Il battesimo per i morti

1Corinzi 15:29

Cleansed_main_mediumIl testo in questione è un hapax , cioè è un’affermazione che ricorre una sola volta. Non avendo altri parametri cui far riferimento, diventa impossibile stabilire una prassi o una credenza basandosi su un singolo testo. Il brano presenta una sua complessità interpretativa perché farebbe riferimento a una pratica assente nel Nuovo Testamento, cioè il battesimo per procura. Le interpretazioni contraddittorie sono oltre la quarantina e questa molteplicità di soluzioni proposte dimostra l’incapacità di indicare una parola conclusiva e finale.

Il contesto

Per prima cosa occorre esaminare il contesto letterario in cui è inserita questa breve affermazione. L’argomento esaminato nel capitolo 15 è la realtà della risurrezione di Cristo e per conseguenza l’insegnamento relativo alla risurrezione dei morti. Dopo aver presentato una serie di fatti concreti circa le testimonianze di coloro che hanno avuto l’apparizione del risorto, Paolo inizia un «ragionamento per assurdo» mostrando quanto siano inutili la fede, la predicazione del Vangelo, la missione apostolica e perfino l’essere esposti alla persecuzione, se, come dicono alcuni, Cristo non sia risorto dai morti. Se, per assurdo, non esistesse la risurrezione, meglio sarebbe godersi la vita, mangiare e bere «perché domani morremo» (v. 32); perché affrontare inutilmente il rischio della persecuzione e della morte se non c’è risurrezione? (v. 30,31). «Altrimenti, che faranno quelli che sono battezzati per i morti»? (v. 29).

Battesimo per i morti

L’interpretazione più comune è che qui Paolo, senza schierarsi né a favore né contro, prenda atto che esiste, nella chiesa apostolica, la pratica del battesimo a favore del credente defunto. Questo strano battesimo si operava in Africa al tempo di S. Agostino (cfr. Patrologia Latina 45, 1597), citato anche da Fulgezio (cfr. PL 65, 379). È altresì presente in Germania tra il 1000 e il 1025 (cfr. PL 140. 734) e in molte sette ereticali. Oggi viene praticato dalla Chiesa di Gesù Cristo degli ultimo tempi a favore dei propri parenti defunti e non convertiti.

Il problema è che, leggendo in questo modo il testo di Paolo, si darebbe per scontato che il battesimo vicario, pratica eretica tardiva, risalirebbe al periodo apostolico. Ciò non può essere provato. Angel Manuel Rodriguez ( The Baptism for the dead , http://www.adventistbiblicalresearch.org/Biblequestions/baptismforthedead.htm) afferma che non esiste alcuna prova che il battesimo per procura sia praticato nel periodo apostolico, che non troviamo nell’insegnamento di Paolo relativo al battesimo il concetto secondo cui senza il battesimo non c’è salvezza e che il battesimo richiede un’adesione personale che il defunto non può più fare. Questo è sufficiente per poter escludere che si tratti di un «battesimo per procura». Come possiamo allora comprendere questa affermazione dell’apostolo?

Tentativi di spiegazione

Occorre tenere presente due punti importanti per comprendere questo passo: a. Paolo parla della risurrezione e ogni soluzione deve avere una correlazione con questo tema centrale di 1Corinzi 15b. L’interpretazione deve essere coerente con una corretta traduzione dell’espressione «per i morti» (huper ton nekron). È generalmente assodato che la preposizione huper (per) può significare anche «da parte di», «a nome di», «per amore di.». Tre possibili tentativi di spiegazione possono essere suggerite.

