Salute in fumo 1

I numeri

image001In Italia

Un italiano su quattro non sa rinunciare alla sigaretta quotidiana. Nel nostro paese ci sono 14 milioni di fumatori. Le donne fumatrici sono in aumento, mentre gli uomini diminuiscono. La diminuzione è più forte nelle regioni del Nord-Ovest. La fascia d’età più «incallita» è quella tra 25 e 44 anni. Nel nostro Paese il tabacco muove un fatturato finale di 23 mila miliardi, il 10% va ai tabaccai, il 74,6% allo Stato, il resto ai produttori.

Nel ’93, secondo l’Istat, i fumatori erano il 24,6 per cento della popolazione, nel ’97 il 24,9. Gli ex fumatori sono otto milioni e 600mila. Le persone che non hanno mai fumato sono 24,5 milioni. Fuma un giovane su cinque, la percentuale dei medici fumatori in Italia è del 41%.

Nel mondo

Per l’Organizzazione mondiale della sanità, i fumatori nel mondo sono un miliardo e 20 milioni, un terzo della popolazione con più di 15 anni. Il fumo attualmente uccide circa quattro milioni di persone ogni anno, e nel 2030 ucciderà 10 milioni di persone. In Europa le morti attribuite al fumo si aggirano sulle 450.000, con una media di 50 persone ogni ora.

Mortalità

Secondo le analisi elaborate dall’Istat lo scorso anno in Italia il tabacco ha causato circa 90.000 decessi. Il fumo è responsabile del 15-20% di tutte le morti nel nostro Paese (una su sei).

Allargando gli orizzonti non rosei di questa realtà si scopre un quadro, se possibile, ancora più allarmante. Nel 1995 i decessi correlati al fumo erano stati di circa tre milioni in tutto il pianeta: due milioni nel mondo industrializzato, uno nei Paesi in via di sviluppo. Per il 2025 le stime dell’OMS indicano una crescita della mortalità del 50% nei Paesi industrializzati e del 700% in quelli del Terzo mondo.

Il fumo costa caro, non solo in termini di salute: in Italia le spese sanitarie annue per il tabagismo sono di 16 mila miliardi di lire, che salgono però a quasi 50 mila se si considerano anche i costi sociali come la perdita di ore di lavoro, le patologie croniche e le terapie riabilitative. Questo significa, in sostanza, che si spendono circa 4 milioni per curare ogni fumatore.

Fumo passivo

L’inalazione passiva o involontaria del fumo di sigarette può far precipitare o esacerbare i sintomi di malattie già esistenti, di stati morbosi come l’asma, di malattie cardiovascolari e di altre malattie respiratorie. Polmoniti e bronchiti sembrano più frequenti tra i bambini i cui genitori fumano.

Secondo le ultime stime dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, aspirare in seconda battuta, catrame e nicotina, provoca 10 mila morti all’anno in Italia, 7 mila per cause cardiovascolari.

In un’intervista recente a Nuova Ecologia, Nicola Magnavita, docente dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Roma, ricorda che “in Italia sono 40.000 l’anno le morti improvvise per cause cardiovascolari imputabili al fumo passivo, che provocherebbe peraltro il 30% dei tumori agendo come concausa della patologia in un ulteriore 50% dei casi. Sono evidentemente dati che non possono lasciare indifferenti”.

La sigaretta

Nuove accuse all’industria del tabacco vengono anche dal mondo della ricerca: il colosso americano Philip Morris e altre multinazionali del fumo, addizionerebbero intenzionalmente, le bionde con sostanze chimiche che aumentano la dipendenza da nicotina e favoriscono quindi l’espansione del mercato, schiavizzando i normali consumatori ed abbreviando i tempi d’assuefazione per i fumatori alle prime armi. Secondo uno studio del ’99 di un gruppo di ricercatori inglesi dell’Imperial Cancer Research Fund condotto su 60 industrie, il tabacco contenuto nelle sigarette è anni luce lontano da quello che fumavano i nostri nonni: nelle sigarette d’oggi sono contenuti oltre 600 additivi chimici nuovi rispetto al 1971. La legislazione europea consente l’uso di composti chimici addizionali purché non tossici, ma finora non erano mai stati analizzati a fondo gli effetti di queste sostanze sul comportamento dei consumatori. Si scopre così che il cacao e lo zucchero vengono addizionati per rendere il tabacco appetibile anche ai bambini mentre l’ammoniaca per aumentare la velocità d’assorbimento della nicotina da parte del corpo.

