Beati quelli che sono afflitti

Perché saranno consolati

0603171di E. G. White

L’afflizione di cui si parla è il profondo e sincero dispiacere che si prova per i peccati commessi. Gesù dice: «E io, quando sarò innalzato dalla terra, trarrò tutti a me» (Giovanni 12:32). Chi contempla Gesù sulla croce comprende la colpevolezza dell’umanità. Si rende conto che è stato il peccato a opprimere e crocifiggere il Signore della gloria. Capisce che nonostante sia stato amato profondamente, nella sua vita ha manifestato ingratitudine e ribellione. Ha abbandonato il suo migliore amico e ha disprezzato il dono più prezioso di Dio. Egli stesso, altre volte, ha crocifisso il Figlio di Dio e spezzato quel cuore angosciato. L’abisso profondo e oscuro in cui si trova, a causa dei suoi peccati, lo separa da Dio ed egli è afflitto a causa di una terribile angoscia.

Ma ogni giorno sarà consolato. Dio ci rivela i nostri peccati ma noi possiamo rivolgerci al Cristo, possiamo essere liberati dalla schiavitù del male e godere della libertà dei figli di Dio. Grazie a questo sincero rammarico possiamo andare ai piedi della croce e abbandonarvi i nostri pesi.

«E io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me». Le parole del Salvatore esprimono un messaggio di conforto per chi deve sopportare la sofferenza o affrontare le difficoltà. Le prove della vita non sono casuali perché «… non è volentieri che egli umilia e affligge i figli dell’uomo» (Lamentazioni 3:33). Quando permette che sperimentiamo il dolore e affrontiamo gli ostacoli «… lo fa per il nostro bene, affinché siamo partecipi della sua santità» (Ebrei 12:10).

Se con fede accettiamo quella prova che oggi ci sembra così dura e insopportabile, essa si trasformerà in una benedizione. Gli eventi negativi che offuscano la felicità terrena ci inducono a rivolgere il nostro sguardo verso il cielo. Quanti non avrebbero mai conosciuto Gesù se la sofferenza non li avesse indotti a cercare conforto in lui.

Le prove della vita sono uno dei mezzi di cui Dio si serve per purificare e migliorare il nostro carattere. Le fasi di taglio, smussatura, cesellatura, levigatura e lucidatura sono difficili, è duro essere frantumati. Ma soltanto così una pietra può essere preparata per il tempio del Signore. Il Maestro non offre la sua attenzione e la sua cura a materiali scadenti, ma solo a pietre preziose degne di essere usate per il suo tempio.

Il Signore si impegnerà in favore di coloro che ripongono la loro fiducia in lui. Quando «Davide saliva sul monte degli Ulivi; saliva piangendo e camminava con il capo coperto, a piedi scalzi…» (2 Samuele 15:30) il Signore lo accompagnava con il suo sguardo pieno di compassione. Era vestito di tela di sacco e la sua coscienza lo tormentava. I segni esteriori della sua umiliazione esprimevano il suo pentimento. In lacrime, e con il cuore spezzato, aveva invocato Dio, che non era rimasto indifferente. Davide non era mai stato così vicino al Signore come nel momento in cui, tormentato dai rimorsi, cercava di sfuggire ai nemici che suo figlio aveva indotto alla ribellione. Il Signore dice: «Tutti quelli che amo, io li riprendo e li correggo; sii dunque zelante e ravvediti» (Apocalisse 3:19). Il Cristo purifica il cuore di chi si pente e incoraggia chi è afflitto a diventare suo amico.

Molti, confrontandosi con le sofferenze, reagiscono come Giacobbe! Pensano di essere caduti nelle mani del nemico. Nell’oscurità lottano con tutte le loro forze senza però trovare nessun conforto o via d’uscita. Solo all’alba, Giacobbe riconobbe il tocco divino e si rese conto di aver lottato con l’Angelo del patto. Allora, piangendo di gioia, lo abbracciò per ricevere la benedizione desiderata. Dobbiamo imparare che le prove possono avere effetti positivi, che non dobbiamo disprezzare le correzioni del Signore e neanche scoraggiarci quando ci rimprovera.

«Beato l’uomo che Dio corregge! Tu non disprezzare la lezione dell’Onnipotente; perché egli fa la piaga, ma poi la fascia; egli ferisce, ma le sue mani guariscono. In sei sciagure egli sarà il tuo liberatore, e in sette, il male non ti toccherà» (Giobbe 5:17-19).

A chi è afflitto Gesù offre conforto e guarigione. Una vita caratterizzata dal dolore e dalle difficoltà può essere illuminata dalla sua presenza.

Dio non vuole che il nostro animo sia angosciato da una sofferenza segreta che ci spezza il cuore; desidera che ci rivolgiamo a lui nella consapevolezza del suo amore. Molti hanno gli occhi così velati dalle lacrime che non scorgono il Salvatore che è accanto a loro. Egli sarebbe felice di prenderci per mano, se solo ci rivolgessimo a lui e ci lasciassimo guidare nella semplicità della fede. Egli è sensibile alle nostre angosce, alle nostre sofferenze e alle nostre preoccupazioni. Egli ci ama di un amore eterno e ci circonda di attenzioni. Se resteremo uniti a lui, meditando sulla sua grande bontà, egli ci aiuterà a elevare il nostro animo al di sopra delle tristezze e dei dubbi quotidiani per assicurarci la vera pace.

Riflettano a questa prospettiva tutti coloro che sono vittime del dolore e della sofferenza, rallegrandosi nella speranza che «… questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede» (1 Giovanni 5:4).

Sono beati coloro che insieme al Salvatore piangono sulle miserie umane e soffrono per i peccati del mondo. Questo tipo di afflizione non si concilia con l’orgoglio. Gesù è stato un «uomo di dolore» e non c’è espressione adeguata per descrivere la sua angoscia. Il suo spirito è stato torturato e trafitto a causa dei nostri errori. Animato dal grande desiderio di alleviare le sofferenze e le miserie dell’umanità, provò un profondo dolore quando si rese conto che gli uomini rifiutavano di rivolgersi a lui che poteva donare loro la vita. Tutti i discepoli del Cristo condivideranno questi sentimenti. Nella misura in cui riusciranno a recepire il suo amore condivideranno la sua preoccupazione per la salvezza dei perduti. In questo senso non parteciperanno solo alle sue sofferenze ma anche alla sua gloria. Legati a lui, nell’adempimento della sua opera, proveranno anche la sua gioia.

Sperimentando la sofferenza Gesù è diventato il consolatore degli afflitti. I dolori dell’umanità lo affliggono perché egli stesso è stato «… il loro salvatore in tutte le loro angosce. Non fu un inviato, né un angelo ma lui stesso a salvarli: nel suo amore e nella sua benevolenza egli li redense» (Isaia 63:9).

Tutti coloro che avranno condiviso le sue sofferenze potranno partecipare alla sua missione. «Infatti, poiché egli stesso ha sofferto la tentazione, può venire in aiuto di quelli che sono tentati» (Ebrei 2:18).

Il Signore concede a chi è afflitto la grazia di toccare i cuori e di salvare gli uomini. Il suo amore apre una breccia negli animi travagliati e rappresenta un balsamo per coloro che non hanno speranza.

«Benedetto sia il Dio e Padre nel nostro Signore Gesù Cristo, il Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione, affinché, mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati, possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione» (2 Corinzi 1:3,4).

Tratto dal libro «Con Gesù sul monte delle beatitudini»

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