Artrosi, artriti, reumatismi & co

In aumento le patologie oseteoarticolari.

reumatismiNuove scoperte sulle infiammazioni. Come intervenire: rimedi tradizionali e olistici

Servizi a cura di Massimo Ilari

I «dolori delle ossa»

Secondo la Società italiana di ortopedia e traumatologia, i nostri anziani rischiano sempre più di rimanere bloccati da malattie come l’artrosi

Sotto diverse forme i reumatismi, le artriti e le artrosi sono oggi i disturbi più diffusi nei paesi cosiddetti industrializzati. La conferma arriva dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che li caratterizza come un gruppo di patologie dal forte impatto sociale per l’elevata incidenza, costi economici e riduzione della qualità della vita. Non a caso sempre l’Oms ha dedicato la decade che va dal 2000 al 2010 («Bone and joint decade») alla prevenzione e al trattamento delle malattie muscolo- scheletriche. Si tratta di patologie degenerative, come osteoartrosi e osteoporosi, e infiammatorie croniche quali le connettiviti e le poliartriti. I soggetti portatori di Malattie Reumatiche Infiammatorie Croniche e Autoimmuni (Ma.R.I.C.A) presentano problematiche in comune che derivano dalla convivenza cronica con la disabilità, la necessità di cure e controlli costanti. Sono classificate in questo gruppo di patologie l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica, le spondiliti, illupus eritematoso sistemico, la sclerodermia, la sindrome di Sjogren, la patologia autoimmune in gravidanza, le vasculiti e altre malattie rare. Per spiegare più in dettaglio la differenza fra degenerativo e infiammatorio, basti ricordare che l’artrosi è considerata una malattia degenerativa, che comporta quindi un costante processo di degenerazione.

In questo caso, il processo interessa la cartilagine, la superficie di rivestimento delle ossa dove c’è un’articolazione, e di riflesso, l’intera struttura articolare; quando il problema non è l’articolazione si parla di infiammazione delle parti anatomiche circostanti, ossia legamenti e tendini. L’infiammazione si può estendere, nelle complicazioni reumatiche più terribili, anche a carico del tessuto connettivo, in particolare quello del cuore, delle articolazioni e della cute.

Un termine abusato

Vi sarà certamente capitato molte volte di sentir dire da un amico o da un conoscente: «È solo un po’ di reumatismo!», quando avvertivano qualche dolore articolare. In realtà la parola reumatismo che deriva dal greco «reuma» (corrente, flusso) si usa come il prezzemolo per descrivere qualsiasi dolore di cui non si conosce con esattezza 1’origine.
Altro discorso per il termine «artrite» che sembra avere una connotazione ben precisa. E in realtà le cose stanno proprio così. Il termine reumatismo lo impiegano i profani per connotare tutta una serie indifferenziata di dolori del sistema muscolo-scheletrico (muscoli, tendini, giunture, ossa). Per artrite si fa riferimento, invece, a casi in cui ad essere interessate sono le articolazioni che presentano disturbi sia di,origine infiammatoria, è il caso dell’ artrite reumatoide, sia degenerativi, come nell’ osteoartrite accompagnate da gonfiore, calore e naturalmente dolore a un’ articolazione. Infine, il termine di origine medico per le malattie, nella loro globalità, che riguardano il sistema scheletrico è «disturbo reumatico».

L’artrosi sebbene sia molto più diffusa è, in genere, meno dolorosa e compare quasi sempre dopo i 40 anni. Interessa soprattutto le articolazioni su cui vanno a caricare i maggiori pesi del corpo come ginocchia, anche e spina dorsale. Ma le cose stanno cambiando. Sul finire del 2004 la Società italiana di ortopedia e traumatologia ha lanciato l’allarme affermando che l’artrosi bloccherà a casa l’Italia degli anziani e raccomanda, non appena spunta il primo capello bianco, di fare moto, evitare di andare in sovrappeso e di stare alla larga da sforzi eccessivi. La cosa vale anche per tutti i disturbi reumatici.

Logorio di tessuti e cartilagine

Per l’artrite, le forme più diffuse sono 1’artrite reumatoide, l’ osteoartrite, la gotta, la spondilite anchilosante, illupus eritematoso sistemico, l’artrite giovanile, l’artrite psoriasica e 1’artrite reattiva. Ed è doveroso ricordare di nuovo che ci sono due forme di artrite: infiammatoria e degenerativa. In quella infiammatoria i tessuti che sono intorno alla giuntura si infiammano e si gonfiano e di frequente danneggiano la stessa struttura; in quella degenerativa la cartilagine che protegge la parte terminale delle ossa e la superficie di queste ultime si logora per uno stress eccessivo o per l’abituale usura da far risalire all’età.

