Il segreto dell’immortalità

La scoperta del funzionamento dei telomeri per la longevità

Immagine_5 La genetica per vivere più a lungo? I dubbi e le risposte dallo stile di vita.
Servizio a cura di Massimo Ilari

È stato assegnato a tre ricercatori, Greider, Blackburn e Szostak, il premio Nobel per la Fisiologia. Essi hanno scoperto il meccanismo di protezione delle cellule dall’invecchiamento

5 ottobre 2009. È una data da ricordare visto che è stata importante per quanti si aspettano, da sempre, risposte dalla scienza per vedere accresciute le speranze di eterna giovinezza. Che cosa è successo? È stato assegnato il premio Nobel per la Fisiologia a tre ricercatori: Carol Greider, Elizabeth Blackburn e Jack Szostak, ai quali si deve la scoperta dei telomeri e del meccanismo con il quale queste strutture proteggono i cromosomi dal deterioramento.
Chi sono? Si tratta di due donne, la prima è l’allieva, la seconda la sua insegnante, e un uomo, che con loro ha curato lo studio fin dai suoi esordi. I tre scienziati lavorano negli Stati Uniti. Il premio è stato conferito a Stoccolma, lo scorso 10 dicembre, dall’assemblea del Karolinska Institute. Mai finora due donne avevano vinto contemporaneamente il Nobel.
«Un risultato che oggi ci permette di esplorare il legame tra invecchiamento e cancro».
Ma che cosa hanno trovato? «Uno dei problemi principali della biologia: come i cromosomi sono copiati completamente durante la divisione cellulare e protetti dalla degradazione », affermano convinti gran parte dei genetisti a livello mondiale. «È stata premiata la ricerca di base che non assicura risultati immediati, ma consente alla scienza di progredire», ha osservato Carlo Alberto Redi, direttore scientifico della Fondazione Irccs, Policlinico San Matteo di Pavia (www.sanmatteo.org).

Duplicarsi senza errori

I telomeri sono collocati sulle estremità dei cromosomi a mo’ di «cappuccetti»

Per capire sino in fondo l’importanza del lavoro occorre memorizzare due termini: telomeri e telomerasi. Entriamo nel dettaglio. I telomeri rappresentano la parte finale dei cromosomi, i corpuscoli presenti nel nucleo delle cellule in cui sono presenti i nostri geni. Quando si verifica la fase di divisione cellulare, i cromosomi si duplicano. Ma attenzione, mentre è in corso il fenomeno possono subire dei danni o non venire copiati del tutto. Controllando l’intero processo Blackburn e Szostak hanno potuto appurare che una specifica sequenza di Dna presente nei telomeri mette al riparo i cromosomi da eventuali degenerazioni e fa in modo che siano copiati del tutto.

I telomeri, però, quando si verifica ogni divisione cellulare si accorciano e, di riflesso, la cellula ha nel suo destino l’invecchiamento. A un certo punto, fa la sua comparsa un enzima che ha la capacità di ricostruire i telomeri. Il suo nome? La telomerasi, l’«enzima dell’immortalità», il cui nome si deve a Elizabeth Blackburn. Nel momento in cui l’azione della telomerasi è molto forte, i telomeri rimangono lunghi e l’invecchiamento della cellula è notevolmente rallentato. Tutto ciò capita, tanto per fare un esempio, nelle cellule cancerogene che a prima vista sembrano godere di vita eterna. Di contro, in diverse patologie ereditarie, la telomerasi non va come dovrebbe e allora le cellule risultano danneggiate. Viste le premesse sin qui evidenziate è stato inevitabile che l’indagine su telomeri e telomerasi prendesse due strade antitetiche: la prima si è specializzata a studiare le cause dell’invecchiamento, la seconda ha puntato il proprio focus sul rapporto fra telomeri e cancro.

