Da Cristo a Maria

gesu_croceGiuseppe Marrazzo* Tratto da libro “Dal Cristianesimo al Cattolicesimo”, Ed. AdV – Falciani (Fi)

«Una moltitudine gli stava seduta attorno, quando gli fu detto: Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle là fuoriche ti cercano. Ed egli rispose loro: Chi è mia madre? e chisono i miei fratelli? E guardati in giro coloro che gli sedevano d’intorno, disse: Ecco mia madre e i miei fratelli. Chiunque avrà fatta la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre» (Marco 3:32-35).

«Gesù gli disse: Io sono la via, la verità e la vita; nessunoviene al Padre se non per mezzo di me» (Giovanni 14:6).

«La conoscenza della vera dottrina cattolica su Maria costituirà sempre una chiave per la esatta comprensione del mistero di Cristo e della Chiesa»(1).

«Maria Vergine “cooperò alla salvezza dell’uomo con libera fede e obbedienza”(2). Ha detto il suo “fiat” “loco totiushumanae naturae – in nome di tutta l’umanità”(3): per la suaobbedienza, è diventata la nuova Eva, madre dei viventi»(4).

A. Il culto della vergine

1. La Mariologia occupa un posto importante anche oggi

La Vergine Maria occupa un posto molto importante nella teologia cattolica. Roland H. A. Seboldt(5) è convinto che oggi la devozione verso la vergine sorpassa quella dei secoli dodicesimo e tredicesimo. Numerose sono le monografie su Maria e si moltiplicano le manifestazioni popolari della pietà verso la vergine. Ogni volta che la società attraversa dei momenti particolarmente critici si moltiplicano le apparizioni della Madonna o il suo lacrimare. Soprattutto nei periodi caratterizzati da mutamenti sociali, dall’approssimarsi di guerre, calamità, carestie. Gli, eventi gravi e luttuosi spingono l’uomo a cercare «il soprannaturale».

Quando, il 16 ottobre 1978, venne eletto papa Karol Wojtyla, dal balcone della Basilica di San Pietro egli disse queste testuali parole: «lo ho avuto paura di ricevere questa nomina, ma l’ho fatto nello spirito dell’ubbidienzaverso Nostro Signore e nella fiducia totale alla Sua Madre Madonna Santissima. Mi presento a voi tutti per confessare la nostra fede comune, la nostra speranza, la nostrafiducia nella madre di Cristo e della Chiesa…». Questo duplice richiamo alla madre di Gesù, nel suo discorso iniziale, fu accolto con un po’ di sorpresa nel mondo evangelico. L’indomani si parlava di un papa mariano.

2. Devozione fondata sulla tradizione

La dottrina che giustifica la devozione verso Maria è basata fondamentalmente sulla letteratura apocrifa e sulle speculazioni teologiche dei padri della chiesa piuttosto che sulle poche testimonianze bibliche. Gli Evangeli contengono pochi cenni su Maria. In Matteo e in Luca ci sono più dettagli riguardanti l’evangelo dell’infanzia di Cristo. Ritroviamo Maria alle nozze di Cana, il primo miracolo di Gesù, ai piedi della croce e nella chiesa primitiva ella viene nominata una sola volta nel libro degli Atti apostolici (7).

Dal III al VI secolo si sviluppò un’intensa letteratura agiografica nella quale i santi e la Vergine Maria erano protagonisti di racconti fantastici e miracolistici. Maria divenne oggetto di lunghe speculazioni teologiche e diuna vera e propria «iperdulia», vale a dire una venerazione senza limiti. I padri Giustino Martire, Ireneo, Tertulliano svilupparono il parallelismo tra Eva e Maria, esattamente come Paolo aveva sviluppato quello tra Adamo e Cristo.