Se per puro caso oggi, come d’incanto, i fumatori buttassero nella pattumiera le proprie sigarette, al prossimo censimento avremmo 700.000 italiani in più; 300.000 cancri del polmone in meno, 250.000 infarti in meno e accidenti vascolari, 50.000 bronchiti ed enfisema in meno, e ben 100.000 malattie in meno che il tabacco non ha provocato ma che ha peggiorato.
La Philip Morris ammette: il fumo uccide

Bruxelles, David Davies, 52 anni, avvocato gallese, capo della Philip Morris, divisione Europa, numero nel mondo della più grande multinazionale del tabacco, sostiene:
«Il fumo causa il cancro ai polmoni e su questo deve esserci chiarezza. Noi sosteniamo il messaggio, siamo pronti a farlo, in tutti i modi. Vogliamo che gli adulti siano in condizione di fare scelte consapevoli>>
«Una sigaretta sicura non ci sarà mai, l’industria non è in grado di fabbricarle. Potremo ottenere, questo sì, sigarette più sicure di quelle di adesso. Da decenni cerchiamo di ridurre la quantità di nicotina e tabacco. Ma solo con le istituzioni riusciremo a trovare formule migliori e educare i consumatori».
Umberto Veronesi: Rischio intollerabile

“Le parole del presidente della Philip Morris Europa, David Davies, a proposito della presa di coscienza che «il fumo causa il cancro ai polmoni» e dell’impegno assunto dall’azienda produttrice di sigarette per dissuadere i giovani dal fumo mi hanno colpito molto positivamente. Un atto coraggioso e responsabile. Un atto inevitabile.
I danni procurati dal fumo sono sotto gli occhi di tutti. E’ attribuibile al fumo il 90% delle morti per tumore polmonare e un quarto delle morti per malattie cardiovascolari. E’ quindi naturale che anche i produttori di sigarette decidano di prendere posizione, al fianco dei responsabili della salute in tutto il mondo, per raccomandare di non fumare.
Ma i fumatori possono aiutare se stessi smettendo al più presto. Per il cancro al polmone il rischio per chi fuma più di 20 sigarette al giorno è di 10-20 volte superiore rispetto al non-fumatore, ma si riduce progressivamente negli ex fumatori in funzione degli anni che passano dall’ultima sigaretta e dopo vent’anni nel suo organismo gli effetti negativi del fumo sono pressoché scomparsi. Ho educato i miei figli a tenersi lontani dalle sigarette. E’ fondamentale che i più giovani (purtroppo la maggior parte dei fumatori inizia prima dei vent’anni) non cedano a questa tentazione e anche alle donne dico che corrono più rischi dell’uomo.
Sappiano i giovani che malauguratamente incominciano a fumare, devono smettere in fretta perché in questo modo è possibile prevenire in maniera considerevole i danni per il proprio organismo. Come medico e ricercatore in campo oncologico mi sono sempre battuto per divulgare quanto più possibile la gravità dei danni prodotti dal fumo. Come Ministro ho oggi l’occasione di tradurre in provvedimenti legislativi quelli che per me sono sempre stati imperativi categorici per la difesa della salute e per la prevenzione del cancro ai polmoni.
Con questo intendo dire che continuerò il percorso tracciato da chi mi ha preceduto di severa lotta contro il fumo. Non dimentichiamo che la lotta al fumo fa parte degli obiettivi del Patto di solidarietà per la salute. Convinzioni che mi appartengono profondamente. Infatti, ho presentato una bozza di disegno di legge che propone norme più severe con la quale si estende il divieto di fumare a tutti gli ambienti chiusi, pubblici e privati.
So che questa proposta, qualora il Consiglio dei Ministri la accolga, susciterà molti disappunti tra i fumatori, ma anch’essi devono sapere che se è giusto riconoscere il loro diritto al fumo è altrettanto giusto rispettare quello di chi non fuma affinché non subisca passivamente i danni che esso provoca. E ciò che era stato un mio impegno come medico lo è ancora di più oggi come Ministro della Sanità”.
(Umberto Veronesi, ex ministro della Sanità, Corriere della Sera, Giovedì 18 maggio 2000)