Solo una delle cause

L’accorciamento dei telomeri, causa dell’invecchiamento delle singole cellule, sembra che sia solo una delle cause dell’invecchiamento dell’essere umano, anche se le ricerche in questo campo continuano. Ma ci sono anche altre visioni che non contestano il quadro, pur se cercano di inserire altre variabili nel rapporto fra geni e invecchiamento. Del rapporto ci occuperemo nella seconda parte del Dossier, dove prenderemo in esame stile di vita e ambiente. «L’invecchiamento dipende dal patrimonio genetico, ma anche e soprattutto dall’ambiente», ecco il messaggio inviato da Bruno Dalla piccola, genetista dell’università La Sapienza di Roma.
E veniamo al cancro. Si è cominciato a pensare di trattare la malattia bloccando la telomerasi in modo da far invecchiare e poi morire le cellule tumorali.
«Gli studi, sono in pieno svolgimento. Solo adesso iniziamo a capire tutte le implicazioni cliniche dei telomeri. Ecco perché capire i meccanismi molecolari in gioco è una questione tanto affascinante. Abbiamo imparato molto negli ultimi 25 anni, ma abbiamo ancora molto altro da capire», fa presente il Nobel Greider. Insomma, ci sono ancora tanti interrogativi. «Sappiamo che i telomeri si trovano in una specie di equilibrio: si accorciano e si allungano, in continuazione. Se si accorciano troppo, si può essere colpiti da malattie degenerative, mentre, se diventano troppo lunghi, può insorgere il cancro», chiosa sempre Greider.
Ecco perché le scoperte dei tre ricercatori hanno meritato il Nobel: non solo perché hanno spiegato le ragioni di alcuni fenomeni che si verificano negli organismi viventi, ma anche perché offrono uno spunto per la ricerca di soluzioni terapeutiche a certe malattie dell’invecchiamento e per i tumori. Non a caso diversi ricercatori stanno valutando la possibilità di ideare vaccini per contrastare cellule con elevata attività delle telomerasi, come, appunto, quelle tumorali.
Da altre indagini è stata individuata un’evidente connessione tra longevità e comparsa di una mutazione in due geni – hTERT e hTERC – che determinano l’iperattività di un enzima, la telomerasi, che ha un ruolo determinante nel rallentamento dell’invecchiamento cellulare. E non basta. I ricercatori che hanno condotto la ricerca affermano che in seguito a questa scoperta potrebbe essere possibile produrre un farmaco che stimoli la produzione della telomerasi e assicurare in pratica a tutti l’elisir di lunga vita.

La ricerca sui centenari

Immagine1Come si è arrivati a queste conclusioni? È il risultato di uno studio effettuato da ricercatori dell’Albert Einstein College of Medicine di New York. Hanno preso in esame una comunità di centenari ebrei ashkenaziti (provenienti dall’europa centrale). Quella degli ashkenaziti è una comunità assai chiusa in cui è meno problematico individuare eventuali legami genetici. L’indagine, pubblicata su Proceedings of the National Academy of Science (Pnas), afferma che 86 membri della comunità, tutti molto anziani e con un’età che si aggira sui 97 anni, compresi i loro discendenti, presentavano le due mutazioni che elevano sensibilmente il livello della telomerasi, in grado di svolgere al meglio la sua azione protettiva a carico del Dna.
«I telomeri sono solo un elemento del puzzle che porta a scoprire i segreti della longevità», ha dichiarato Gil Atzom, responsabile del Lon- Genity Project. «Le questioni che ci hanno portato a fare questa ricerca sono due. La prima è consistita nell’andare a verificare se nei soggetti ultracentenari i telomeri sono più lunghi rispetto alla media. La seconda nell’andare a vedere se in queste persone ci sono anche delle variazioni nei geni che regolano la struttura dei telomeri. La risposta a tutte e due le domande è ampiamente positiva».
Insomma, per vivere più a lungo e per assicurarsi l’elisir di lunga vita sembra proprio che basterebbe sollecitare l’iperattività di un enzima, la telomerasi. Ma non tutti sono d’accordo e a loro daremo voce nella seconda parte del dossier.

I killer dell’età

Cattive abitudini e longevità secondo l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità:

ABITUDINI PERDITA DI ANNI
– Fumo 12,2
– Ipertensione 10,9
– Alcol 9,2
– Ipercolesterolemia 7,6
– Sovrappeso 7,4
– Ridotto consumo di frutta e verdura 3,9
– Sedentarietà 3,3
– Sostanze illecite 1,8

L’invecchiamento dipende senz’altro dal patrimonio genetico, ma anche e soprattutto dall’ambiente», afferma Bruno Dallapiccola, genetista dell’Università la Sapienza di Roma. E non si tratta certo di un’idea peregrina, visto che sono in molti tra i ricercatori a pensarla proprio così. Stesso discorso per noi di Vita&Salute.
Leggete cosa scrive il professor Vittorio Nocita Mauro, ordinario di geriatria e gerontologia all’università di Messina: «La longevità è legata a una favorevole interazione tra fattori genetici e ambientali e si identifica con un’aspettativa di vita decisamente superiore alla media, libera da condizioni che compromettano significativamente qualità e durata della vita. Da non trascurare, poi, lo stile di vita, l’unico fattore sul quale attualmente si può agire. Per avere effetti positivi sulla salute agendo sul Dna sono necessari almeno 10 anni. Dunque, via libera al lavoro sugli stili di vita che possono modulare l’azione dei geni».