3. Maria diventa Madre di Dio

Gli asceti del IV secolo, esempio tipico Girolamo, videro in Maria il modello ideale del cristiano. Il Concilio di Efeso (22 giugno 431) reagendo contro i nestoriani, affermò che Gesù era veramente figlio di Dio. Maria divenne christotokose theotokos cioè «madre di Cristo», «madre di Dio». Questo appellativo non fu coniato tanto per glorificare Maria, quanto piuttosto per porre fine a quella lunga diatriba sulla natura di Cristo che durava da circa tre secoli ed era un modo per definire una volta per tutte che Cristo era il Figlio di Dio. Purtroppo proprio a partire dal concilio di Efeso, città nella quale la dea Artemide, Diana, veniva adorata e venerata come la «Grande Madre», la mariologia acquistò prerogative sempre più predominanti.

4. Maria: il bisogno di un volto amico

Nell’iconografia bizantina dal V al X secolo il volto di Cristo è visto come un giudice, austero e severo, quasi irraggiungibile, mentre, tramite il volto umano di Maria, che incarna il sentimento materno per eccellenza, Gesù diventa un volto più familiare, più umano, a volte un bambino semplice e indifeso.

5. La verginità

Si discusse sulla perpetua verginità di Maria fino a che il papa Martino I non ne fece un dogma nel 649 al Concilio Lateranense: «Se qualcuno, secondo la dottrina dei Santi Padri, non confessa propriamente e secondo la verità che lasanta Madre di Dio è sempre vergine immacolata Maria…ha concepito senza seme per opera dello Spirito Santo eche ha generato senza corruzione, permanendo indissolubile, anche dopo il parto, la sua verginità, siacondannato». E’ dogma della chiesa cattolica che la verginità di Maria fu ante partum, in partu, post partum (prima, durante e dopo il parto). L’evangelo (Matteo 1:20) narra della concezione di Gesù, avvenuta senza il concorso dell’uomo e per l’intervento miracoloso dello Spirito Santo, quindi nello stato verginale: se poi Maria abbia mantenuto questa stato anche dopo il parto, come afferma la tradizione, nella Scrittura non è detto.

6. La devozione di San Bernardo di Chiaravalle

Durante il Medioevo una figura dominante è quella di S. Bernardo che con la sua autorità dà nuovo splendore al culto della vergine al punto da meritare il titolo di «dottore mariano». Secondo Bernardo, è attraverso Maria che Cristo ci viene offerto come fratello, per cui Maria diventa la madre di tutti i credenti. Sotto la sua penna di fervente uomo di preghiera, Maria diventa la madre che accorda a tutti la sua misericordia, ella è il rifugio, a tutti offre «latte» e «lana».

E’ tramite Maria, la nuova Eva, che la salvezza giunge agli uomini, esattamente come tramite Eva giunse il peccato. La vergine Maria – secondo Bernardo – non resta oziosa, è sempre pronta a intervenire presso il Mediatore per compiere la nostra riconciliazione, poiché in effetti c’è bisogno di un mediatore presso Cristo e chi altro può adempiere questo compito se non Maria(8)? Il credente può rivolgersi sempre a Maria perché in lei non c’è ombra di austerità, ella è piena di dolcezza. J. Chailley(9) ritiene che è «a partire da S. Bernardoche si forma questo sentimento tenero e ardente, che, attraverso la “cortesia” nascente, si svincola da un insiememaestoso di temibili credenze, la dolce femminilità dellaDomma celeste». A partire da questo periodo si sviluppano le preghiere e gli inni verso Maria: Ave Maria(10), Salve Regina(11), Stabat Mater Dolorosa(12).

7. Anche Maria concepita senza peccato

Fu Pio IX che l’8 dicembre del 1854 affermò il concepimento miracoloso di Maria, come avvenne per suo Figlio, nella Ineffabilis Deus: «Con l’autorità del Nostro SignoreGesù Cristo, dei beati Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina, laquale ritiene che la beatissima Vergine Maria, nel primoistante della sua concezione, per singolare privilegio egrazia di Dio onnipotente e in vista dei meriti di GesùCristo, Salvatore del genere umano, sia stata preservataimmune da ogni macchia della colpa originale, è rivelatada Dio e perciò da credersi fermamente da tutti i fedeli».