L’artrite reumatoide (infiammatoria) e l’osteoartrite (degenerativa) risultano come le forme più diffuse di artrite. Il riflesso biologico dei disturbi reumatici è l’innalzamento della velocità di sedimentazione globulare (Ves), del titolo antistreptolisinico (Tas) e della proteina C reattiva. Questi parametri possono essere misurati attraverso un normale prelievo ematico. A questo punto continuiamo il nostro viaggio all’interno di artrite e reumatismi. Ci guiderà un prezioso volumetto di Pat Young, consigliato dalla British and American Holistic MedicaI Associations (Zelig editore, pp. 144, € 8,26).

Artrite reumatoide.
Può interessare ogni età della vita, si va da nove mesi a 80 anni. Nelle donne è più presente nei primi mesi di gravidanza, tra i 20 e i 30 anni o a 50 anni quando fa capolino la menopausa. I primi sintomi? Dolore e gonfiore delle articolazioni (in genere dita e polso ma qualche volta anche piedi, gomiti, ginocchia e addirittura le mascelle).
Le giunture sono rigide la mattina appena ci si alza e tornano normali (si sciolgono durante la giornata) appena si fa moto e il ciclo si chiude la notte perché tornano a irrigidirsi. Chi è affetto da questa patologia si sente sfibrato e febbricitante. Per fortuna solo il10 per cento dei casi sono molto seri (forma acuta); il 60 per cento è moderato e il30 per cento è lieve.

Osteoartrite.
Il termine esatto per connotarla dovrebbe essere «osteoartrosi» visto che è interessata da un processo degenerativo e a lungo termine. È molto diffusa e interessa le persone anziane: le articolazioni, con il passare degli anni, risentono dell’usura e degenerano.
Nelle fasi iniziali si avverte un dolore persistente a carico delle giunture: anche, ginocchia, caviglie, piedi. Colpisce una giuntura per volta e non dà spossatezza e febbre.
Il dolore è più intenso a fine giornata e dopo uno sforzo fisico. Dolore e rigidità non sono molto forti e come analgesico la medicina tradizionale ricorre al paracetamolo. Un segreto per stare meglio è praticare esercizi ad hoc per mantenere in buona salute muscoli e tendini. L’esercizio più indicato è quello che assicura il nuoto. Una forma seria di osteortrite è quando ad essere interessata è la cartilagine che protegge la parte terminale delle ossa: se è completamente usurata, le ossa si sfregano una contro l’altra.

Gotta.
È il risultato dell’ elevata presenza di acido urico nel sangue. Si manifesta con dolori lancinanti all’alluce. Vanno evitati cibi come fegato, rognone, animelle; carne e alcol vanno consumati con moderazione o, ancora meglio, eliminati. Le diete vegetariane sono l’ideale.
Tra i rimedi tradizionali ci sono farmaci antinfiammatori e quelli per mantenere bassi i livelli di acido urico. Difficilmente questa patologia interessa le giunture.

Spondilite anchilosante.
Artrite infiammatoria che riguarda gli uomini in giovane età. Si manifesta con schiena rigida e dolorante: in genere prende il via dalla zona bassa della schiena, zona in cui si infiammano le giunture che legano bacino e spina dorsale. Con il progredire della malattia l’infiammazione può interessare l’intera colonna vertebrale, le articolazioni dell’anca e del ginocchio. Nei casi più seri la spina dorsale rischia di deformarsi e scatenare grave disabilità.

Lupus erimatoso sistemico (Les).
Più colpite le donne in giovane età. Forma infiammatoria di artrite che attacca diverse parti del corpo: febbre, affaticamento, fastidio e dolore alle articolazioni e ai muscoli. Possono essere coinvolti organi vitali come reni, sistema nervoso centrale, midollo spinale. Il lupus può essere scatenato dall’ esposizione ai raggi del sole e da una gravidanza. È raro che l’infiammazione delle giunture provochi danni permanenti. La medicina convenzionale attua una terapia a base di cortisonici e farmaci anti-reumatici.

