Da Cristo ai santi

santoGiuseppe Marrazzo* – Tratto da libro “Dal Cristianesimo al Cattolicesimo”, Ed. AdV – Falciani (Fi)

«E io mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo. Ed egli mi disse: Guardati dal farlo; io sono tuo conservo e de’ tuoi fratelli che serbano la testimonianza di Gesù …» Apocalisse 19:10 p.p.

«Poiché v’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù, uomo» (1) Apostolo Paolo.

«I santi che regnano con Cristo offrono a Dio le preghiere dei fedeli ed è cosa buona e utile invocare la loro intercessione» (2).

«L’unione … di coloro che sono in cammino coi fratelli morti nella pace di Cristo non è minimamente spezzata, anzi , secondo la perenne fede della chiesa, è consolidata dalla comunicazione dei beni spirituali. A causa infatti della loro più intima unione con Cristo, i beati rinsaldano tutta la chiesa nella santità … non cessano di intercedere per noi presso il Padre, offrendo i meriti acquistati in terra mediante Gesù Cristo, unico Mediatore tra Dio e gli uomini … La nostra debolezza quindi è molto aiutata dalla loro frate rn a sollecitudine» (3).

1. Il culto dei santi

La Chiesa Cattolica attribuisce ai santi un culto distinto da quello reso a Dio: mentre questo è una vera adorazione (latria), la venerazione dei santi è una semplice «dulia», il culto alla Vergine invece è «iperdulia». La chiesa si guarda bene dall’insegnare un’adorazione dei santi in un culto supremo, ma solo come cultus inferior. Infatti, anche venerando i santi, il culto ritorna a Dio in quanto è da Dio che i santi hanno ricevuto la grazia e i doni spirituali.

«La chiesa non insegna che il culto dei santi è necessario alla salvezza. Anche l’invocazione dei santi riposa su una ragione molto solida; si appoggia immediatamente sull’unione dei santi con Dio e l’interesse che essi hanno alla diffusione del suo regno sulla terra. Perciò l’opposizione dei protestanti al culto e all’invocazione dei santi è senza ragione e contraddittoria» (4).

Intorno al Il secolo si introduce nella chiesa la pratica di onorare tutti coloro che sono stati resi simili a Cristo patendo il martirio e favorendo il diffondersi della fede cristiana. A poco a poco entrò nella chiesa la consuetudine di ricordare l’anniversario della morte dei martiri che diventa così il compleanno della loro nascita in cielo. Le religioni pagane avevano l’abitudine di ricordare il giorno della nascita dei loro morti; i cristiani ricordano invece quello della loro morte, Tertulliano e Cipriano testimoniano dei sacrifici in rendimento di grazie che venivano fatti nei pressi delle tombe dei martiri.

Qualche anno dopo si giunse alla conclusione che pregare per i morti fosse un modo per ingiuriare i defunti e allora si cominciò a rivolgere loro delle preghiere in favore dei vivi. Agostino infatti affermava: «Il popolo cristiano celebra assieme, con solennità religiosa, la memoria dei martiri sia per eccitarsi a imitarli, sia per partecipare ai loro meriti ed essere sostenuto dalle loro preghiere; è in tal modo tuttavia che noi non alziamo altari ad alcun martire, ma allo stesso Dio, il Dio dei martiri, benché questo avvenga sulle tombe dei martiri» (5).

Verso la metà del III secolo si cominciò a invocare i santi, per ottenere la loro intercessione. Le scritte nelle catacombe rivelano questa diffusa pratica. A partire dal IV secolo il culto dei santi viene esteso anche ai non martiri, ossia ai confessori e alle vergini. A poco a poco la venerazione dei santi locali sostituisce il variopinto pantheon degli dèi pagani. La chiesa mantiene le feste patronali e con le feste si organizzano vere e proprie fiere che servono soprattutto a incrementare l’economia.

Nel Medioevo questo culto si sviluppò enormemente raggiungendo il suo apogeo nel XII secolo, momento in cui i santi prenderanno il posto di Cristo sui portali delle cattedrali. Per onorarli, i cristiani sono pronti a recarsi, compiendo lunghi pellegrinaggi, sulle loro tombe: Roma, Gerusalemme e S. Giacomo di Campostella sono i centri più importanti dei pellegrinaggi. Il culto dei santi risponde all’esigenza puerile di trovare conforto e sostegno. Emile M â le ritiene che il culto dei santi riveli «… il bisogno di appoggio, di guarigione, di salvezza nell’ignoranza profonda di ogni cosa; esso è singolarmente toccante. Nelle ore difficili della vita, tra le inquietudini dello spirito o nella tristezza dell’anima, il nome di un santo soccorritore si presentava sempre nella memoria del cristiano» (6).

«Così il vecchio paganesimo si perpetuava ingenuamente sotto le spoglie dei santi» (7).

«Il culto dei santi così vivace, così ricco, così ingenuo è la testimonianza di una fede cieca e fervente di un grande bisog no di preghiere e di speranza» (8).

Con la Riforma , il culto dei santi subisce un rallentamento. La critica dei riformatori contribuì a eliminare dalla pietà popolare il gusto del miracolo, della leggenda, dello straordinario . Con la Controriforma , la Chiesa Cattolica reagì all’attacco luterano rimettendo in auge la venerazione dei santi con la sua teologia.

