Anziani e farmaci

Amore-odio

3267PREVENZIONE: Una nuova ricerca sul rischio delle facili assunzioni di medicine

Le cure continue nella terza età possono diventare un’insidia per la salute. Perché si ricorre al fai-da-te. Oppure perché manca un’adeguata assistenza. E anche il desiderio di risolvere tutto con una pillola non aiuta a conquistare un vero benessere

Di Paola Emilia Cicerone

Di farmaci si può anche morire. O almeno, rischiare grosso. E sono soprattutto gli anziani a correre il rischio di pagare un prezzo salato per aver assunto medicine destinate, almeno in teoria, a farli stare meglio. Perché sono soprattutto loro a consumare farmaci destinati a curare le patologie croniche che oggi sembrano accompagnare inevitabilmente la terza età. Perché spesso fanno di testa loro, integrando le prescrizioni del medico o seguendo senza pensarci troppo su i consigli di familiari e amici. E anche perché il loro organismo è più fragile, e alcuni organi come fegato e reni possono funzionare meno bene, rallentando il processo di eliminazione dei farmaci e facendo pesare una compressa di troppo.
L’allarme viene dallo studio Sofia, presentato all’ultimo congresso nazionale della Società italiana di gerontologia e geriatria Sigg. «Ogni anno oltre 150 mila anziani vengono ricoverati in ospedale a causa di effetti collaterali da farmaci», avvertono i responsabili dello studio coordinato da Alberto Pilotto dell’ospedale di San Giovanni Rotondo. «Un dato allarmante, soprattutto perché spesso i ricoveri hanno esito fatale».
Può succedere che un anziano sbagli dosi, perché non vede bene o perché non ha capito le istruzioni fornite dal medico, o che ricorra all’automedicazione, magari perché non può muoversi di casa per andare all’ambulatorio. «Con l’avanzare degli anni, aumenta l’uso di farmaci e anche l’incidenza delle reazioni avverse», osserva il geriatra Marco Trabucchi, presidente della Sigg. «Bisogna poi considerare che gli anziani hanno spesso, nei confronti dei farmaci, un atteggiamento ambivalente, li amano e li odiano al tempo stesso». Vogliono uscire dallo studio del medico con una ricetta in mano, anche se non sono convinti che questo basti a risolvere i loro problemi. «Oggi la gente pensa di prendere una pillola e poi fare quello che vuole. Dimenticando che la salute è una scelta che dipende soprattutto da noi», spiega Luciana Baroni, medico e presidente della Società scientifica di nutrizione vegetariana, autrice con il medico americano Hans Diehl del recente saggio Decidi di star bene! La salute è una scelta, non un destino (Edizioni Sonda, pp. 260, Euro 24,50).

Gravi effetti collaterali

Il problema è serio, e lo studio Sofia non è il solo ad affrontarlo: una ricerca su oltre 18 mila pazienti italiani, pubblicato sulla rivista Pharmacoepidemiology and drug safety, mostra che il 3,3 per cento di loro è stato ricoverato per un effetto avverso da farmaci, che si è rivelato grave in oltre un terzo dei casi. «E, cosa ancora più importante, sono stati proprio i pazienti anziani a subire le conseguenze più serie», spiega uno degli autori dello studio, il farmacologo Achille Caputi dell’Università di Messina.
Tra i farmaci che creano maggiori problemi ci sono gli antinfiammatori non steroidei – i cosiddetti Fans – responsabili soprattutto di disturbi gastrointestinali, ma anche gli antibiotici che possono causare aritmie o interazioni con altri farmaci, e anche disturbi apparentemente scollegati dall’assunzione di un farmaco, come la rottura non traumatica del tendine di Achille che è un noto effetto collaterale di una classe di antibiotici.
«Il problema esiste in tutti i paesi, anche se con connotati diversi», spiega Caputi. «In Inghilterra per esempio i rischi maggiori vengono dai farmaci contro le patologie cardiovascolari». E in alcuni paesi si cerca di arginare il problema evitando di fornire ai pazienti dosi di medicine superiori a quelle necessarie per coprire la prescrizione, che permettono di aumentare le dosi, proseguire la cura oltre i tempi previsti, o magari di riprendere quello stesso farmaco qualche mese dopo, senza consultare il medico, perché se ne era tratto giovamento in passato. «È vero che oggi si tende a usare un po’ troppo gli antibiotici, assumendoli con una certa leggerezza anche quando non c’è una reale necessità», ammette Caputi, «per non parlare degli antinfiammatori, che si prescrivono – e spesso si autoprescrivono – per ogni minimo disturbo».
Di recente il Vioxx, un antinfiammatorio di ultima generazione, apprezzato proprio per i minori effetti sulla mucosa gastrica rispetto ai Fans tradizionali, è stato ritirato dal commercio a causa dei rischi per l’apparato cardiocircolatorio: un ennesimo campanello di allarme per quanti credono che esistano farmaci «sicuri». Il problema, spiega il farmacologo, «è educare i pazienti, spiegare che i farmaci servono, e in qualche caso sono davvero indispensabili, ma devono essere assunti correttamente, tenendo conto del rapporto rischi-benefici e dei propri limiti». È sbagliato, insomma, ingurgitare compresse per «ripartire subito», quando la cura migliore, soprattutto per una persona anziana, sarebbe qualche giorno di riposo. E anche prendere una compressa non appena ci si sente «strani», senza chiedersi neanche se quello sia il rimedio più adatto.