Immagine_2L’elisir è dentro e fuori di noi

Invecchiare dipende dai geni, ma soprattutto dall’ambiente. Noi possiamo scegliere di modificare il corso dei nostri anni. Applicando i principali fattori di salute

Si fuma e beve troppo

Parole chiare, eppure italiani ed europei non brillano proprio nell’applicazione di un modello d’esistenza armonizzato sullo stile di vita. La prova? Ce la fornisce il progetto Eugloreh 2007, co-finanziato dall’Unione europea, coordinato dal ministero del Welfare e dall’Istituto superiore di sanità e presentato lo scorso aprile a Roma.
Che cosa viene fuori? Che gli europei bevono e fumano troppo, eppure la longevità cresce. In aumento i casi di obesità tra gli adulti, le gravidanze tardive e le depressioni della terza età. I cittadini europei sono sempre più longevi, ma quanto a vizi e stile di vita lasciano a desiderare. Tra le persone in età lavorativa, cioè che hanno meno di 65 anni, i principali motivi di decesso sono da mettere in relazione a malattie cardiovascolari, tumori, traumi e avvelenamenti e il 15-20 per cento degli adulti ha sofferto di qualche problema cerebrale o mentale. Fra gli anziani, poi, la prima causa di suicidio è rappresentata dalla depressione, che colpisce fra il 10 e il 15 per cento della popolazione over 65.
Anche se in un decennio l’aspettativa di sopravvivenza è aumentata di 3 anni sia per gli uomini (75,5 anni) che per le donne (vicine agli 82), la situazione non è buona dal punto di vista delle abitudini alimentari e non. «Tutto ciò va a scapito della qualità della vita e della salute. Un allungamento delle aspettative di vita di un paio di anni ma con condizioni fisiche e mentali poco buone non sono proprio un bel “quadro”. Che fare? Occorre puntare su stili di vita adeguati per assicurarci maggiore futuro e forma fisica », afferma con forza il professor Giuseppe Genovesi, specialista in endocrinologia, psichiatria e immunologia.

Convinzioni errate

shutterstock_23529820Uno stile di vita adeguato è fondamentale per assicurarsi una vita più lunga della media senza

E sul concetto di stile di vita, che ricorre frequentemente nei discorsi salutistici, molti italiani fanno confusione. Buon stile di vita è una locuzione che ricorre spesso nei discorsi salutistici. Nessuno però è in grado di definire il concetto in modo organico.
A tale riguardo una recente statistica ci fa sapere che quasi i due terzi degli italiani sono convinti di osservare uno stile di vita adeguato, anche se poi affermano convinti che solo una piccola parte degli italiani conduce una vita salutisticamente equilibrata. Pensate che si viene a sapere che fumare 7-8 sigarette al giorno, assumere non più di mezzo litro di vino durante i pasti, non praticare attività fisica, avere 5-6 kg di peso in più non sono fattori di rischio per la salute.
Non c’è che dire: una confusione pericolosa. E ne spieghiamo subito la ragione. Da una ricerca effettuata dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), correva il 2002, emergono con chiarezza ben altri dati: il fumo fa perdere 12,2 anni rispetto alle proprie aspettative; l’alcol 9,2; il sovrappeso 7,2; la sedentarietà 3,3. E ciò solo per citare alcuni esempi.
Per una definizione dello stile di vita, il professor Vittorio Nocita Mauro afferma: «Lo stile di vita è la sintesi dei modi con cui ci rapportiamo con noi stessi, con gli altri, con i problemi, con il tipo di dieta, abitudini voluttuarie, attività fisica e gestione del tempo libero. Uno stile di vita errato (sedentarietà, fumo, alimentazione scorretta ed eccesso ponderale, scarsa attività intellettuale, stress eccessivo) accelera il processo di invecchiamento ed espone quindi a un rischio significativamente più elevato di sviluppare condizioni patologiche invalidanti, riducendo l’aspettativa e la qualità di vita.
Di contro, uno stile di vita ottimale (attività fisica regolare, impegno intellettuale costante, astensione dal fumo, alimentazione equilibrata e varia, normale peso corporeo, stress positivo) contribuisce al mantenimento dello stato di salute e contrasta le malattie, ritarda l’invecchiamento e facilità il raggiungimento della longevità».
Insomma, sembra proprio  che non ci siano vie di scampo per chi fa finta di non capire e di ironizzare sullo stretto rapporto che intercorre fra aumento degli anni da vivere e uno stile di vita ad hoc.
«È chiaro che i diversi fattori non si sommano tutti insieme in una persona ma ciascuno di essi apporta il suo contributo per influire negativamente o positivamente sulla durata della vita e sulla sua qualità», hanno dichiarato gli esperti dell’Oms.

