Perché il sabato e non la domenica

immagine135Perché il sabato e non la domenica? La risposta a questa domanda deve necessariamente fondarsi esclusivamente sulla Parola di Dio. Non è una questione di un giorno rispetto ad un altro, ma di cogliere la volontà di Dio, perché non è l’uomo che deve stabilire il giorno in cui Dio desidera essere adorato, ma Dio.

La coscienza morale dell’uomo non é più, dopo il peccato, giudice infallibile di ciò che è o non è lecito fare. Il peccato dei nostri progenitori ha profondamente ferito l’uomo!

La Parola di Dio è molto esplicita a proposito della natura umana, in essa troviamo parole che mettono a nudo il nostro cuore e ci fanno capire che solo la Parola ispirata, in tutti gli aspetti della vita, deve essere la nostra regola di fede e di condotta.

«Il cuore è ingannevole più d’ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo?». (Geremia 17:9). «Ecco, io sono stato generato nell’iniquità, mia madre mi ha concepito nel peccato». (Salmo 51:6).

«Non c’è nessun giusto, neppure uno. Non c’è nessuno che capisca, non c’è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c’è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno» (Romani 3:10-11).

Solo, lo Spirito Santo, può aiutarci ad avere una giusta visione della vita, e il senso delle cose di Dio. Infatti, sta scritto che «quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio». (Giovanni 16:8-11).

È grazie allo Spirito Santo che Pietro fu in grado di rispondere alla domanda di Gesù: «Tu sei il Cristo il Figlio dell’Iddio vivente» (Matteo 16:16) e, malauguratamente, lo stesso apostolo, pochi minuti dopo, soggiogato dalle sue convinzioni religiose, pensando di essere nel pensiero di Dio, ricevette da Gesù un severo rimprovero: «Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini» (Matteo 16:23).

Il profeta Isaia, ci invita a metterci all’ascolto della voce di Dio per avere il senso delle cose di Dio, il giusto giudizio morale. «E quando andrete a destra o quando andrete a sinistra, le tue orecchie udranno dietro a te una voce che dirà: “Questa è la via; camminate per essa!” (Isaia 30:21)».

Se desideriamo conoscere la volontà di Dio e ascoltare la sua voce, dobbiamo esaminare le Scritture, come gli abitanti di Berea, i quali «ogni giorno esaminavano le Scritture per vedere se le cose stavano così» (Atti 17:11), ovvero, come l’apostolo Paolo insegnava.

Ogni insegnamento religioso o dottrina professata da una qualsiasi comunità, prima di essere accettata, deve essere vagliata alla luce della Parola di Dio, perché Essa è l’unica regola di fede e di condotta. L’apostolo Giovanni, ci invita a «non credere ad ogni spirito, ma provare gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo» (1 Giovanni 4:1).

Nella confessione di fede Battista all’art. 1, a proposito della Parola di Dio, si legge:

1.1 – La Sacra Scrittura è la regola unica e sufficiente, certa ed infallibile d’ogni conoscenza, fede ed obbedienza salvifiche. 1.9 – La regola infallibile per l’interpretazione della Scrittura è la Scrittura stessa. Perciò, quando si presenta un problema riguardo al significato vero e completo di un brano della Scrittura (la qual è un’unità e non una pluralità di scritti indipendenti l’uno dall’altro) tale brano deve essere esaminato alla luce di altri più chiari. 1.10 – La Scrittura trasmessaci dallo Spirito Santo costituisce l’unico e supremo arbitro per la soluzione di tutte le controversie in campo religioso e per l’esame dei decreti di tutti i concili, delle opinioni di scrittori antichi, delle dottrine umane e delle opinioni personali. Il verdetto della Scrittura deve essere sufficiente per noi, poiché la nostra fede è basata sulla suprema istanza della Scrittura trasmessaci dallo Spirito.

Nella Confessione di fede delle Chiese Riformate, Cattoliche ed Apostoliche del Piemonte, confermata per testimonianze espresse dalla Santa Scrittura. Articolo 2, leggiamo: «Che conviene ricevere, come riceviamo, questa Santa Scrittura per divina e canonica, ciò è per regola della nostra fede e vita; e ch’ella è pienamente contenuta nei libri del Vecchio e Nuovo Testamento».

