Maria e la pietà popolare

madonna1. Le apparizioni Mariane

Il secondo aspetto della pietà mariana riguarda le molteplici «apparizioni» di Maria, che lanciano un potente richiamo a folle di devoti bisognosi di vivere intensamente profonde suggestioni. Ritengo che non occorra dedicare troppo spazio a questo argomento, perché l’unica apparizione di Maria autorevole è quella descritta succintamente nelle pagine dei vangeli. Le altre «apparizioni mariane» sono fenomeni dubbiosi perché rasentano lo spiritismo che la chiesa cattolica condanna.

«Altre apparizioni, dice Paolo Ricca, non sono da prendere in considerazione, se non come attestazioni della realtà e della vitalità del bisogno religioso dell’uomo… esse sono significative non per quello che rivelano su Maria ma per quel che rivelano sulla religiosità umana». (1) Per il pastore apostolico Labanchi «il culto di Maria non ha nulla a che fare con la Rivelazione di Dio; apparizioni, messaggi, segreti e miracoli attribuiti alla madre di Gesù, hanno un’origine del tutto diversa da quella di solito indicata dai cattolici. Inoltre l’origine divina attribuita dai cattolici a tale fenomeno è da escludersi anche tenendo conto della natura dei messaggi solitamente associati a questi presunti apparizioni e miracoli». (2)

Affidamento al cuore immacolato della vergine
Nelle apparizioni Maria richiede la consacrazione della chiesa e del mondo al suo cuore immacolato. Lucia, una delle veggenti di Fatima, dopo aver descritto la visione di un grande mare di fuoco, ecco che cosa ha scritto nel 1941: «… Dio sta per castigare il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla chiesa e al santo Padre. Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio cuore immacolato e la comunione rimatrice nei primi sabati».

Il 31 ottobre 1942, Pio XII consacrò il mondo, ma non la Russia, al cuore immacolato di Maria. La Russia venne consacrata il 7 luglio 1952 con la lettera apostolica Sacro vergente anno. Il 31 maggio 1954 durante l’anno santo mariano, Pio XII riconsacrò il mondo al cuore di Maria. La stessa cosa fece Paolo VI il 21 novembre 1964 e il 13 maggio 1967 esortò i cattolici a consacrarsi alla Madonna. Il 7 giugno 1981, Giovanni Paolo II, in occasione del millecinquecentocinquantesimo anniversario del Concilio di Efeso, affida a Maria tutta la famiglia umana: «Accogli il nostro grido… Al tuo cuore, abbraccia con amore della madre e della serva del Signore coloro che questo abbraccio più aspettano e insieme i popoli il cui affidamento tu pure attendi…».

Il 16 gennaio 2001, in conclusione dell’anno giubilare, Giovanni Paolo II ha affidato il terzo millennio alla vergine e in conclusione della sua lettera apostolica Novo millennio ineunte lo ha ancora una volta ribadito: «Ci accompagna in questo cammino la vergine santissima, alla quale, qualche mese fa, insieme con tanti vescovi convenuti a Roma da tutte le parti del mondo, ho affidato il terzo millennio. Tante volte in questi anni l’ho presentata e invocata come “Stella della nuova evangelizzazione”. La addito ancora, come aurora luminosa e guida sicura del nostro cammino. “Donna, ecco i tuoi figli”, le ripeto, riecheggiando la voce stessa di Gesù (cfr Gv 19:26), e facendomi voce, presso di lei, dell’affetto filiale di tutta la chiesa». (3)

Sarebbe stato più opportuno invitare la cristianità a risalire il fiume dei secoli e ritornare alle fonti del messaggio cristiano: le Scritture ebraiche e quelle del Nuovo Testamento. Ma la lettura della Bibbia richiede impegno, studio, conoscenza storica prima di poter gustare e accogliere la Parola di Dio. È molto meglio trovare un percorso meno difficile, più immediato come per esempio le cure materne di Maria.

