Mente e corpo

Il dialogo della salute

pilates9 Le ricerche scientifiche che provano i condizionamenti psicofisici.
Il ruolo delle emozioni alla base delle malattie.
Gli sviluppi futuri della medicina olistica.

Servizio a cura di Massimo Ilari

Un nuovo approccio alla cura dell’essere umano pone al centro dell’indagine la persona nella sua totalità.

Psico-neuro-endocrino-immunologia. Di cosa si tratta? «La Pnei studia e osserva l’organismo umano nella sua interezza e nel suo modo di rapportarsi con l’ambiente. Muove i suoi primi passi circa 70 anni fa grazie ai primi studi sulla comunicazione ormonale. Uno dei pionieri fu il ricercatore Hans Selye, che trovò la via maestra che collega il cervello al resto del corpo, attribuendo a questo sistema, che definì dello stress, o di reazione generale d’adattamento, una funzione centrale nell’equilibrio salute-malattia. Siamo di fronte a un indirizzo che a differenza del tradizionale approccio meccanicistico e riduzionista, non scompone l’organismo in tante parti fra loro scollegate ma pone al centro dell’indagine l’essere umano nella sua totalità», afferma Francesco Bottaccioli della Scuola di medicina integrata e autore di libri mirabili sull’ argomento.

Ma la storia non finisce certo qui. Negli ultimi decenni sono state individuate altre vie di collegamento tra il cervello e il resto del corpo (asse tiroideo, della sessualità, della crescita, ecc.) e si è visto che il cervello non è solo un organo pensante ma funziona come una grande ghiandola endocrina: produzione di ormoni steroidei, che sono ritenuti appannaggio di surrenali e ghiandole sessuali.

In parole povere, circa una quarantina di anni fa, in campo immunologico, si è finalmente affermata una nuova visione che negli ultimi 15 anni ha imposto non una visione statica (come era un tempo) ma dinamica del sistema immunitario.

Sistema immunitario che è stato collegato in relazione con la rete nervosa. Una rivoluzione di 360 gradi. In pratica, nella branca che si occupa dello studio del cervello è in atto un incredibile movimento di sintesi, portato avanti dalle neuroscienze, che di fatto supera le tradizionali distinzioni tra scienze biologiche, neurologiche, psichiatriche e psicologiche.

Un sistema che si trasforma

Vediamo alcuni punti che segnalano un avanzamento evidente. L’aspetto fondamentale evidenzia che l’esperienza è in grado di modificare l’assetto del sistema nervoso centrale: riesce a modificare non solo il programma (tipo il software informatico che fa funzionare il programma di un computer) ma anche la struttura di base (hardware, scatola e componenti fisiche del computer: disco fisso, scheda video, ecc.).

La cosa affascinante è che le connessioni tra neuroni non sono date una volta e basta ma sono trasformate attraverso 1’esperienza di ogni giorno.

E qui è toccato e rivisitato il ruolo tradizionale attribuito alla genetica, secondo il quale i geni dominano in maniera inoppugnabile la nostra vita e determinano malattie e comportamenti.

La Pnei non mette in dubbio il valore della genetica ma afferma che da sola non è in grado di spiegare la straordinaria capacità di cambiamento (plasticità) del cervello.

Infine, dallo studio della memoria si è venuto a sapere che le emozioni non sono qualcosa di esclusivamente psicologico ed extraterrestre, ma sono parte fondamentale dei processi di apprendimento e di quelli che determinano l’individualità. Eppoi, è ormai assodato che rivestono un ruolo di primo piano nell’insorgere e nello svilupparsi delle più svariate patologie.

Si parla ormai apertamente di tumori, danni epatici, artrite, depressione, infarti, ictus, ecc. In definitiva, l’intero organismo è una rete che può essere influenzata, sia in senso positivo sia negativo, da stimoli molto diversi.