«Le Scritture, Antico e Nuovo Testamento, sono la Parola di Dio redatta, trasmessa per ispirazione divina da santi uomini di Dio, che hanno parlato e scritto guidati dallo Spirito santo. Tramite questa Parola, Dio ha comunicato all’uomo la conoscenza necessaria per la salvezza. Le Scritture sono la rivelazione infallibile della Sua volontà. Esse rappresentano il modello per il carattere, il banco di prova per l’esperienza, l’autorevole rivelazione delle dottrine e l’attendibile racconto degli atti di Dio nella storia» (Professione di fede della Chiesa Avventista).

Se vogliamo camminare nella luce e vivere secondo l’insegnamento apostolico ed evitare di cadere nell’errore, dobbiamo studiare la Parola con cura, con amore e con la gioia di conoscere la verità, senza avere paura di migliorare la qualità della nostra vita.

Il sabato nell’Antico Testamento e suo significato

La «sola Scriptura» ci offre la possibilità di osservare la domenica al posto del Sabato? Qual è il valore del sabato nella Parola di Dio?

Per anni gli studiosi della Bibbia hanno discusso sul settimo giorno. Molti pensano che non vi sia una ragione valida per la scelta del sabato come giorno di completo riposo e che non vi sia nulla di significativo, rispetto agli altri giorni, che renda il sabato più importante del primo, del terzo o di qualsiasi altro giorno. Eppure il sabato è il giorno che Dio ha scelto e lo ha benedetto perché fosse il giorno di riposo per l’umanità.

Perché alcuni pensano che non sia importante osservare un determinato giorno della settimana nonostante la Bibbia affermi che Dio ha scelto il settimo?

Si osservano i comandamenti che proibiscono di rubare, uccidere e commettere adulterio perché la loro trasgressione porta a terribili conseguenze. Anche gli atei spesso osservano questi comandamenti. Noi però (gli Avventisti) osserviamo anche il settimo giorno perché Dio ha detto di osservarlo. Pertanto il risultato è che il comandamento del sabato diventa prova della nostra fedeltà a Dio più di qualsiasi comandamento

«Come al tempo di Israele, il comandamento del sabato rappresenta una prova di lealtà a Dio più di tutti gli altri comandamenti» (1).

La Bibbia menziona il settimo giorno della settimana per la prima volta nella storia della creazione. Avendo creato in sei giorni il mondo e i suoi abitanti, il Signore si riposò il settimo giorno, benedicendolo e santificandolo (Genesi 2:1-3).

Esodo 16 racconta il modo miracoloso in cui Dio nutrì gli Israeliti nel deserto. Ogni mattino il terreno era coperto da una sostanza misteriosa che essi potevano mangiare. Ma non c’era nessuna manna il giorno di sabato, e la manna conservata dal giorno precedente si manteneva fresca a differenza di quella degli altri giorni che, se conservata, inverminiva. La storia è significativa, in parte, perché riferisce di una osservanza del sabato anteriore alla proclamazione della legge dal Monte Sinai, mettendo in discussione così l’idea che il sabato non fosse osservato prima della promulgazione dei dieci comandamenti.

Successivamente, uno dei dieci comandamenti identifica il settimo giorno della settimana come “sabato” e richiede la sua osservanza (Esodo 20:8-11; Deuteronomio 5:12-15). Questo indica che l’osservanza del sabato è una delle principali responsabilità degli esseri umani. Sia la versione del decalogo dell’Esodo che quella del Deuteronomio ci comandano di astenerci dal lavoro in onore dell’attività di Dio, ma le due versioni mettono ciò in relazione a due diversi atti divini.