8. Come Elia anche Maria è stata assunta in cielo

Già nella liturgia bizantina si sviluppò l’idea che la vita terrena della vergine si concluse con la sua assunzione in cielo, ma è a partire dal 1 novembre 1950 che l’assunzione di Maria in cielo venne solennemente promulgata nella Bolla Munificentissimus Deus da Pio XII, come dogma di fede della chiesa cattolica. In essa viene detto: «Pronunziamo, dichiariamo e definiamo esser domma da Dio rivelato chel’Immacolata Madre di Dio sempre Vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo».

9. Maria Mediatrice

La missione di Maria quale intermediario fra Dio e gli uomini viene definita da Leone XIII: «Nessun altro possiamopensare, che nel riconciliare gli uomini a Dio abbia compiuto un’opera uguale a quella di Maria e che mai la siaper compiere. Poiché ella agli uomini che precipitavanonell’eterna rovina portò il Salvatore, già fin da quando ricevette l’annunzio del mistero di pace che l’angelo recòdal cielo, e diede il suo assenso in modo ammirabile, inluogo di tutta l’umana natura. Da lei è nato Gesù, di cuiMaria è vera Madre e per questo motivo è degna e al mediatore accettissima mediatrice»(13).

La mediazione di Maria, per la chiesa cattolica, è subordinataa quella di Gesù Cristo, il quale resta l’unico mediatore, cioèil principale. Tuttavia Maria collabora e aiuta il Figlio nell’opera salvatrice del genere umano. Questo insegnamento non costituisce ancora un dogma, ma è molto diffuso e radicato nella chiesa.

B. Perchè il successo della devozione Mariana?

1. Motivi sentimentali

Ho ancora in mente lo sguardo e le parole usate dal maresciallo dell’esercito che mi doveva accordare il permesso per ottenere il sabato libero, mentre mi raccontava la sua esperienza con la Madonna. Forse per capire le ragioni fondamentali di questa venerazione così incisiva occorre scavare nel profondo. La chiesa cattolica sa molto bene che la mariologia è estranea alla Bibbia, ma ciò nonostante non solo le persone semplici ma anche uomini di cultura sono suoi vivaci sostenitori. L’iconografia classica vede Maria sempre come una giovinetta che emana soavità, pace, bellezza. Anche ai piedi della croce, quando Maria avrà avuto una cinquantina d’anni, viene sempre dipinta come una giovinetta.

Si sente spesso ripetere che Dio, Gesù Cristo sono inaccessibili e che Maria incarna lo spirito materno per eccellenza. Alla madre Gesù non può negare nessun favore. Il cuore della Vergine è infinitamente più sensibile, più disponibile, più pronto ad accogliere, più ricco in dolcezza ed è sempre pronto a soccorrere, a guarire.

2. Una scorciatoia

La devozione mariana diventa una sorta di scorciatoia per poter ottenere un soccorso divino senza passare attraverso le esigenze dell’Evangelo. Quando incontriamo Gesù Cristo messo in croce vediamo anche la nostra miseria, il nostro peccato che ci separa da Dio. La croce esprime un severo giudizio sull’umanità che vive lontano da Dio, avendo dimenticato la casa paterna. Gesù Cristo mi invita a cambiare vita e a guardarmi come Dio mi vede. Quando si va da Maria non è necessario passare attraverso questa porta stretta del pentimento, dell’ammissione di colpa e della conversione. Maria ha un cuore troppo tenero, costituisce il soccorso immediato che prescinde da esigenze assolute: una scorciatoia! Charles Brutsch ha giustamente dichiarato: «Se il nostropeccato non è mortale, la salvezza non è più un miracolo.Colui che soffia sul pentimento spegne la gioia della salvezza»(14).

3. Esaltazione dell’umanità

La venerazione della Vergine, che spesso si trasforma in «Mariolatria», in realtà è l’esaltazione della creatura. La chiesa cattolica non ha mai preteso che Maria fosse la quarta persona della divinità, resta un essere umano, anzi è l’incarnazione della Chiesa. Maria rappresenta i credenti di ogni tempo. Eppure ricordiamo in che modo Paolo scriveva ai Galati circa il suo gloriarsi. «Ma quanto a me, non sia mai ch’io mi glori d’altro che della croce del Signore nostro Gesù Cristo» (Galati 6:14).