Il «caso» degli avventisti

Che uno stile di vita adeguato sia fondamentale per assicurarsi una vita più lunga della media, senza «acciacchi», lo dimostra uno studio di 12 anni su un gruppo di 34 mila avventisti che vivono in California. «Il gruppo analizzato è risultato il più longevo tra tutti quelli presi in esame in modo ufficiale», ha detto il dottor Gary E. Fraser, coordinatore dello studio e direttore del Loma Linda University Medical Center per la ricerca sulla salute. Il centro si trova in California (Stati Uniti) e ogni anno vi si recano pazienti da tutto il mondo.
Lo studio ha preso in esame 5 fattori dello stile di vita: ossia se gli appartenenti al gruppo praticavano esercizio fisico regolare, seguivano un’alimentazione vegetariana, se in passato erano stati tabagisti, se mantenevano un peso forma giusto, se assumevano noci 5 o 6 volte alla settimana. I ricercatori hanno preso in esame l’impatto che tali abitudini hanno sulla longevità, sia considerandole separatamente sia in combinazione fra loro.
I risultati? Si è visto che la probabilità di vita di una donna vegetariana avventista di 30 anni era di 85,7 anni, mentre per un uomo vegetariano avventista era di 83,3 anni. I valori appena citati superano le probabilità di vita degli altri californiani di 6,1 anni per le donne e di 9,5 per gli uomini.
Certo la moderna scienza dell’alimentazione è da tempo che parla degli effetti positivi che hanno sulla salute la dieta sana e l’esercizio regolare, ma l’autentica novità sta nel fatto che siamo di fronte a uno studio che per la prima volta mette in relazione gli anni di vita e le abitudini sane.
Un altro dei vantaggi dello studio è che incoraggia anche chi non ha uno stile di vita sano a cambiare le proprie abitudini. «Attuando qualche scelta, come mangiare vegetariano, non bere alcolici, fare moto, si possono guadagnare degli anni. E non bisogna spaventarsi, pensando che non si riuscirà a fare tutto insieme, visto che anche uno o due cambiamenti possono avere un’incidenza positiva sulla probabilità di vivere», aggiunge convinto il professor Freser. In più la presenza quotidiana in tavola di legumi, latte di soia e frutta, tra gli avventisti californiani, sembra abbassare il rischio di contrarre alcuni tumori.
Buona l’abitudine di assumere noci, mandorle, nocciole e di accompagnare i pasti con pane integrale, che sembrerebbe ridurre anche il rischio di malattie cardiovascolari. Non è quindi un caso se nei paraggi di Loma Linda ci sono molti centenari avventisti e gli americani definiscono la zona «l’oasi della longevità » visto che è definita una delle «zone blu» del mondo, dove le persone vivono più a lungo rispetto alla media degli americani.
Non trascurabile la scelta del riposo e la fede in Dio. Il fatto che chi è dedito abitualmente alla preghiera ha maggiori aspettative di vita non è certo una novità per la scienza. Ce lo dice l’Associazione americana per l’avanzamento della scienza che dopo aver analizzato oltre duecento ricerche sull’argomento ha evidenziato che tre quarti di esse attesta una sicura influenza positiva della spiritualità sulla salute.

