Le bollicine della discordia

di Massimo Ilari

bevande-gassate-zuccherateBevande gassate chi vuole metterle al bando dalle scuole

Alcuni comuni e atenei italiani hanno deciso di fare spazio a prodotti equosolidali e ridimensionare l’offerta di bibite e snack. Il motivo? A volte sono realizzati senza il rispetto dei diritti dei lavoratori e non fanno bene alla salute.

Io la Coca Cola me la porto a scuola» cantava, una ventina di anni fa, Vasco Rossi, idolo dei giovani anticonformisti. Nell’ epoca della globalizzazione e dei movimenti no global potremmo dire che Vasco era globalizzato? No, oggi le cose vanno sicuramente in modo diverso e c’è più sensibilità allo stile alimementare e alla qualità di bevande e cibo. In quel periodo, ai ragazzi i genitori impedivano di bere la bibita scura, così per spirito di contraddizione l’imperativo era di ingurgitarne a dosi industriali. Insomma, se volevi fare una cosa «anti» avevi a disposizione quello che nel Terzo Millennio è diventato un simbolo contro il quale si fanno, in tutto il mondo, campagne di boicottaggio. La prova del mutar del vento viene da quanto successo all’Università Roma Tre (Tor Vergata). Veniamo ai fatti. Lo scorso marzo, due collettivi studenteschi «Ricomincio dagli studenti» e «Rete universitaria dei movimenti», hanno presentato una mozione al Senato accademico per togliere dai distributori automatici, dai bar e dalle mense dell’università la Coca Cola e fare spazio ai prodotti provenienti dal commercio equosolidale. La richiesta era che gradualmente docenti e studenti trovassero nei distributori automatici solo succhi di frutta biologici e prodotti provenienti dal sud del mondo. Sul banco degli imputati anche bevande zuccherate, aranciate delle marche più famose e merendine «commerciali». Ecco in dettaglio la proposta degli studenti: «Non si può prescindere dall’esigenza di fare formazione anche sull’ aspetto etico dei consumi e non si può permettere il perseverare di scelte di prodotti che basano il loro profitto principalmente sullo sfruttamento del lavoro».

E gli studenti affermano che non si tratta di atteggiamenti pregiudiziali. «Nessuno di noi aveva intenzione di pubblicizzare un marchio piuttosto che un altro, vorremmo solo che l’università mettesse un codice etico sui prodotti che entrano in contatto con l’ateneo», puntualizzano convinti i rappresentanti della lista «Ricomincio dagli studenti».

Chiaramente non è mancata la replica di Coca Cola Italia: «Siamo esterrefatti. Le motivazioni a supporto sono riferite a un’accusa che non è stata mai dimostrata da sentenze della magistratura». Così mentre la polemica infuriava, senza esclusioni di colpi da una parte e dall’altra, rettore e presidi delle facoltà del più giovane ateneo della Capitale si sono riuniti e all’unanimità hanno deciso di aprire ai prodotti equosolidali e di bandire la Cola. Tutti contenti? Nemmeno per idea. Subito dopo il Rettore di Roma Tre, Guido Fabiani, ha dichiarato che al massimo la Coca Cola sarà messa al banco, non certamente al bando. «Sì, perché la delibera degli studenti parla di graduale sostituzione dei prodotti delle multinazionali con quelli del commercio equosolidale. Noi invece amplieremo l’offerta delle merci, inseriremo anche quelli bio, ma non toglieremo nulla».

La conclusione? Biscotti, merendine e bibite prodotte dal commercio equosolidale entreranno a pieno titolo nell’ateneo romano ma non da sole, visto che affiancheranno gli snack tradizionali delle multinazionali. E le lattine di Coca Cola? Resteranno al loro posto. Secondo il Rettore Fabiani è passato il principio che come ateneo si deve rispettare tutti: «Anche chi, come me, vuole bere Coca Cola».

Del resto quanto successo a Roma è l’ultimo caso di un fenomeno che sta allargandosi in molte parti d’Italia dove molti municipi e istituzioni vedono con crescente consenso il consumo critico e la qualità del cibo. Alcuni comuni hanno addirittura accolto la campagna Reboc per il boicottaggio della Coca Cola. Reboc (per saperne di più, Tel. 06/827154506/8271545) è la Rete italiana boicottaggio Coca Cola, creata ufficialmente a Roma il 22 luglio 2003, giorno di avvio dell’anno di boicottaggio internazionale della Coca Cola, proclamato dal sindacato colombiano Sinaltrail per gravi violazioni dei diritti umani e sindacali.