Attraverso Gesù Cristo Dio è sceso fra gli uomini, «ha abitato per un tempo fa noi» (Giovanni1:14). È Dio che viene a cercare l’umanità perduta, non è l’uomo che si costruisce impalcature per giungere fino a lui. Tutte queste sovrastrutture umane, osservanze, litanie, opere di carità, quando diventano mezzi per avvicinarsi a Dio, sono tentativi più o meno consci di rendere vano l’intervento di Dio nella storia dell’uomo.

L’esaltazione della Madonna è quasi pari a quella del Dio che si incarna in Gesù Cristo per salvarla. E così finisce che ancora una volta la religione diventa l’esaltazione di noi stessi, del nostro rappresentante. L’insofferenza degli uomini dinanzi alla verità induce l’uomo a nascondere il proprio peccato ed esaltare se stesso, fino alla stoltezza.

La devozione mariana tradizionale ha trasformato l’umile serva di Nazareth, notevole esempio di disponibilità della fede, in «santa Maria, madre di Dio, santa vergine delle vergini, madre di Cristo, madre purissima, madre amabile,madre ammirabile, madre di buon consiglio, madre delCreatore, madre del Salvatore, vergine prudentissima,vergine veneranda, vergine potente, vergine clemente,vergine fedele, specchio di giustizia, vaso spirituale, vasoonorevole, vaso d’insigne devozione, rosa mistica, torredavidica, torre eburnea, casa aurea, arca del Patto, portadel cielo, stella mattutina, salute degli infermi, rifugio deipeccatori, consolatrice degli afflitti, ausilio dei cristiani, regina degli angeli, regina dei patriarchi, regina dei profeti, regina degli apostoli, regina dei martiri, regina dei confessori, regina dei santi, regina concepita senza macchia, regina del santissimo rosario, regina della pace»(15). Questa accesa celebrazione mal si addice al personaggio pur ammirevole che ci viene presentato dal Nuovo Testamento.

C. Maria di Nazareth

1. Umile ragazza

Contrariamente alla nostra epoca areligiosa e popolata da dèi pagani, l’epoca di Maria è pregna di religiosità. Ogni cosa aveva un significato religioso: ogni gesto della vita, ogni azione, ogni scelta era orientata in modo spirituale. La vita di Maria si inserisce nella vita di un popolo: il popolo ebraico. Sì, Maria è una giovane donna ebrea, immersa nel suo popolo e nella religiosità del suo tempo.

Maria, l’umile ragazza forse di 16-17 anni, non prende nessuna posizione di fronte agli eventi straordinari che le capitano, anzi «conserva nel cuore e pondera» (Luca 2:19). Secondo l’ideale della donna ebraica esaltata da Salomone nel libro dei Proverbi (cap. 31), Maria non doveva sicuramente solo occuparsi delle faccende, ma aveva altresì un ruolo nell’economia domestica. I prodotti dell’industria familiare, lavori al telaio, ricami… venivano spesso venduti nei mercatini rionali. La vita religiosa di Maria come quella di tutte le donne ebraiche, sarà stata sicuramente molto riservata e discreta. In quel contesto la madre che allattava era esentata dal frequentare le riunioni di preghiera e le donne in genere erano dispensate dallo studio della Torà.

Maria è una donna. In un mondo fatto da uomini, comandato da uomini, organizzato da uomini, la figura della donna viene spesso relegata in secondo piano, se non addirittura disprezzata come essere inferiore. Il Signore ha bisogno di una donna per realizzare il suo piano. Non sempre nella Parola di Dio è stata fatta giustizia alla donna, eppure quando i profeti desideravano dare un’idea del popolo di Dio usavano espressioni come «sposa dell’Eterno», «la fidanzata di Yahwè». Il teologo ortodosso Paul Evdokimov ha affermato: «La Bibbia innalza la donna quale organo di recettività spiritualedella natura umana»(16).

Della famiglia di Maria non sappiamo nulla. I suoi genitori saranno stati artigiani semplici e poveri, forse, ma dal modo in cui Gesù cresceva (Luca 2:52) si può dedurre che Maria sia stata beneducata anche culturalmente. Maria stessa probabilmente si è occupata della educazione di Gesù fino al quinto anno e poi avrà continuato Giuseppe. In Luca 2:41-50, dove troviamo l’episodio di Gesù dodicenne nel tempio, si capisce che Gesù ha avuto una notevole preparazione e possedeva un grado di istruzione molto elevato.

