Gesù, l’intercessore divino

La nostra fonte di fiducia e di speranza

0525097Gordon Jenson (1)

Quando Adamo peccò cedette a Satana il dominio che gli era stato affidato. Satana diventò il principe di questo mondo (cfr. Giovanni 14:30) e Adamo ed Eva subirono la condanna a morte. Se Adamo ed Eva, e in loro tutta la razza umana, avessero voluto vincere Satana e il peccato e riappropriarsi della posizione privilegiata che avevano perso, avrebbero avuto bisogno di un Salvatore, un Mediatore, un Intercessore.
Grazie alla prescienza di Dio e al suo grande amore, questa soluzione era già stata prevista. Un piano di salvezza era stato elaborato dalle tre persone della Deità, che possedevano tutte le qualità divine. Per sradicare il peccato e la ribellione dall’universo e ripristinare la pace e l’armonia, una delle persone divine accettò di svolgere il ruolo di Padre e un’altra quello di Figlio. Anche l’altra persona della Deità, lo Spirito Santo, fu coinvolta nel piano della salvezza. Tutto questo si verificò prima che il peccato e la ribellione emergessero in cielo.
Accettando i ruoli previsti da questo piano, le persone della Deità non persero i loro poteri.
Esse erano ugualmente eterne e avevano gli stessi attributi: esse erano uno ed erano uguali. Ma in funzione del piano della salvezza, il Figlio accettò di essere, in un certo senso, sottomesso al Padre. Questo è un mistero.
Un mistero dimostrato nell’incarnazione del Figlio, ancora pienamente Dio ma già pienamente uomo (cfr. Filippesi 2:5-7).
Questa relazione Padre/Figlio implicava una grande responsabilità e molti sacrifici da parte di entrambi. Il Padre avrebbe dovuto permettere l’umiliazione del Figlio che sarebbe stato soggetto alla violenza e alla collera di Satana, dei demoni e degli uomini malvagi; essere testimone delle tentazioni del Figlio durante il suo soggiorno terreno, vederlo soffrire e morire per subire la pena dei peccatori di tutte le generazioni. Il Figlio sarebbe stato definito l’agnello (cfr. 1 Pietro 1:19,20), il sacerdote (cfr. Salmo 110:4), il mediatore (cfr. 1 Timoteo 2:5), l’avvocato (cfr. 1 Giovanni 2:1) e l’intercessore (cfr. Ebrei 7:25). Eppure «il Figlio di Dio condivideva il trono con il Padre; entrambi erano circondati dalla gloria della divinità eterna e non creata».(2)
Il fatto che il tempio di Dio esistesse prima della comparsa del male è chiaro in questa frase: «Eri un cherubino dalle ali distese, un protettore…» (Ezechiele 28:14). Questo tempio, il «… vero tabernacolo, che il Signore, e non un uomo, ha eretto» (Ebrei 8:2), era il centro dell’adorazione di Dio da parte di tutte le sue creature nell’universo. Era anche il centro del governo di Dio. Quando il peccato si manifestò in cielo, e successivamente sulla terra, risultò chiaro che il problema doveva essere risolto nell’ambito del santuario celeste. Come membro della Deità, prima dell’incarnazione, Cristo partecipò a tutte le iniziative divine nei luoghi celesti. Egli condivise la gloria del Padre prima della creazione (cfr. Giovanni 17:5).

Affrontando la crisi

Mentre il peccato dilagava progressivamente in cielo e in seguito sulla terra, anche il piano per arginarlo venne rivelato gradualmente: la Deità assunse i ruoli stabiliti ancora prima della creazione del mondo (cfr. 1 Pietro 1:20). Quando ci fu una guerra in cielo (cfr. Apocalisse 12:7), Michele (Cristo prima dell’incarnazione) lottò contro Lucifero. Dopo il peccato di Adamo ed Eva, il Figlio di Dio si manifestò nel corso dei secoli e inviò lo Spirito Santo per trasmettere insegnamenti, conoscenza e rimproveri tramite i «santi uomini di Dio» (cfr. 1 Pietro 1:10,11; 2 Pietro 1:21).
Non deve essere trascurata l’intercessione divina di Gesù nell’Antico Testamento. Il perdono dei peccati, la purificazione, l’esperienza della rigenerazione, la risurrezione dei giusti già deceduti, la traslazione dei giusti viventi in cielo, tutto ciò veniva considerato alla luce del piano della salvezza promesso, anche se non completamente adempiuto. Attraverso la storia dell’Antico Testamento, uomini e donne sperimentarono la fede (cfr. Romani 5:19,20; 2 Timoteo 3:15,16; Galati 3:5-8). In seguito, durante il suo ministero terreno, Gesù, prima della morte, della risurrezione e dell’ascensione, pronunciò la preghiera di intercessione (cfr. Giovanni 17) e officiò, come sacerdote, il suo sacrificio sul Calvario, «un sacrificio in cui è sacerdote, e vittima insieme».(3) Il messaggio del Vangelo e le sue promesse erano già noti all’epoca dell’Antico Testamento (cfr. Ebrei 4:1,2; 1 Pietro 3:18-4:6; Romani 1:1-3; Efesini 2:8-10).
Naturalmente l’intercessione divina di Gesù si realizzò e assunse significato alla sua morte, alla sua risurrezione e alla sua ascensione. Ora egli aveva «qualcosa da offrire» (Ebrei 8:3). Dopo la sua ascensione Gesù «fu posto sul trono e ricevette l’adorazione degli angeli. Quando questa cerimonia si concluse, lo Spirito discese abbondantemente sui discepoli e Cristo fu glorificato e ricevette gli stessi onori che aveva condiviso con il Padre fin dall’eternità. La discesa dello Spirito Santo, nel giorno della Pentecoste, era un segno dell’approvazione divina che aveva caratterizzato la consacrazione di Cristo come Redentore dell’umanità. Secondo la sua promessa egli aveva inviato lo Spirito Santo sui suoi discepoli. Egli aveva ricevuto tutta l’autorità che competeva al suo ruolo di re e di sacerdote in cielo e sulla terra. Egli era l’Unto che avrebbe guidato il popolo».(4)
Nel suo ruolo di sacerdote e re, Gesù partecipava in cielo a qualsiasi attività divina. Nella veste di Sommo Sacerdote, nell’ambito degli obiettivi del santuario celeste, Gesù ha adempiuto la prima fase del suo ministero fino al 1844. Quest’opera corrisponde al servizio sacerdotale dei discendenti di Aronne, sacerdoti del santuario terreno, che si svolgeva nell’arco dell’anno (il servizio quotidiano).
Una nuova dimensione si aggiunse all’intercessione di Gesù in cielo, tramite il sacrificio espiatorio che egli aveva compiuto. A partire da quel momento i benefici del piano della salvezza non si estesero ai peccatori pentiti sulla base delle promesse. Gli stessi benefici proposti nell’Antico Testamento, tramite l’intercessione dell’Agnello immolato, sono ancora disponibili grazie all’intercessione costante dell’Agnello glorificato. Dal 1844 Cristo è entrato nella fase finale della sua mediazione celeste.

