Alcol e giovani

vinoooooDi Giuseppe Marrazzo

Daniele, 37 anni, romano da quattro anni non «beve» più, ma dall’età di 19 anni ha fatto uso di bevande alcoliche senza mai ubriacarsi. «Il whisky, le birre» afferma «mi sembravano una … medicina. Ero felice perché mi toglievano la timidezza». Con l’alcol oggi ha chiuso ma nel frattempo ha perso il lavoro, la moglie che aveva sposata a ventitre anni e di cui era innamoratissimo. «Frequento gli alcolisti anonimi, sono un convalescente. Ma sono vivo» (M. Garbesi «L’alcol ti frega adagio», Repubblica 17/06/00 p. 11).

In tutta Europa l’alcol è causa di un decesso su quattro fra i giovani inclusi nella fascia 15-29 anni, in alcuni paesi dell’est europeo anche uno su tre. Nel 1995 e poi nel 1999, l’Oms ha condotto un’inchiesta fra i giovani dei trenta paesi europei. I dati del 1999 rivelano una inquietante evoluzione del «consumo pericoloso» di alcol tra i giovani; più della metà dei sedicenni ha sperimentato la sbornia. I dati preoccupanti hanno indotto il governo della Svezia e il gruppo di lavoro dell’Oms a organizzare una conferenza europea a Stoccolma il 19-21 febbraio 2001 sul tema «Giovani e alcol». Entro l’anno 2006 si vuole raggiungere l’obiettivo di una drastica riduzione del consumo di bevande alcoliche fra i giovani e dei danni causati dall’alcol: come incidenti stradali (il 40% causati da guida in stato di ebbrezza), aggressioni violente (metà degli omicidi, risse e violenze sessuali), suicidi (l’alcol ne è responsabile per un terzo), mentre la violenza fra le mura domestiche sale a una percentuale vertiginosa, l’ottanta per cento è causata dall’uso di bevande alcoliche.

Nonostante la pubblicità continui ad associare il consumo delle bevande alcoliche con l’immagine di uomini e donne felici e di successo, con l’appartenenza a un elite di privilegiati e soprattutto un pratico disinibente per facilitare la conquista e la seduzione, l’alcolismo porta dietro di sé una lunga scia di demenze premature, violenze e morti che allo stato italiano costano 20 miliardi l’anno. L’alcol uccide più della droga è la conclusione cui è giunto l’Eurispes in un’indagine pubblicata nel 2000. Un milione e mezzo di alcolisti ne abusano ogni giorno, tre milioni e mezzo ne consumano troppe volte in un mese. Cinque milioni di italiani sono prigionieri della bottiglia, fra questi si trovano soprattutto i giovani che per scappare alla pressione o alla noia della vita quotidiana, sono vittime spesso di «polidipendenze», alcol e pasticche, alcol ed eroina o cocaina.

In Italia nel 1999 sono stati consumati 47 milioni di litri di alcolici che, tolti i bambini e gli astemi, significano circa 87 litri di vino a testa (in media i litri sono 58, subito dopo i francesi con 59 litri pro capite). Il consumo di birre è in costante aumento, 23,8 litri annui pro capite, soprattutto fra i giovani.

Negli Stati Uniti i giovani, sballottati tra il permissivismo liberale e il puritanesimo bacchettone, si attaccano al «six pack», la confezione di sei lattine, la dose normale per la sera. Il consumo è rigorosamente «unisex». Non c’è avvenimento sportivo che non sia avvolto dalla spuma della birra che associa l’emozione del gioco al bicchiere.

«L’alcol» ha dichiarato Antonia Novello, generale medico delle forze armate statunitensi, «dico l’alcol e non la cocaina, non il crak, non l’eroina, non le armi, i coltelli, le malattie, è la prima causa di morte per la gioventù americana fra i 15 e i 24 anni… eppure viene ancora glorificato ed esaltato dalle pubblicità più belle e attraenti».

La strategia difensiva messa a punto dai 51 membri aderenti al progetto della Regione europea che copre una popolazione di 870 milioni di abitanti e che si estende dalla Groenlandia al Mediterraneo fino alle coste del Pacifico, prevede quattro punti fondamentali.

1. Protezione

Secondo l’Oms, occorre rafforzare le misure per proteggere i giovani dalla promozione e la sponsorizzazione delle bevande alcoliche. Bisognerebbe tutelare le fasce più deboli della società per impedire che diventino il facile target per produttori e commercianti preoccupati solo di aumentare gli introiti. L’offerta del prodotto dovrebbe passare attraverso una regolamentazione d’accesso, un’età minima per il consumo e la commercializzazione. Il prezzo stesso delle bevande alcoliche ha un’incidenza sul consumo dei minori. Una particolare protezione e un adeguato sostegno dovrebbe essere fornito agli adolescenti i cui genitori o altri membri della famiglia siano alcoldipendenti o abbiano problemi con l’alcol.