L’importanza di chi produce

Ma cosa vuol dire più in dettaglio che un prodotto è equosolidale? Ci viene in aiuto Transfair, l’ente che ha il compito di certificare le merci equosolidali nei supermercati italiani e nella distribuzione in genere. «Equo» sta a indicare che il lavoratore del Terzo mondo che ha realizzato un oggetto o un prodotto alimentare è stato retribuito abbastanza da consentirgli almeno di vivere in modo dignitoso.

«Solidale» vuoI dire che al produttore è assegnata una somma extra (fair trade premium) per migliorare le sue condizioni di vita, per esempio costruendo un ospedale e una scuola. I prodotti transfair, poi, di cui è garantita la biologicità, arrivano da cooperative e aziende che sono ispezionate e monitorate da organizzazioni non governative del luogo, oltre che da Ifat e FIo, organismi internazionali di certificazione del fair trade. In più il commercio equo, grazie alle campagne di boicottaggio, ricorda Francesco Gesualdi del Centro nuovo modello di sviluppo, ha permesso di parlare di responsabilità sociale di impresa tutte le volte che le campagne di boicottaggio contro lo sfruttamento dei lavoratori hanno cominciato a marcare qualche punto a loro favore. Si è diffusa fra i consumatori la consapevolezza che numerose merci sono prodotte a prezzo di notevoli sofferenze tra i poveri e che dunque occorrevano delle alternative.

Una ricerca sui bambini

Eppoi, non è proprio il caso di dimenticare la qualità di quanto beviamo. Non è certo un’invenzione che le bevande gassate siano costantemente sul banco degli imputati, e siano viste tra le potenziali cause del crescente aumento dell’obesità nei giovanissimi e negli adulti. La scuola, per fortuna, sembra rivestire un ruolo determinante nella prevenzione dell’obesità delle persone in età scolare. È quanto viene fuori da uno studio condotto in Inghilterra e della durata di 12 mesi. I ricercatori hanno esaminato 644 bambini, di età compresa tra i 7 e gli 11 anni, che frequentavano sei scuole elementari di Christchurch, chiaramente in Inghilterra. «Il nostro obiettivo era quello di valutare l’efficacia di un progetto scolastico orientato alla riduzione del consumo di bevande edulcorate contenenti acido carbonico.

Sebbene l’obesità sia un disturbo la cui eziologia va definita multifattoriale, il consumo delle bevande incriminate sembra essere una delle potenziali cause», afferma convinta Janet James, del Royal Bournemounth Hospital, che ha fatto parte della ricerca. Lo studio che è stato, poi, pubblicato sul sito web del British MedicaI Journal dimostra quanto sia azzeccata la campagna «Ditch the Fizz» portata avanti nelle scuole elementari britanniche per scoraggiare fra i bambini l’abuso delle bollicine. Più in dettaglio, nei bambini è stata osservata una diminuzione dell’ obesità anche a seguito di una modesta riduzione del consumo delle bevande suddette. Il problema dell’obesità dei bimbi c’è anche da noi: l’Istituto Auxologico Italiano valuta che in Italia il 30-35 per cento dei bambini è in sovrappeso e il 10-12 per cento è obeso.

Scontata la replica dei rappresentanti dell’industria del commercio delle bibite analcoliche che hanno contestato lo studio, considerando assai esigua la riduzione di calorie evidenziata nello studio (35 calorie).

Ciò non toglie che la ricerca ha puntato il dito contro le bevande gassate, a causa delle quote eccessive di zucchero che vi sono contenute. Oltre all’obesità sono accusate di causare la corrosione dei denti per la loro acidità e di rovinare la superficie protettiva dello smalto dei denti.

Liquidi controversi

Molto controversi i pareri anche su Red Bull, il nome commerciale di un’arcinota bevanda prodotta dalla compagnia austriaca Red Bull GmbH.

