Il paradosso della felicità

felicitc3a0La recente vicenda della piccola Maria – la bambina bielorussa – ha smosso l’opinione pubblica, portando alla ribalta la questione degli affidamenti ed adozioni.

Molte persone, sicuramente, hanno seguito con interesse ed intensa commozione la storia ed il vissuto di questa cara bambina e della famiglia affidataria.

Le tristi storie, di frequente, scuotono le coscienze offrendo consapevolezza della presenza e sofferenza degli altri e, sovente, nella migliore delle ipotesi, la forza di non continuare a ripiegarsi su sé stessi, ma di protendersi verso il prossimo.

Questo accade perché si vive spesso in uno stato “quasi” di indifferenza verso il mondo circostante, caratterizzato da una mancanza di sentimenti, coinvolgimenti e volontà ad agire.

In ogni caso, la motivazione alla cooperazione sociale non deve aspirare a conseguire la serenità dell’anima, tramite buone opere (sfogo liberatorio per i sensi di colpa), ma dev’essere parte “integrante e costante” del nostro modo di essere e vivere.

Ricordando un significativo paragrafo di una bellissima lettera di Gabriel Garcia Marquez: “Andrei quando gli altri si fermano, mi sveglierei mentre gli altri dormono”, possiamo dire che si recupera il senso della vita o, si migliora la qualità dell’esistenza, quando andiamo incontro agli altri.

Se chiedessimo in giro: “Ti sembra che dalla vita tu abbia ricevuto tutto?”, oppure “Sei felice e soddisfatto dei vari aspetti della tua vita?”, saremmo sorpresi dalle svariate risposte.

Capita spesso che una persona pur dichiarando che tutto va bene, la medesima può negare di essere felice.

Cos’è, dunque, la felicità?

Spesso si associa la felicità alla realizzazione di un sogno, alla possibilità di godersi la vita: viaggiare, una bella casa, una bella macchina, quindi il miglioramento delle condizioni di vita materiale.

Sebbene il progresso abbia raggiunto delle mete inaspettate e migliorato, quindi, la condizione di vita, sembra che tutto ciò non sia associato ad un aumento del benessere interiore e, porti dunque a stare meglio.

L’esperienza insegna che è necessario “altro” e mi chiedo se il “vero significato” dell’esistenza non si realizza nell’incontro con il prossimo “ANDREI QUANDO GLI ALTRI SI FERMANO”.

Se chiedessimo alla piccola Maria il significato della felicità, sappiamo per certo cosa risponderebbe.

Se interrogassimo tanti bambini poveri sul medesimo concetto, sicuramente siamo in grado di intuire le loro risposte conoscendo il contesto in cui vivono.

“Lasciarsi coinvolgere”. Gabriel Garcia Marquez, ci illustra questo pensiero nel seguente modo: “Dio mio, se io avessi un pezzo di vita… convincerei ogni uomo ed ogni donna che essi sono i miei preferiti, e vivrei innamorato dell’amore. A un bambino gli darei le ali, ma lascerei che da solo imparasse a volare”.

“Vivere innamorati dell’amore”; “offrire le ali” per imparare a volare. Frasi intense che richiamano al senso di responsabilità e di partecipazione.

L’invito dunque è a ricordarsi delle tante “Maria” ovunque nel mondo.

Cogliamo questa sfida imparando ad “innamorarci degli altri” offrendo loro “le ali” per volare e vivere la vita.

A noi questa opportunità!

Grazia Maria Fernandes

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