest’ultimo, attraverso i movimenti neoplatonici, giunge alle prime comunità cristiane. Benché negli ambiti cristiani la reincarnazione fosse considerata un’eresia, troviamo tracce dei suoi ‘derivati’ in alcuni scritti di padri della chiesa: Giustino, ad esempio, affermò la preesistenza dell’anima; Clemente Alessandrino fece accenno alla metempsicosi e alla ‘trascorporazione’; anche Origene, nell’intento di conciliare cristianesimo e pensiero platonico, rafforza l’idea della preesistenza dell’anima. Si è ancora lontani dal concetto moderno di reincarnazione, che diverrà più concreto in seno alle correnti manichee e gnostiche. Dopo aver fatto capolino nel pensiero di uomini rinascimentali come Gerolamo Cardano e Giordano Bruno, la reincarnazione diventa dottrina conosciuta grazie ai movimenti spiritista e teosofista dell’800. E qui, l’idea si contorce, si mimetizza, si annacqua e si frantuma dando origine a una gran quantità di credenze che con quella originale non hanno quasi più nulla in comune.

Confusione reincarnazionista

I sostenitori moderni della reincarnazione affermano di credervi perché essa, dicono, spiegherebbe il problema del male e della sofferenza. Infatti, postulando l’esistenza di una vita anteriore all’attuale, si potrebbe trovare una spiegazione alle disuguaglianze tra gli uomini, alla diversità dei principi morali e dei destini individuali. Un uomo cioè, nascerebbe cieco perché in una vita precedente avrebbe commesso delle azioni riprovevoli, tali da meritare appunto un castigo da scontare nella vita attuale.
Purtroppo questa teoria non solo non risolve il problema del male, ma non lo spiega neppure. Se per poter spiegare il mio destino attuale ho bisogno di ricordare e di esaminare la mia vita precedente, vita dopo vita giungerò infine alla mia ‘prima vita’. Come doveva essere questa mia prima vita? Esente da peccato? Allora perché ci reincarniamo se non esiste peccato da scontare? La mia prima vita avrebbe dovuto avere una vita precedente; come si deve pensare questo ‘primo inizio, che rende necessaria una seconda vita? E’ forse il Creatore responsabile del mio primo peccato ? E’ in lui il male? Oppure egli ci ha già creati destinati a fare il male, e quindi costretti a rinascere?
“Una spiegazione simile – afferma il Guenon – è totalmente illusoria per i seguenti motivi: in primo luogo, se il punto di partenza non è uguale per tutti, se esistono uomini che sono più lontani e altri meno… questa è una disuguaglianza di cui essi non possono essere responsabili, e di conseguenza i reincarnazionisti devono considerarla come una ‘ingiustizia’ che la loro teoria è incapace di spiegare” (2).
Infatti, ci deve pure essere stato un momento in cui le disuguaglianze tra gli uomini sono cominciate; come pure bisogna che ci sia stata una causa. Se questa è costituita dagli atti degli uomini compiuti anteriormente, i reincarnazionisti dovrebbero spiegare come gli uomini abbiano fatto a comportarsi in modo differente gli uni dagli altri prima ancora che in loro si manifestassero le disuguaglianze. Ci pare non esiste una spiegazione. Se gli uomini sono stati all’inizio tutti perfettamente uguali , avrebbero dovuto continuare ad esserlo sempre; se hanno potuto diventare disuguali, è perché esisteva già la possibilità della disuguaglianza, fin dall’origine.

Lasciate a Dio il compito di essere Dio

In ambito reincarnazionista, non esiste soltanto contraddizione nella pretesa spiegazione del problema del male, ma anche in quello della teodicea (3).
E’ Dio il colpevole di questo stato di imperfezione delle sue creature? Cristo insegnò ai suoi discepoli che nel mondo avrebbero avuto “tribolazioni”; e Paolo aggiunge che: “Tutta la creazione geme ed è in travaglio”
(4). La sofferenza, insegnano le Scritture cristiane è, soprattutto, là dove Dio è assente, ma non risparmia neppure coloro che in Lui ripongono la fiducia.
Dio non manda, né vuole, la sofferenza per le sue creature: la trasfigura e la redime subendola in prima persona. Decide di neutralizzarne gli effetti, prima, e di cancellarla completamente dal cosmo, dopo, alla fine dei tempi.
Se la sofferenza fosse conseguenza dell’incapacità di Dio, allora dovremmo concludere che Egli non è Dio, e che non esiste nessun Dio, perché non sarebbe perfetto.
E’ ciò che, velatamente, insegna la dottrina reincarnazionista; poiché Dio non sarebbe ritenuto capace di valutare e distribuire in maniera giusta e misericordiosa i destini e la sofferenza. In luogo dell’amore di Dio trionferebbe la dura e impersonale legge del karman, alla quale Dio stesso sarebbe sottoposto.
Nessun uomo può così rivolgersi alla divinità per supplicare ed ottenere il perdono della colpa commessa: la legge del karman deve fare il suo corso, e Dio è impotente a modificarla e a interromperla. Quindi, Dio prigioniero delle sue stesse leggi; incapace, se non spietato.
I reincarnazionisti, nel loro pur lodevole intento di spiegare il problema delle disuguaglianze, limitano il Dio Creatore negli angusti recinti del razionalismo umano, antropomorfizzandolo e, di fatto, privandolo di ogni prerogativa divina . E’ invece l’uomo che deve accettare di essere ‘confinato’ nei ristretti limiti creaturali, certo insufficienti a fornirci panoramiche convincenti e veritiere dell’Essere divino, ma per nulla ignominiosi : “O uomo, tu chi sei per disputare con Dio? – dice Paolo apostolo – Oserà forse dire il vaso plasmato a colui che lo plasmò: ‘Perché mi hai fatto così?’”. Siamo d’accordo con Leonardo Boff che ritiene “grande saggezza…riuscire a vedere lo stesso mistero tanto nel vaso prezioso quanto nel vaso di uso ordinario. Entrambi, parlano dello stesso fondamento che tutto fonda, dello stesso vasaio creatore. La diversità non è un male, ma un bene e una ricchezza. Siamo noi che, nella nostra alienazione, non riusciamo a vedere Dio” (5).
Non è colpa di Dio se un povero soffre a causa di ricchi oppressori, o peggio, a causa di uomini indifferenti. Il Dio della Bibbia è il Dio “ Dell’orfano, del solitario, della vedova” e del povero; è il Dio che dona ricchezze affinché queste possano essere equamente distribuite. E’ l’uomo che smentisce e tradisce Dio, continuamente.