Cosa succede al fisico quando si smette

Dopo due ore
La nicotina inizia a essere eliminata dal corpo tramite l’urina

Dopo 12 ore
Il mondossido di carbonio scompare dall’organismo e di conseguenza il sangue è in grado di trasportare più efficacemente l’ossigeno ai tessuti. I polmoni cominciano a funzionare meglio.

Dopo due giorni
L’alito, le dita, i denti e i capelli sono più puliti.

Dopo una settimana
I sensi, in particolare il gusto, si acuiscono (sensibili). La pelle prende un colorito più roseo.

Dopo un mese
Il muco è rimosso dai bronchi. Cala il rischio di infezioni respiratorie. Il lavoro o le attività che si svolgono abitualmente risultano più facili.

Dopo tre mesi
La tosse cronica, spesso presente nei fumatori, tende a diminuire.

Dopo un anno
Cala significativamente il rischio di infarto o ictus grazie al fatto che non esiste più l’azione vasocostrittore della nicotina sulle arterie, restringendole.

Dopo sei anni
Smette di crescere il rischio di sviluppare un tumore ai polmoni.

Dopo 15 anni
Il rischio di patologia tumorale è pari a quello di un non fumatore.

I passi per smettere di fumare

Il rischio di cancro al polmone collegato al fumo è molto più alto di quel che si pensava in passato, è quel che dimostra un nuovo studio sul fumo. Il vantaggio di smettere, anche a partire dai 50 anni, è ancora più alto di quel che si credeva, affermano i ricercatori all’Università di Oxford in Inghilterra.

Lo studio, pubblicato il 3 agosto nel British Medical Journal, ha appurato che gli uomini che hanno fumato durante tutta la loro vita, hanno il 16% di probabilità di morire di cancro al polmone intorno ai 75 anni di età, e quelli che fumano più di 25 sigarette al giorno hanno una probabilità del 24%. Le donne fumatrici hanno il 10% di probabilità di morire di cancro al polmone all’età di 75 anni e il 19% se sono fumatrici accanite. Queste percentuali sono più che raddoppiate rispetto a quelle suggerite dai precedenti studi.

Lo studio conclude, affermando anche che un fumatore cinquantenne che smette di fumare, dimezza il suo rischio di morire di cancro al polmone fino ad arrivare al 6%, mentre smettendo a 30 anni, riduce ulteriormente il rischio fino all’1,7%. Riduzioni simili nelle percentuali di rischio, si verificano nelle fumatrici che smettono di fumare.

“Il messaggio rivolto ai fumatori che emerge da questo studio è: ‘Smettete subito, il più presto possibile e meglio sarà – dice Thomas Neslund, portavoce della Chiesa avventista a livello mondiale nel campo della salute. “Questo sminuisce la vecchia tesi, secondo la quale non vale la pena di smettere di fumare, in termini di benefici per la salute, per un fumatore incallito”.

La Chiesa avventista promuove uno stile di vita libero dal tabacco e ha sviluppato molti programmi antifumo diffusi in tutto il mondo. Il programma “Respira Libero” rappresenta l’evoluzione naturale del “Piano dei 5 Giorni” di Mc.Farland e Folkemberg. Si tratta di un metodo collaudato da un’esperienza di lavoro ventennale, basato sulla terapia di gruppo, sulla partecipa¬zione attiva guidata da conduttori specializzati, per affrontare il problema a due livelli: uno fisiologico e l’altro psicologico.
In questo modo è possibile sviluppare dinamiche efficaci, per conseguire risultati con una alta percentuale di successo (60-90 per cento). Il segreto è nel rapporto fra persone e nella condivisione del problema.