2. Educazione

È necessaria una maggiore sensibilizzazione circa gli effetti dell’alcol. Occorre elaborare dei programmi di promozione della salute con una particolare enfasi sul problema dell’alcol, nelle classi delle scuole medie inferiori e superiori, nei posti di lavoro, presso le organizzazioni e le associazioni giovanili. Questi programmi dovrebbero coinvolgere anche i genitori, gli insegnanti così come i responsabili dei giovani che hanno il compito di formare e orientare le giovani generazioni nelle scelte e nelle attitudini utili nella vita, per aiutarli a fronteggiare meglio le pressioni sociali e a gestire nel modo migliore i rischi. Ma ogni educazione non sarà mai a senso unico, infatti per essere efficace bisogna coinvolgere i giovani stessi nell’elaborazione delle politiche per la salute, sviluppando in questo modo il loro senso di responsabilità.

3. Contesto di vita

Occorre inoltre costruire nuovi contesti di vita che favoriscano le alternative al consumo di alcol. In questo progetto ha un ruolo determinante la promozione della famiglia per radicare nelle abitudini di vita un nuovo stile di vita, per sviluppare delle misure che naturalmente tenderanno a non più ricorrere alle bevande alcoliche per superare una crisi affettiva, un conflitto sul lavoro, la crisi adolescenziale, le crisi di svincolo ecc.

4. Riduzione degli effetti nefasti

L’Oms infine si prefigge di poter, nei prossimi anni, migliorare la comprensione delle conseguenze nocive del consumo dell’alcol per l’individuo, la famiglia e la società. Nei bar e nei ristoranti il personale che serve le bevande alcoliche dovrebbe essere formato ed essere in grado di applicare una regola di buon senso: non vendere alcolici ai minori né servirne a chi è già in stato di ebbrezza. La società dovrebbe fornire i servizi sanitari e sociali appropriati ai giovani che hanno problemi con il consumo di bevande alcoliche.

Un impegno che coinvolge tutte le forze sociali e politiche per mettere in atto delle strategie di realizzazione finalizzate al conseguimento degli obiettivi.

Per approfondire:
– Carta europea sul consumo di alcol www.who.dk/AboutWHO/Policy/20010927_7;
– Conferenza regione europea dell’Oms «Giovani e alcol», Stoccolma 19-21 febbraio 2001, www.who.int/inf-pr-2001/01.html;
– circa la tossicologia da alcol www.dica33.it/argomenti/tossicologia/alcol/alcol1.asp

Obiettivi da raggiungere entro il 2006

  1. Ridurre considerevolmente il numero dei giovani che iniziano a consumare bevande alcoliche.
  2. Ritardare l’età nella quale i giovani iniziano a fare uso di bevande alcoliche.
  3. Ridurre considerevolmente le occasioni e la frequenza del consumo eccessivo di alcol presso i giovani, in particolare gli adolescenti e i giovani adulti.
  4. Proporre o sviluppare delle alternative pertinenti al consumo di alcol e droga e migliorare la formazione teorica e pratica delle persone che operano in favore dei giovani.
  5. Rendere i giovani più partecipi all’elaborazione delle politiche per la salute per i giovani, in particolare per quanto riguarda l’alcol.
  6. Rafforzare l’educazione dei giovani sull’alcol.
  7. Limitare al minimo gli incentivi a bere e specialmente le promozioni, la distribuzione gratuita, la pubblicità e il patronato delle grandi manifestazioni.
  8. Appoggiare le misure di lotta contro la vendita illegale di bevande alcoliche.
  9. Garantire e/o migliorare l’accesso ai servizi della salute e della consultazione, in particolare per i giovani che hanno problemi con l’alcol o per i genitori o altri membri della famiglia alcoldipendenti.
  10. Ridurre considerevolmente i danni causati dal consumo di alcol in particolare gli incidenti, le aggressioni e gli atti di violenza, soprattutto per quanto riguarda il coinvolgimento di giovani.

Alcol e nutrizione

Fino alla fine degli anni Novanta sembrava che il detto «il vino fa buon sangue» fosse confermato dalle ricerche epidemiologiche condotte in Europa da una ventina d’anni. Non esiste un consenso scientifico circa la riduzione del rischio di insorgenza dell’ischemia cardiaca e consumo moderato di vino. Proprio di recente l’autorevole rivista Circulation ha affermato che non è scientificamente provato che bere un bicchiere di vino rosso ai pasti possa prevenire le malattie cardiache. La sostanza che combatte i radicali liberi e svolge un’azione antiossidante è il resveratrolo che appartiene a un ampio gruppo di composti chimici contenuti nel vino e nelle bevande alcoliche che derivano propriamente dall’uva, ma questa sostanza appartiene alla grande famiglia dei flavonoidi (noti anche come polifenoli) che riducono l’adesività delle piastrine, rendono più fluido il sangue ed evitano, così, la formazione di trombi, ma queste stesse sostanze si possono trovare anche nella frutta e nella verdura. Perché allora non privilegiare un’alimentazione più ricca di frutta e verdura?

Ringraziamo Vita & Salute per l’offerta di alcuni articoli tratti dal suo archivio.

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