•  Battezzati in vista della risurrezione. Foschini (Those who are baptized for dead , The Hofferman Press, Vorcester, 1951, p. 132) propone una traduzione che utilizza una punteggiatura diversa. Traduce così: «Altrimenti, che faranno quelli che sono battezzati? Per i morti? Se i morti assolutamente non risorgono, perché ci si battezza? Per essi?». Egli spiega: «Paolo parte dalla premessa innegabile che si diventa cristiani non per godere della vita presente, ma per la speranza di quella futura. Ora nell’oltretomba si danno due possibili ipotesi: quella della morte eterna e quella della vita eterna. A quei cristiani di Corinto che negavano la risurrezione e la vita eterna, l’apostolo dunque domanda: “Ebbene, se non c’è la vita eterna, che fanno quelli che ricevono il battesimo? Si battezzano per i morti? Se i morti non risorgono affatto, perché ci si battezza? Per essi?”, cioè per diventare, per raggiungere i morti che mai risorgeranno? Con questa assurda ma necessaria conclusione, l’apostolo prova ai suoi avversari l’incongruenza di essere cristiani e di negare la risurrezione e la vita eterna». È evidente che in questo modo Foschini elimina il battesimo per i morti.

•  Battezzati dopo la morte di un parente cristiano. Un’altra possibilità, sostenuta da diversi commentatori, è che coloro che «si fanno battezzare per i morti» sono i parenti e gli amici di un credente defunto e che, per il desiderio di incontrarlo alla risurrezione, abbracciano la fede cristiana e si convertono a Cristo, accettando il battesimo. Il loro battesimo diventerebbe «per amore dei» morti in quanto, con la loro scelta, rispondono al desiderio della persona cara che è venuta a mancare. È successo più di una volta che il decesso di una mamma credente o di un parente stretto abbia fatto riflettere un figlio o una figlia a tal punto da incominciare un percorso di fede che si conclude con la scelta del battesimo. In tal senso l’apostolo avrebbe potuto riferirsi a queste persone con il termine della conversione per amore dei morti e non certamente quello del «battesimo per i morti».

•  Il battesimo è usato in modo figurato. Altri commentatori attribuiscono un senso figurato al battesimo, che indicherebbe l’esposizione al pericolo o alla morte come in Matteo 20:22 e in Luca 12:50. In questo caso «quelli che sono battezzati» si riferisce agli apostoli, costantemente esposti alla morte, annunciando il messaggio della risurrezione (1 Cor 4:9-13; Rm 8:36; 2 Cor 4:8-12). Ai versetti successivi (v. 30-32), Paolo pone le domande: «E perché anche noi siamo ogni momento in pericolo? Ogni giorno esposti alla morte. Se soltanto per fini umani ho lottato con le belve a Efeso, che utile ne ho?». In questo caso «i morti» sarebbero i credenti defunti (di cui si parla ai vv. 12-18), ma potenzialmente, ogni credente vivente, che, secondo alcuni membri di Corinto, non avevano alcuna speranza di fronte alla morte (vv. 12 e 19). Il v. 29 potrebbe essere parafrasato in questo modo: «Ma se non c’è risurrezione, che cosa farebbero i messaggeri del Vangelo, se essi continuamente affrontano la morte al posto di uomini che sono destinati a perire?». È pura follia (v. 17) e inanità per loro affrontare la morte «se i morti non risorgono» (vv. 16,32). Il continuo coraggio degli apostoli di fronte alla morte è l’eccellente dimostrazione della fede nella risurrezione.

Conclusione

Non è possibile giungere a una conclusione; il testo non è chiaro. Su un punto invece possiamo stare sereni: il testo non propone il battesimo per procura. Non è possibile battezzarsi al posto di parenti o amici deceduti al fine di renderli partecipi della salvezza eterna. Il Nuovo Testamento afferma che il battesimo è preceduto da una fede personale in Gesù Cristo e che chi si battezza testimonia personalmente della confessione dei peccati (cfr. Atti 2:38; 8:3,37; Ezechiele 18:20-24; Giovanni 3:16; 1 Giovanni 1:9). Neppure gli uomini definiti «giusti» possono salvare loro stessi (Ezechiele 14:14,16; Salmo 49:7), figuriamoci se possono salvare dei defunti! (Giuseppe Marrazzo).

Past. Francesco Zenzale

Testi difficili      Torna su
Share Button