Sulle orme di Gesù

Immagine1di E. G. White*

A causa dell’apostasia, l’uomo si separò da Dio e fra la terra e il cielo si creò una frattura che non permetteva più nessun contatto. Ma il Cristo ha nuovamente unito la terra al cielo, ha gettato un ponte sull’abisso del peccato per permettere agli angeli di entrare in relazione con gli uomini. Il Cristo ricongiunge l’umanità, debole e perduta, alla potenza infinita di Dio.

L’uomo in origine possedeva grandi capacità, aveva una mente equilibrata, era animato da pensieri e intenti puri: era un essere perfetto che viveva in armonia con Dio. In seguito alla sua disubbidienza, queste facoltà degenerarono e nel suo animo l’egoismo sostituì l’amore. Divenne così debole da non riuscire più a opporsi al male, tanto che se Dio non fosse intervenuto, in modo del tutto particolare, egli sarebbe rimasto per sempre prigioniero del diavolo.

Satana si era proposto di intralciare il nobile destino dell’uomo, devastare la terra e renderla un luogo di sofferenza, attribuendo poi tutto questo male al Creatore dell’uomo.
Prima del peccato, Adamo godeva della serena comunione con colui nel quale «… sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza» (Colossesi 2:3); ma quando trasgredì la legge, perse la gioia della santità e cercò di evitare la presenza di Dio.

Chi non vive in armonia con Dio, perché non è stato rigenerato da lui, non solo non prova nessun desiderio di essere in comunione con il Signore, ma evita la compagnia dei suoi figli. Se il peccatore potesse entrare in cielo non si sentirebbe affatto coinvolto dall’amore disinteressato che vi regna, come riflesso di colui che è amore infinito; i suoi pensieri e interessi, così diversi da quelli delle creature celesti, lo renderebbero un essere infelice, una nota stonata nella sinfonia del cielo. Desidererebbe solo nascondersi, evitare colui che è luce e fonte di ogni gioia. Il cielo insomma sarebbe per lui un luogo talmente spaventoso da preferire la morte alla presenza di colui che morì per salvarlo. La decisione di escludere i malvagi dal cielo non è quindi un atto arbitrario di Dio.

Nessun uomo ha la forza di uscire dall’abisso del peccato in cui è caduto perché non può cambiare il proprio cuore malvagio.

«Da chi è impuro non si può trarre nulla di puro» (Giobbe 14:4). «Perché quelli che seguono le inclinazioni dell’egoismo sono nemici di Dio, non si sottomettono alla legge di Dio: non ne sono capaci» (Romani 8:7).

L’educazione, la cultura, l’esercizio della propria volontà, insomma ogni sforzo che l’uomo possa compiere ha un valore relativo e, anche se determina un comportamento apparentemente corretto, non può assolutamente cambiare il suo animo. Per rendere pura la vita nella sua essenza e giusto l’uomo peccatore, è necessario che la potenza divina compia una trasformazione interiore: occorre il Cristo. Solo la sua grazia può ravvivarne la sensibilità, attrarlo a Dio e guidarlo in una vita santa.

Il Salvatore disse: «… se uno non nasce nuovamente», cioè se non riceve un cuore nuovo, se non è animato da nuovi desideri, nuovi moventi che lo guidano verso una nuova vita non «… può vedere il regno di Dio» (Giovanni 3:3). Pensare che sia sufficiente sviluppare le qualità dell’animo umano, è un errore fatale. «Ma l’uomo che non ha ricevuto lo Spirito di Dio non è in grado di accogliere le verità che lo Spirito di Dio fa conoscere. Gli sembrano assurdità e non le può comprendere perché devono essere capite in modo spirituale» (1 Corinzi 2:14). «Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere in modo nuovo» (Giovanni 3:7). Del Cristo è detto: «Egli era vita e la vita era luce per gli uomini» (1:4). «Gesù Cristo, e nessun altro, può darci la salvezza: infatti non esiste altro uomo al mondo al quale Dio abbia dato il potere di salvarci» (Atti 4:12).

Non è sufficiente rendersi conto dell’amore di Dio, avvertirne la benevolenza e la sollecitudine paterna; non basta comprendere la validità e la saggezza della sua legge e ammettere che è fondata sul principio eterno dell’amore. Infatti quando l’apostolo Paolo riconobbe tutto ciò dopo aver dichiarato: «Però se faccio quel che non voglio, riconosco che la legge è buona… Di per sé, la legge è santa e il comandamento è santo, giusto e buono» (Romani 7:16,12), aggiunse poi con profonda amarezza e disperazione: «Noi certo sappiamo che la legge è spirituale. Ma io sono un essere debole, schiavo del peccato» (v. 14). Paolo desiderava ardentemente essere giusto, ma non avendo la forza di raggiungere questo ideale gridò: «… Me infelice! La mia condizione di uomo peccatore mi trascina verso la morte: chi mi libererà?» (v. 24). A questo grido, che prorompe in ogni tempo e in ogni luogo dall’animo di chi è oppresso, vi è solo una risposta: «Ecco l’Agnello di Dio che prende su di sé il peccato del mondo» (Giovanni 1:29).