2. Perchè il successo della devozione Mariana?

Motivi sentimentali
Ho ancora in mente lo sguardo e le parole del maresciallo Napodano della caserma di Avellino mentre mi raccontava la sua esperienza con la Madonna. Come la «madre del cielo» vestita di bianco dal mantello celeste e con voce soave gli rivolgeva parole di conforto e di consolazione mentre, ferito, era disteso ai piedi di un cingolato. Forse per capire le ragioni fondamentali di questa venerazione così incisiva nell’esperienza spirituale dal medioevo in poi, occorre scavare nel profondo dell’animo umano. La chiesa cattolica sa molto bene che la mariologia è estranea alla Bibbia, ma, ciò nonostante, non solo le persone semplici, ma anche uomini di cultura sono suoi convinti sostenitori. L’iconografia classica vede Maria sempre come una giovinetta che emana soavità, pace e bellezza. Anche ai piedi della croce, quando Maria avrà avuto una cinquantina d’anni, viene sempre dipinta come una ragazza dolce e avvenente.
«Potremmo dire: Maria “completa” la redenzione di Cristo con questo tocco materno; ma è un aggiunta, se così la si vuol chiamare, di pura esplicitazione. Soltanto un soggetto femminile può avere un amore materno. Ma questo amore di Maria non aggiunge nulla all’amore di Cristo stesso».(4)

Secondo il teologo olandese, Maria non aggiungerebbe nulla all’amore di Cristo ma, come madre, rende manifesta la redenzione di Cristo, come se non fosse abbastanza sufficiente ed evidente nel suo ministero e nel suo sacrificio.

Solo quando ci si convince che Dio e Gesù Cristo sono inaccessibili, e che Maria incarna lo spirito materno per eccellenza, è facile attribuirle le caratteristiche bibliche riservate al figlio, il quale non negherebbe mai un favore a sua madre. Il cuore della vergine diventa così infinitamente più sensibile, più disponibile, più pronto ad accogliere, più ricco in dolcezza; è sempre propenso a soccorrere e a guarire. Il pathos che accompagna la venerazione della vergine è l’espressione di una esigenza umana basilare e radicata nel profondo, ma non ha alcun legame con il messaggio della Parola di Dio. La devozione mariana, che non conosce crisi, diventa nel cristianesimo un’aggiunta secondaria, una semplice sovrapposizione, in un certo senso, artificiale.

Una scorciatoia
La devozione mariana è una scorciatoia per rendere visibile la redenzione divina senza passare attraverso le esigenze del Vangelo. Quando il credente contempla Gesù Cristo in croce vede la sua miseria e il suo peccato che lo separano da Dio. La croce esprime un giudizio sull’umanità che vive lontana da Dio e ha dimenticato la casa paterna. Gesù Cristo invita ogni individuo a cambiare vita e a guardare se stesso con lo sguardo di Dio. Quando si va da Maria non è necessario passare attraverso la porta stretta del pentimento, dell’ammissione di colpa e della conversione. Maria ha un cuore troppo tenero; offre il suo soccorso immediato e non è necessario percorrere il cammino del Vangelo: è una scorciatoia! Charles Brutsch ha scritto: «Se il nostro peccato non è mortale, la salvezza non è più un miracolo. Colui che soffia sul pentimento spegne anche la gioia della salvezza». (5)

Il culto di Maria è una scorciatoia anche nel senso che rende visibile ciò che è invisibile. Schillebeeckx sostiene che la devozione popolare a Maria sia una manifestazione inevitabile: «La vita religiosa dell’umanità deve inevitabilmente crearsi uno scenario, un ambiente ben visibile in cui la trascendenza possa facilmente tradursi in proporzioni umane».(6) Non è questa la condizione per favorire un «culto idolatrico»? Quando Israele volle rappresentare visibilmente il Dio del cielo, fabbricandosi un vitello d’oro, anche se Aaronne costruì un altare e disse: «Domani sarà festa in onore del SIGNORE» (Es 32:5), l’adorazione di quella statua fu considerata una corruzione, una deviazione dalla via giusta (cfr. Es. 32:7,8).