Artrite giovanile.
A livello mondiale circa un bambino su mille in genere è attaccato dall’ artrite in un periodo che va da 1 anno a 4 anni di età. Ma niente paura, di solito guariscono durante la crescita. Molto consigliato il nuoto.

Artrite psoriasica.
È noto a tutti che la psoriasi è una malattia comune della pelle; a volte però è accompagnata da una forma di artrite infiammatoria che riguarda la spina dorsale o le articolazioni delle ultime falangi della dita di mani e piedi. Può interessare anche le ginocchia. Nelle forme gravi, mai invalidanti, ci possono essere deformazioni delle giunture.

Artrite reattiva.
Può essere scatenata da una reazione a una infezione trasmessa sessualmente o da un’infezione intestinale: le infiammazioni colpiscono le articolazioni di piedi e ginocchia. Ma possono essere attaccate anche braccia e spina dorsale.
Infine, il termine reumatismi, continuando nel nostro viaggio, fa riferimento a fastidi e dolori di quelli che sono chiamati tessuti molli o tessuti connettivi: muscoli, tendini, legamenti e l’intero numero delle parti carnose che muovono, supportano e tengono insieme giunture e ossa. Le cause? In genere strappi e distorsioni, superlavoro, infiammazione diretta, obesità, ecc.
Tra le malattie reumatiche più comuni ci sono fibromialgia (dolore e tensione dei tessuti fibrosi. Interessa in particolare spalle e collo); dolore al collo; dolore alla schiena; dolore alla spalla; borsite; sindrome del tunnel carpale (a livello del gomito); polimialgia reumatica (di solito dura 2-3 anni e poi guarisce).

Rischio osteoporosi

E che dire dell’osteoporosi? In Italia ne soffrono 5 milioni di persone. Il termine con cui gli specialisti prediligono definirla oggi è osteopenia e può essere definita come un fenomeno di rarefazione ossea, un’affezione che non va confusa con un processo di decalcificazione ma di perdita di minerali (soprattutto calcio). Tra i motivi scatenanti, la mancanza di attività fisica: sportivi e soggetti che seguono regolarmente un’ attività fisica hanno un contenuto di calcio equilibrato.
In alcuni casi nella sua comparsa si segnalano tra le cause la predisposizione genetica, le affezioni endocrine e metaboliche. Le persone a elevato rischio di osteoporosi sono quanti presentano un volume osseo insufficiente in età adulta; le donne di razza bianca al termine della menopausa; chi è dedito agli alcolici; chi ha una vita sedentaria.

Aiuti efficaci

Che fare in caso di disturbi reumatici? Innanzitutto consultare un esperto e poi seguire la strada che fornisce più risposte, sia essa allopatica o non convenzionale.
Tra le procedure tradizionali si fa ampio ricorso agli antidolorifici (la parte del leone spetta al paracetamolo), all’aspirina che riduce l’ infiammazione, agli antinfiammatori non steroidi, alla penicillamina, agli immuno soppressori, ai cortisonici. Ma si sa, tutte le medicine, usate soprattutto oltre un certo limite, hanno componenti tossiche ed effetti collaterali. In pratica si concentrano gli sforzi per alleviare dolore e rigidità, abbassare l’infiammazione, tentare di prevenire la deformità e l’instabilità delle articolazioni. Si fa ricorso anche alla fisioterapia e, in caso di insuccessi vistosi, alla chirurgia.
Ma c’è una novità per la cura dell’ artrite reumatoide: negli Stati Uniti è stato approvato il primo anticorpo monoclonale, solo umano, studiato per inibire l’evoluzione dell’ artrite reumatoide. Così La Fda (Food drug and administration) americana ha approvato Humira Adalinumab che è definita come una difesa naturale contro l’artrite reumatoide.
Con struttura identica agli anticorpi naturali, agisce bloccando l’azione del TNF-alfa, uno dei fattori chiave dell’ infiammazione nell’ artrite reumatoide e per inibire il processo di distruzione delle articolazioni.
Una valido compagno di strada per la cura di queste affezioni è la medicina alternativa e le terapie naturali, tenendo sotto controllo lo stress. Ha fatto scuola la ricerca del dottor John Baum, dell’università di Rochester, in Minnesota, secondo il quale c’è un diretto rapporto fra stress e artrite reumatoide: esaminando le cartelle cliniche di 88 bambini che erano stati curati per artrite reumatoide osservò che il 28 per cento fra loro, assai di più che nella generalità della popolazione, proveniva da famiglie divise; In più, nella metà dei casi il divorzio o la morte di uno dei genitori si era verificata nei due anni precedenti l’instaurarsi della malattia. Pericolose pure le piccole frustrazioni che si accumulano nel corso del tempo. In definitiva quando ci si trova sotto stress le difese del corpo possono essere facilmente aggirate: non è la causa prima ma soltanto l’elemento che la può fare insorgere e peggiorare le condizioni di chi è già affetto da artrite reumatoide.
L’ideale sarebbe quindi favorire nella propria vita la convivialità, il buon umore, il ridere. E non dimenticare la meditazione e la preghiera che permette di creare armonia fra mente e corpo.
E a proposito di terapie naturali e artrite è opportuno ricordare anche che il corpo non è una macchina ma un delicato e complesso insieme in cui mente ed emozioni interagiscono fra loro in modo incredibile: non siamo un assemblaggio di pezzi ma un insieme in tutto e per tutto integrato. Le tecniche naturali che offrono benefici contro il dolore, l’infiammazione e lo stress? Tra le tante, agopuntura, massaggi, digitopressione, naturopatia, terapia nutrizionaIe, omeopatia, fitoterapia, aromatoterapia, riflessologia, rilassamento e meditazione. Ma come trovare un buon terapeuta?
Rivolgendosi a un’associazione professionale e facendosi consigliare dal proprio medico di fiducia.