2. Gli Evangeli non nascondono l’incomprensionetra Gesù e la sua famiglia (Marco 3:31-35)

Tra Gesù e i suoi più stretti familiari, inclusa sua madre, si stabilisce un clima di incomprensione che non viene taciuto negli Evangeli. La famiglia di Gesù doveva essere alquanto imbarazzata tutte le volte che questi parlava della classe dirigente, considerandola il vero ostacolo alla crescita spirituale del popolo. Gesù si spostava nel territorio giudaico con il suo gruppo di amici e sicuramente la madre aveva saputo delle lunghe notti trascorse in preghiera come dei suoi prolungati digiuni. Come ogni madre, Maria si preoccupò della salute di suo figlio che non riposava come di dovere e non si alimentavaa sufficienza e finalmente si lasciò convincere a fare il tentativo per riportarlo a casa e farlo ragionare(17).

Maria con i suoi figli, fratelli di Gesù, si recano sul luogo dove Gesù, circondato dalla folla, sta insegnando. «E fermatisi fuori lo mandarono a chiamare… credendolo fuori disé» (Marco 3:31). La legge e l’usanza ebraica volevano che Gesù si alzasse immediatamente per andare incontro a sua madre. Non solo non fece questo ma addirittura affermò: «Chi è mia madre? Chi sono i miei fratelli?» (Marco 3:33).Questo atteggiamento è scandaloso in qualsiasi società, ma soprattutto in Israele dove il senso della famiglia è tuttora molto forte. Gesù capì che i suoi oppositori avevano voluto sfruttare i legami di parentela per tentare di correggere la sua strategia missionaria che cozzava contro gli interessi della classe dominante e la sua famiglia, inclusa sua madre, in buona fede, si era prestata al subdolo gioco dei potenti, dimostrandocosì di non aver capito la vera missione di Gesù Cristo.

Uno scrittore ebreo, descrivendo la madre di Gesù nel contesto della sua cultura e commentando questo brano del vangelo, ha affermato: «Egli (Gesù) non vuole avere nulla ache fare con lei. Evidentemente lei non l’ha mai capito, lo ha ritenuto un disturbato mentale e troppo tardi si è convertita a lui»(18).

Quando poi, per solidarietà femminile, una donna esaltò il ventre materno che aveva portato un figlio così saggio e così coraggioso(19), Gesù non fu per niente disposto a trasferire su sua madre alcuna rivelazione o alcuna prerogativa che fosse sua, anzi colse l’occasione per ribadire che la vera felicità non consiste in un rapporto parentale privilegiato, ma che tramitela Parola di Dio chiunque può diventare membro della famiglia divina.

3. La scena della croce (Giovanni 19:25-27)

La scena che avviene sotto la croce, chiamata anche impropriamente la scena dell’adozione, rivela ancora una volta probabilmente un rapporto tra Gesù e la sua famiglia carico di tensioni. Perché Gesù affida sua madre a Giovanni? Le risposte sono molteplici. I cattolici vedono in questo episodio una prova della perpetua verginità di Maria, in quanto Maria non avendo altri figli, oltre a Gesù, viene affidata alle cure amorevoli di Giovanni, il discepolo più giovane. Altri invece mettono in risalto il perfetto discepolato di Giovanni e l’eccellente maternità di Maria e in questo modo Maria diventa la «madre» di ogni discepolo. Ma è proprio questo il senso di questo brano?

Qualcun altro ha spiegato questo episodio partendo da una motivazione morale di Gesù, preoccupato per la sorte di sua madre nel momento cruciale della crocifissione. Ci si chiede perché Gesù non si sia preoccupato di sua madre prima, perché ha aspettato questo momento così estremo? Infine gli Evangeli affermano che Gesù aveva fratelli e sorelle.