Tutti i credenti, di ieri e di oggi, corrono il rischio di minimizzare la grandezza di Dio e di limitare il suo essere infinito. Il culto idolatrico sostituisce il Dio della Bibbia con dei surrogati vacui e senza valore. Il culto dei santi e della vergine non sfuggono a questo pericolo. Ma lo stesso può accadere a quei protestanti che difendono la propria denominazione come se fosse il potente simulacro della propria fede. Lo stesso accade a quei credenti evangelici che trasformano la Parola del Dio vivente in una sorta di «bibliolatria», attaccandosi a un letteralismo fanatico e pretestuoso. Il monito della Scrittura resta ancora valido per tutti: «Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso» (Es 20:5). «Dio geloso» perché non vuole condividere con nessuno le sue prerogative, meno che mai con un essere umano fragile e bisognoso, com’era la madre di Gesù.

Esaltazione dell’umanità
La venerazione della vergine, che spesso si trasforma in «mariolatria», in realtà è l’esaltazione della creatura. La chiesa cattolica non ha mai preteso che Maria fosse la quarta persona della divinità; resta un essere umano, anzi è l’incarnazione della chiesa. Maria rappresenta i credenti di ogni tempo. Eppure ricordiamo in che modo Paolo scriveva ai Galati circa il suo gloriarsi. «Ma quanto a me, non sia mai ch’io mi glori d’altro che della croce del Signore nostro Gesù Cristo» (Gal 6:14). Attraverso Gesù Cristo, Dio è sceso fra gli uomini, «ha abitato per un tempo fra noi» (Gv 1:14). È Dio che viene a cercare l’umanità perduta, non è l’uomo che costruisce impalcature per giungere fino a lui. Tutte queste sovrastrutture umane, osservanze, litanie, opere di carità, mediazioni quando diventano mezzi per avvicinarsi a Dio, sono tentativi più o meno consci di rendere vano il suo intervento nella storia degli uomini.

L’esaltazione della Madonna è quasi pari a quella del Dio che si incarna in Gesù Cristo per salvarla. E così finisce che ancora una volta la religione diventa esaltazione dell’essere umano. L’insofferenza degli uomini dinanzi alla verità induce l’uomo a nascondere il proprio peccato e a innalzare se stesso, fino alla stoltezza.

La devozione mariana tradizionale ha trasformato l’umile serva di Nazaret, notevole esempio di disponibilità e di fede, in «santa Maria, madre di Dio, santa vergine delle vergini, madre di Cristo, madre della grazia divina, madre purissima, madre castissima, madre inviolata, madre intemerata, madre amabile, madre ammirabile, madre di buon consiglio, madre del Creatore, madre del Salvatore, vergine prudentissima, vergine veneranda, vergine potente, vergine clemente, vergine fedele, specchio di giustizia, sede della sapienza, causa della nostra letizia, vaso spirituale, vaso onorevole, vaso d’insigne devozione, rosa mistica, torre davidica, torre eburnea, casa aurea, arca del Patto, porta del cielo, stella mattutina, salute degli infermi, rifugio dei peccatori, consolatrice degli afflitti, ausilio dei cristiani, regina degli angeli, regina dei patriarchi, regina dei profeti, regina degli apostoli, regina dei martiri, regina dei confessori, regina di tutti i santi, regina concepita senza macchia, regina assunta in cielo, regina del santissimo rosario, regina della famiglia, regina della pace, madre della chiesa». (7)

Una Maria superlativa quindi, dove gli aggettivi e gli attributi sono troppo miseri se non si arricchiscono con suffissi eccelsi: eccellentissima, amatissima, beatissima, santissima. Solo per Dio sono riservati due superlativi (misericordiosissimo e sapientissimo) oppure per la santissima trinità. Non a torto, Franco Capone ha intitolato un suo articolo pubblicato su Focus (giugno 2003) «Maria superstar». Abbiamo veramente bisogno di una Maria superstar?

Questa accorata celebrazione verso la santa madre ha raggiunto l’obiettivo di offuscare il protagonista della nostra salvezza, la persona più degna di lode e di ammirazione del Nuovo Testamento: Gesù Cristo. Più Maria è esaltata e più si sminuisce la figura di Gesù.