Ricordo di esserci già stato

La reincarnazione è veritiera e verificabile, ci dicono, perché numerosi sono ormai i casi di persone che sotto ipnosi hanno ricordato frammenti di una vita vissuta precedentemente.
In realtà si parla di ‘dejà vù’ (6). Secondo lo psicologo Christopher Evans:

Ci sono tre modi per spiegare questo fenomeno. Il primo consiste nel ritenerlo…una prova lampante che si sono già vissute altre vite in passato…Si potrebbe tuttavia osservare che se ciò fosse vero, la loro vita precedente doveva essere esattamente uguale a quella presente, dal momento che i luoghi, le situazioni, le persone sono le stesse. Non si tratterebbe quindi di un’altra vita, ma della stessa… Vi è poi una seconda interpretazione: quella di vivere un’esperienza di preveggenza: Ma esiste una terza spiegazione, più semplice: e cioè che il cervello sta producendo un ricordo falso (7).

Nell’esperienza del ‘ricordo falso’, ci troviamo ad affrontare una situazione simile ad una vissuta precedentemente (in questa stessa vita e non in un’altra); il cervello, erroneamente, sovrappone due diversi vissuti, sperimentati in due momenti diversi, illudendoci di averli sperimentati già in passato in un’unica situazione. Finchè perdura il falso ricordo, e quindi l’illusione, avvertiamo un senso di familiarità; quando il cervello si rende conto di aver commesso un errore, tutto svanisce nel nulla.
In psicoterapia questo fenomeno è considerato come un disturbo della coscienza. A causa di tale disturbo si ha l’impressione di rivivere, come in sogno, e sullo sfondo di un sentimento di estraneità e di irrealtà, cose già viste in passato. L’inganno che il soggetto subisce non riguarda i sensi, ma più propriamente il sentimento.
Questo fenomeno è tipico in alcuni soggetti epilettici, ma è possibile riscontrarlo anche in soggetti normali, e rivela il permanere di uno stato emozionale legato ad una situazione precedente, in cui l’adattamento del sentimento alla nuova situazione non si verifica subito a causa di un difetto psichico. Potrebbe anche essere originato dall’associazione di stimoli attualmente percepiti con esperienze precedenti (8). Una esperienza citata dal dott. Morey in un suo lavoro, renderà più comprensibile tale processo. Un uomo ebbe una ‘rievocazione’ mentre guardava, per la prima volta in vita sua, una montagna del paesaggio svizzero. Non ricordava di aver mai visto quella montagna ma, illuso dal sentimento di ‘familiarità’ provato, si convinse del contrario. Tornato a casa scoprì in un cassetto una cartolina dimenticata: era la foto della famosa montagna davanti alla quale aveva provato la sensazione di dejà-vù (9). Nessuna vita precedent’. Nessuna prova a favore della reincarnazione: solo un “falso riconoscimento” del cervello. Eppure i libri a sostegno della reincarnazione sono pieni di “esempi inequivocabili” di questo genere.

Un maggiordomo? Meglio un imperatore

Un soggetto in stato ipnotico riferì di essere la reincarnazione di uno dei cavalieri di Re Artù. Continuò a crederlo anche quando gli sperimentatori gli fecero notare che il personaggio era precisamente una delle figure più amate nel periodo della sua infanzia. Giochi dell’inconscio?
Di cavalieri simili, in giro per il mondo, ce ne sono un numero adeguato per formare un intero reggimento. Non solo cavalieri, s’intende. Circolano tra noi, oggi, dei Barbarossa, dei Cesare, dei Dante Alighieri. Raramente vi imbatterete in un semplice maggiordomo del ‘700. Chi ha mai avuto notizia della reincarnazione di un ciabattino del medio-evo?
Dunglas Home, indirizzando la sua critica ai seguaci di Allan Kardec, scriveva:

Per questa brava gente qualunque, è una consolazione credere di essere stati grandi personaggi prima di nascere e di poter essere qualcuno dopo la morte…Oltre alla disgustosa confusione a cui la dottrina conduce logicamente…per quanto sia grande l’entusiasmo bisogna pur tenere conto delle impossibilità materiali. Qualche signora potrà credere finchè vuole di essere stata la compagna di un imperatore o di un re di un’esistenza anteriore. Ma come si potranno conciliare le cose se ci imbatteremo poi, come spesso capita, in una buona mezza dozzina di donne, ognuna delle quali è egualmente convinta di essere stata la diletta sposa del medesimo augustissimo personaggio? Personalmente ho avuto l’onore di incontrare almeno dodici Marie Antoniette, sei o sette Marie Stuarde, uno stuolo di San Luigi e altri re, una ventina di Alessandri e di Cesari, ma mai un uomo qualunque (10).