Le molecole psichiche

Il futuro dell’approccio medico sta proprio nello svelare e comprendere queste connessioni. Proprio per questo nella seconda parte del dossier prendiamo in esame le connessioni psicologiche: tutti quegli aspetti interiori e della vita di ogni giorno che liberano all’interno dell’ organismo delle forze, anche di origine biochimica, che sono in grado di minare la salute. Connessioni da cui la psicosomatica può ricevere un notevole aiuto terapeutico.

A questo proposito ci viene in aiuto la ricercatrice Candace Pert, neurofisiologa e direttrice del centro di biochimica cerebrale del Nimh (National institute for mental health), uno dei personaggi più notevoli nell’ ambito della ricerca internazionale sul cervello, non a caso ha scoperto le endorfine e un grande numero di neuropeptidi, le molecole che trasmettono le informazioni lungo il sistema nervoso.

Con la scoperta dei neuropeptidi la Pert evidenzia che essi sono da considerare a tutti gli effetti delle molecole psichiche, visto che non trasmettono solo informazioni ormonali e metaboliche, ma «emozioni» e altri segnali psicofisici. Così qualunque stato emotivo (dolore, ansia, paura, amore, ecc.) insieme alle sue complesse sfumature, i sentimenti, è portato nel corpo da specifici neuropeptidi. Ciò vuol dire che tutto il corpo pensa, che ogni cellula sente e prova emozioni ed è in grado di elaborare informazioni psichiche e inviarle a tutte le altre parti attraverso una fitta rete di comunicazioni.

Non c’è più divisione

Perde così terreno il modello ottocentesco che legge nella malattia il risultato di un’aggressione esterna, da far risalire a batteri e virus. E non è tutto. Il modello meccanicistico non basta neppure a spiegare l’origine di un tumore che è determinato da un insieme di cause e dall’interazione tra caratteristiche genetiche e ambiente.

L’endocrinologo, il fisico, lo psichiatra, il neurologo, lo psichiatra sono le .figure centrali nel terremoto che sta investendo le scienze biomediche. Tenendo conto della nuova prospettiva, le ghiandole endocrine non sono semplici regolatori ma formano un sistema strutturato a più vie che, insieme al sistema nervoso e immunitario, adatta il corpo a qualsiasi cambiamento proveniente dall’esterno. Ne esce fuori la dimostrazione che 1’organismo umano, e quindi la salute e la malattia, debbano essere valutati nella loro complessità. Un approccio, questo, che è antico quanto la medicina, sia occidentale che orientale: la malattia è disequilibrio. Compito del terapeuta è ripristinare questo disequilibrio.

L’antica divisione fra corpo e mente non ha più ragione di essere. Al vecchio concetto occorre sostituire quello di psicosoma, in cui ogni aspetto fisico umano è visto come parte di un’unica organica realtà.

La vera funzione dello stress
L’essenza della vita

Lo stress fa parte della nostra vita. Il segreto è saperlo gestire, utilizzando al meglio il suo potenziale positivo

Hans Selye, l’ideatore dello stress, in particolare nella seconda parte del suo lavoro scientifico, ha cercato di modificare l’immagine giornalistica che si era andata affermando sullo stress, considerato, superficialmente, come evento eccezionale negativo. In realtà, scrive Selye, lo stress va considerato come l’essenza della vita. In parole povere, non è possibile vivere senza adattarsi costantemente a situazioni esterne, fisiche, ambientali, sociali che sono in costante mutamento. Non è certo un caso che abbia dato alle stampe un libro dal titolo Stress senza cattivo stress (Stress without distress). Il segreto allora è quello di saper governare lo stress, bilanciarne gli effetti negativi e utilizzarne al meglio gli aspetti di potenziamento dell’azione che contiene. In che modo? La prima cosa sta nel non evitarlo perché è più potenziato un organismo abituato, e quindi allenato, allo stress rispetto a chi spende la sua vita a rifuggirlo come la peste. Ma attenzione, ci dice sempre Selye, occorre essere capaci di tenerne sotto controllo l’intensità e al momento giusto bisogna essere in grado di disattivare la reazione allo stress. Lo stress che fa correre più rischi è quello cronico, che si protrae nel tempo e che tiene in allerta, costantemente, tutto il corpo e gli organi. Se allo stress protratto si aggiunge il fatto di non poterne più uscire, mettendo uno stop alla situazione stressante, il rischio di ammalarsi è veramente elevato. In definitiva sono proprio le situazioni stressanti che gli studiosi mettono al centro del loro lavoro per comprenderne i legami con il rischio di malattia. Si parla di reazione di stress in un sistema costituito da inibizione cronica (organismo scarsamente allenato); esagerata reazione di stress acuto (scarso controllo della reazione di stress); reazione di stress cronico (non si è in grado di staccare la spina); reazione allo stress con blocco dell’azione (non si vedono vie di uscita).