3. Miracoli e prodigi

Un altro elemento che ha incoraggiato la devozione popolare sono i miracoli e i prodigi attribuiti alla vergine. Secondo il Catechismo della chiesa cattolica «i miracoli di Cristo e dei santi (cfr. Mc 16:20; Eb 2:4), le profezie, la diffusione e la santità della Chiesa, la sua fecondità e la sua stabilità “sono segni certissimi della divina Rivelazione, adatti a ogni intelligenza”, sono “motivi di credibilità” i quali mostrano che l’assenso della fede non è “affatto un cieco moto dello spirito” (Concilio Vaticano I: Denz-Schönm. 3008-3010)». (8)

I miracoli sarebbero «segni certissimi della divina Rivelazione adatti a ogni intelligenza», ma nel contesto odierno possono diventare il vero ostacolo alla fede autentica. Una fede che ha bisogno di «vedere» non è più fede, proprio perché essa è «certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono» (Eb 11:1).

È altresì possibile compiere azioni potenti e prodigi miracolosi senza coltivare un’amicizia profonda con il Signore Gesù. Il Maestro stesso ha messo in guardia la sua chiesa con queste parole: «Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demoni e fatto in nome tuo molte opere potenti?” Allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori”!» (Mt 7:22-23). «Non vi ho mai conosciuti, allontanatevi da me» è una dura sentenza! È mai possibile che si possano compiere opere potenti senza conoscere Gesù? E con l’ausilio di quale potenza possono essere compiute?

Se anche i falsi profeti accompagneranno i loro messaggi con prodigi miracolosi allora non ci sono dubbi: il miracolo non può e non deve essere il criterio per ratificare la veridicità del messaggio. «Perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti» (Mt 24:24).

Paolo nel suo discorso apocalittico preannuncia la venuta di un «empio» che sarà distrutto dal Signore Gesù, ma la cui azione sarà accompagnata da «opere potenti, segni e prodigi bugiardi». «E allora sarà manifestato l’empio, che il Signore Gesù distruggerà con il soffio della sua bocca, e annienterà con l’apparizione della sua venuta. La venuta di quell’empio avrà luogo, per l’azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi, con ogni tipo d’inganno e d’iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all’amore della verità per essere salvati» (2 Ts 2:8-10). Perché si parla di segni «bugiardi»? Su che cosa essi non dicono la verità? Molto probabilmente sulla fonte e l’origine del miracolo stesso. L’avvenuta guarigione, il prodigio stupefacente, il segno che va contro ogni legge fisica, vengono attribuiti a una persona mentre in realtà provengono da una fonte diversa. Sono veramente dei miracoli, ma sono miracoli bugiardi perché sono compiuti tramite un’altra potenza e non quella divina.

I miracoli accompagnano la predicazione di Gesù, (9) che egli considera l’evidenza del suo ministero divino, «le opere che il Padre mi ha date da compiere, quelle stesse opere che faccio, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato» (Gv 5:36). Gesù utilizza questo argomento, tra almeno altri quattro, come una testimonianza della sua vera natura in risposta all’accusa dei «giudei», scandalizzati dal fatto che egli «chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio» (Gv 5:18).

Nel capitolo quinto del vangelo di Giovanni, Gesù è come se si trovasse in un’aula di tribunale e chiama a testimoniare cinque testimoni:

  • Giovanni Battista (vv. 33-35)
  • I segni e i miracoli (v. 36)
  • Il Padre (vv. 32, 37-38)
  • le Scritture (v. 39)
  • Mosè (vv. 45-47).

I segni miracolosi da soli non bastano; non sono sufficienti a dimostrare la sua provenienza dal Padre. I prodigi e i miracoli sono inseriti in un contesto biblico più ampio, accanto ad altre testimonianze autorevoli. Con lo stesso ragionamento Paolo esorta i credenti della Galazia a essere prudenti nell’accogliere un altro apostolo, anche se fosse un angelo del cielo, che annuncia un vangelo diverso; quel tale deve essere considerato «anatema» (Gal 1:8). I prodigi, anche quelli più grandiosi, non costituiscono una prova. È il messaggio del Vangelo che permette di valutare i miracoli e non viceversa. È triste constatare che i messaggi dei centri di pellegrinaggio che glorificano in un modo improprio ed eccessivo Maria, non possono essere considerati in armonia con il contesto biblico. Come è possibile comprendere quei segni? Ci sono tre possibilità:

1. Si tratta di un fatto puramente naturale. Dietro molti miracoli ci sono fenomeni di suggestione, ipnotismo, psicosi , per non parlare d’isteria; molti miracolati si ritrovano impotenti dopo l’euforia passeggera della guarigione.