Anche Papus, sull’argomento scrisse:

L’essere umano che abbia qualche coscienza del mistero della reincarnazione per prima cosa immagina quale personaggio abbia potuto essere, e, guarda caso, capita sempre che si tratti di un uomo molto considerato sulla terra… Nella riunioni spiritistiche e teosofistiche, si ritrovano pochissimi assassini, ubriaconi, ex erbivendoli…L’orgoglio è la grande trappola per molti sostenitori della dottrina della reincarnazione (11).

Stranezze reincarnazioniste

Certe pretese suscitano soltanto ilarità, altre rasentano il ridicolo e non meritano credibilità; ma alcune possono divenire vere e proprie trappole. Non sono pochi coloro che rischiano il loro equilibrio intellettuale e anche morale.
Secondo una di queste supposizioni si dovrebbe credere che sulla faccia della terra, in qualunque momento storico, sia sempre presente lo stesso identico numero di viventi, dal momento che nascite e decessi si equivarrebbero matematicamente. Ci viene detto: “Quando uno muore, ne nasce un altro che ne prende il posto”. E questo ristabilimento demografico si dovrebbe verificare anche in caso di guerra o di catastrofe.
Tale ardimento filosofico può essere sostenuto perché si crede che l’anima sia immortale: nessuna nuova anima può essere creata, e quindi aggiungersi al ciclo delle rinascite; per cui, sulla terra devono tornare sempre le stesse anime e in numero sempre costante.
Sembra incredibile, ma proprio un altro presupposto teoretico della reincarnazione, abbatte tale idea, annullandola. Si crede, in contrasto, che l’anima purificata dal ciclo delle rinascite deve, prima o poi, raggiungere la perfezione ed essere riassorbita nell’Assoluto. Ne risulta una situazione di questo genere: se il fine ultimo dell’anima è quello di essere riassorbita nell’Assoluto, ponendo fine al ciclo delle rinascite non dovendo più ritornare sulla terra; se nessuna nuova anima può essere creata, e quindi aggiunta al ciclo; ne consegue che il numero delle anime sulla terra dovrebbe continuamente diminuire, proprio per effetto dell’assorbimento di queste nell’Assoluto. Anzi, ad ogni secolo si dovrebbero contare sempre meno anime presenti sulla terra, avendo molte di esse terminato il loro ‘pellegrinaggio’ per non tornare mai più.
Affascinante teoria, ma che non tiene conto dei dati dell’esplosione demografica che, crudelmente, dipingono una situazione diametralmente opposta (12).
E’ vero che altri gruppi sostengono un’idea-correttivo; dovrebbe essere formulabile più o meno in questi termini: l’anima si purifica progressivamente e si purga del male attraverso rinascite cicliche; il risultato del processo dovrebbe essere visibile all’umanità, senz’altro migliorata dal gran numero di reincarnati sempre più vicini alla perfezione. Non è assurdo supporre che se i reincarnati di oggi hanno già trascorso secoli di purificazione, dovremmo avere in mezzo a noi un esercito di esseri meravigliosi, di santi, di geni, di benefattori, di pacifisti, di filosofi. E benché di tali personalità l’umanità non faccia certo difetto, non ci sentiamo assolutamente di dire che le generazioni di oggi siano migliori di quelle di ieri, e quelle di ieri migliori di quelle dell’altro ieri, ecc. Lontano da noi, secoli fa, c’è stato il medioevo; a due passi da noi, settant’anni fa, c’è stata la barbarie nazista, c’è stato Auschwitz.

Reincarnazione e problemi sociali

Hans Kung, in riferimento ai problemi che un credo reincarnazionista può creare, scrive quanto segue:

Non si potrà, quindi – tenendo conto di tutti gli argomenti pro e contro – dire in nessun caso che la dottrina della reincarnazione sia dimostrata. Piuttosto non si deve ignorare che, nonostante tutto il fascino esercitato dall’idea della rinascita, molte importanti ragioni depongono contro di essa; del resto anche tra gli indiani, i cinesi e i giapponesi istruiti si incontra non poco scetticismo nei confronti dell’idea della reincarnazione…prima dell’introduzione del Buddismo, in Cina non si credeva in una reincarnazione, e anche in seguito i dotti della tradizione confuciana continuarono a respingere la reincarnazione, in quanto non trovavano degno dell’uomo rispettare alla stessa maniera gli esseri sensibili e rappresentarsi i molto venerati antenati come animali da soma o addirittura insetti…(la reincarnazione) non soltanto non risolve molti problemi, ma ne crea addirittura dei nuovi (13).

Forse Hans Kung, tra le tante motivazioni, pensava al fatto che la teoria reincarnazionista è politicamente reazionaria. Grazie ad essa ricchi e benestanti possono, di diritto, sfruttare le classi meno abbienti, anche se ciò non è voluto di proposito. E quando non ci sono i ricchi ad approfittare della situazione, ci pensano gli stessi ‘paria’ a creare lo stato di dipendenza: nessuno dei poveri si sognerebbe mai di intaccare la spietata legge del karman rivoltandosi contro un ricco oppressore perché convinto, se lo facesse, di essere condannato dalle stesse esigenze della legge karmica. La condizione degli ‘intoccabili’ è ancora oggi un affronto alla dignità e alla intelligenza umana. Questa vergogna è sostenuta, religiosamente perpetrata e favorita dalla dottrina della reincarnazione.
Chissà se la legge del karman prevede una punizione adeguata per coloro che, in India, invece di pensare a sfamare i connazionali dilapidano il patrimonio nazionale in esperimenti ed esplosioni nucleari?
Ma c’è di più: come non rimanere allibiti di fronte ai danni incalcolabili che la fede nella reincarnazione ha prodotto nei campi finanziario ed ecologico. Insegnando a venerare tutti gli animali, compresi gli insetti, perché ritenuti rinascite di anime umane, si creano i presupposti per immani flagelli. In ossequio alle richieste della teoria reincarnazionista nulla viene fatto, ad esempio, per arginare le infestazioni e i danni provocati dagli insetti e dai roditori ai raccolti. E mentre le buonanime dei topi ingeriscono tonnellate di prezioso cibo, anime languenti di esseri umani si spengono sotto i morsi della fame. Il rispetto che i credenti reincarnazionisti hanno nei confronti degli animali è lodevole, ma ci si chiede quanto abbia di umano. Si tratta poi di squisito rispetto? Gli indiani, e i credenti della reincarnazione in genere, non sono forse costretti ad essere ‘pacifisti’, dal momento che la paura nelle conseguenze della trasgressione della legge karmica non permette altrimenti?