Sono molte le immagini di cui lo Spirito di Dio si è servito per illustrare queste verità, per farle comprendere a coloro che desiderano essere liberati dal senso di colpa.

Quando Giacobbe, dopo aver ingannato Esaù, fuggì dalla casa del padre, fu oppresso dall’angoscia che si prova quando si riconoscono i propri errori (cfr. Genesi 28:10-22). Solo, sulla via dell’esilio, privo dell’affetto dei propri cari, temeva soprattutto che il suo peccato lo avesse allontanato da Dio e il suo legame con il cielo si fosse interrotto. Pervaso da una profonda tristezza, si distese sulla terra nuda: intorno a lui non vedeva altro che colline silenziose e su di lui c’era soltanto l’immensa volta del cielo. Nel sonno, in visione, scorse prima una strana luce, poi una misteriosa scala che dalla terra sembrava portare proprio alle porte del cielo e sulla quale salivano e scendevano gli angeli di Dio. Giacobbe udì annunciare, dall’alto di quella fantastica scala, un messaggio divino di speranza e consolazione: era l’annuncio della venuta di un Salvatore, ciò che più di ogni altra cosa desiderava.

Ora che aveva capito che il peccatore poteva essere riconciliato con Dio, Giacobbe provava gioia e riconoscenza. La scala misteriosa che aveva visto in sogno, rappresentava Gesù, il solo mezzo di comunicazione fra Dio e l’uomo. A questa stessa immagine il Cristo si riferì quando, parlando con Natanaele, disse: «… Io vi assicuro che vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere verso il Figlio dell’uomo» (Giovanni 1:51).

A causa dell’apostasia, l’uomo si separò da Dio e fra la terra e il cielo si creò una frattura che non permetteva più nessun contatto. Ma il Cristo ha nuovamente unito la terra al cielo, ha gettato un ponte sull’abisso del peccato per permettere agli angeli di entrare in relazione con gli uomini. Il Cristo ricongiunge l’umanità, debole e perduta, alla potenza infinita di Dio.

I sogni di progresso dell’umanità, i suoi sforzi per elevare il livello di vita sono inutili, se non sono sorretti da colui che è l’unico a garantire speranza e aiuto a un mondo corrotto: «Tutto ciò che abbiamo di buono e di perfetto viene dall’alto: è un dono di Dio, creatore delle luci celesti. E Dio non cambia e non produce tenebre» (Giacomo 1:17). Nessuno può avere veramente un buon carattere se Dio non glielo dona. Il Cristo, come ha detto egli stesso, è l’unica via per arrivare a Dio: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro difensore che starà sempre con voi» (Giovanni 14:16).

Dio prova per gli uomini un amore più forte della morte, tanto che ci ha donato suo Figlio e tutto il cielo in un unico dono. La vita, la morte e l’intercessione del Salvatore, l’aiuto degli angeli, i richiami dello Spirito, l’azione onnipotente del Padre, l’interessamento costante delle creature celesti: tutto questo è in vista della salvezza dell’uomo.

Contempliamo il meraviglioso sacrificio che è stato compiuto per noi! Cerchiamo di apprezzare il piano straordinario che si sta attuando nel cielo per ricondurre l’uomo smarrito, alla casa del Padre! Non si potrebbero pretendere mezzi più efficaci né moventi più forti. La ricompensa suprema per coloro che agiscono con giustizia, la felicità divina, la compagnia degli angeli, la comunione e l’amore di Dio e del Figlio, il progresso e il perfezionamento di tutte le nostre facoltà nel corso eterno dei secoli, non sono forse motivi sufficienti per incoraggiarci a seguire con amore il nostro Creatore e Redentore?
Il modo in cui Dio condanna il peccato, l’inevitabile giudizio, la degradazione del carattere e la distruzione finale, sono presentati dalla Parola di Dio per avvertirci dell’assurdità della decisione di seguire Satana.
Respingeremo la misericordia di Dio? Che cosa ci aspettiamo da lui? Stabiliamo buoni rapporti con colui che ci ha amato in modo così straordinario; utilizziamo le possibilità che ci sono state offerte per poter diventare simili a lui, per essere riammessi fra gli angeli e vivere in armonia con il Padre e con il Figlio.

Tratto dal libro “La via migliore”

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