La confessione

Il potere di perdonare il peccato

confessioneLa confessione è un aspetto fondamentale del pentimento e della conversione, essa esprime l’inevitabile sentimento di bisogno e di indegnità che accompagna la consapevolezza che abbiamo della grandezza di Dio. Quando Isaia vide “il Signore assiso sopra un trono alto, molto elevato”, disse, “Ahi, lasso me, ch’io sono perduto! Poiché io sono un uomo dalle labbra impure” (Isaia 6:1- 5). Non possiamo vivere in presenza di Dio senza un sentire i limiti del nostro essere creature e la nostra condizione di peccato.

Se il peccatore vuole essere liberato dal doloroso senso di colpa e dalla schiavitù del peccato che l’opprime, deve necessariamente umiliarsi, riconoscere la propria colpa e confessare i propri peccati, seguendo l’esempio del figlio prodigo che esclama: “Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio” (Luca 15:21), oppure quello del pubblicano che non osa neppure alzare gli occhi, si batte il petto e dice: “O Dio, sii placato verso me peccatore” (Luca 18:13).

Entrambi non cercano di giustificarsi davanti a Dio e non manifestano alcuna reticenza nella loro confessione, ma sono pronti ad accettare le conseguenze dei loro peccati. La loro confessione non è vaga e anonima, una ammissione dei colpe indefinite: è personale, menzionano i peccati in tutta la loro gravità ed orrore.

Esprimono il desiderio e la volontà di separarsene, di riparare al male fatto, come risulta anche nell’esperienza di Zaccheo (Luca 19), cercando di non ricadere più negli stessi errori. La loro confessione è sincera, profonda e completa.

“Chi copre le sue trasgressioni non prospererà, ma chi le confessa e le abbandona otterrà misericordia” (Proverbi 28:13).

Il perdono divino è consequenziale al sincero pentimento e alla confessione dei nostri peccati fatta con piena fiducia.

“Davanti a te ho riconosciuto il mio peccato, non ho coperto la mia iniquità. Ho detto: «Confesserò le mie trasgressioni all’Eterno», e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato” (Salmo 32:5).

La Bibbia ci presenta diversi modi di confessioni. I più noti sono quelli Davide (Salmo 51), di Nehemia (Nehemia 1:5-7) e di Daniele (Daniele 9:4-19).

La Bibbia ci dice chiaramente che tutti gli uomini sono peccatori: «Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio» (Rom 3:22 s) e «Non v’è nessun giusto, nemmeno uno, non v’è sapiente, non v’è chi cerchi Dio! Tutti hanno fuorviato e si sono pervertiti; non v’è chi compia il bene, nemmeno uno!» (Romani 3:9-12 e Salmo 14:1-3). Pertanto, non c’è persona sulla faccia della terra, desiderando essere salvata, che non debba vivere l’esperienza della conversione, implicante il pentimento e la confessione dei peccati.

Dinanzi all’adultera portata a lui per metterne a prova il comportamento, Gesù si rivolge agli accusatori e dice loro: «Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra». Allora quelli «Udito ciò, se ne andarono uno a uno, cominciando dai più vecchi fino ai più giovani » (Giovanni 8:7).

Solo Gesù può lanciare la sfida: «Chi di voi mi può convincere di peccato?» (Giovanni 8:46).«Egli fu infatti del tutto simile a noi «ad eccezione del peccato» (Ebrei 4:15).

Il potere di legare e di sciogliere

La Bibbia c’insegna chiaramente che Solo Dio ha il potere di perdonare i peccati: «Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?” (Luca 5:21; Marco 2:7).

Il perdono è un atto mediante il quale Dio, misericordioso, ristabilisce la sua amicizia con l’uomo colpevole, che si converte ed elimina l’elemento perturbante dell’orgoglio senza più porre se stesso al posto del suo creatore.

L’introduzione progressiva nella Chiesa cristiana della confessione (auricolare) fatta a una terza persona, che ha il potere di rimettere i peccati confessati, costituisce dunque una novità perfettamente ignorata in tutta la Bibbia ed anche tra i cristiani dei primi secoli. La pratica della confessione auricolare si è affermata molto più tardi, cercando di fondarsi su tre dichiarazioni neotestamentarie: Matteo 18:18 e 16:19; Giovanni 20:19-23 e Giacomo 5:16.

«Ed io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che avrai legato sulla terra, sarà legato nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Matteo 16:19).

«In verità vi dico che tutte le cose che voi avrete legate sulla terra saranno legate nel cielo; e tutte le cose che avrete sciolte sulla terra saranno sciolte nel cielo» (Matteo 18:18).

«A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati, e a chi li riterrete, saranno ritenuti» (Giovanni 20:23).

«Confessate i vostri falli gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri, affinché siate guariti; molto può la preghiera del giusto, fatta con efficacia» (Giacomo 5:16).

Le prime due devono essere prese insieme. Si tratta del potere di legare e di sciogliere accordato a tutti i cristiani e non solo a Pietro ed agli Apostoli. Uno studio attento delle circostanze in cui Gesù pronunciò le parole che accordavano questo «potere particolare» fa supporre che si tratti dei credenti nel loro insieme.

Gesù dice, infatti: «Tutte le cose che avrete legate sulla terra, saranno legate nel cielo; e tutte le cose che avrete sciolte sulla terra, saranno sciolte nel cielo… A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi; a chi li riterrete, saranno ritenuti» (Matteo 18:18; Giovanni 20:23).