Cautela anche sulle alternative

Purtroppo, quelli che si pongono il problema e sono alla ricerca di un’alternativa sono ancora una minoranza. «E anche le alternative presentano qualche rischio: autoprescriversi indiscriminatamente principi attivi vegetali perché «fanno meno male» dei farmaci è un errore che può portare conseguenze serie», spiega Fabio Firenzuoli, presidente dell’Associazione nazionale medici fitoterapeuti (Anmf). Il rischio, particolarmente per gli anziani, è soprattutto quello di assumere sostanze apparentemente del tutto innocue, che però possono interagire pericolosamente con alcuni dei farmaci più usati, come i cardiotonici a base di digitale, le statine o gli antipertensivi. «È il caso della liquirizia, o di tonici molto diffusi come il ginseng e il gingko biloba», spiega Firenzuoli. «Ovviamente non è una caramella una volta ogni tanto a porre problemi, ma se s’intende assumere regolarmente queste erbe è importante avvertire il medico».
In altri casi invece il problema deriva proprio dalla terapia: è il caso dei lassativi naturali, di cui si tende ad abusare, impedendo all’intestino di riacquisire un funzionamento regolare che può essere garantito solo da una corretta alimentazione. E di chi pensa di risolvere problemi come l’ipercolesterolemia a colpi di tisane, senza proseguire con i necessari controlli che devono comunque accompagnare anche una terapia naturale. «In caso invece di disturbi lievi, si può davvero ricorrere alla natura per evitare di assumere troppe medicine», aggiunge Firenzuoli. Qualche esempio? «L’estratto di salice, una vera e propria aspirina naturale, di solito ben tollerata, che può risolvere doloretti osteoarticolari ricorrenti. Oppure la valeriana, che in dosaggio corretto – 300-400 milligrammi di estratto secco – può risolvere un’insonnia occasionale evitando il ricorso alle benzodiazepine».

La terapia è lo stile di vita

Ma il primo strumento a cui bisogna ricorrere per evitare di star male curandosi è lo stile di vita: «Oggi gran parte delle malattie del benessere dipende per il 70 per cento dal nostro stile di vita», sottolinea Luciana Baroni, «e sono proprio le malattie di cui soffrono gli anziani, perché con il passare degli anni si “paga il conto” delle cattive abitudini di tutta una vita con patologie come aterosclerosi, ipertensione, ipercolesterolemia e diabete».
La formula della buona salute si racchiude in due punti: alimentazione adeguata e attività fisica. «Quando si parla di prevenzione, la gente pensa alla prevenzione secondaria, agli esami clinici che consentono diagnosi precoci, dimenticando la prevenzione primaria che affronta il problema prima che insorga una patologia», prosegue Baroni. «Oggi sappiamo che una dieta povera di grassi e di proteine animali e ricca di verdure e cibi integrali ha un effetto protettivo sulle arterie, e può servire anche a far regredire delle placche aterosclerotiche già instaurate». Il problema è correggere una dieta che troppo spesso, per gli anziani, è fatta di brodini, pane bianco, dolciumi e cibi pronti ricchi di grassi e sale: «sono abitudini difficili da combattere. Tanto che può succedere che un anziano si rimpinzi di cibi calorici e privi delle necessarie sostanze nutrienti, finendo per ritrovarsi al tempo stesso obeso e malnutrito», spiega Baroni. Per proteggersi, è importante smettere di considerare frutta e verdura «un di più», e farne il cuore del pasto, magari tritandole o grattugiandole – se si hanno problemi di masticazione – per conservare le fibre preziose per la regolarità dell’intestino: «la prevenzione parte dal negozio dell’ortolano», ricorda Baroni. E l’attività fisica? Serve a controllare il peso e a prevenire i disturbi articolari e l’osteoporosi. «E anche in questo caso è importante prendere buone abitudini fin da giovani, prima che i primi acciacchi facciano passare la voglia di muoversi», spiega Baroni.
La ricetta della buona salute, insomma esiste. Ma funziona solo se cominciamo a seguirla fin da giovani.