Anche se il termine «fratello» può significare anche «cugino» e che è usato nel Nuovo Testamento per indicare non solo una relazione di parentela stretta, ma anche in senso molto lato, rimane comunque il fatto che quando questo termine viene seguito da nomi propri (Giacomo, Giosuè, Giuda, Simone(20), cfr. Marco 6:3) difficilmente non indica un rapporto diverso dalle relazioni strette di parentela e quindi va inteso come designazione di «fratelli carnali» di Gesù. Tuttavia ammettendo pure che Gesù non avesse «fratelli carnali», cosa alquanto difficile da dimostrare, Maria comunque non era sola, perché proprio li alla croce era accompagnata da sua sorella, la zia di Gesù (Giovanni 19:25). Perché allora Gesù affida Maria a Giovanni? Gesù prende ancora una volta le distanze dai suoi familiari, infrange così definitivamente il legame con i suoi fratelli, dei quali è detto che non credevano in lui (Giovanni 7:5). Questa è la scena del distacco dalla madre e dalla sua famiglia, ma che allo stesso tempo allarga la famiglia alla chiesa. Maria diventa un membro dell’ecclesia, associazione dei credenti che accettano Gesù quale Signore e Salvatore.

La Maria della Bibbia è una donna, cui è successo qualcosa di grande, forse troppo grande, ma che non ha capito subito la portata dell’evento. In lei la luce è penetrata poco per volta; la sua conversione è passata attraverso rifiuti e consolidamenti, accettazione passiva e ribellione. Piano piano, lentamente ha capito che in Cristo vengono rotti tutti i legami di stretta parentela perché chi ascolta la sua parola e osserva la sua volontà entra a far parte della famiglia di Gesù (Luca 8:21), dove non ci sono né mai ci saranno preferenze, nepotismi, gerarchia, privilegi. Maria ha compreso lentamente che non doveva aspettarsi un trattamento di preferenza rispetto agli altri discepoli. Maria prima doveva capire, e alla croce lo capisce, che Gesù non era più suo figlio, ma il suo Signore e il suo Salvatore, e solo dopo avrebbe potuto entrare nella comunione della chiesa.

Padri, madri, figli, sorelle, fratelli, cioè i vincoli carnali più stretti e più profondamente legati fra loro, non sono nulla nei confronti della realizzazione della comunione fraterna nella chiesa, intesa come famiglia di Dio.

4. Maria, serva di Dio (Luca 1:38)

Maria che crede (Luca 1:45) che si definisce «ancella del Signore», che si dichiara disponibile ad accogliere un peso più grande di lei e a portarlo umilmente. Portare in grembo il figlio di Dio, che privilegio! Sentirlo crescere a poco a poco: provare la nausea, sentire i primi movimenti, poteva chiedersi perché proprio a lei. Invece si è dichiarata «l’ancella del Signore» e poi ha aggiunto: «Mi sia fatto secondo la tua parola» (Luca 1: 38). Si può essere servi solo quando si è veramente liberi e la libertà di Maria è la libertà della grazia. Quella grazia che è con lei proprio nel momento in cui un angelo dell’Eterno le è vicino.

5. Maria ha custodito ogni cosa nel cuore (Luca 2:19)

Maria di Nazareth ha custodito Gesù nel cuore, alla croce Gesù smette di essere figlio di Maria, diventa il suo Salvatore evive ancora dentro di lei fino alla sua morte. Perché Maria, come ogni altro credente del suo tempo, «dorme» nel sonno della morte, in attesa del grande evento, il ritorno glorioso di Gesù Cristo. Nel Nuovo Testamento per ben 160 volte viene ripetuta l’espressione «in Cristo» per indicare che la vita che il cristiano vive la vive in Cristo. «Non sono più io che vivo,ma Cristo che vive in me» (Gal 2:20) dice l’apostolo Paolo, campione della dottrina della salvezza: in questa dottrina non c’è posto per la mariologia. È offensivo dire questo per Maria? Secondo l’ottica biblica no! Mai la Parola di Dio innalza la creatura a scapito del creatore. L’umile ragazza di Nazareth costituisce un esempio per i credenti di oggi, ma lungi da noi di volerla trasformare in un’impalcatura per giungere prima e comodamente fino a Dio, senza passare attraverso il perdono e la riconciliazione.