È commercializzata come bevanda energetica e per contrastare la stanchezza mentale. Cosa contiene? Molto zucchero, taurina, glucoronolattone, vitamine del gruppo B e caffeina. Gli esperti dicono che una lattina di Red Bull racchiude 80 mg di caffeina, come una tazzina di caffè. Dal 2003 c’è però in commercio anche una versione senza zucchero. In Europa e in America è molto usata come ingrediente insostituibile di mix, in particolare con la vodka. In Svezia la bevanda è stata messa sotto inchiesta dall’ente svedese per l’alimentazione, in alcuni paesi ne è stata proibita a lungo la vendita e diversi ricercatori fanno riferimento ai pericoli che ci sono per la salute quando si mescolano alcol e caffeina.

Il perere dell’esperto: «Da bere solo raramente»

Con l’arrivo del solleone si verifica un vero e proprio boom del consumo di bibite e bevande gassate. Inevitabilmente, a scadenza annuale, il mercato mette a disposizione novità pubblicizzate come innovative per placare la sete e infondere una sensazione di benessere e salute. Ma non è un problema solo estivo, visto che supermercati e distributori automatici sono pieni in ogni stagione di bottigliette e lattine dai colori più svariati. Ma Vita&Salute vuole aprire gli occhi ai propri lettori e sull’argomento ha interpellato il dottor Franco Berrino, Direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano.
Dottor Berrino perché occorre dire no alle bollicine?
«Perché sono una delle cause più importanti dell’obesità infantile e non solo. E non si tratta certo di fantasie visto che questo aspetto è stato documentato da studi scientifici portati avanti negli Stati Uniti. Non è certo un caso che in Inghilterra si stia portando avanti una campagna “Ditch the fizz” per limitare tra i bambini e gli adolescenti il consumo di bevande gassate in lattina e in bottiglia».
La ragione?
«Tanto per fare un esempio, contengono un eccesso di zuccheri e comportano l’assunzione di calorie che non saziano. Poi si assumono durante il pasto o fuori da esso, e non apportano un bel nulla risultando del tutto inutili. È sconsigliato berle in ogni momento. L’imperativo è di toglierle dalla quotidianità. Non vorrei sembrare un fondamentalista ma vanno bene solo occasionalmente, anche se sono delle porcherie: non si tratta infatti di tossici che uccidono all’istante».
Allora perché si fa così poco per invertire la tendenza?
«È illuminante un esempio. L’Oms intendeva lanciare una campagna nella quale si raccomandava di non assumere più del 10 per cento delle calorie totali provenienti dallo zucchero. Allora, c’è stata un’immediata protesta delle multinazionali del settore che hanno esercitato pressioni sul Congresso degli Stati Uniti perché L’Oms stabilisse un limite non superiore al 25 per cento».
Come è andata a finire?
«Non proprio nel migliore dei modi. L’Oms ha lanciato una generica raccomandazione a ridurre il consumo di zuccheri, senza specificare le quantità. Ciò indica che c’è ancora molto da lavorare».
Che fare nell’immediato?
«Occorre insegnare a tutti che se proprio si ha sete, un bicchiere d’acqua garantisce sicuramente un effetto migliore. Da non trascurare gli effetti positivi di succhi e spremute, privi di zuccheri aggiunti».

La frutta dai distributori automatici

Mela-rossaUna moneta per una mela

Dal prossimo ottobre a Roma, mettendo una monetina in un distributore automatico, invece del classico snack o della bibita gassata scenderà una mela, un mandarino o qualsiasi altra frutta di stagione. Un’iniziativa di cui si sta occupando l’assessore all’ambiente della provincia di Roma Loredana De Petris e che fa parte del progetto «Educazione alla campagna amica». I distributori saranno installati negli istituti superiori e garantiranno agli studenti prodotti sani. Dunque, alla ripresa dell’anno scolastico ci saranno ciliegie a maggio-giugno, mandarini e arance d’inverno e via via di stagione in stagione.

Una scelta che assicurerà di nuovo agli studenti la conoscenza dei frutti di stagione e la possibilità di nutrirsi in modo equilibrato. In più saranno sponsorizzate le produzioni locali che permetteranno anche un miglior rispetto dell’ambiente e un minor consumo energetico: non ci sarà bisogno di trasportarle da un’altra regione e ciò farà risparmiare traffico, combustibile ed emissioni di scarico inquinanti.

Ringraziamo Vita & Salute per l’offerta di alcuni articoli tratti dal suo archivio.

Vita e salute      Torna su
You’ll need Skype CreditFree via Skype
Share Button