Calore e minerali, buoni alleati
Terme contro il male

Il calore delle acque o dei fanghi rilassa i muscoli, le contratture si sciolgono e il dolore si attenua sensibilmente

Secondo il Progetto Naiade, la più importante ricerca scientifica sul termalismo portata avanti a livello europeo, la medicina termale non solo ha una considerevole valenza terapeutica ma svolge anche un’interessante funzione preventiva nei confronti di numerose patologie. Compresi i disturbi articolari e ossei come l’artrosi. La ragione? Il primo effetto è dovuto alla temperatura dell’acqua: circa 38°C, In parole povere, quando i muscoli entrano in contatto con il calore delle acque o dei fanghi si rilassano, le contratture si sciolgono e il dolore scende sensibilmente. E ancora, il calore riesce ad avere un effetto vasodilatatorio che agevola l’incremento del calibro dei vasi sanguigni: ai tessuti arriva una quota superiore di ossigeno, sostanze nutritive e sono drenate al meglio le sostanze infiammatorie prodotte. In più la temperatura dell’acqua innesca la liberazione – lo fa il sistema nervoso – di componenti ad azione naturalmente analgesica e antinfiammatoria. Tra questi componenti si segnala il cortisolo (corrisponde, al naturale, al cortisone che è utilizzato per curare le infiammazioni) e le endorfine che assicurano un’indiscussa sensazione di benessere ed elevano la soglia del dolore, potenziando l’azione del sistema immunitario. Ma non basta il calore: nelle acque termali sono disciolti preziosi minerali. I più interessanti sono calcio, zolfo e magnesio.
Calcio. È contenuto prevalentemente nello scheletro. Nelle acque è assorbito attraverso la pelle e riesce a rimineralizzare le ossa: è un toccasana per disturbi come l’osteoporosi. Ma il calcio è buono anche per mantenere efficiente la contrattilità muscolare: mal di schiena e contratture muscolari croniche.
Zolfo. Ha effetti antinfiammatori e preserva l’elasticità di tendini e cartilagini.
Magnesio. Assicura un’ottimale funzionalità muscolare e nervosa.
Per chi volesse approfondire il problema del rapporto fra terme e disturbi ossei e articolari c’è il sito internet www.studitermali.it

Reumatismi: patologia diffusa ma sottovalutata
Il freddo conta poco

In Italia quasi 10 milioni di persone sono affette da reumatismi: 4 milioni soffrono di osteoartriti, 500 mila di artrite reumatoide o altre artriti infiammatorie croniche, milioni di osteoporosi e 50 mila di connettiviti e vasculiti. Qualche sorpresa arriva dalla mappa della diffusione di queste patologie: artrosi e artrite interessano soprattutto il sud e le isole, 20 per cento contro il 13 per cento del nord e il 16 per cento del centro. Di fatto ribaltano il concetto secondo il quale la loro insorgenza sarebbe favorita da freddo e umidità. Di fronte a questo esercito i reumatologi sono appena mille. Eppure l’Unione europea non le considera tra le «major diseases», ovvero quelle patologie cui devolvere i fondi di ricerca. Se le cose continueranno così la reumatologia del Vecchio Continente perderà la sua leadership a vantaggio di Usa e Giappone. Ma non è questione solo di leadership: sottovalutare il fenomeno non permetterà di risolvere al meglio i problemi dei malati. E non si tratta di fantasie visto che l’allarme è stato lanciato dagli esperti della Società italiana di reumatologia e dell’European league against rheumatism (Eular) durante la giornata di mobilitazione europea, svoltasi lo scorso marzo a Roma e dedicata alla divulgazione dei dati aggiornati sulla diffusione, i costi sociali, i meccanismi patogenetici e le moderne terapie per fare fronte alle artriti.

