Non sotto la legge, ma sotto la grazia

immagine135Di Charles Gerber

C’è una dichiarazione di San Paolo che è sempre servita come base ai postulati degli antinomianisti (coloro che dicono che la legge è abolita); si trova in Romani 6:14: «Perché il peccato non vi signoreggerà, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia».

Non si capisce proprio come queste parole possano significare che la legge è stata abolita e che la grazia l’ha soppiantata.

Il cristiano non è più sotto la legge. «Ma se siete condotti dallo Spirito, voi non siete sotto la legge» (Galati 5:18). No, la legge non può salvare l’uomo, essa lo porta alla grazia e colui che l’accetta non è più sotto la condanna della legge. Voler cercare la salvezza nella legge senza la grazia, significa esporsi allo stesso errore di volerla cercare nella grazia senza la legge. «Voi che volete esser giustificati per la legge, avete rinunziato a Cristo; e siete scaduti dalla grazia… Poiché noi riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede, senza le opere della legge… Io non annullo la grazia di Dio; perché se la giustizia si ottiene per mezzo della legge, Cristo è dunque morto inutilmente… La legge è essa dunque contraria alle promesse di Dio? Così non sia; perché se fosse stata data una legge capace di produrre la vita, allora sì, la giustizia sarebbe venuta dalla legge» (Galati 5:4; Romani 3:28; Galati 2:21; 3:21).

«Avendo pur nondimeno riconosciuto che l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma lo è soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù affin d’essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della legge, poiché per le opere della legge nessuna carne sarà giustificata» (Galati 2:16).

Bisogna qui guardarsi attentamente dall’errore che consiste nel credere che otterremo il cielo con le nostre buone opere, con la nostra giustizia – che è solo un abito lordato (Isaia 646) – e con l’osservanza della legge.

Ma il fatto di essere liberati dalla condanna della legge non ci farà cadere nell’errore opposto che consiste nel credere che sotto il regime della grazia siamo stati dispensati da Gesù Cristo dall’obbligo di osservare la legge di Dio, e che le opere non hanno alcuna importanza nella vita del cristiano? Che cosa vuol dire l’apostolo quando dichiara che siamo «sotto la grazia»?

Il versetto seguente lo spiega: «Che dunque? Peccheremo noi perché non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia? Così non sia» (Romani 6:15).

Tutto diventa chiaro e razionale. Ponendosi sotto il regime della grazia, il cristíano è liberato da un pesante carico, quello della condanna a morte. È libro, ma non di rigettare la legge, di fare ciò che vuole; non è più schiavo del peccato perché è giudicato dallo Spirito che rigenera il suo cuore. L’uomo ha cambiato padrone, ecco tutto. La grazia non toglie la libertà di peccare, perché non sarebbe più una libertà ma una schiavitù, poiché la libertà vera è «Voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un’occasione alla carne» (Galati 5:13).

La libertà evangelica non è la licenziosità, ma quella libertà che abbiamo in Gesù Cristo che ci ha affrancati dal peccato (Giovanni 8:33-36). «Lo spirito del cristianesimo è libertà, dice Paul Seippel, cioè libera adesione ad una legge divina». L’apostolo Giacomo (2:12) non chiama infatti la legge divina «legge di libertà»?

«La libertà, ha scritto Alexandre Vinet. trae tutta la sua dignità e il suo valore dall’unione con l’ubbidienza. Una libertà che non ubbidisce è una pura assurdità, perché è per ubbidire che siamo liberi… La libertà vera e degna è sempre proporzionata all’ubbidienza».
Un criminale è stato condannato a morte per aver trasgredito la ‘Legge del suo paese. Deve essere punito. Per un motivo qualunque e in seguito a certe circostanze, viene graziato, sebbene abbia meritato in pieno la sentenza che era stata pronunciata contro di lui. Quindi viene rimesso in libertà. Che cosa farà quell’uomo della sua libertà? Essa gli dà il diritto di ricominciare a trasgredire la legge, o piuttosto gli fa pensare che ormai può fare ciò che vuole e che non esiste nessuna legge? Assolutamente no. Egli potrà ripetere quanto gli pare: «Io non sono sotto la legge, ma sotto la grazia», ma comprenderà che è suo dovere, per riconoscenza verso la libertà ottenuta, sottomettersi alla legge e sottrarsi così ad una nuova condanna.

No, la grazia non è contro la legge, né quest’ultima contro la grazia. La giustificazione si ottiene per grazia, al di fuori della legge, ma in armonia con essa. La fede non abolisce la legge, al contrario la conferma. «Annulliamo noi dunque la legge mediante la fede? Così non. sia; stabiliamo la legge» (Romani 3:31).