Reincarnazione e sanità

E’ nel settore della medicina e della prevenzione che la teoria della reincarnazione ha causato i danni maggiori.
Per la legge del karman non è possibile aiutare chi soffre o chi sta morendo perché, nel farlo, si interromperebbe il corso dello stesso karman. La persona sofferente starebbe espiando dei peccati commessi in una vita precedente; aiutarla a vincere la sua sofferenza, la sua malattia, significherebbe prolungargli il ciclo delle rinascite.
Questo spiega perché nei paesi ove il credo reincarnazionista è materia di fede, nonostante tutti i progressi della medicina, ci siano ancora uomini, donne e bambini affetti da gravi malattie, altrove debellate. Studi recenti hanno dimostrato che le scoperte della genetica in India hanno minato seriamente le convinzioni reincarnazioniste sui difetti di nascita: da quando le madri hanno imparato ad applicare i più elementari principi dell’igiene e dell’educazione infantile, certi handicap fisici e psicologici sono naturalmente scomparsi. La stessa cura prenatale ha diminuito di molto l’incidenza di parti malformi , intaccando così la spietata legge karmica e la superstizione da essa derivata che vedeva e voleva in un difetto di nascita una punizione da sobbarcarsi per tutta la vita.
La legge del karman! Quante miserie ha causato, e continua a causare.
Essa insegna che la vita è soltanto sofferenza da espiare e sopportare; spinge al fatalismo e alla rassegnazione; priva l’uomo di qualsiasi aspirazione alla gioia; lo frustra in ogni tentativo di progettare e pianificare il suo futuro; lo rende privo di interessi sociali, morali, intellettuali; distrugge ogni germoglio di altruismo, curvando l’uomo solo su se stesso e sulla sua sofferenza, costringendolo a concentrarsi ininterrottamente nella preoccupazione di evitare passi falsi per non prolungarsi il ciclo delle rinascite. E pensare che gli occidentali scambiano tutto questo per saggezza.
La legge del karman rende totalmente insensibili alla sofferenza degli altri, perché non incoraggia ad alleviarla. E’ una legge insulsa perché per evitare di prolungare il ciclo delle rinascite, invita l’uomo a non ripetere gli errori che lo hanno costretto a reincarnarsi: ciò è impossibile da attuare, per il semplice fatto che la maggior parte dei reincarnati non ha il più pallido ricordo di un qualsiasi peccato commesso in una qualsiasi vita precedente. Se non vi è coscienza del peccato, come può esserci colpa, e quindi espiazione? Se non si è in grado di ricordare, come è possibile progredire?
Ma tutti questi discorsi ad un occidentale suonano strani. E’ facile capire il perché: egli ha ordinato il puro piatto esotico della reincarnazione, ma ne ha rifiutato le scorie di contorno. Come dire: molti occidentali non conoscono la teoria e le implicazioni pratiche della reincarnazione; o forse, così come avviene per altri prodotti esotici dell’India (yoga, meditazione ecc.), hanno preso solo ciò che faceva comodo e non creasse troppi ‘problemi di coscienza’. Ma la reincarnazione è tutta un’altra cosa: lo abbiamo appena dimostrato.