Ricerca alla base delle malattie osseee. E non solo

E un processo di difesa contro le infezioni. Riuscire a controllarlo, significa maggior successo nelle cure: dalle artriti fino atumori

Che cosa svela l’infiammazione

Si deve alla psiconeuroimmunologia (Pnei), un indirizzo scientifico che si è cominciata ad affermare circa 35 anni fa, l’aver posto su un nuovo piano i rapporti tra psiche, cervello e sistema immunitario.
A differenza del tradizionale approccio meccanicistico e riduzionista, l’organismo non è più scomposto in tante parti tra loro scollegate e non coordinate ma al centro dell’indagine è posto l’essere umano nella sua totalità.
Siamo in presenza di una visione che si avvicina a quella delle terapie dolci: un buono stato di salute è il risultato di un equilibrio emotivo, naturale e spirituale. Finisce così in cantina il modello ottocentesco, che vede nella malattia il risultato lineare di un’aggressione esterna dovuta a batteri o virus. Il suo massimo divulgatore scientifico? Francesco Bottaccioli, autore di rigorosissimi libri sull’ argomento, che ci fa conoscere le nuove frontiere del sapere.

Nuovo punto di vista

La Pnei ha ribaltato tante conoscenze, come quelle relative alle malattie infiammatorie.
Secondo la psiconeuroimunologia è ormai tramontato il vecchio modo di considerare l’infiammazione come un caso eccezionale, circoscritto a quello che è conosciuto come «focolaio infiammatorio», scatenato semmai da un fastidioso microrganismo o da eventuali irritanti esterni. Piuttosto, i fenomeni infiammatori non vanno considerati come eventi eccezionali. L’eccezionalità può essere data dall’entità del fenomeno, dalla sua estensione, dalla durata e da altri fattori importanti.
Invece, l’infiammazione è il principale mezzo di difesa che l’organismo ha a disposizione contro le infezioni e le trasformazioni tumorali delle nostre cellule. Perché il meccanismo dell’infiammazione con il suo potentissimo armamentario distruttivo (le cellule immunitarie liberano sostanze che causano la rottura della parete cellulare dell’aggressore o delle cellule infette o trasformate in senso tumorale) è in realtà il miglior mezzo di difesa per liberarsi di batteri, virus, tossine e aggregazioni tumorali. La mancanza totale di infiammazione è del tutto incompatibile con la vita: l’organismo sarebbe privato dei suoi meccanismi difensivi di base e le sostanze che entrano a far parte sostanziale della complessa risposta infiammatoria sono indispensabili al normale equilibrio organico perché in grado di sostenere la rete dei processi vitali. È, dunque, fuori da ogni logica pensare di portare il corpo a un’infiammazione zero. Il problema non sta certo nell’ annullamento dell’infiammazione, ma nel suo controllo. È una conferma di quanto sostengono le terapie non convenzionali.

