L’esperienza della salvezza

0505069L’esperienza della salvezza nasce inevitabilmente dal senso di perdizione. Pare strano parlare di perdizione in un momento storico come il nostro in cui generalmente i fenomeni psicologici dell’autonomia, dell’autosufficienza, dell’auto-orientamento sono alla base della concezione individualista della società occidentale.

Eppure, guardando oltre i modelli culturali proposti dai mass media, scorgiamo un uomo profondamente perplesso, incapace spesso di porsi in relazione con gli altri, incapace di cogliere il significato ultimo della propria esistenza, ma anche di rassegnarsi a non vederne alcuno. Al di là degli slogan che propongono l’uomo sempre giovane, bello, attivo vediamo masse di individui che si sentono emarginati, che sentono di non avere, o di aver perduto, i requisiti indispensabili per soddisfare le esigenze di una società basata più sull’ideologia dell’avere che su quella dell’essere.

Ma proprio quando l’uomo scende nella profondità della sua esistenza, quando sente il rimpianto per una vita spesa inutilmente, può essere raggiunto dalla grazia di Dio. Una grazia che lo aiuti a ritrovare la pace con se stesso e con gli altri, perché è solo nell’esperienza del perdono di Dio che possono instaurarsi relazioni interpersonali positive.

A volte siamo imprigionati in una gabbia di rancori o ossessionati dai nostri errori. Ebbene, Gesù ci invita a vivere l’esperienza del perdono e della trasformazione. «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo» (Matteo 11:28 ).

Ricordiamo l’esperienza del «figlio prodigo», il quale nel ritornare a casa temeva di incontrare un padre accigliato , pronto a giudicarlo, invece l’incontro ha smentito ogni sua aspettativa. Il padre gli butta le braccia al collo, lo bacia e lo ribacia, accogliendolo presso di sé (Fantoni – Vacca).

Nel suo amore infinito e nella sua grande misericordia Dio considera Cristo, che non ha commesso alcuna colpa, come se fosse un peccatore affinché in lui potessimo diventare giustizia di Dio. Guidati dallo Spirito Santo ci rendiamo conto dei nostri limiti, riconosciamo la nostra colpevolezza, ci pentiamo dei nostri errori ed esercitiamo la nostra fede in Gesù accettandolo come Signore e Salvatore, come Sostituto ed Esempio. Questa fede che riceve salvezza proviene dal divino potere della Parola ed è un dono della grazia di Dio. Tramite Cristo siamo giustificati, adottati come figli e figlie di Dio e liberati dal dominio del peccato. Mediante lo Spirito nasciamo a nuova vita e siamo santificati; lo Spirito rinnova le nostre menti, scrive la legge d’amore di Dio nei nostri cuori e ci dà la forza per vivere una vita santa. Rimanendo fedeli a lui diventiamo partecipi della natura divina e abbiamo la certezza della salvezza ora e nel giorno del giudizio

In sintesi

Il credente è chiamato a vivere per la fede che opera nell’amore; ma questo non viene da noi: è una grazia di Dio. La nuova nascita, frutto del pentimento, della confessione dei peccati e del perdono, è il momento iniziale della santificazione la quale, a sua volta, non è che lo sviluppo graduale e normale dell’uomo nuovo generato dallo Spirito Santo.

Confrontare:

2 Corinzi 5:17-21; Giovanni 3:16; Galati 1:4; 4:4-7; Tito 3:3-7; Giovanni 16:8; Galati 3:13,14; 1 Pietro 2:21,22; Romani 10:7; Luca 17:5; Marco 9:23,24; Efesini 2:5-10; Romani 3:21-26; Colossesi 1:13,14; Romani 8:14-17; Galati 3:26; Giovanni 3:3-8; 1 Pietro 1:23; Romani 12:2; Ebrei 8:7-12; Ezechiele 36:25-27; 2 Pietro 1:3,4; Romani 8:1-4; Romani 5:6-10.

Past. Francesco Zenzale

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