Psicosomatica. L’origine profonda delle malattie
Emozioni e Salute

foto_homeIl significato di alcuni disturbi può nascondersi nella nostra vita interiore. Un approccio che si basa sulle nuove acquisizioni della neurologia e dell’immunologia.

La ricerca scientifica negli ultimi anni ha messo sempre più in connessione gli aspetti psicologici e alcune malattie organiche. Come risultato si sente sempre più parlare di sintomo psicosomatico. Il termine nonostante alluda a concetti che apparentemente si perdono nella notte dei tempi e che si trovano in quasi tutte le culture umane, è di origine molto recente. Fu ideato nel 1818, dal medico psicologo J. C. Heinroth che avvertì la necessità di riunire il concetto di mente a quello di corpo per porre un freno alla tendenza, un po’ ossessiva, di separazione che si andava affermando nella cultura scientifica dell’ epoca. Heinroth formulò anche quella che allora pareva una teoria azzardata: «La malattia è un disequilibrio di tipo biologico ed emotivo che va affrontato in tutte e due le direzioni e dunque nella cura delle malattie non bisogna avvalersi esclusivamente dell’ approccio medico funzionalista secondo il quale se fa male lo stomaco ci si concentra solo sullo stomaco e se non si riesce a risolvere il problema con la classica pillola si ricorre all’intervento del chirurgo». Oggi, invece, è patrimonio della scienza che le tensioni e lo stress influiscono direttamente sull’organismo, scatenando veri e propri cambiamenti fisici. L’assunto è confermato dal fatto che l’organismo produce ormoni denominati «ormoni dello stress» (tanto per citarne qualcuno, l’adrenalina e il cortisolo) che influisco su alcune funzioni organiche. Per esempio, questi ormoni aumentano i battiti del cuore e la pressione sanguigna, rendono i sensi più attivi e influenzano negativamente il metabolismo. A lungo andare, questa situazione non dà solo ansia, tristezza e malinconia ma può aprire la strada a tutta una serie di patologie psicosomatiche come violente eruzioni cutanee, problemi cardiaci, respiratori e digestivi, disturbi del sonno e tanto altro ancora.

Sentimenti inespressi

Tutti questi aspetti sono ben illustrati, come sottolineato nel primo articolo, dalla psiconeuroendocrinoimmunologia e dalla psicosomatica: l’affermarsi di pensieri, sentimenti ed emozioni negative, in particolare se non espressi, rischiano di radicarsi in profondità nel corpo. Ogni volta che ci ammaliamo il nostro sistema immunitario, se non mettiamo in atto le giuste contromisure, non è in grado di difendere il corpo. Perché si tratta di un sistema che ci difende da ciò che è prodotto sia a livello emotivo che cognitivo, quindi di pensiero. Il primo passo per uscirne è far crescere le emozioni positive. «Essere di buon umore e sorridere è fondamentale perché accresce la produzione di serotonina, una delle sostanze capaci di combattere la depressione. La positività migliora la funzione dei nostri organi e tanto per cominciare ottimizza le funzioni digestive che sono fondamentali per assimilare i nutrienti e tenere in buono stato l’apparato digestivo. C’è da dire che questo è un percorso fondamentale visto che l’inconscio produce milioni di pensieri che non si avvertono ma che hanno un’influenza immediata sui livelli di produzione dei neurotrasmettitori che sono deputati all’attività del sistema immunitario. È evidente che quelli negativi ci danneggiano», afferma con forza la psicoterapeuta Anna Zanardi, docente presso il Master Internazionale del Mip e autrice di libri di successo sull’ argomento. «Ma attenzione», ricordano gli esperti della Società italiana di psicosomatica, «è sbagliato combattere i sintomi e basta visto che rappresentano anche un segnale che l’inconscio invia per farei capire che qualcosa va cambiato nella nostra vita. Il segreto è di collegare il sintomo con il suo significato profondo. Quando ci si ammala giunge il momento di lasciarsi alle spalle gli atteggiamenti negativi. Insomma la malattia come «maestro» di vita. È evidente che esercitare 1’ascolto profondo è il primo passo, subito dopo è d’obbligo rivolgersi a un esperto».