Oggi, altre cose minacciano la fede cristiana. Oggi , vi sono ancora pratiche pagane che vengono celebrate in onore dei santi patroni per purificare le anime dei peccatori. Per esempio, più di duecento incappucciati si sono torturati il petto con degli spilloni, con ampia fuoruscit a di sangue, davanti a duecentomila persone nella città di Ben evento; oppure alla Madonna dell’Arco dove vi sono ancora tante persone che acquistano meriti camminando a piedi portando grossi massi di pietra, percorrendo gli ultimi cinquanta metri del tragitto strisciando la lingua per terra.

2. Su che cosa si basa il culto dei santi?

  1. Una vita oltre la morte. La preghiera per i defunti, la venerazione dei santi e della Vergine si basano sul concetto di vita oltre la morte. Credere nell’immortalità dell’anima significa credere che i santi sono in presenza del Signore e che per questo motivo vengono associati al ministero sacerdotale di Cristo stesso. Infatti, la figura di Cristo trova un prolungamento in quella dei santi (9). «La pratica di pregare per i morti si fonda sulla convinzione che i membri defunti della chiesa esistano ancora e che vivano con Cristo» (10). Non c’è bisogno di grandi dimostrazioni per affermare che il concetto biblico della morte è tutt’altro che basato su questi assiomi filosofici. «Difatti i viventi sanno che morranno; ma i morti non sanno nulla, e non v’è più per essi alcun sala rio; poiché la loro memoria è dimenticata. E il loro amore come il loro odio e la loro invidia sono da lungo tempo pe riti ed essi non hanno più né avranno mai alcuna parte in quello che si fa sotto il sole» Ecclesiaste 9:5,6 (11);
  2. Il sacerdozio di Cristo ha bisogno di assistenti. Ricorrere ai santi per ottenere una mediazione, una grazia, una guarigione significa che essi diventano strumenti secondari della redenzione. Così il culto dei santi diventa un atto di fede, di speranza e di carità. Secondo E. Schillebeeckx «… la vita divina che Egli (Gesù) comunica agli uomini è per conseguenza il luogo della comunione dei santi… Una vita intensa di unione con Cristo deve necessariamente condurre al culto dei santi». (12)
    Il ministero di Cristo è sufficiente. Gesù non ha bisogno di assistenti. E’ comprensibile che si sia sviluppato questo culto nel momento in cui la società civile era organizzata con una forma gerarchica piramidale come il sistema feudale. Per raggiungere il principe bisognava passare attraverso numerosi vassalli, valvassori, ecc. Non è così con Cristo Gesù! Sa accogliere le nostre richieste, sa ascoltare i nostri aneliti tramite la traduzione e l’interpretazione dello Spirito Santo. «Colui che investiga i cuori conosce qual sia il sentimento dello Spirito, perché esso intercede per i santi secondo Iddio» Romani 8:27. Il ministero di Cristo «alla destra di Dio» è ricco e abbondante e il suo interessamento per noi è totale (Romani 8:31-39);
  3. Santi con aureole. Il concetto cattolico di santità purtroppo è legato all’acquisizione di meriti specifici che dividono i credenti in cristiani di serie A e di serie B. Il santo è come un grande transatlantico che si trascina dietro le barchette dei semplici cristiani. Un alone di santità si acquisisce attraverso il martirio, la penitenza rigorosa, le buone opere e la verginità. Le opere, il sacrificio, la sofferenza e la persecuzione diventano una sorta di pagamento per ottenere un maggior favore da parte di Dio e quindi acquisire meriti tramite i quali si rende più credibile l’intercessione.
    Nella sacra Scrittura sono definiti «santi» (da sancire = tagliare. Sanctus è colui che si è separato dal mondo per unirsi alla chiesa di Cristo) tutti coloro che hanno girato le spalle al mondo, inteso come un sistema organizzativo che fa a meno di Dio e che sono stati chiamati e hanno risposto con la propria fede di unirsi all’assemblea (ecclesia viene da clesis che significa «chiamata». Fanno parte della chiesa tutti coloro che sono stati convocati da Cristo) dei credenti. Tutti i cristiani, in maniera molto democratica, sono «santi», tutti senza aureola, ma sono tutti dei santi.

«Il mondo non ha bisogno di santi, ma di santità autentica che si nutre costantemente d’umiltà e di vero amore» (13).

Note:
(1) 1 Timoteo 2:5
(2) Concilio di Trento, Professio fidei Trid
(3) Il Catechismo Cattolico, p. 256, Edizione 1992
(4) B. Bartman, Teologia dogmatica , vol. II, p. 562, Ed. Paoline, Alba 1963
(5) Agostino C. Faust, 20,21.
(6) E. Mâle, L’art religieux, tomo II, p. 246, Colin, Parigi 1958
(7) E. Mâle, Idem, p. 248
(8) A Fliche, Histoire de l’Eglise, tomo X, p. 397, Parigi 1950.
(9) Cfr. R. Aigrain, Liturgia, p. 6 8 3, Bloud & Gay, Parigi 1947
(10) R. Aigrain, Idem, p. 651.
(11) Cfr. AA. VV., Energia della vita, Edizioni A.d.V., Impruneta 1993.
(12) E. Schillebeeckx, M a rie, mère de la Rédemption, pp 137, 139, Ed. du Cerf, Parigi 1996.
(13) Helder Camara, vescovo brasiliano.

* Pastore della Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno.

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