2. Ci possono essere sicuramente delle forze soprannaturali che intervengono nel mondo. Ma non tutte hanno la stessa origine: alcune provengono da Dio, altre provengono dall’avversario. Abbiamo difficoltà ad ammettere che Dio operi i miracoli a Lourdes o presso altri centri della pietà popolare. Come si può conciliare Maria e la presenza del Signore in questi luoghi dove la gloria principale è attribuita a Maria e non al Signore? Ammettendo anche che in certi casi particolari qualcuno abbia potuto, anche a Lourdes, ricevere dal Signore una guarigione o un miracolo, bisognerà ammettere che quella persona era in possesso di una fede sincera e, pur presentandosi all’indirizzo sbagliato, Dio è intervenuto lo stesso.

3. Esistono miracoli che sotto la copertura religiosa mascherano potenze demoniache. La Bibbia ci incoraggia a camminare per fede e non per visione (2 Cor 5:7). Il diavolo, invece, diffonde la religione del visibile e del tangibile: ama il fasto e la sensazione. La chiesa di Gesù Cristo non può appoggiarsi sui prodigi.

Il più grande dei miracoli
Il più grande dei miracoli è la Parola di Dio (il Verbo incarnato) in mezzo a noi che si è rivelata, per ispirazione dello Spirito Santo, nella Parola scritta (le Scritture). Tutti coloro che l’ascoltano e la mettono in pratica, uomini e donne, poveri o ricchi, colti o semplici potranno constatare e sperimentare nella loro vita gli effetti che questa Parola produce. Individui egocentrici, peccatori, malvagi e violenti, vengono rigenerati dalla grazia di Cristo in «nuove creature». Altri borghesi la cui coscienza non rimprovera loro nulla, che vivono nell’illusione di appartenere alla «grande maggioranza» che ha «mani pulite», coscienza a posto, «brava gente» che non fa male a nessuno, non ruba, non… non… eppure nell’incontro personale con il Salvatore quella corazza di perbenismo si frantuma ed emerge dalle tenebre di un cuore gelido, la vecchia storia fatta di solitudine, indifferenza, ribellione, amarezza. Sotto il potente maglio dello Spirito Santo (cfr. Gv 3:1-8; Rm 12:1,2) cadono le maschere che imprigionano e avvelenano la vita e solo la verità su noi stessi, sul mondo e su Dio potrà veramente renderci liberi.

La «nuova nascita» implica un confronto sincero e autentico per ascoltare la nostra storia raccontata da Gesù. La donna adultera colta sul fatto (Gv 8) ha rivisto la sua vita e nelle parole del Maestro: «Neppure io ti condanno. Va, e non peccare più» (v.7) ha ritrovato la forza e la dignità di ricominciare daccapo.

Il profeta Geremia vede nel peccato un condizionamento difficile da spezzare. Egli si chiese: «Può un cusita cambiare la sua pelle o un leopardo le sue macchie? Solo allora anche voi, abituati come siete a fare il male, potrete fare il bene» (Ger 13:23). Può una persona violenta, attaccabrighe cambiare il proprio carattere e diventare amorevole, pacifica e mansueta? Con le proprie forze è impossibile! Esattamente come è impossibile per un leopardo cambiare le sue macchie. Ma Cristo Gesù con il suo infinito amore, con il suo sorriso, con il suo volto rigato di lacrime, con la sua mano tesa, restituisce all’uomo moribondo e abbandonato sul ciglio della strada, la vita e la gioia di vivere. Questo è il miracolo per eccellenza!