Stati d’animo e patologie

Vediamo allora cosa ci dice la medicina psicosomatica sul rapporto fra alcuni disturbi e il loro significato.

FEGATO. Detto semplicemente, è un organo che decide ciò che è tossico o ciò che non lo è per il corpo. Disturbi a carico del fegato ci dicono che il soggetto interessato non è riuscito a prendere una decisione adeguata che riguarda la sua vita rispetto a ciò che è meglio per sé. Può darsi che si siano prese decisioni approvate dalla società o dalla famiglia ma che, in qualche modo, lo rendono insoddisfatto emotivamente e quindi compaiono le patologie epatiche.

DIABETE. In questa malattia le implicazioni psicologiche sono fortissime. Un primo tratto psicologico che viene alla luce è quello di una forte riattivazione dei vissuti e delle tensioni connesse alla dimensione della dipendenza.

IPERTENSIONE. Un tratto che contraddistingue l’iperteso è la sua incapacità di esteriorizzare i vissuti psicologici, le tensioni, i desideri, l’aggressività. Notevoli difficoltà nel trasformare le emozioni, i pensieri in azioni, sia a esprimerli attraverso le parole. Non riesce a stabilire un rapporto adeguato con la propria aggressività: incapacità, allora, di dispiegare comportamenti di fuga e di lotta.

CEFALEE ED EMICRANIA. Potrebbero indicare la necessità di ridurre l’eccesso di razionalità, l’importanza di lasciar fluire liberamente emozioni e intuizioni. In genere, chi soffre di mal di testa è una persona che tenta di tenere tutto sotto il suo ferreo controllo. Non applica mai la delega, è eccessivamente realista e si pone obiettivi difficilissimi da centrare. Sotto accusa anche i genitori che hanno richiesto a queste persone, a partire dall’infanzia, aspettative esagerate. In questi casi si parla di ansia da prestazione. Alcuni tratti caratteristici: componenti ansiose spiccate, ambizione, voglia di dominare, atteggiamenti perfezionisti, tendenza a reprimere forti sentimenti negativi, come invidia e ostilità.

DISTURBI DEL SONNO. Colpiscono particolarmente chi non riesce a lasciarsi andare e indulge negli stati depressivi. Scarsa voglia di lottare. Frequentemente chi è affetto da insonnia è un soggetto spiccatamente insicuro, è astenico, perennemente affaticato ed è esposto ai rischi che gli si presentano durante l’esistenza.

TORCICOLLO. Chi tende a somatizzare a livello muscolare indulge in modelli di vita incredibilmente rigidi, è perfezionista, tende a un autocontrollo esagerato, ricerca una continua padronanza di se stesso. li soggetto rifiuta atteggiamenti aggressivi e non sembra mai irritato, così a prima vista appare come una persona incredibilmente disponibile. In realtà questi tratti caratteriali sono il risultato di costrizioni intime. Allora uno dei disturbi più ricorrenti è il torcicollo che si alterna alle cervicalgie: il cattivo risultato di volere tenere, costi quel che costi, la testa a posto e di non abbassare mai la testa.

PROBLEMI RESPIRATORI. Segnalano la difficoltà di fare fronte, da soli, agli ostacoli e alle lotte che la vita pone lungo la strada. Non è certo un caso che ci sia una forte connessione fra la respirazione e l’autonomia.