Regolare la risposta

Così, oggi, passata la mania di sterilizzare ogni cosa con gli antibiotici, gli scienziati mettono in primo piano che è il controllo della risposta, e quindi dell’infiammazione, l’elemento centrale, 1’aspetto che influisce in modo preponderante sull’esordio e sull’evoluzione di una patologia. Un esempio classico viene dallo spavento che ci colpisce quando abbiamo la febbre. Lo spavento colpisce anche i medici, che la giudicano pericolosa e la combattono con i ritrovati della nuova farmacopea. In realtà, il rialzo della febbre serve a migliorare l’ attività delle cellule immunitarie. Numerosi studi su animali hanno evidenziato che l’innalzamento della temperatura rende più aggressiva la risposta immunitaria nei confronti dei batteri. Insomma, microprocessi infiammatori si verificano con una certa regolarità all’interno del nostro corpo, attivati da costanti modificazioni dell’ambiente esterno e interno. Sono parte integrante della normalità fisiologica. È doveroso ribadirlo: senza di loro e senza la capacità di produrre infiammazione non sarebbe possibile la vita. Va però considerato che l’infiammazione può essere dotata di un considerevole potere distruttivo a danno dei tessuti dell’organismo: sia di quelli che stanno in difesa in prima linea (mucose) sia degli organi interni (il fegato in primis) .. Ciò che è importante per la valutazione e prevenzione dei danni innescati dall’infiammazione non è andare a sapere cosa abbia prodotto l’infiammazione ma il tipo di risposta che l’organismo è stato in grado di mettere in gioco. li segreto è di potenziare il sistema immunitario andando a vedere se l’azione di difesa contro l’infiammazione è controllata: lo stimolo infiammatorio è tenuto a freno senza danneggiare le strutture proprie dell’ organismo; o sregolata: potenzialmente dannosa per 1’organismo ben al di là dello stimolo in sé. Lo studio dei meccanismi dell’infiammazione è affascinante: dalla sua comprensione completa arriverà la risposta adeguata per abbattere numerose malattie, non solo il cancro ma anche l’artrite reumatoide.

In pratica
Risveglia corpo e mente

Il nemico pubblico numero uno per quanti soffrono di disturbi delle ossa e delle articolazioni? Non c’è dubbio. La pigrizia e la sedentarietà. Lo affermano ormai apertamente reumatologi, fisiatri e terapisti della riabilitazione che praticando ogni giorno ginnastica ad hoc, molti soggetti invalidi nei movimenti riescono a recuperare uno stato di salute confortante. Gli esperti del settore raccomandano esercizi che all’inizio dovranno essere lievi, ma poi via via che muscoli e articolazioni avranno ritrovato la loro scioltezza potranno essere gradualmente aumentati di intensità e durata.
Il nuoto, per esempio, è un vero toccasana. Secondo la dottoressa francese Thérèse Bertherat, ideatrice dell’antiginnasica, tutte le deviazioni della colonna dipendono da contratture dei muscoli vertebrali. Un segreto per sciogliere le tensioni sta nel liberare la mente dai pensieri negativi che ci bloccano, l’articolazione si scioglie e non fa più male. Dunque l’antiginnastica agisce sulla mente e sul corpo: alleggerendoci dei contenuti psichici che innescano un’occlusione emotiva, ci si libera della tensione che provocano le contratture muscolari. Muoversi per il reumatico è fondamentale perché psicologicamente è una persona caratterizzata da uno stile di vita troppo rigido, reprime le proprie pulsioni, è eccessivamente conformista, ha difficoltà a esprimere i propri sentimenti negativi. Il controllo dell’emotività procede così di pari passo con il blocco del movimento. È chiaro che quando muscoli e articolazioni sono infiammati non conviene proprio agire di testa propria e occorre consultarsi sempre con il reumatologo. Molto interessanti gli esercizi di rinforzo o allungamento muscolare. L’esercizio fisico fornisce anche fiducia in se stessi, nella capacità di riappropriarsi dei propri movimenti e di rimettersi in moto anche con un difetto. In definitiva si allontana l’idea dell’incipiente invalidità. È senz’altro vero che alcuni esercizi scateneranno qualche dolore, ma il reumatologo, allopatico o non convenzionale che sia, è in grado di assicurare le cure del caso. Ma per muoversi non occorre aspettare di ammalarsi. Bisogna cambiare lo stile di vita: fare ogni giorno almeno 30 minuti di camminata a passo veloce; lasciare la macchina a qualche isolato da casa e dal lavoro; almeno una volta al giorno, salire con calma le scale lasciando stare l’ascensore; non assumere, sulla sedia, posizioni scomposte ma stare bene eretti; fare un’attività fisica; sul posto di lavoro, ogni ora, alzarsi e sgranchirsi le gambe per almeno 5 minuti; acquistare scarpe comode; non abbuffarsi; evitare l’obesità; limitare i prodotti carnei ricchi di purine; stop a fumo e alcol; praticare la convivialità; ridere spesso durante la giornata; pensare positivo; meditare. Tuttavia quando si intende modificare lo stile di vita, occorre considerare che non è possibile imparare le novità da un giorno all’altro. Ci vuole pazienza e calma, facendosi guidare da un esperto.

Ringraziamo Vita & Salute per l’offerta di alcuni articoli tratti dal suo archivio.

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