Prepararsi a smettere

  • modificare le abitudini: per esempio non fumare alle ore consuete
  • cambiare il modo di tenere la sigaretta: fumare con l’altra mano o tenere la sigaretta tra due dita diverse
  • cercare di aspirare meno frequentemente la sigaretta
  • cambiare le situazioni in cui si fuma: non fumare in luoghi “gradevoli” come la poltrona preferita o altri luoghi abitualmente congeniali
  • rendere sempre meno piacevole il modo di fumare: non fumare guardando fuori dalla finestra ma verso una parete o un angolo della casa
  • depurare l’organismo bevendo molta acqua o succhi di frutta

Smettere

Esistono due modalità principali adottate dai fumatori e ognuno deve cercare la strada che gli è più congeniale:

  • smettere immediatamente, bruscamente da un giorno all’altro
  • smettere in modo graduale, diluendo il numero di sigarette fumate nel tempo, aiutandosi anche con prodotti alla nicotina (cerotti, inalatori, gomme da masticare e aiuto medico, o contattando gruppi di terapia).

Quando il desiderio di fumare procura agitazione bisogna impiegare questo surplus di energia in qualche attività.

E’ utile ricordare che gli eventuali effetti collaterali della sospensione dal fumo dureranno al massimo qualche settimana.

Rimanere non fumatori

Alcuni consigli da adottare quando la tentazione di accendere una sigaretta si fa più forte:

  • bere lentamente un bicchiere d’acqua con una fettina di limone
  • impegnarsi in altre cose: ascoltare musica, telefonare ad un amico, tenere le mani occupate (con chiavi, penne, monete), svolgere un hobby
  • inspirare ed espirare molto lentamente

Le Testimonianze

GIORGIO ALBERTAZZI
«Gli ambienti pieni di fumo e le cicche abbandonate nel posacenere: ripugnanti. Fumavo 30 sigarette al giorno, poi ho smesso di colpo. Adesso le sigarette mi piacciono solo in mano alle donne: c’è qualcosa di affascinante nel modo in cui le maneggiano, mentre noi maschi fumiamo come tanti barbari».

BEPPE GRILLO
«Ho usato una terapia d’urto: mi sono comprato 100 stecche e ogni mattina mi ripromettevo di non fumarne neppure una. Una sofferenza, ma così ho smesso. Adesso mi mandano in bestia quelli che al ristorante ti chiedono: le dà fastidio se fumo? Domanda idiota. E’ come se dicessero: le dà fastidio se le sputo nel piatto?».

RENZO ARBORE
«Per anni le ho provate tutte per cercare di smettere. Poi è stato un film a salvarmi: dovevo girare la mattina presto, non potevo iniziare a fumare alle 7. Ma il segreto del successo è stato imporre il coprifuoco a tutta la troupe: per 20 giorni sono riuscito a non sentire neppure l’odore del fumo. Ora, di tanto in tanto, mi concedo il lusso di un sigaro».

GIORGIO FORATTINI
«Fumavo tre pacchetti al giorno, so cosa significa essere dipendenti dalla nicotina. Per questo sono tollerante con chi persevera nel vizio, l’unico fumo che non riesco più a sopportare è quello al ristorante. Ma niente scenate: se succede che qualcuno vicino a me accenda la sigaretta, mi alzo e me ne vado».