In Esodo 20, la ragione data per l’osservanza del sabato è l’attività creativa di Dio. Il nostro sabato commemora il suo riposo originale alla conclusione della creazione (Esodo 20:11). “Il sabato è un «memoriale», è il giorno commemorativo del maggior prodigio di tutti i tempi: la creazione, l’apparizione cioè delle cose dal nulla in favore dell’uomo, l’espressione vivente dell’amore traboccante di Dio. Così Filone, un filosofo contemporaneo di Cristo, diceva del sabato: «Questo giorno è la festa, non di una città o di una contrada, ma di tutta la terra. È l’unico giorno degno di essere chiamato giorno di festa per tutti i popoli e anniversario della nascita del mondo»” (2).

In Deuteronomio 5, la ragione data per l’osservanza del sabato è la libe¬razione di Israele dalla schiavitù egiziana (Deuteronomio 5:15). Ciò mostra come il sabato commemori sia la salvezza che la creazione. Come il popolo d’Israele, anche noi siamo stati liberati «dai nostri peccati con il … sangue» prezioso di Gesù Cristo (Apocalisse 1:5). Infatti, dice l’apostolo Paolo, «Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù» (Galati 5:1).

Oltre a questi importanti riferimenti al sabato, l’Antico Testamento ne contiene molti altri. Un certo numero di essi descrive il sabato come un memoriale della relazione speciale che esiste tra Dio e il suo popolo scelto. Secondo Esodo 31:12-17, ad esempio, il sabato è un segno di santificazione e bisogna osservarlo per sempre (Ezechiele 20:20). Secondo Isaia 58:13-14, Dio desidera che il sabato sia una delizia per il suo popolo. Dunque il “sabato è un «giorno di riposo e di contemplazione». Un’attività senza sosta, fatta per amore del denaro o dell’ambizione rischierebbe di minare la salute dell’uomo e di soffocarne le aspirazioni più elevate. Il sabato offre a ognuno la necessaria distensione oltre alla gioia di appartenere a Dio e alla soddisfazione di ammirarne l’opera” (3).

Infine “Il sabato è un «giorno di culto e di più intensa vita spirituale», un giorno in cui l’uomo è invitato a dimenticare le preoccupazioni e le ansie della vita quotidiana, e a ricercare una più intima comunione con il suo Dio, con i propri simili e con le cose create. Chi osserva il sabato pensando con amore al suo Creatore, vede brillare nella sua vita una luce reale: «Beato l’uomo che fa così, il figlio dell’uomo che si attiene a questo, che osserva il sabato astenendosi dal profanarlo» (Isaia 56:2)” (4).

Il Sabato e Gesù

Anche il Nuovo Testamento contiene molti riferimenti al sabato. Quale fosse il modo più corretto di osservare il sabato era uno dei punti controversi tra Gesù e i Farisei. In quello che è forse il più famoso passo del Nuovo Testamento sul sabato, Gesù difese i suoi discepoli dall’accusa di avere trasgredito il sabato per il fatto che avevano raccolto e mangiato alcune spighe di grano. In tale occasione Gesù difese il fatto che il sabato era stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato (Marco 2:27-28). La sua argomentazione voleva dimostrare che lo scopo del sabato era quello di essere una benedizione per l’uomo e non un peso.

Inoltre, Gesù dichiara che, nella sua qualità di Figliuol dell’uomo, egli è Signore e padrone del sabato, e per conseguenza qualificato meglio di chiunque a decidere che cosa ne costituisca una trasgressione. .

“Ai tempi di Cristo l’intera legge del decalogo era appesantita da un cumulo di tradizioni umane aggiunte dai farisei. Come si è già visto, il Signore liberò la legge da queste sovrastrutture, la esaltò, ne mise in rilievo il carattere spirituale e si attenne sempre a essa. Da quest’opera di ripristino della volontà divina trasse particolare giovamento il sabato. La casistica farisaica con formule, proibizioni e cavilli aveva trasformato l’istituzione sabbatica da comandamento divino a precetto umano. Ma Cristo ritornò all’essenza del comandamento affermando: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato» (Marco 2:27). Non potendo accettarlo come lo osservavano i suoi contemporanei né tanto meno abolirlo senza mettersi in contraddizione con se stesso, egli restituì il sabato alla sua primitiva funzione, quella di essere il giorno santo di gioia e di comunione profonda con il Signore, che i patriarchi e i profeti avevano conosciuto, e che tutti i figli di Dio sono chiamati a conoscere sino alla fine del mondo” (5).