Reincarnazione e Cristianesimo

Non è raro trovare oggi, in seno alle diverse denominazioni cristiane, ferventi assertori del credo delle vite infinite. Del resto è indubbio che molte forme devozionali orientali potrebbero rinfrescare le statiche e piatte prassi cultuali di molti cristiani d’Occidente. Come è indubbio che le critiche fin qui rivolte alle tesi reincarnazioniste (passività, inazione, sfruttamento delle classi meno abbienti, rassegnazione apatica, fuga dalla realtà e dai compiti della vita, ecc.), siano decisamente calzanti se applicate ad ampi settori del cristianesimo di ogni secolo. Da questo punto di vista un reincarnazionista avrebbe giuste recriminazioni da fare nei confronti di molti cristiani; e non appare infondato il sospetto che sinceri cristiani e laici, abbiano abbracciato l’Oriente proprio a causa del marcio d’Occidente, e ciò in maniera del tutto particolare per quel che riguarda le aspirazioni e i modelli di carattere religioso.
Ma, nonostante queste attenuanti, non crediamo che un cristiano ‘sincero’ possa credere ‘sinceramente’ alla reincarnazione. Tralasciamo le lunghe citazioni dai padri della chiesa, in cui traspare la loro decisa avversione per la concezione reincarnazionista (14), e ci soffermiamo, invece, sulle ‘forti prove’ che i moderni cristiani reincarnazionisti affermano di aver trovato nei vangeli.
Ci viene detto che Gesù stesso avrebbe insegnato la dottrina della reincarnazione. Lo avrebbe fatto quando, parlando dal Battista, lo indica come “l’Elia che doveva venire” (15).
Tesi reincarnazionista: “Giovanni Battista è la reincarnazione di Elia”.
Controtesi: è impossibile che Gesù intendesse insegnare questo, poiché il profeta Elia non è mai risorto, essendo stato rapito in cielo (16). Piuttosto, l’insegnamento di Gesù conferma ciò che disse l’angelo Gabriele alla nascita dello stesso Giovanni: “Ed egli (Giovanni) andrà davanti a Lui (Gesù) con lo spirito e la potenza di Elia”(17). Giovanni Battista è “l’Elia” non perché ne sia stato la reincarnazione, ma perché gli era stata affidata una missione simile a quella affidata, a suo tempo, al profeta Elia; e la potenza con la quale predicava il Battista era dello stesso ‘stampo’ di quella con la quale predicava Elia. D’altronde Giovanni stesso elimina ogni dubbio in proposito quando rispose ai sacerdoti che gli chiedevano informazioni sulla sua missione e sulla sua persona: “Tu chi sei? – gli domandarono – Ed egli lo confessò e non lo negò…Io non sono il Cristo. Ed essi gli domandarono: Che dunque? Sei Elia? Ed egli rispose: Non lo sono” (18). Giovanni Battista venne poi decapitato e morì; ma Elia apparve, insieme a Mosè sul monte della Trasfigurazione (19), e non ha mai ammesso di essere il Battista resuscitato e trasfigurato.
Altra ‘prova a sostegno’ della reincarnazione nei testi evangelici sarebbe l’esperienza del cieco nato (20). Leggiamo il riferimento: “E passando (Gesù) vide un uomo che era cieco fin dalla nascita. E i suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: ‘Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?’ Gesù rispose: Né lui peccò, né i suoi genitori; ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui”.
Tesi reincarnazionista: “Quando ha potuto peccare il cieco se non in una vita precedente, dato che il male lo accompagna sin dalla sua nascita?”
Controtesi: la questione non è posta da Gesù, ma dai suoi discepoli. Sono loro che dimostrano di avere una mentalità distorta e inquinata dal pregiudizio. In Gesù appare invece chiara la volontà non di avvalorare tesi reincarnazioniste, ma di distruggere fallaci, fuorvianti, assurde idee umane. Egli, infatti, afferma che l’uomo non è cieco a causa dei suoi peccati, né per quelli dei suoi genitori. La stessa domanda dei discepoli distrugge le fondamenta della legge karmica, la quale prevede che un individuo sconti in una vita successiva il suo proprio peccato, e non quello degli altri. Piuttosto, la dichiarazione dei discepoli fa riferimento ad un insegnamento religioso di quel tempo secondo il quale ogni male fisico o psichico dovessero essere diretta conseguenza di un peccato commesso: è questa mentalità che Gesù tenta di cambiare con il suo discorso sul cieco nato.
Un ultimo passo evangelico citato dai reincarnazionisti è quello riguardante il colloquio di Gesù con Nicodemo (21). In questo contesto Gesù invita il dottore della legge a “nascere di nuovo” per poter entrare nel Regno di Dio.
Tesi reincarnazionista: “Gesù, parlando di ‘nuova nascita’, allude al ciclo delle reincarnazioni”.
Controtesi: Nicodemo va a trovare Gesù perché crede che sia una figura importante. Il Signore lo prende immediatamente in contropiede e lo mette di fronte ad una necessità: quella di nascere di nuovo. In sostanza Gesù dice a Nicodemo: “Tu sei dotto e conosci molto bene la legge. Ma non è una conoscenza puramente dottrinale che ti permetterà di entrare nel Regno dei Cieli, bensì un rinnovamento totale del cuore. E questo cambiamento deve realizzarsi già qui, sulla terra, prima della morte. Per questa opera interverrà lo Spirito Santo ad aiutarti; sarà Lui ad indicarti la strada da seguire come un vento che tu odi, ma non vedi”. Cristo dice a Nicodemo: “Devi nascere di nuovo, ogni giorno, continuamente”. Ma non ha mai voluto dire: “Devi nascere continuamente, per una serie interminabile di vite”. L’unicità di tale esperienza è pure confermata dal segno che la deve accompagnare: il battesimo di acqua.
Quando un credente accetta Gesù, inizia una ‘nuova vita’ nello Spirito; ‘nasce di nuovo’ abbandonando il peccato. E questa ‘nuova nascita’ in Cristo è attestata dal credente, in forma visibile, per mezzo del rito del battesimo. Per questo motivo Gesù aggiunge: “…se uno non è nato di acqua (battesimo) e di spirito, non può entrare nel Regno di Dio” (22); e ancora: “Chi avrà creduto e sarà stato battezzato (di acqua e di spirito), sarà salvato…”(23).
Chi non ‘nasce di nuovo’ in questa vita, non ne avrà a disposizione un’altra per poterlo fare.