ORTICARIA E ALTRE PATOLOGIE DELLA PELLE. È bene ricordare che la cute è uno dei più importanti organi che segnalano l’espressione emotiva. La pelle è un incredibile confine fra dentro e fuori, specchio dell’ anima e grande strumento di comunicazione. E allora quali sono i tratti di chi presenta l’orticaria? Sono persone che hanno la caratteristica di assumere atteggiamenti passivi nei rapporti di tutti i giorni, persone che hanno una notevole tendenza ansiosa, combinata a una deficitaria tollerabilità della stessa ansia. Sono insicuri e vulnerabili nei rapporti umani. li prurito collegato all’ orticaria indica l’incapacità di reggere tensioni emotive, ansia, irritabilità, sensi di colpa, paura, blocco dell’ aggressività, ecc.

ALLERGIE. Esprimono una forte paura verso gli altri e soprattutto verso il partner. Bisogno inconscio di protezione, attenzioni premurose e protettive.

DISTURBI CARDIACI. Spesso chi li presenta esercita un’incredibile inibizione sulle sue emozioni e pulsioni istintive. Si tratta di un individuo che si barrica dietro una cortina impenetrabile. Dal punto di vista psicosomatico chi è affetto da angina pectoris è spesso tratteggiato come un soggetto che durante la sua esistenza ha preso particolarmente a cuore qualcuno o qualcosa e per tale motivo si è isolato, per l’aspetto strettamente psicologico, da tutti e da tutto. Come conseguenza si guarda bene di avere relazioni, interiorizza una grossa quota di aggressività e riesce a tirarla fuori solo in rarissimi casi. Chi è invece stato interessato da infarto cardiaco è insicuro, dipendente, vulnerabile, però ha la tendenza a negare e a reprimere questi suoi tratti. Li nasconde anche a se stesso.

CANCRO. È ritenuto come la manifestazione di una psicosi del corpo. Per sfuggire alle situazioni di conflitto a livello inconscio e non finire psicotici ci si ammala di cancro. Lo dimostrerebbero gli studi epidemiologici sulla mortalità per tumori in individui affetti da malattie mentali: i pazienti affetti da schizofrenia presentano una minore incidenza di tumori rispetto alla popolazione normale.

GASTRITE E ALTRE PATOLOGIE METABOLICHE. Se si soffre con frequenza di bruciori allo stomaco, gastrite e difficoltà digestive, vuol dire che nel vivere si ha spesso un atteggiamento rinunciatario, non si ha molta fiducia nelle proprie potenzialità. Si è lacerati tra due poli opposti: repressione dell’ aggressività oppure esplosione in comportamenti e reazioni ultraggresive. Chi soffre di malattie gastriche avverte di essere rifiutato dagli altri, ha forti bisogni di dipendenza e di sicurezza. Se ha insuccessi è frustrato oltremisura. È vulnerabile nella sfera affettiva. Soffre di rabbia e di forme di invidia repressa. Per andare oltre queste difficoltà occorre innalzare la consapevolezza emotiva ed essere disposti alla protezione, alle attenzioni degli altri lasciando stare orgoglio e indipendenza.

In pratica
Attivate energie positive

Esercizio fisico. Muoversi moderatamente, bastano 20 minuti di passeggiata veloce al dì, innalza immediatamente il livello energetico del corpo e infonde buon umore.

Apprendere l’autosservazione. Sentirsi e verificarsi ogni giorno per vedere come si risponde o ci si comporta di fronte alle situazioni della vita. Cercare le risposte e verificare l’effetto che ha il nostro comportamento sugli altri.

Ascoltare musica. Innalza l’energia e riduce le tensioni. È in grado di elevare sensibilmente il tono dell’umore. La musica fa crescere nel cervello la concentrazione di noradrenalina, un ormone fondamentale per il buonumore.

