Abbiate fede i n Dio e abbiate fede anche in me

Gesù vuole elevarci

ascensionedi Ella Simmons*

Sapere che Gesù era sul punto di andarsene probabilmente provocava nei discepoli sentimenti di paura e insicurezza. Essi non riuscivano a vedere oltre il futuro immediato, assomigliando in questo all’impala africano, che riesce a saltare in alto fino a tre metri e ad atterrare a oltre nove metri dal punto di stacco, ma che può essere chiuso in un recinto alto appena un metro, perché non salta se non vede dove può atterrare. Gesù cercava di portare i discepoli verso vette più elevate nel campo del ministero e delle relazioni, ma essi avevano paura dell’altezza e solo la fede nel Maestro poteva aiutarli a superare i timori e le ansie che li attanagliavano.

Fiducia nelle idee

Dio non ci chiede altro che fiducia, per abbandonarci nelle sue braccia portando a lui le nostre debolezze, infermità e imperfezioni. «Gesù sosterrà gli indifesi e darà forza a quelli che si sentono deboli» – 2T, p. 98.

Che cos’è questa fiducia? Qualcuno l’ha definita certezza e convinzione assoluta nella personalità, nella capacità, nella forza o nella verità di qualcuno o di qualcosa. La fiducia è indice di confidenza, dipendenza, speranza e affidamento. Nei contesti biblici, esprime una miscela di fede e credenza.

Fiducia in Gesù

L’Antico Testamento è pieno di descrizioni della fiducia in Dio e di ammonimenti a confidare in lui: «Confida nel SIGNORE con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento. Riconoscilo in tutte le tue vie ed egli appianerà i tuoi sentieri» (Prv 3:5,6). Davide afferma: «… in Dio confido, e non temerò» (Sal 56:4); e in Isaia 26:3 leggiamo che Dio ci garantisce una pace perfetta se confidiamo in lui. Egli ha dimostrato di sapersela meritare e Gesù, a motivo della sua unità con il Padre, ci dice che dobbiamo confidare anche in lui; ci assicura che se abbiamo visto lui, abbiamo visto anche il Padre, poiché Gesù è anche Dio.

Nella mia famiglia comprendiamo bene questo concetto: nostro nipote è l’immagine del padre, nostro figlio; quando qualcuno viene a trovarci a casa e vede le fotografie di nostro nipote e del padre alla sua età, credono che ritraggano la stessa persona; si aspettano che il figlio somigli al padre e hanno fiducia che si comporterà come lui. In Gesù, noi vediamo Dio che ci ama, che si prende cura di noi, che è sulla croce per salvarci. Gesù ha detto: «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14:9). Possiamo fidarci di lui.

Viaggio di fiducia

Gesù ha percorso le stesse strade battute da noi e ha portato a completamento il suo viaggio con successo. Un sabato pomeriggio, un collega portò me e mio marito a fare una gita; quando giunse l’invito, immaginai come poteva essere, credevo che sarebbe stata un’escursione tra le ampie pianure e le dolci colline che circondavano la chiesa nella quale avevamo adorato il Signore quella mattina; ma il mio collega aveva una prospettiva totalmente diversa in merito all’attività da svolgere quel pomeriggio. Percorremmo diversi chilometri, procedendo tra pianure e colline, godendo la vista della bellezza della natura, bagnata da una pioggerellina sottile. Quel pomeriggio stavamo godendo della compagnia reciproca e della comunione con Cristo, quando a un certo punto le cose cambiarono: ci trovammo dinanzi a una delle montagne più ripide della zona centro-occidentale degli Stati Uniti.

La nostra auto fece un’improvvisa e inattesa curva verso l’alto e, con mio sgomento, iniziammo una salita con forte pendenza – una situazione per la quale non avrei certo messo la firma! Sapete, soffro di acrofobia, ho paura dell’altezza. Come mi sarei dovuta comportare? Forse sarei potuta scendere dalla macchina e attendere a valle il ritorno del gruppo; il mio collega e autista mi assicurò che tutto sarebbe andato bene, si lasciava entusiasmare al pensiero dell’emozione di poter guardare il mondo dalla cime più elevate, decantava lo splendore del suolo e del cielo visti da quella che era la nostra destinazione. Continuammo così a salire per un sentiero stretto e ripido sul costone della montagna, mentre mi sforzavo di non pensare all’altitudine evitando di guardare in basso. Osservavo la vicina parete montuosa alla mia destra e alla sinistra il paesaggio ormai sempre più distante. Mentre proseguivamo, la mente sussurrava al mio corpo confuso che stava andando tutto bene, ma questi rispondeva gridando che stava precipitando e che da un momento all’altro il mio cuore avrebbe smesso di battere; tuttavia continuammo a salire ancora più in alto.