Le regole d’oro

3105_gen_296Dieci consigli per non farsi male

Ecco le raccomandazioni della Società italiana di gerontologia e geriatria per un corretto uso dei farmaci.

In generale…

  1. Non assumere farmaci senza prescrizione medica.
  2. Utilizzare la dose minima efficace.
  3. Seguire attentamente dosaggi, modalità di assunzione, orari e durata della terapia.
  4. Tenere i farmaci in ordine, nelle loro confezioni e conservando i foglietti con le avvertenze.

Quando si inizia una nuova terapia…

  1. Chiedere sempre quali siano gli effetti indesiderati più comuni.
  2. Informare il medico degli altri farmaci – o integratori, o prodotti erboristici – che si stanno assumendo e accertarsi che non ci siano pericolose interazioni.
  3. Accertarsi di aver capito bene le istruzioni relative a dosaggio, modalità di assunzione e durata della terapia.
  4. Segnalare immediatamente l’eventuale comparsa di reazioni impreviste.

In caso di terapia cronica…

  1. Verificare periodicamente con il medico la necessità e l’efficacia della terapia.
  2. Chiedere se siano necessari esami di controllo specifici per la terapia in atto.

Come si è svolto lo studio

Sofia conosce come si curano

Studiare gli anziani su tutto il territorio nazionale per capire quali sono i rischi legati al consumo di farmaci: questo l’obiettivo di Sofia, un nome gentile che in realtà è un acronimo per Studio osservazionale sul consumo di farmaci impiegati nei pazienti anziani. La ricerca, realizzata da un’équipe di geriatri coordinati da Alberto Pilotto in collaborazione con la Fondazione per la ricerca sull’invecchiamento, è stata realizzata in 24 unità operative di geriatria su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo 5.500 pazienti tra i 65 e i 100 anni, in stragrande maggioranza – il 91,6 per cento del campione – consumatori di due o più specialità farmaceutiche. Tra i farmaci più utilizzati, quelli per trattare le malattie cardiovascolari – Ace inibitori, calcio antagonisti e diuretici – e l’aspirina a basso dosaggio, seguiti da farmaci gastrointestinali, ansiolitici o antidepressivi e farmaci muscolo-scheletrici, soprattutto antinfiammatori. «I maggiori utilizzatori di farmaci sono le donne e i soggetti più anziani, e dal punto di vista geografico quanti vivono nel nord Italia», spiegano i ricercatori. Che hanno analizzato soprattutto la presenza di sintomi gastrointestinali nei consumatori di farmaci: cattiva digestione e stipsi sembrano infatti essere compagne costanti degli anziani in terapia, che soffrono di uno o entrambe questi disturbi nel 25 per cento circa dei casi. E che i disturbi siano legati al consumo di farmaci è dimostrato dal fatto che questi sono più frequenti quanto maggiore è il numero di specialità assunte: a soffrire di cattiva digestione infatti è solo il 18 per cento di quanti non assumono farmaci, ma oltre il 30 per cento di quanti ne assumono almeno 4 , e oltre il 40 per cento di chi supera i 7. E questa è solo una parte del quadro: tra gli effetti indesiderati più seri ci sono infatti anche emorragie e/o perforazioni gastrointestinali, insufficienza renale acuta ed emorragie cerebrali. E che il problema derivi da un’assistenza insufficiente o inadeguata si vede dal fatto che a utilizzare i farmaci in modo più razionale sono soprattutto gli anziani seguiti in ambulatorio, rispetto a quelli che vivono in casa, o anche nelle case di riposo, dove è normale consumare in media 6-7 farmaci a testa.

Ringraziamo Vita & Salute per l’offerta di alcuni articoli tratti dal suo archivio.

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