La guarigione delle nazioni

20«Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni» (Ap 22:1).

Il simbolo dell’albero che attraversa la Bibbia[1]  (Salmo 1:3; Isaia 65:22; Levitico 26:4; Giudici 9:8-13) e si ritrova a diversi gradi in una moltitudine di antiche civiltà, porta, innegabilmente, lo stesso messaggio di vita. A partire dal giardino dell’Eden, l’albero è sempre associato alla vita. È grazie ai suoi frutti che l’uomo e la donna vivevano; mentre la morte li minaccerà dal momento in cui, l’accesso all’albero verrà interdetto (3:22). Questo «albero della vita», al singolare nel giardino dell’Eden della Genesi, si ritrova al plurale nella nuova Gerusalemme di Ezechiele; un modo, questo, di esprimere l’intensità e la ricchezza della sua produzione.

Il beneficio derivante da questo albero è totale, poiché esso è utile per le foglie e per i frutti. Il testo non dice nulla quanto al ruolo del frutto stesso, se non che verrà prodotto per tutto l’anno, procurando un nutrimento permanente, capace di assicurare la vita «biologica» dell’individuo. Al contrario, le foglie sono specificatamente destinate alla «guarigione delle nazioni».

Non si tratta di una terapia con… piante medicinali. La scomparsa della morte implica l’assenza di ogni germe malefico. Il contesto suggerisce un’interpretazione tesa a un’altra direzione. L’ultima volta che le «nazioni» sono state menzionate, appena qualche versetto prima, è stato in relazione alla luce irradiata da Dio. «La città non ha bisogno di sole, né di luna che la illumini, perché la gloria di Dio la illumina, e l’Agnello è la sua lampada. Le nazioni cammineranno alla sua luce e i re della terra vi porteranno la loro gloria» (21:23,24).

Il seguito del testo giustifica del resto questo rapporto con il passo del capitolo 21, riprendendo lo stesso tema: «Non ci sarà  più notte; non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà, e regneranno nei secoli dei secoli» (22:5). La «guarigione delle nazioni» è l’equivalente dell’illuminazione delle nazioni effettuata da Dio stesso. È uno dei miracoli della nuova Gerusalemme, che ha meravigliato tutti i profeti,[2] e che s’inscrive nel programma della festa messianica dei tabernacoli: «Tutti quelli che saranno rimasti di tutte la nazioni venute contro Gerusalemme, saliranno di anno in anno a prostrarsi davanti al Re, al SIGNORE degli eserciti, e a celebrare la festa delle Capanne» (Zc 14:16).

Le nazioni (goyim), normalmente estranee all’alleanza e generalmente associate all’ignoranza della legge e della verità di Dio, si ritrovano qui, associate nel servizio di Dio. Il profeta Isaia, in modo particolare verte su questo tema, attraverso alcuni motivi comuni al nostro testo: «Sorgi, risplendi, poiché la tua luce è giunta, e la gloria del SIGNORE è spuntata sopra di te! Infatti, ecco, le tenebre coprono la terra e una fitta oscurità avvolge i popoli; ma su di te sorge il SIGNORE e la sua gloria appare su di te. Non più il sole sarà la tua luce, nel giorno; e non più la luna t’illuminerà con il suo chiarore; ma il SIGNORE sarà la tua luce perenne, il tuo Dio sarà la tua gloria» (Is 60:1,2,19).

Nella nuova Gerusalemme, le nazioni sono «guarite» nel senso che esse verranno istruite, illuminate, assunte da Dio.[3]

Di Samuele Bacchiocchi – Immortalità e risurrezione, ed. AdV, Impruneta (Fi)

Note:
[1] Salmo 1:3; Isaia 65:22; Levitico 26:4; Giudici 9:8-13
[2] Salmo 72:11; 79:1; 102:16; Isaia 1:4; 42:1; 66:18; Geremia 1:17; 16:19; Lamentazioni 1:10; Zaccaria 2.11; Matteo 25:32; Apocalisse 15:14.
[3] Questo significato è contenuto ugualmente nel termine greco originale therapeian da cui viene la parola «terapia», che significa generalmente «aver cura di, servire» (At 17:25, Lc 12:42). Nella Settanta questa parola traduce l’ebraico abad, «servizio, servitore, servire» (Gn 45:16, Is 5:2).

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