LE REGOLE D’ORO
Vivere bene, vivere a lungo

Per una sana longevità via libera anche all’attività fisica. Per almeno 30 minuti al giorno
Il professor Vittorio Nocita Mauro, ordinario di geriatria e gerontologia all’università di Messina, indica i suggerimenti per una sana longevità.
✔ La salute è un bene prezioso che bisogna imparare a tutelare fin dall’infanzia.
✔ Adottare un’alimentazione equilibrata e varia mantenendo il peso ideale.
✔ Fare sempre una sana prima colazione ed evitare di saltare i pasti.
✔ Consumare almeno 5 porzioni di frutta e di verdura ogni giorno.
✔ In una dieta equilibrata i cereali (pane, pasta, riso, ecc.) devono essere consumati quotidianamente.
✔ Limitare il consumo di grassi, soprattutto quelli di origine animale, privilegiando l’olio extravergine d’oliva.
✔ Non eccedere  nel consumo di sale.
✔ Svolgere costantemente attività intellettuali e creative: l’apprendimento costante è «farmaco di giovinezza».
✔ Praticare attività fisica con regolarità, e proporzionatamente all’età, per almeno 30 minuti al giorno.
✔ L’esercizio fisico è fondamentale anche per gli anziani.
✔ Muoversi significa camminare, giocare, ballare, andare in bici.
✔ Se possibile, andare al lavoro o a scuola a piedi.
✔ Se possibile evitare l’uso dell’ascensore e fare le scale.
✔ Evitare il fumo, no al consumo di alcolici, usare i farmaci solo quando necessario e sotto controllo medico.
✔ Rispettare il sonno perché è un alleato del benessere.
✔ Affrontare la vita con ottimismo: pensare in positivo attenua lo stress e fa vivere meglio.
✔ Tenere presente che il lavoro è importante, ma non trascurare i rapporti interpersonali e le relazioni sociali.
✔ Considerare l’amore, in tutte le sue espressioni, essenziale a ogni età: la vita si allunga sotto la spinta dell’amore.
✔ Seguire un progetto personale di vita capace di favorire una progressiva crescita interiore.

Alimenti antinvecchiamento. Cibi evergreen

Immagine_3Aglio, cipolla e scalogno
Sono preziosi regolatori della pressione, rafforzano le difese immunitarie e disintossicano.
Carote
Rafforzano il sistema immunitario grazie alla ricchezza di betacarotene o provitamina A. Inoltre proteggono dalle malattie degenerative, ringiovaniscono la pelle e i tessuti, regolano il transito intestinale.
Cavoli
Broccoli, cavolfiori, cime di rapa, verze, cavolini di Bruxelles… Insomma tutti i membri di questa grande famiglia «verde» non devono mancare sulla nostra tavola per il loro contenuto di vitamina C, betacarotene, bioflavonoidi, essenze solforate e selenio.
Cereali
Tutti quelli integrali e biologici. In particolare il frumento (contiene elementi antiossidanti come selenio e vitamina E, la vitamina B1 e le sostanze proteiche costituiscono un valido fattore di protezione cellulare a livello nervoso, la fibra assorbe le sostanze tossiche presenti nei Sali biliari e abbassa il colesterolo); il riso (la presenza equilibrata di sodio e potassio migliora la funzionalità renale e facilita la disintossicazione); il miglio (ricco di betacarotene, protegge dalle malattie degenerative).
Germogli
Contengono sostanze nutritive e antiossidanti in grandi quantità. Inoltre il seme germogliato si arricchisce di enzimi, indispensabili catalizzatori di ogni funzione vitale.
Insalate amare e carciofi
Tutte le verdure dal sapore amarognolo svolgono un’azione protettiva nei confronti del fegato, facilitando le sue funzioni disintossicanti.
Yogurt
I suoi lactobacilli contrastano nell’intestino la flora patogena e ostacolano la formazione di sostanze tossiche e putrefattive. Risultato? Un organismo sempre vitale e una maggiore resistenza alle malattie.