La posizione biblica

La Rivelazione biblica contrasta con la teoria della reincarnazione.
Secondo l’Induismo, il ciclo delle reincarnazioni individuali sarebbe la replica, in piccolo, del “grande ciclo delle creazioni e dei respiri di Brama”.
Interpretando il concetto con immagini immediate e semplificate, possiamo dire che il dio indù farebbe, come attività principe, ‘respirazione’; i due movimenti di inspirazione ed espirazione equivarrebbero ai due poli di un intero ciclo di involuzione ed evoluzione. Gli stessi poli, esprimerebbero anche l’idea di ‘Assoluto’ e di ‘relativo’: cioè la sfera divina e quella materiale.
In tale visione, il momento dell’involuzione equivarrebbe al passaggio dal polo dell’assoluto a quello del relativo; il movimento dell’evoluzione produrrebbe il moto contrario. Quindi, ciclicamente il divino scenderebbe nel materiale (espirazione, involuzione, Assoluto nel relativo), per risalire, innalzando e assorbendo in se il materiale (inspirazione, evoluzione, relativo nell’Assoluto).
Il moto evolutivo libererebbe, a poco a poco, il polo superiore dalle catene del polo inferiore, sino al suo assorbimento totale nell’Assoluto primordiale.
In seno al grande ciclo dell’assoluto, supremo, cosmico, abbiamo anche un piccolo ciclo per gli spiriti individuali.
Questo, in grandi linee, il pensiero. Subito alcune considerazioni si impongono: quale sarebbe, innanzitutto, la forza che produrrebbe questa ‘rotazione ciclica’? E’ essa ‘spirito’ o ‘materia’?
Sappiamo che nella filosofia indù non esiste una differenza essenziale tra lo stato materiale e quello spirituale, poiché sono considerati poli e co-principi di una dinamica ciclica. Secondo tale impostazione di pensiero Dio verrebbe ad essere come il polo di un ciclo; ma nella dinamica ciclica Dio verrebbe ad essere anche il polo opposto, cioè smettere di essere Dio. Ma può Dio subire un cambiamento di stato ? Una dispersione della Sua sostanza? Un raffreddamento del Suo ardore? Una relativizzazione? E’ forse possibile frantumare Dio; dividerlo in parti o frazioni?
Se, come afferma il credo indù, la realtà del mondo e quella di Dio sono la stessa cosa, non risulterà anche che il mondo è una frazione di Dio?
E se non c’è differenza tra illusorio e reale, non si rischia di affermare che Dio è ‘multiplo’ e che il mondo è ‘uno’? Ovvero, che l’identità di Dio con il mondo è la stessa cosa che la non-identita; che la differenza tra Pietro e Paolo è la loro identità, come la loro identità è la loro differenza; che un grosso pesce rosso è giallo, e che uno giallo è rosso; che la verità di una proposizione è uguale alla sua negazione, e che non ci sono differenze tra il parlare e lo stare zitti, tra l’essere e il non essere?
Lo stesso concetto di ‘Assoluto’, nella filosofia indù appare come una contraddizione. Il modo di essere ‘ assolutamente Assoluto’ è quello di non essere ‘giammai relativamente’. Concepire il mondo sensibile come un aspetto relativo dell’Essere Assoluto è, di fatto, distruggere la barriera che separa l’Assoluto dal relativo. Ciò non porta ad una ‘assolutizzazione del relativo’, come si pretende in certi ambienti reincarnazionisti; porta, invece, a ‘relativizzare l’Assoluto, quindi a distruggerlo: è la sparizione, l’annullamento di Dio.
Nella Bibbia Dio è “tre volte Santo”; Essere personale, capace di amare, di volere, di giudicare; separato dalla sua creatura; totalmente ‘Assoluto’; totalmente ‘a parte’.
L’Assoluto induista è un concetto nebuloso, astratto, impersonale, atto a mascherare e coprire una lacuna enorme che la reincarnazione non può spiegare, né risolvere. L’Assoluto indù non abita i cieli e la terra come il Dio della Bibbia; non abita fra gli uomini, come fa Jhaveh; ad essi si sottrae, e vanisce totalmente qualora lo si voglia osservare più da vicino.

Ancora dubbi

Tornando alla dottrina della dialettica ‘Assoluto-relativo’, dobbiamo far rilevare altre incongruenze.
Se l’anima, uscendo dalla vita materiale (il relativo) entra a far parte del polo della vita spirituale (Assoluto), dovrebbe, per logica, aver fatto un salto di qualità essendosi posta più vicina al divino che non nel suo periodo terreno; dovrebbe aver avuto il tempo di perfezionarsi ulteriormente: invece deve ritornare sulla terra, reincarnandosi, proprio per un ulteriore suo perfezionamento.
Perché dunque l’anima si purifica solo nel polo del relativo (terreno), e non in quello dell’Assoluto (divino)? Perché si diventa migliori sulla terra, lontani da Dio, e non viceversa?
Ancora: dal momento che per l’indù tutto è illusorio, in base a quale certezza si ritiene lo stadio dell’Assoluto migliore dello stadio del relativo? Se l’Assoluto è davvero ‘più’ del relativo, allora perché pensare che si tratta ‘essenzialmente’ dello stesso stato (o essere )? Questo ‘essere Assoluto’, non è sempre uguale a se stesso? Se si, che importanza ha il polo per ciò che lo riguarda? Se no, (ossia se un polo è più importante di un altro), che cosa ha un polo più dell’altro?
L’Assoluto è più importante del relativo? Dio è più di noi? Allora perché insistere nel dire che noi siamo dio? E se Dio non è più di noi, perché si dovrebbe desiderare lo stadio divino? Se noi siamo Dio, bisogna concludere che Dio è noi: allora perché cercare di essere ciò che siamo già? Perché volere il cielo se la terra stessa è il cielo? Perché preferire lo stadio spirituale allo stadio materiale? Perché preferire l’evoluzione all’involuzione? Perché volere uscire dal ciclo delle reincarnazioni? Perché scegliere il bene, anziché il male, per estinguere il karman? In che cosa la felicità si differenzia dal male, se tutto è illusorio, se tutto è la stessa cosa, se tutto è’uno’, se le differenze stesse sono pura illusione?
E infine, in che cosa il relativo non è l’Assoluto?
Se l’Assoluto è veramente così Assoluto, quale ‘germe’ di relativo, quale ‘forza relativizzante’, è responsabile del passaggio allo stadio del relativo? Se è la forza dell’Assoluto, allora esso possiede un’incomprensibile spinta verso il relativo: è un Assoluto ‘relativizzante’ e non ‘assolutizzante’; è un Assoluto che fa il contrario del suo mestiere di Assoluto. Se invece, la forza in questione è il relativo, allora abbiamo ancora presenza di relativo nell’Assoluto.
Non esistono risposte, perchè gli stessi indù non ne hanno mai avute.
La risposta del messaggio biblico è invece una chiamata da parte di Dio Creatore, in direzione delle sue creature, affinchè queste possano giungere alla comunione personale con Lui. Un rapporto di amore reciproco, di scambio vivificante. L’esatto contrario di un filosofico, impersonale ‘assorbimento’.
Soltanto Gesù è sceso dallo stato divino a quello terreno, risalendo da questo allo stato originario. Nessun uomo si è mai incarnato come Gesù Cristo, perché nessun uomo è, né potrà mai essere Dio; egli resterà creatura per tutta l’eternità.
Gesù Cristo ci eleva al rango di ‘figli di Dio’; la reincarnazione ci costringe a vivere in uno stato indefinibile.
Giustamente osserva il Clabaine: “Come supporre che colui che diventato un anziano pieno di saggezza e di stabilità, come guadagno si ritrovi nella condizione di un neonato totalmente disarmato, vulnerabile, ignorante e instabile’?…Egli rischia piuttosto di perdere tutto! E se ci viene promesso che egli non perderà nulla in realtà, che il suo fondo spirituale è definitivamente acquisito, perché rimandarlo sulla terra? La terra è il tempo di scelta: essa diventa inutile quando la scelta è già fatta” (24).
Nessun reincarnato ha mai potuto provare ‘scientificamente’ un solo attimo delle sue vite passate, e mai un solo fugace momento delle sue vite intermedie nel regno spirituale. Non può, perché non ricorda assolutamente nulla. Su quale base si insegna allora che i cicli reincarnativi servono per purificarsi dai peccati commessi?