Sotto la grazia, con la legge

Passando da un regime all’altro, il cristiano non rinuncia alla legge; al (contrario diventa capace di osservarla: è lo Spirito che compie in lui il miracolo della rigenerazione. La grazia di Dio opera la «trasfusione» della vita di Gesù nella sua. La vita di Gesù consisteva nell’osservare i comandamenti del Padre e nel fare conoscere Dio agli uomini (Giovanni 1:18). Egli si è conformato in ogni cosa alla volontà del Padre e vuole che i suoi discepoli facciano la stessa cosa:

«Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore; come io o osservato i comandamenti del Padre mi e dimoro nel suo amore… Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste» (Giovanni 15:10; Matteo 5:48).

L’ubbidienza di Gesù non ci dispensa dall’ubbidienza personale. Se la giustizia della legge è stata realizzata in Cristo, è necessario che lo sia anche in noi, e può esserlo per la potenza dello Spirito che opera in noi una nuova nascita. «Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie son passate: ecco, son diventate nuove» (2 Corínzi 5:17).

La vita di Cristo si manifesta in quella dei suoi discepoli: «Son stato crocifisso con Cristo, e non son più, io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Galati 2:20). Il cristiano è partecipe della natura divina (2 Pietro 1:4) (Galati 2:20); le opere della carne sono state rinnegate e ad esse sono subentrate le opere dello Spirito che sono: «amore, allegrezza, pace, longanimità, benignità, bontà, fedeltà, dolcezza, temperanza» (Galati 5:22). E l’apostolo Paolo aggiunge: «Contro tali cose non c’è legge».

Il cristiano, quindi, con l’aiuto potente dello Spirito, realizza la giustizia della legge. Cosí, se non è sotto la legge, allora è con la legge perché è sotto la grazia. Quest’ultima non lo salva dalla condanna solamente, ma anche dalla trasgressione.

Stabilire la legge, ecco l’opera per eccellenza, il miracolo dell’Evangelo. Che cos’è un cristiano? É, un uomo nel quale la legge è stabilita, che oramai ama la volontà del suo Dio; in altre parole, è un uomo nato di nuovo.

«Il cristiano non è più sotto la legge, ma più che mai con essa. Del resto essa non gli era mai parsa, obbligatoria. Ammirate in che modo santo, prezioso, semplice e profondo l’Evangelo risolve un problema apparentemente insolubile: stabilire la legge abolendone il regime legale. Quest’ultimo viene trascurato; è dichiarato imperfetto, incapace di raggiungere la perfezione; viene colpito da una sentenza la cui severità a volte ci lascia interdetti; e nello stesso tempo l’autorità del più piccolo comandamento, della parola più semplice è fondata come mai prima: la legge è stabilita» (Agenor de Gasparin).

«Chiunque contempla Gesù Cristo, dice a sua volta Alexandre Vinet, contempla la legge. Chi vive in Gesù Cristo, vive nella legge, ed è uno con essa».

La legge scolpita nel cuore

Come abbiamo visto, la legge guida il peccatore a Cristo, e Cristo conduce il peccatore perdonato e rigenerato alla legge. La grazia di Dio lo mette all’opera producendo in lui frutti di ubbidienza.

«La grazia ci fa passare dalla teoria all’azione, essa imprime la legge nei nostri cuori» (Alfred Vaucher).

In questo modo si applica il principio della nuova alleanza enunciato da Geremia (31:31-33; vedere anche Ebrei 8:10-12): Dio scrive la sua legge nel cuore dei suoi figli. Nella prima alleanza gli Israeliti avevano detto: Noi faremo, e avevano fallito perché cercavano la salvezza mediante le opere della legge; nella seconda, invece, è Dio che dice: lo farò in loro («Io metterò la mia legge nell’intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro, Dio, ed essi saranno mio popolo»), ed è Cristo che indica il cammino. Noi andiamo al Padre per mezzo di Lui: «Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Giovanni 14:6).

Il nuovo patto, lungi dall’abrogare la legge, la conferma in modo defini¬tivo. L’opera della grazia è l’istituzione durevole della legge nel Cuore dell’uomo.

La legge è compiuta non come mezzo, ma come effetto della salvezza che è una grazia ricevuta per fede. Quindi, il cristiano, passato dal regime della condanna della legge a quello della grazia, non è sotto la legge senza grazia o sotto la grazia senza legge, ma sotto la grazia con la legge.

«Poiché io mi diletto nella legge di Dio, secondo l’uomo interno… L’osservanza de’ comandamenti di Dio è tutto » (Romani 7:22; 1 Corinzi 7:19); o con il Salmista: «E mi diletterò nei tuoi comandamenti, i quali io amo… L’Eterno è la mia parte; ho promesso d’osservare le tue parole» (Salmo 119:47,57), ed unirsi alla conclusione dell’Ecclesiaste (12:15): «Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il discorso: Temi Iddio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto dell’uomo».

Crísto ha riassunto i doveri del cristiano quando disse al giovane ricco. «Se vuoi entrar nella vita osserva i comandamenti» (Matteo 19:17).

Tratto dal libro “Dal tempo all’Eternità”

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