Note:
(1) Papa Paolo VI in chiusura della III Sessione del Concilio Vaticano II.
(2) Concilio Ecumenico Vaticano II, Lumen Gentium, 56.
(3) San Tommaso D’Aquino, Summa Theologiae, III, 30, I.
(4) Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Editrice Vaticana, 1992, p. 141.
(5) Roland H. A. Seboldt, Christ or Mary, Concordia Publishing House, St. Louis, Missouri (U.S.A.), 1963, p. 3.
(6) Neubert E. Maria nel dogma, Alba, 1944, p. 6, afferma : «Il nostro secolo si gloria a buon diritto di essere il secolo di Maria». Giovanni Miegge La Vergine Maria, Ed. Claudiana, Torre Pellice, 1950 pp. 210 e 211 afferma: «La pietà mariana è uno degli aspetti più importanti della devozione cattolica contemporanea… Il culto di Maria è un immenso trasferimento affettivo dalla persona di Gesù a quella di sua madre».
(7) I testi biblici relativi a Maria sono maggiormente concentrati nel cosiddetto evangelo dell’infanzia: l’annunciazione (Luca 1:26-38), la visitazione (Luca 1:39-56), i timori di Giuseppe (Matteo 1:18-25), la nascita di Gesù (Luca 2:1-7), il racconto dei pastori (Luca 2: 8-20), la presentazione al Tempio (Luca 2:22-35), i re magi (Matteo 2:1-12), la fuga in Egitto (Matteo 2:13-15, 19-20), Nazareth (Matteo 2:22-23), Gesù trovato nel Tempio all’età di dodici anni (Luca 2:40-52). Poi troviamo l’episodio delle nozze di Cana (Giovanni 2:1-12), due allusioni alla madre di Gesù durante il suo ministero (Luca 8:19; 11:27, 28 e Marco 3:31-35). Ritroviamo Maria ai piedi della croce insieme al discepolo Giovanni (Giovanni 19:25-27) e dopo la morte di Gesù, Maria è presente alla Pentecoste (Atti 1:12-14). Per uno studio approfondito di questi testi, in chiave cattolica, vedere F.M. Braun La Mère des fidéles Ed. Castermann, Tournai-Paris, 1953 e René Laurentin, Court traité sur la vierge Marie Paris, Letielleux, 1967 quinta ed. Maria, ecclesia, sacerdotium. Essai sur le developpementd’une idée religieuse, Paris, 1952 (tesi di laurea).
(8) S. Bernardo era un predicatore eccezionale, sapeva infiammare i cuori dei suoi parrocchiani; in due omelie in particolare esprime il massimo trasporto affettivo verso la vergine Maria. Nell’omelia Super Missus est (P.L. 183 col. 62) invita la madre Eva a correre verso la figlia Maria. Nel sermone Dominica infra octavam assumptionis Beatae V.M. (P.L. 183, col. 429, 430) istituisce un parallelo tra Eva e Maria e afferma che attraverso la prima il peccato è entrato nel mondo, mentre attraverso la seconda vi è giunta la redenzione.
(9) J. Chailley, Les chansons à la vierge de Gautier de Coincy, Paris, pag. 41, 1959.
(10) L’Ave Maria diventa una preghiera molto usata a partire dal XII secolo. Nel XIV sec. subito dopo il Pater viene l’Ave Maria. Ahsmann, Le culte de la Sainte Vierge et la littérature française da Moyen Age, Utrecht, 1930 p. 17 e 19 cfr. J. Leclercq «Devotion et théologie mariales dans le monachisme bénédictin», in Maria… Paris, 1952 p, 563. Nel Medio Evo si è sviluppato il Rosario, una collana di grani divisi in cinque gruppi di dieci intervallati da un grano. Cfr. il capitolo VIII: «Dal dialogo al rosario», a p. 117.(questa parte la metterei così: Vedere l’argomento “Dal dialogo al rosario”.