Il karman e il giudizio

La legge del karman non prevede opzioni quali ‘peccato’ e ‘giudizio’. Non esistendo un Dio personale che giudica, non esiste neppure un giudizio. Non può essere concepito il perdono per il peccato, né misericordia e comprensione per chi cade vittima delle spire del male; nessuna redenzione: quindi, nessuna salvezza.
Nell’economia cristiana le categorie di ‘bene’ e di ‘male’ sono contrapposte e ben distinte: chi commette peccato, e da esso non si ravvede, è destinato ad essere giudicato. Il karman, invece, elimina l’idea di Dio, lasciando l’uomo nell’illusione fatale di essere responsabile non di fronte ad un codice morale, ma solo di fronte a se stesso. La dottrina della reincarnazione spinge l’uomo a sentirsi e a farsi dio di se stesso; esso stesso dio. In tutta la dottrina della reincarnazione, l’unico assente è proprio Dio.

Informatori occulti

Alle domande suesposte i reincarnazionisti rispondono che è possibilissimo ricordare le esperienze di vite passate, grazie all’ipnosi regressiva e alla medianità. Nel caso dell’ausilio medianico non ripeteremo quanto detto nei capitoli precedenti: forte è il sospetto che ci siano di mezzo entità basse in vena di giochi reincarnazionistici. Nel caso dello stato ipnotico, sarebbe lo stesso soggetto a ricordare le sue vite passate; ma anche qui, come essere sicuri che la sua mente non sia ugualmente influenzata dall’esterno? Se non da un’entità spiritica, perlomeno dall’ipnotizzatore?
I soggetti in stato ipnotico sono nella stessa condizione psichica dei medium in trance medianica. Sia il medium che il soggetto ipnotizzato, vivono esperienze di stato alterato di coscienza; in entrambi i casi le menti sono soggette ad essere influenzate dall’esterno, anche da una entità spiritica.
Forse non è un caso che siano state proprio le entità delle sedute spiritiche, a introdurre in Occidente l’idea della reincarnazione. Queste stesse entità potrebbero comunicare notizie non solo alla mente in stato di trance del medium, ma anche a quella di un soggetto sotto stato di ipnosi.
Il dott. Clabaine spiega il meccanismo postulando l’esistenza di un Dio personale e di creature spirituali, gli angeli, a loro volta distinti in buoni e malvagi. Ogni uomo, afferma Clabaine, è per così dire accompagnato invisibilmente da queste creature spirituali. Le creature buone sarebbero rimaste legate alla volontà di Dio e agirebbero in favore dell’uomo; le creature malvagie (demoni), agirebbero esattamente all’opposto, in opposizione a Dio, e con l’intento di distruggere e sviare le sue creature.
Così, angeli e demoni sarebbero gli spettatori invisibili dello svolgersi della nostra vita terrena. Sarebbero dunque al corrente di tutte le nostre azioni, delle nostre cadute e delle nostre vittorie, dei nostri vizi e delle nostre virtù. Queste entità non avrebbero il potere di leggere i pensieri degli uomini: possono però ispirarne.. Nel caso fossero malvagi, possono manipolare, angosciare, costringere, possedere totalmente la mente umana.
Quando un individuo muore, gli esseri soprannaturali gli sopravvivono, o meglio, continuano a vivere; ed essi sarebbero in grado, anche dopo millenni, di conservare la ‘memoria’ della vita di una persona che hanno seguito nell’invisibilità, per la durata della sua intera esistenza.
Ma c’è di più.
Questi esseri sarebbero in grado di ‘rappresentare’ le caratteristiche caratteriali, culturali, etiche del defunto, e di imitarne perfino i timbri della voce. E’ ciò che avviene, infatti, in ogni seduta medianica. In tale prospettiva è facile scorgere come anche le cosiddette ‘esperienze di ricordo’ di un presunto reincarnato sottoposto ad ipnosi, possano essere soltanto abili trucchi di un demone.
Quando un soggetto sotto ipnosi riferisce di essere stato la tale o la tal’altra persona in una vita precedente, e rivela fatti , particolari, nomi e luoghi a lui sconosciuti, ma reali, e di cui non conserva il ricordo allo stato di veglia, allora; sempre secondo Clabaine, è possibile ipotizzare l’azione di una entità che rivela il tutto. Quando ad una verifica delle informazioni ricevute, gli sperimentatori ne constateranno l’esattezza, saranno concordi nel ritenere il soggetto sotto ipnosi un reincarnato.
E se, invece, la dottrina della reincarnazione, e tutte le famose ‘prove a sostegno’, altro non fossero che un tragico bluff delle potenze demoniache?