Il potere conferito da queste parole alla Chiesa si spiega in modo molto chiaro con la missione del profeta Geremia (1:9,10); le parole del profeta hanno il potere di sradicare, di abbattere, di demolire e di distruggere da un parte, di costruire e di piantare dall’altra. Esse contengono quindi due germi: quello della vita (la restaurazione) e quello della morte (la distruzione), a seconda dell’accoglienza che incontrano. La potenza non è in Geremia, ma nel messaggio che deve proclamare. Il popolo è libero di scegliere o la vita o la morte.

Pietro, gli Apostoli e tutti i credenti non hanno ricevuto, come individui, nessun potere di rimettere o di ritenere i peccati. Ciò che hanno ricevuto è la missione di predicare l’Evangelo che legherà oppure scioglierà coloro che lo ascoltano. Annunciando l’Evangelo, i credenti mettono davanti ai loro uditori la vita e la morte, la schiavitù e la libertà, l’alternativa di essere legati o sciolti. É esattamente quello che fece Mosè mettendo il popolo davanti all’alternativa della vita o della morte (Deuteronomio 30:15-19).

Una dichiarazione dell’apostolo Paolo spiega questa azione dell’Evangelo: «Perché noi siamo per Dio il buon odore di Cristo fra quelli che sono salvati, e fra quelli che periscono; per questi un odore di morte a morte, ma per quelli un odore di vita a vita» (2 Corinzi 2:15-16).

Diciamo per inciso che se l’apostolo Pietro avesse considerato diversamente la missione ricevuta di annunciare l’Evangelo ed avesse creduto di possedere realmente il potere di rimettere i peccati, non si potrebbe capire perché avrebbe detto a Simon mago, colpevole di aver voluto procurarsi lo Spirito Santo col denaro: «Ravvediti dunque di questa tua malvagità; e prega il Signore affinché, se è possibile, ti sia perdonato il pensiero del tuo cuore » (Atti 8:22).

Spesso viene ricordato il pensiero dell’apostolo Giacomo (5:16) per giustificare la pratica della confessione auricolare: «Confessate dunque i falli gli uni agli altri, e pregate gli uni per gli altri onde siate guariti; molto può la preghiera del giusto, fatta con efficacia».

Il consiglio dell’apostolo non esorta ad una confessione abituale fatta ad una terza persona, ma raccomanda la riconciliazione tra l’offensore e l’offeso, prima della confessione fatta a Dio che é stato Egli pure offeso.

Inoltre l’apostolo vuole soprattutto sottolineare un’altra verità. In caso di malattia grave – fisica o spirituale – e in particolari circostanze, il cristiano può sentire il bisogno di dichiarare i propri errori ad un’altra persona. Egli è felice di potersi appoggiare sull’esperienza e la fede di un uomo di preghiera con cui dividere le proprie angosce o le proprie debolezze, il quale, in preghiera, lo invita a confessare i propri peccati a Dio con fiducia.

“Il Signore nulla esige dagli uomini se non una confessione fatta a Lui” (Clemente Romano, Epistola 1 ai Corinzi, 52, cit. da H. C. Lea, storia della confessione auricolare e delle indulgenze nella chiesa latina, 1911, p. 211).

«Ma ora confessate la vostra colpa al SIGNORE, Dio dei vostri padri, e fate la sua volontà!…» (Esdra 10:11)
Conclusione

Solo Dio può rimettere o perdonare i peccati: «Io, proprio io, sono colui che per amore di me stesso cancello le tue trasgressioni e non ricorderò più i tuoi peccati» (Isaia 43:25).

L’apostolo Giovanni afferma: «Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto, da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità» (1 Giovanni 1: 9).

Il credente non è perdonato da Dio per quello che è o per quello che fa, ma perché Gesù Cristo, il giusto, santo e innocente è morto sulla croce al nostro posto, divenendo per noi il mediatore, il nostro avvocato e intercessore.

«Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è caduto su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti» (Isaia 53:5).

«Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo» (1 Timoteo 2:5).

«Figlioletti miei, vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; e se pure qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo il giusto» (1 Giovanni 2:1).

Per quanto bene compia, l’uomo con le sole sue capacità naturali, non riuscirà mai a salvare se stesso dal peccato; ci vuole l’amore di Dio che solo può dargli serenità e pace. La salvezza non è frutto di opere umane, bensì di misericordia e bontà divina: «È per grazia che siete stati salvati (perdonati)» (Efesini 2:8).

«Poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù» (Romani 3:22-23).

Nota:
Secondo la dottrina della chiesa Cattolica la confessione è un sacramento istituito da Gesù Cristo; che i sacerdoti sono stati incaricati di ricevere la confessione e assolvere i peccatori; che i fedeli devono confessare i peccati almeno una volta l’anno (Catechismo ad uso dei parroci, pubblicato da Pio V, Roma, ed. tipografia del senato, 1918, p. 401)
L’insegnamento della confessione auricolare è stato introdotto dal papa Lotario dei Conti di Segni (Innocenzo III), 1198, lo stesso che si attribuì il titolo di ‘vicario di Cristo’, il quale al IV concilio lateranense del 1215, impose l’obbligo della confessione auricolare almeno una volta l’anno (Costituitio XXI “De confessione facienda et non revelanda a sacerdote et saltem in Pascha communicando). Vedi, Conciliorum oecumenicorum decreta, a cura di Alberigo Joannou, Roma, Herder, 1962, p. 221, Mansi XXII 1007.

Past. Francesco Zenzale

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