(11) Salve Regina era la preghiera prediletta di San Bernardo, che non si stancava mai di recitarla. L’autore fu Adhémar de Monteil, vescovo di Puy nel secolo XI, ma molti erano convinti che fosse stata scritta da un angelo. Cohen Gustave, «La sainte Vierge dans la littérature française du Moyen Age», art. apparso in Maria…. Paris, 1952 p. 20. Nell’abbazia di Cluny veniva cantata ogni volta che c’era la processione dalla basilica alla cappella di Maria cfr. J.Leclercq, Op. cit., p. 562. Cfr. anche J. Chelini, Histoire religeuse dans l’occident médieval, Colin, Paris, 1968 pp. 306, 307.
(12) Questa preghiera fa parte della raccolta dedicata al Pianto della Vergine e fa riferimento al brano di Giovanni 19: 25 «stabat iuxta crucemJesu mater eius»; nel Vangelo non si versano lacrime, tutto è molto sobrio, né una parola, né un gesto di disperazione, ma un dolore silenzioso, puro, vero, essenziale. Il dolore di Maria viene vissuto nella solitudine, senza spettatori, l’umanità non partecipa alla sua sofferenza e attraverso «il pianto» della Vergine nei secoli XII e XIII si rappresenta la religione dal volto umano. Si sviluppa il tema letterario del dialogo tra madre e figlio: ben noto è il poema di Jacoponi da Todi. Attraverso la sofferenza di Maria si dà l’impronta e il volto all’intero secolo; nello Stabat Mater dolorosa si inserisce una musicalità che comunica vibrazioni nuove, quasi attraverso il pianto della madre si voglia dare vita poetica al Figlio morente: «Figlio, dolce Figlio… ». «Tutto è umanizzato. Il divino è come coperto da questo sangue: sopra le cose, sopra la Madre ci sono le palpebre abbassate del Cristo in croce» Marenzi Maria Laura, Aspetti del tema della vergine nella letteratura francese del medioevo, Libreria Universitaria Editrice, Venezia, 1968, p. 88.
(13) Enciclica Fidentem, 1896.
(14) Charles Brutsch, La Vierge Marie, Delachaux & Niestlé, Neuchatel, 1943 p. 57.(15) Litanie lauretane.
(16) Paul Evdokimov, Sacramento dell’amore – il mistero coniugale secondo la tradizione ortodossa, Centro di Studi Ecumenici Giovanni XXIII, Bergamo, 1966 p. 40.
(17) «I figlioli di Giuseppe non approvavano l’opera di Gesù. Le notizie che ricevevano sulla sua vita e sulla sua missione, li riempivano di stupore e di sgomento… Decisero allora, con la persuasione o con la forza, di indurlo a cambiare modo di agire, e convinsero Maria a unirsi a loro per far leva sul suo amore filiale e indurlo a una maggiore prudenza» Ellen G. White La speranza dell’uomo, ed. A.D.V Falciani, 1978 p. 225.
(18) Shalom Ben-Chorin «La madre di Gesù in prospettiva giudaica,» art. apparso in Concilium 8/1983, Queriniana, Bologna p. 52.
(19) Luca 11: 27,28 «Or avvenne che, mentr’egli diceva queste cose, una donna di fra la moltitudine alzò la voce e gli disse: Beato il seno che ti portò e le mammelle che tu poppasti!Ma egli disse: Beati piuttosto quelli che odono la parola di Dio e l’osservano».
(20) Cfr. Marco 6:3; Matteo 13:55; Galati 1:19 «Giacomo fratellodel Signore»; Atti 1:14 «Tutti costoro perseveravano di pari consentimento nella preghiera, con le donne e con Maria, madre di Gesù e coi suoi fratelli».
La teologia cattolica ritiene che sia blasfemo pensare che Maria abbia potuto avere altri figli. La sessualità anche in vista della procreazione viene sempre vista come qualche cosa di sporco e di peccaminoso e non si addice a Maria, concepita senza peccato, un qualsivoglia rapporto con l’uomo. Pertanto la chiesa cattolica continua ad affermare che «i fratelli» in questione sono solo dei cugini. Eppure nel Nuovo Testamento si conosce il termine «cugini». In Colossesi 4:10 Marco viene definito «cugino di Barnaba».

* Pastore della Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno.

Apologetica     Torna su
Share Button