Non si può fare a meno di pensare a tanti cari amici come Sandro, Giovanni, Gloria, devoti di Maria; Gloria si è perfino recata insieme con sua madre a Lourdes per respirare l’aura mistica del luogo e piangere davanti alla grotta dove le fanciulle francesi hanno visto la «donna santissima». Eppure Sandro, Giovanni e Gloria, insieme a milioni di altri credenti, hanno avuto il coraggio di mettere in discussione le loro certezze, hanno accolto la sfida di ricercare un confronto diretto con la Parola di Dio e hanno scoperto una verità che ha sconvolto la loro esistenza. Oggi continuano a confrontarsi ogni giorno con le parole di Gesù e considerano quella loro esperienza passata il retaggio della loro «ignoranza». Questi sono i miracoli più importanti!

Non ci stancheremo mai di tessere le lodi del nostro Signore Gesù. Egli è la fonte della gioia e della vita. La Parola di Dio è una sorgente ricca e abbondante; non occorre integrarla con delle aggiunte, non è necessario andare ad attingere altrove. La Parola di Dio è un pozzo profondo dove è possibile gettare il secchio mille volte e sempre si attinge acqua fresca. Non è necessario ricercare qualche visione, miracolo o prodigio per trovare refrigerio, perché la consolazione possiamo trovarla solo nella Scrittura. Geremia prosegue con il seguente avvertimento: «Il mio popolo infatti ha commesso due mali: ha abbandonato me, la sorgente d’acqua viva, e si è scavato delle cisterne, delle cisterne screpolate, che non tengono l’acqua» (Ger 2:13).

Possiamo rivolgerci al Padre senza che la nostra preghiera sia sostenuta dalla preghiera di Maria? Sì. Rivolgersi a Maria può significare spostare la nostra attenzione dal Creatore alla creatura. In alcune litanie ufficiali la vergine viene invocata come «madre della grazia divina…madre del Creatore…»!

Eppure la Bibbia ci esorta a ricercare in Gesù solamente tutti questi benefici: solo lui e nessuno altro dà la grazia (2 Cor 13:13), la giustizia (2 Cor 5:21), la saggezza (1 Cor 1:30); egli è fonte di gioia per noi (Fil 4:4), sigilla l’alleanza con Dio (Eb 9:15; 12:24), è la porta (Gv 10:7), la stella del mattino (Ap 22:16). Cristo solo guarisce, protegge, consola, soccorre, regna sugli angeli (1 Pt 3:22) e dà la pace (Gv 14:27). Tutto questo viene attribuito a Maria, senza alcuna autorizzazione biblica.

Gli israeliti idolatri offrivano dolci alla «Regina del cielo» (Ger 7:18) e bruciavano l’incenso in suo favore (Ger 44:17).

Anche se la teologia cattolica distingue tra l’adorazione riservata solo a Dio trinitario e la «venerazione» dovuta ai santi e a Maria vergine, nonostante queste dotte distinzioni dei teologi, la moltitudine delle anime candide non ne tiene conto. Folle di pellegrini si prostrano dinanzi a statue, accendono ceri in loro onore e portano fiori agli altari, non distinguendo tra adorazione e venerazione. Molti ceri sono accesi per Maria e pochi per Gesù; le distinzioni teologiche sono annullate dalla pratica dei fedeli.

Note:
(1) P. RICCA, G. TOURN, V. SUBILIA, Gli evangelici e Maria, Claudiana, Torino, 1987, p. 24
(2) E. LABANCHI, Marianesimo o cristianesimo?, Ed. «Ricchezze di grazia», Grosseto, 1987, p. 56
(3) GIOVANNI PAOLO II, Novo Millennio ineunte.
(4) E. SCHILLEBEECKX, Maria, madre della redenzione, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Mi), 1988, p. 135.
(5) C. BRUTSCH, La Vierge Marie, Delachaux & Niestlé, Neuchâtel, 1943, p. 57.
(6) E. SCHILLEBEECKX, op. cit., p. 143.
(7) Litanie lauretane.
(8) Catechismo della chiesa cattolica, testo integrale e commento teologico, Piemme, Casale Monferrato, 1993, § 156, p. 43.
(9) Cfr. Gv 5:36; Ch. BRUTSCH, op. cit., pp. 17-51.

Past. Giuseppe Marrazzo

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