Conclusioni

L’apostolo Paolo afferma:”E’ stabilito che gli uomini muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola…apparirà una seconda volta…a quelli che l’aspettano per la loro salvezza” (25).
Questo è il rischio spirituale. Il peggiore di tutti.
Oggi, in questa vita, la sola che abbiamo, ci è data la possibilità di conoscere Dio. E’ facile scegliere un idolo, compagno di viaggio, quando il nostro orizzonte terreno minaccia solo nubi, delusioni, amarezze, sconfitte, disperazione; è facile cercare altrove. E’ facile cadere nella morsa di un falso dio quando delusi, scoraggiati, o forse soltanto incuriositi, ci lasciamo abbagliare dallo sfavillìo di allettanti quanto fittizie promesse.
Sètte, santoni, guru, paragnosti di ogni estrazione, sono pronti ad ingrossare il codazzo di loro seguaci con nuove vittime.
E’ sempre possibile costruirsi il dio ‘compensazione’, dal momento che spesso, nelle prediche e nell’esempio i ministri ci defraudano di quello Vivente e Vero.
“E’ stabilito che gli uomini muoiano una sola volta…” dice la Bibbia, dopodiché ogni uomo avrà l’immensa gioia di incontrare Dio; il quale asciugherà “ogni lacrima e sanerà ogni dolore”.
La dottrina della reincarnazione, torniamo a ripeterlo, è, in ogni suo aspetto, la disintegrazione del Dio Vivente e Vero. Chi si avventura sulle sue piste, oltre a non incontrare il vero Dio, spesso non incontra neppure se stesso.

Note:
(1) In materia di reincarnazione, le filosofie indù non propongono una visione unitaria. Si parla, infatti, a seconda degli ambiti, di ‘metempsicosi’, ‘trasmigrazione’, ‘reincarnazione’. La metempsicosi (dal greco ‘meta’, trasferimento, e ‘psychè’, anima) è la credenza relativa al passaggio di un’anima da un corpo all’altro. Più propriamente una ‘trasmigrazione’ di anime umane in corpi animali. Si parla di reincarnazione quando vi è passaggio di un anima da un corpo umano ad un altro simile. Il Guenon ritiene che la teoria originale sia quella della ‘trasmigrazione’, la quale non prevede un ritorno dell’anima nel corpo, bensì un passaggio dell’essere ad altri stati di esistenza.
(2) Guenon: op. cit. pp. 195,196
(3) La teodicea è quella parte della teologia che si occupa del problema del male in rapporto alla divinità, e si prefigge di dimostrare che Dio non può mai esserne l’autore.
(4) <Giovanni 16:33; Romani 8:22
(5) Gelardi Aimone: “Reincarnazione, un mito che rinasce”, Ed. Messaggero, Padova, 1987, pp. 156,157
(6) Dejà-vù, letteralmente ‘già visto’, è il fenomeno grazie al quale si ha la sensazione di aver già vissuto determinate esperienze, o di essere già stati in determinati luoghi.
(7) Angela Piero: op. cit. pp. 336,337
(8) Idem
(9) Morey Robert : ‘’ Reincarnation and Christianity’’ , Bethany House Publishers, Minneapolis
(10) Home Dunglas: “Les lumieres et les ombres du Spiritualism”, pp. 124,125
(11) Papus : ‘’ La reincarnation’’ pagg.138-143 ; cit. in Guenon : op. cit. pp.223,224
(12) I reincarnazionisti occidentali non possono neppure aggrapparsi alla teoria della trasmigrazione delle anime in corpi animali e vegetali, perché ad essa non credono.
(13) Kung Hans: “Vita eterna”: pp. 88,89
(14) Giustino Martire (Iisec. D.C.) denuncia l’idea della trasmigrazione delle anime in corpi animali. Ireneo (II sec.) espone la sua critica alla reincarnazione nel suo trattato “contro le eresie”. Così fa Clemente Alessandrino; Ippolito (III sec.) attacca gli gnostici propagatori dell’eresia reincarnazionista, e respinge tutti gli insegnamenti di Carpocrate sul tema. Contrari saranno pure Tertulliano, Mincius Felix, Anobio e Lattanzio. Nel IV se. Gregorio di Nissa contrasta sia l’eresia della preesistenza dell’anima, sia “le favole dei pagani sul soggetto della successiva reincarnazione”. Nel V sec. Agostino attacca la stessa eresia nel corso della sua controversia con i platonici. L’eresia reincarnazionista viene condannata nei Sinodi del 400 e del 403 d.C., e successivamente nel Sinodo del 543 e nel II° Concilio del 533, entrambi tenutisi a Costantinopoli
(15) Matteo 11:14
(16) Matteo 17:12,13; II Re, capitolo 2
(17) Luca 1:17
(18) Giovanni 1:19-21
(19) Luca 9:30-33
(20) Giovanni 9: 1-3
(21) Giovanni 3:1-18
(22) Giovanni 3:3
(23) >Marco 16:16
(24) >Clabaine Denis: “Radiographie Chrétienne du Yoga… », Ed. Ligue pour la lecture del la Bible, Lausanne, 1982, p. 94
(25) Ebrei 9 :27,28

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