Il vero scopo del sabato emerge anche dai numerosi miracoli di Gesù fatti in giorno di sabato. Secondo i Vangeli, Gesù attuò di sabato, nel corso del suo ministero, non meno di sette guarigioni. Questi racconti indicano che la relazione tra sabato e guarigione non è frutto di un semplice caso: Gesù cercava di dimostrare quale fosse il vero significato del sabato. Le sue azioni raffigurano un sabato di guarigione, di salvezza, un segno messianico e del tempo finale promesso da Dio, quando l’uomo, alla venuta del Signore, si sarebbe riconciliato con gli uomini, con la natura, ma soprattutto con Dio (Isaia 66:22-23).

Gesù quindi agisce di Sabato non a caso (Giovanni 5: 16), né per puro dispetto; la sua attività sabbatica risponde ad una intenzione ben precisa: reinserire l’uomo nella pienezza della vita – «il regno di Dio è in mezzo a voi» – che Dio desidera per ognuno di noi.

Il Sabato e gli Apostoli

Gesù «era solito andare» in giorno di sabato nella sinagoga (Luca 4:16) e desiderava che i suoi discepoli continuassero a osservare il sabato anche dopo la sua ascesa al cielo. Infatti, mentre parlava loro prevedendo la rovina di Gerusalemme, che doveva verificarsi quarant’anni dopo la sua morte, disse: «Pregate che la vostra fuga non avvenga d’inverno né di sabato» (Matteo 24:20). Con queste parole Cristo lascia intendere, per la futura chiesa cristiana, la normalità e la necessità dell’osservanza del giorno di Dio.

Almeno ventidue anni dopo la crocifissione di Gesù, Luca scrisse che le donne che avevano preparato il suo corpo per la sepoltura si riposarono il sabato “secondo il comandamento” (Luca 23: 56). Questa indicazione mostra che il sabato non aveva bisogno di essere spiegato ai lettori di Luca essendo loro già abituati ad osservarlo.

Se Gesù, dopo la risurrezione, avendo, in parte, vissuto per quaranta giorni con gli apostoli e i discepoli, avesse dato loro delle chiare indicazioni circa il cambiamento del giorno di riposo in ricordo della sua risurrezione, sicuramente Luca e gli apostoli ne avrebbero parlato e avrebbero osservato il primo giorno della settimana, piuttosto che il sabato, settimo giorno. Né Luca, che scrive il suo vangelo 40 anni dopo l’ascensione di Cristo, né gli apostoli, né l’apostolo Giovanni che visse fino al 90 circa d.C. hanno ricevuto da parte del Signore delle indicazioni a tal proposito, al contrario, questi evidenziano con l’esempio l’osservanza del sabato.

Durante i suoi viaggi missionari, l’Apostolo Paolo cominciava normalmente a predicare il Vangelo nelle città che visitava recandosi nella sinagoga, ovunque ve ne fosse una (Atti 13:14,44; 14:1; 17:1,2; 18:4,19). E’ del tutto naturale presumere che coloro che accettavano Gesù come Messia continuassero a riunirsi il settimo giorno della settimana.

Inoltre, sappiamo che i primi Cristiani si riunivano regolarmente per i loro servizi religiosi (cf. Ebrei 10:25), e sappiamo che molti di loro erano giudei ed erano tutti abituati ad osservare il sabato fin da quand’erano bambini. Infatti, il libro degli Atti, come anche vari documenti giudeo-cristiani, dimostrano chiaramente che sia la composizione etnica, sia gli orientamenti teologici della chiesa nascente erano profondamente giudaici. Tramite il libro degli Atti, Luca riporta varie volte la conversione in massa di Giudei (2:41; 4:4; 5:14; 6:1,7; 9:42; 12:24; 13:43; 14:1; 17:10s ; 21:20). Questi convertiti includevano Giudei «religiosi» (Atti 2:5,41), «una gran quantità di sacerdoti» (6:7) e molte «migliaia di Giudei» che erano stati e rimasero e «tutti sono zelanti per la legge» (21:20).