Concedersi un pisolino. Almeno 10-30 minuti al giorno di riposo è un vero relax per l’organismo. Ma attenzione andare oltre 30 minuti, produce l’effetto contrario: lascia intorpiditi, nervosi e danneggia il sonno notturno.

Stare in buona compagnia. Praticare la convivialità e concedersi ogni giorno quattro chiacchiere con gli amici fa crescere il tono dell’umore.

Meditare. La scoperta che la meditazione attivi una zona del cervello sinistro (corteccia prefrontale) che infonde sensazioni di felicità, gioia energia si deve al ricercatore Richard Davidson, dell’EM Kech laboratory far functional brain imaging and behavior dell’University of Wisconsin (Stati Uniti). Davidson ha raccolto i dati studiando 200 persone con la risonanza magnetica cerebrale. Non è importante il tipo di meditazione: anche la preghiera assicura gli stessi risultati. Malumore e sensazioni di tristezza, ansia e cattivo umore attivano invece la zona controlaterale del cervello (prefrontale destra).

Sorridere utilizzando gli occhi. La raccomandazione arriva da Paul Ekman, docente di psicologia all’università di California: le espressioni sono in grado di attivare il buon umore. Se si sorride, anche con la bocca, si attiva la biochimica dell’allegria.

Praticare la bontà. Fare buone azioni accresce le potenzialità energetiche e trasforma l’umore di un’intera giornata. Lo affermano numerosi neurobiologi.

Pensare positivo. Chi è ottimista, dotato di una buona autostima, è capace di ritagliarsi spazi da dedicare al proprio piacere personale: non solo si ammala di meno, ma riesce a superare brillantemente le prove che la vita gli fa affrontare.

Fuori dal coro
Star bene dentro

di Ennio Battista

Ci proponiamo di realizzare l’unione tra l’igiene fisica e l’igiene morale della nostra vita, che talvolta abbiamo il torto di separare. Ci proponiamo di mettere in risalto l’obbedienza alle leggi della fisiologia e alle leggi morali». Questo testo è un po’ il simbolo dell’approccio alla salute del nostro mensile. Si tratta dell’editoriale scritto dal primo direttore di Vita&Salute nell’ormai lontano gennaio 1952. Sono passati più di cinquant’anni e oggi possiamo dire, senza nessun desiderio di apparire troppo presuntuosi, che «avevamo ragione». Sì, la relazione mente e corpo è ormai una realtà anche per il recalcitrante mondo medico che fino a pochi decenni fa non riconosceva alle emozioni e agli stati d’animo quell’unione che favorisce il benessere della persona.

E se in qualche modo Vita&Salute ha saputo anticipare questi temi, lo deve anche al fatto che i principi su cui si è ispirata sono ancora più «antichi». E riguardano il modo di vedere la donna e l’uomo come realtà indivisibili, legate anche a una visione spirituale della vita che il nostro patrimonio cristiano ci ha trasmesso. Non è un caso infatti che all’inizio del Novecento, negli Stati Uniti c’era un gran fermento intorno ai temi della salute e tra questi, uomini di formazione religiosa, tipica dell’America di quel tempo, avevano avuto intuizioni formidabili. Per esempio, nel 1900, Ellen White, personalità di spicco dei movimenti di riforma sanitaria, aveva così definito la relazione tra la psiche e i processi organici: «Esiste un rapporto molto stretto fra la mente e il corpo: se uno è colpito anche l’altro ne risente (. .. ) Tante malattie di cui soffre l’umanità sono frutto di stati depressivi e psichici. Dolore, ansia, scontentezza, sensi di colpa, rimorsi, diffidenza: tutto ciò contribuisce a indebolire le forze vitali, a sviluppare deperimento organico e condurre alla morte (Sulle orme del gran medico, Edizioni ADV, pp. 302, € 16,00).

La nostra sfida è continuare in questa attività di informazione, con l’obiettivo di fare scoprire sempre di più le risorse interiori e spirituali, come strumenti vincenti per il nostro benessere.

Ringraziamo Vita & Salute per l’offerta di alcuni articoli tratti dal suo archivio.

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