Le parole chiave – Glossario

cromosoma-x-dnaI telomeri
All’interno di una cellula è presente il nostro patrimonio genetico. Si tratta di un filamento attorcigliato a forma bastoncellare: sono i cromosomi. Sulle estremità dei cromosomi sono collocati dei «cappuccetti», pensate a quelli delle biro, che hanno una funzione antinvecchiamento, sono i telomeri. Tutte le volte che la cellula si divide, i telomeri si accorciano e la cellula va inevitabilmente verso l’invecchiamento.
I cromosomi
Costituiti da un filamento a doppia elica di Dna e da proteine (attorno alle quali lo stesso filamento si avvolge), i cromosomi sono spesso presenti in coppie. Le cellule che hanno coppie di cromosomi omologhi sono dette diploidi (2n), mentre sono definite aploidi (n) quelle che possiedono solo un cromosoma per tipo. Nell’uomo sono presenti 23 coppie di cromosomi, di cui 22 sono cromosomi omologhi (cioè simili) non sessuali (autosomi) e una coppia di cromosomi diversi, i cromosomi sessuali (eterosomi). Ogni coppia è composta da un cromosoma ereditato dalla madre e uno ereditato dal padre. Le due porzioni della coppia di cromosomi contengono le informazioni genetiche relative agli stessi caratteri fenotipici e per tale ragione sono definiti cromosomi omologhi.
Dall’unione delle cellule germinali (ovulo e spermatozoo) si ricompone il numero di cromosomi della cellula somatica e, successivamente, con suddivisione di essa in miliardi di altre cellule, l’individuo come noi lo vediamo. Ogni essere è diverso dall’altro in quanto, mediante la riproduzione, avviene un «rimescolamento» dei geni, essendo il patrimonio genetico di ogni persona formato dalla metà dei cromosomi di derivazione materna e metà di derivazione paterna. Ciò non si verifica nei gemelli cosiddetti «omozigoti»: il patrimonio genetico è identico, visto che derivano da un’unica cellula, la quale, una volta divisasi in due, ognuna di queste due – identiche tra loro – darà vita a un essere perfettamente identico all’altro.
Il Dna
Il Dna, o Acido Deossiribonucleico, è il materiale ereditario negli esseri umani e in pressoché tutti gli altri organismi viventi. Tutte le cellule nel corpo di una persona hanno lo stesso Dna. La maggior parte del Dna si trova nel nucleo cellulare (il suo nome è Dna nucleare) ma una piccola porzione di Dna si trova anche nei mitocondri e viene quindi chiamato Dnamitocondriale o mtDna. L’informazione nel Dna è immagazzinata in un codice costituito di 4 basi chimiche: Adenina (A), Guanina (G), Citosina (C) e Timina (T). Il Dna umano è composto da 3 miliardi di basi, e più del 99 per cento di queste sono le stesse in tutte le persone. L’ordine, o sequenza, delle basi determina l’informazione necessaria per costruire e mantenere in vita un organismo, nello stesso modo in cui le lettere dell’’alfabeto compaiono in un certo ordine per formare parole e frasi.
I mitocondri
I mitocondri sono le centrali energetiche della cellula dato che producono l’energia necessaria per molte funzioni cellulari quali il movimento, il trasporto di sostanze, ecc. In parole povere, possono essere considerati le «centrali energetiche» della cellula: producono l’energia necessaria per molte funzioni cellulari, come movimento, trasporto di sostanze, ecc. Poi, hanno  gli enzimi indispensabili per far avvenire le reazioni chimiche che recuperano l’energia contenuta negli alimenti e l’accumulano in speciali molecole di adenosintrifosfato (Atp), nelle quali si conserva concentrata e pronta all’impiego quando ce n’è bisogno.
L’enzima
Si tratta di una struttura molecolare di natura proteica che negli organismi viventi svolge la funzione di catalizzatore biologico, ossia di sostanza capace di accelerare il decorso di una reazione chimica. Il termine «enzima» fu coniato nel 1897 dal fisiologo tedesco Wilhelm Kühne (1837- 1900) e deriva dal greco «en», che sta per “dentro”, e “zymé”, che sta per «lievito».
La scoperta dei Nobel
Tutte le volte che la cellula si divide i telomeri si accorciano. Siamo condannati per sempre all’invecchiamento? No, c’è un enzima pronto a ripararli. La prima a individuare l’enzima è stata Carol Greider, nel 1984. Insieme alla sua «maestra», Elizabeth Blackburn, lo ha soprannominato telomerasi. È grazie alla telomerasi che i telomeri sono ogni volta ricostruiti, a dire il vero solo parzialmente, e ciò permette che la cellula arrivi alla sua senescenza in tempi molto più lunghi.
I vantaggi
Si apre la possibilità, in campo medico, di applicare nuove cure. Le cellule tumorali, tanto per fare un esempio, sono immortali, almeno fino a quando non muore il corpo che le ospita. La loro caratteristica? Sono fornite di telomeri che non si accrciano perché producono tanta telomerasi. Dunque, tenere sotto controllo l’enzima telomerasi sarebbe una soluzione ideale per contrastare il cancro. In più, diverse malattie rare, sono da ricondurre a una telomerasi difettosa. Dunque, diventerebbero in tutto e per tutto affrontabili e curabili se si riuscisse a intervenire sull’eventuale difetto.

Ringraziamo Vita & Salute per l’offerta di alcuni articoli tratti dal suo archivio.

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