Se l’essere diventati cristiani li avesse portati ad osservare un altro giorno della settimana, ciò avrebbe rappresentato una deviazione drastica dalla loro tradizione. E ciò avrebbe causato non poche controversie, proprio come era accaduto per la circoncisione (Atti 15). Difficilmente un tale problema sarebbe stato ignorato negli scritti apostolici.

Conclusione

Riassumendo possiamo dire che la Bibbia sostiene l’importanza del sabato sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. Il sabato cominciò con la creazione ed è parte dei dieci comandamenti. Esso esprime la relazione speciale che Dio vuole avere con il suo popolo e il suo significato si applica a tutti gli uomini. Gesù ha onorato il sabato e ne ha illuminato il vero significato. Non v’è alcuna indicazione nel Nuovo Testamento che i primi Cristiani trascurassero il sabato o che ne trasferissero il significato ad un altro giorno della settimana.

“La professione di fede degli apostoli, implica la loro perfetta adesione alla sua osservanza. In effetti, come avrebbero potuto pretendere di «credere tutte le cose che sono scritte nella legge e nei profeti» (Atti 24:14) se avessero respinto un comandamento? «Perché questo è l’amore di Dio: che osserviamo i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi» (1 Giovanni 5:3)” (6).

Paul Wells, scrisse:
“Il significato del Sabato di Dio non è abolito dal peccato dell’uomo; ma esso è intensificato da questa ribellione. Ora più che mai, il Sabato diventa segno della grazia di Dio verso un mondo che dipende da Lui, ma che rifiuta di riconoscerlo. Questo aspetto del riposo di Dio stabilisce una continuità tra la creazione e la redenzione. Il riposo di Dio non è distrutto dalle azioni degli uomini; esso sussiste, e resiste alla loro indifferenza e alla loro irrazionalità. La santificazione del Sabato è il monumento commemorativo nel presente della creazione futura, dei nuovi cieli e della nuova terra” (7).

Il Sabato come giorno speciale di riunione e di devozione dei cristiani affonda le sue origini nella Parola di Dio: nell’insegnamento dei profeti, di Gesù Cristo e degli apostoli. Come riconosceva il cardinale Gibons: «Potete leggere la Bibbia dalla Genesi all’Apocalisse e non troverete una sola parola che autorizzi la santificazione della Domenica. Le Sacre Scritture sanciscono l’osservanza religiosa del Sabato».

D.A. Carson, un studioso cristiano che non condivide la posizione avventista, afferma: «Nell’insegnamento di Gesù non si trova nessun accenno al fatto che la domenica dovrà assumere la santità del sabato oppure sostituirlo».

Il teologo protestante Jean Cadier sostiene che «I riformati, come gli altri, sono più sottomessi alla tradizione di quanto vogliano riconoscere. Sulla questione della domenica, della lavanda dei piedi…, del battesimo dei bambini… l’apporto della tradizione è stato nettissimo. Allorché una confessione cristiana, come gli Avventisti, nel nome della Scrittura, inizia su questi difficili soggetti una controversia con i riformati, essa è in anticipo vittoriosa, e i testi con i quali la nostra chiesa difende la sua posizione, al di fuori del ruolo della tradizione, e senza invocare lo spirito della rivelazione, sono rari e non apportano l’adesione. Noi preferiamo dirlo molto chiaramente e affermare che c’è una tradizione protestante».

Note:
(1) (R. Dederen, Reflections on a theology of the sabbath, citato in The sabbath in Scripture and history, ed. Kenneth Strand Washington D.C., Review and Herald, p. 302).
(2) Giuseppe Marrazzo, Ascolta la Parola -p. 130,ed. AdV – Impruneta (Fi)
(3) Ibidem, p. 131
(4) Ibidem, p. 131
(5) Ibidem, p. 133
(6) Ibidem, p. 135
(7) Paul Wells, Le sabbat signe escatologiche Revue Réformé, p. 140, 1976

Past. Francesco Zenzale

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