Finalmente, cominciai a rilassarmi e decisi che non sarebbe stato quello il luogo della mia morte, rinfrancata anche dalla consapevolezza che il nostro autista aveva una guida davvero sicura e che aveva compreso il mio disagio. Mi raccontò che aveva già fatto diverse escursioni analoghe alla nostra e con successo, e la cosa mi incoraggiò ulteriormente. Il guidatore era degno di fiducia e la strada era sicura. Poi accadde l’imponderabile: tre giovani che scendevano dalla montagna ci avvisarono della presenza di un ostacolo, un veicolo in panne subito dietro una curva; la sede stradale non sembrava abbastanza ampia da permettere il passaggio di una seconda auto, quella strada non era più affidabile, potevamo contare solo sull’abilità del guidatore, e ce la fece. La mia fede aumentava e riposi una fiducia assoluta in quella persona, perché sapevo che aveva fatto tante volte quella strada e non aveva mai sbagliato; aveva la piena consapevolezza delle sfide e dei limiti di quel viaggio e si era dimostrato abile, ma soprattutto aveva la piena padronanza del proprio veicolo, perché lo aveva smontato e riassemblato con le sue mani. Per finire, sentiva la responsabilità di ricondurci su un terreno sicuro e sono felice di poter raccontare che è proprio quello che ha fatto. Anche se soffro ancora di acrofobia, rifarei quel viaggio volentieri con lo stesso conducente, un amico fidato.

Sebbene sia un fatto vero, possiamo farne un’interpretazione allegorica per esaltarne gli insegnamenti; il nome del collega conducente è Michele, letteralmente e simbolicamente, rappresento i timorosi viaggiatori cristiani lungo il percorso della vita, con la loro paura di seguire il Signore così in alto dove vorrebbe condurci.

Il sentiero stretto e ripido è il cammino cristiano attraverso la vita e il veicolo di Michele è il regno di Dio. La montagna rappresenta le sfide e le difficoltà che dobbiamo affrontare, mentre 11 veicolo in panne è l’immagine degli ostacoli disseminati da Satana.

Avere fiducia in Gesù significa credere che egli sia quello che dice di essere

I giovani simboleggiano le persone inviate da Dio ad avvisare gli altri viaggiatori che c’è un pericolo incombente e per dimostrare che possiamo scavalcare qualsiasi impedimento architettato da Satana.

Oggi siamo investiti da immagini che rappresentano violenza, atti terroristici, disastri naturali e tragedie varie, guerre e conflitti, malattie e flagelli. Assistiamo alla fine di unioni matrimoniali e a governi che vengono meno ai patti stipulati con i loro cittadini. È naturale che la paura si impossessi dei cuori; ma il cristiano ha una speranza nella quale confidare (Tt 2:13); Gesù è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Egli dice, io sono (a) il pane della vita; (b) la luce del mondo; (c) la porta; (d) il buon pastore; (e) la risurrezione e la vita; (f) la via, la verità e la vita; (g) la vera vite (Gv 6:48; 8:12; 10:9,11; 11:25; 14:6; 15:1). Avere fiducia in lui significa che nel profondo del nostro cuore riconosciamo che è effettivamente ciò che dice di essere. Quando ci chiama ad affrontare il viaggio cristiano, ha per noi un progetto che va ben al di là di quello che possiamo immaginare. Abbiamo una visione molto limitata del viaggio cristiano, sia per quello che riguarda i pericoli sia per la ricompensa, ma se abbiamo fiducia in Gesù egli ci porterà su vette inimmaginabili durante questo percorso che conduce alla vita eterna.

«Ecco, Dio è la mia salvezza; io avrò fiducia, e non avrò paura di nulla» (Is 12:2). Dobbiamo semplicemente fare affidamento su di lui, avere fiducia in Gesù nei momenti di prova, in quelli di sofferenza e di angoscia, confidare in lui quando commettiamo degli errori, quando sbagliamo ma anche quando siamo felici. Avere fiducia in lui è un aspetto indispensabile della nostra speranza. «Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me» Gv 14:1.

*Ella Simmons è vice presidente generale della chiesa avventista mondiale.

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