Prima del 1844

Sentiamo spesso affermare che il giorno dell’espiazione del santuario celeste è iniziato nel 1844. Questa affermazione non è esatta e potrebbe essere fatta in modo più preciso. In un certo senso l’incarnazione di Cristo è stato un evento legato al giorno dell’espiazione. «Come il sommo sacerdote deponeva i suoi splendidi paramenti e officiava con l’abito di lino bianco, come un semplice sacerdote, così Cristo ha preso la forma di un servo e ha offerto un sacrificio in cui è sacerdote e vittima insieme».(5)
In un certo senso la morte di Gesù rappresentò la realizzazione del simbolico giorno dell’espiazione. Cristo rappresentava il sacrificio per il peccato (cfr. Isaia 53:6; 1 Pietro 2:24), l’adempimento di quei sacrifici offerti nel corso dei secoli. Ma Cristo in se stesso era senza peccato (cfr. 1 Pietro 2:22) e con la sua morte si realizzava quella figura simbolica del capro del Signore sul quale non venivano imputati i peccati.
Nel 1844 Cristo iniziò la fase finale della sua intercessione in cielo, simboleggiata dalla purificazione del santuario terreno da parte del sommo sacerdote. Questa purificazione del santuario celeste viene presentata nella scena del giudizio finale in Daniele 7:9-13,22,26 e 8:14. Gesù si riferisce al giudizio prima del suo ritorno quando parla di «quelli che saranno reputati degni d’aver parte al secolo avvenire e alla risurrezione dai morti…» (Luca 20:35) e quando avverte: «Vegliate dunque, pregando in ogni tempo, affinché siate in grado di scampare a tutte queste cose che stanno per accadere, e di comparire dinanzi al Figlio dell’uomo» (21:36). Questo «essere in grado» deve realizzarsi prima della risurrezione e prima del ritorno del Figlio dell’uomo. Quest’opera riguarda solo coloro il cui nome è scritto nel libro della vita.
«Nel servizio cerimoniale del santuario terreno, solo coloro che si erano pentiti e i cui peccati erano stati trasferiti nel santuario mediante il sangue della vittima, beneficiavano dei riti nel giorno dell’espiazione. Allo stesso modo, nel giorno finale dell’espiazione e del giudizio investigativo, i casi esaminati riguarderanno solo i figli di Dio».(6)
«Il libro della vita contiene i nomi di tutti coloro che si sono impegnati al servizio di Dio».(7)

La nostra responsabilità

Benché la seconda fase del ministero celeste sia iniziata nel 1844, l’intercessione di Cristo in favore dei peccatori pentiti (la sua opera nel luogo santo) continua così come il servizio quotidiano continuava nel giorno dell’espiazione anche nell’antico Israele. Noi possiamo ancora ricevere, tramite la fede, tutte le benedizioni previste dal piano della salvezza.
Anche se Cristo ora è impegnato nella fase finale del suo ministero, e anche se possiamo beneficiare delle benedizioni della sua intercessione, egli è con noi per «… render sicura la [nostra] vocazione ed elezione…» (2 Pietro 1:10), quindi «… purifichiamoci d’ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timor di Dio» (2 Corinzi 7:1).
Il Signore dice: «… Tornate, convertitevi da tutte le vostre trasgressioni, e non avrete più occasione di caduta nell’iniquità! Gettate lungi da voi tutte le vostre trasgressioni per le quali avete peccato, e fatevi un cuor nuovo e uno spirito nuovo…» (Ezechiele 18:30,31).
In queste scene finali del gran conflitto, uomini e donne fedeli riceveranno, tramite l’ispirazione dello Spirito Santo, le benedizioni e la grazia che il nostro Sommo Sacerdote celeste dispensa, manifesteranno un’ubbidienza frutto dell’amore e riveleranno lo spirito, il carattere e l’amore di Cristo.

NOTE:
(1) Direttore dello Spicer Memorial College di Puna, in India.
(2) E.G. White, Patriarchs and Prophets, p. 36.
(3) E.G. White, The Desire of Ages, p. 25.
(4) E.G.White, The Acts of the Apostles, pp. 38,39.
(5) E.G. White, The Desire of Ages, p. 25.
(6) E.G. White, The Great Controversy, p. 480.
(7) Ibidem.

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