Appendice – La Legge Veronesi

ROMA — Se dovesse passare, introdurrebbe il divieto di fumo praticamente ovunque, tranne che a casa nostra. Nei luoghi aperti al pubblico e in quelli privati dove possono entrare cittadini. E anche negli uffici privati dove si svolgono non meglio identificate attività lavorative. Tanto prescrive il disegno di legge presentato dal professor Umberto Veronesi alla presidenza del Consiglio, per una valutazione preliminare. Quasi tutti i ministri che lo hanno preceduto, da De Lorenzo alla Garavaglia, da Costa a Guzzanti, si sono resi protagonisti di iniziative antifumo, sempre popolari. E non poteva non seguire questa strada — quasi mai concretizzata dal passaggio ai fatti — un oncologo che combatte da anni sul fronte della prevenzione ai tumori.
La sua legge viene annunciata all’indomani delle «confessioni» sul Corriere del capo europeo della Philip Morris, David Davies: «Il fumo fa venire il cancro ai polmoni, vogliamo collaborare con i governi per formare consumatori adulti e consapevoli. I minorenni vanno tenuti fuori». Il testo presentato ieri sembra quasi una risposta in chiave proibizionista a questa storica dichiarazione di intenti.

RESTRIZIONI — Il progetto di Veronesi amplia le restrizioni imposte dalla vecchia legge del ’75 e richiama provvedimenti già in vigore, ma dimenticati dalla consuetudine. Lo stop a sigarette e sigari è previsto in tutti i tipi di ufficio (università, scuole, studi medici), in luoghi di lavoro pubblici e privati aperti al pubblico, in aeroporti (già esistono), negozi e ristoranti, mezzi di trasporto pubblico, stazioni, porti, strutture per attività sportiva, culturale e ricreativa, ristoranti e ovunque si somministrano bevande. Quindi, non sfuggono le discoteche dove la sigaretta è la grande protagonista notturna. In pratica sono elencati tutti i luoghi con pareti e soffitto. Il divieto non risparmia locali chiusi e di lavoro di Difesa, Forza di Polizia e Vigili del Fuoco.

FUMO PASSIVO — La severità è dettata dall’esigenza di prevenire i danni legati al fumo passivo. Secondo le ultime stime dell’Oms, Organizzazione mondiale della sanità, aspirare in seconda battuta catrame e nicotina provoca 10 mila morti all’anno in Italia, 7 mila per cause cardiovascolari. «É un provvedimento importante — commenta Veronesi —. Se attuato introdurrà il divieto assoluto e generalizzato in tutti gli ambienti chiusi, pubblici e privati, accessibili al pubblico. Viene modificato il principio d’implicita liceità finora seguito».

DEROGHE — La bozza della legge è composta da cinque articoli. Le deroghe occupano solo poche righe. Sarà possibile separare all’interno di un locale le aree fumatori da quelle per i non fumatori. Purché si tratti di una divisione reale e rigida e siano presenti adeguati ventilatori. Le multe. Da un minimo di 100 mila lire a un massimo di 300 mila. Contravvenzioni più pesanti per chi non fa rispettare i divieti. Se le norme dovessero essere applicate sul serio, pioverebbero sanzioni. Già adesso, dove il divieto di fumo esiste, come in ospedale e negli aeroporti, viene scarsamente rispettato e chi dovrebbe farlo rispettare non interviene. Gli scali italiani da questo punto di vista sono stati bocciati da una rivista straniera del settore turistico.

REAZIONI — Il Codacons è critico: «Sarebbe bastata una circolare per applicare le leggi esistenti e le linee guida elaborate dalla commissione per la lotta al tabagismo. Questa storia dei disegni di legge è antica». L’Unione Consumatori è più interessata a rispondere alla Philip Morris: «Chiacchiere. Cercano una riabilitazione ora che il cerchio gli si sta chiudendo attorno. Insistono sul concetto della dissuasione dei giovani? Per loro, almeno in Italia, i minorenni costituiscono un target insignificante. Perché non educano le donne?». L’Associazione fumatori sottolinea l’importanza di avere messaggi precisi sui pericoli del tabacco: «Il problema non è dire se il fumo fa male o no. Noi vogliamo sapere quanto fa male. Poi starà a noi decidere, consapevolmente», riflette il presidente Giuliano Bianucci.

Past. Francesco Zenzale

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