Dalla vita alla morte

Giovanni 5:24

0609164“In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita”. (Giovanni 5:24).

Un fattore decisivo nel giudizio finale sarà determinato dalla risposta che una persona darà a Cristo. Il Salvatore ha detto: «Chi mi respinge e non riceve le mie parole, ha chi lo giudica; la parola che ho annunziata sarà quella che lo giudicherà nell’ultimo giorno» (Gv 12:48). Le stesse parole di Cristo che danno vita eterna a chi le accetta (cfr. Gv 13:8), portano la morte eterna a coloro che le rifiutano: «In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita» (Gv 5:24; 3:36).

L’affermazione «non viene in giudizio» (krisis) non significa che il caso dei salvati non venga considerato nel giudizio finale, poiché «tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo» (2 Cor 5:10; Rm 14:10). «Giudizio» significa l’opposto della «vita» eterna in Giovanni 5:24. Così, il significato del testo deve essere questo: i credenti non saranno condannati nel giudizio finale a motivo del loro costante «sentire» e «credere» (tempo presente in greco) in Cristo. Il sostantivo greco usato qui per giudizio (krisis) è spesso usato con il significato di condanna (Gv 3:19; 5:29; 2 Ts 2:12). Paolo esprime la stessa opinione con una parola congiunta quando dice: «Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù» (Rm 8:1). Coloro che accettano Cristo non sono sotto alcuna condanna, né nella vita presente né nel giudizio finale, perché hanno ricevuto sia il perdono dei loro peccati sia la grazia di adempiere nella loro vita il «comandamento della legge» (Rm 8:4).

Past. Francesco Zenzale

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