73 – Colpa e inquietudine

“Una mente serena, uno spirito allegro assicurano la salute al corpo e la forza all’animo” (Proverbi 17: 22).

Nella vita le due emozioni più futili, secondo W. W. Dyer (Le vostre zone erronee)  sono il senso di colpa per ciò che è accaduto, e l’inquietudine per ciò che potrebbe accadere. Se esaminiamo queste due emozioni si comincia a capire che le lega un nesso; ovvero, possono essere considerate gli estremi di una medesima fascia. Colpa significa che il nostro tempo presente se lo porta via la paralisi determinate da un comportamento passato, mentre l’inquietudine è il congegno che ci immobilizza nel presente su qualcosa che appartiene al futuro, e che sfugge al nostro controllo. Queste reazioni servono entrambe a tenerci inquieti o immobili nel presente.

Esempi di colpa e di inquietudine se ne vedono ovunque. Il mondo è pieno di gente terribilmente addolorata per cose che non avrebbe dovuto fare, oppure sgomenta per cose che potrebbero accadere o non accadere. Quando siamo preoccupati e inquieti, passiamo il nostro tempo, che è prezioso, a lasciarci ossessionare da un evento futuro. Che noi guardiamo indietro o avanti il risultato è il medesimo: buttiamo via il presente.

La nostra cultura ci può trasformare in vere e proprie macchine da colpa. Spesso e volentieri, se capita che non ci sentiamo colpevoli o preoccupati per qualcosa, ciò è considerato un male, quindi è inumano. Se qualcuno o qualcosa ci sta veramente a cuore, lo dimostriamo sentendoci colpevoli per le cose terribili che abbiamo commesso, oppure dando prova, visibilmente, di preoccuparci del futuro. E’ quasi come se noi  dovessimo dimostrare la nostra nevrosi per guadagnarci l’etichetta di persona dotata di cuore. Il senso di colpa è uno dei meno intelligenti stati d’animo poiché comporta un grande spreco d’energie emozionali. Perché? Direte voi. Ma perché ci sentiamo paralizzati nel presente per una cosa che già ha avuto luogo: ciò che è stato, è stato, e nessun senso di colpa può mutarlo.

Attenzione però, c’è una gran differenza tra il sentirsi in colpa, quindi riconoscere il peccato, chiedere perdono a Dio anzitutto e poi alla persona in causa, e imparare dal passato a non peccare più! Sentirsi in colpa non significa soltanto crucciarsi per il passato, ma significa immobilizzare le nostre energie e il risultato di tutto ciò può variare dalla tenue irritazione alla grave depressione.

Dolore, ansia, scontentezza, sensi di colpa, rimorsi, diffidenza : tutto ciò contribuisce ad indebolire le forze vitali, a sviluppare il deperimento organico e condurre alla morte”. Noi abbiamo però una grande possibilità, che è quella di rimetterci a Dio, confidando in lui. Annulliamoci in lui e abbandoniamo il dubbio e la paura ! Diciamo assieme all’apostolo Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (M. Pascu).

Pastore Francesco Zenzale F.zenzale@avventisti.it cell. 366.5337995
Contatto skype: francesco.zenzale
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