Il tesoro del tempio

Una riflessione sul luogo in cui Gesù svolge la sua opera

Shirley Burton (1)

 0601146  Quotidiani e settimanali offrono spesso degli spunti utili per una riflessione spirituale. Raramente però le copertine dei giornali sono state così significative per gli avventisti come quelle con le quali sono uscite tre riviste americane di un anno fa.
La prima presentava un giocatore di baseball che era passato dalla cronaca sportiva alla prima pagina dei quotidiani per una settimana. Perché? Aveva battuto un record giocando il maggior numero di partite consecutive. Non aveva perso una partita di campionato in più di tredici anni. Sul campo vicino al Baltimora Inner Harbor, ricevette l’ovazione di tutto il pubblico per cinque lunghissimi minuti.
Ma la sera successiva, quando superò il record imbattuto da 56 anni, l’ammirazione contagiò circa 50.000 fan, giovani e vecchi, ricchi e poveri, compreso il presidente e il vice presidente degli Stati Uniti. L’ovazione durò per più di venti minuti!
L’America forse aveva bisogno di buone notizie fra tutte le violenze, gli intrighi e le delusioni. Ma ho pensato a colui a cui dovrebbero essere manifestati veramente l’onore e la lode, l’unico che potrebbe cambiare il corso degli eventi raccontati nei giornali.
Il luogo della sua opera contrasta nettamente con lo stadio di Maryland chiamato Camden Yards. Egli sta superando dei record da 6.000 anni, in modo speciale da quasi 2.000 anni e in una sede migliore di quella di uno stadio americano.

Un luogo bellissimo

0615072Anche se i nostri occhi non l’hanno mai visto, le nostre orecchie non hanno mai udito nulla di simile e non possiamo neanche immaginare quanto possa essere bello (cfr. 1 Corinzi 2:9), abbiamo alcune indicazioni sulla raffinatezza di quel luogo. Sulla montagna Dio utilizzò molto del suo tempo prezioso per spiegare, nei dettagli, come Mosè avrebbe dovuto costruirne un modello in miniatura nel deserto.
Nessun linguaggio umano può descrivere la gloria riflessa dal candelabro a sette bracci sulle pareti rivestite d’oro che poggiavano su basi d’argento. Il candelabro stesso era ornato con bellissimi fiori simili a gigli. Poi c’era la splendida tavola dei pani, l’altare dell’incenso e le grandi tende di lino dalle sgargianti tonalità di blu, viola e rosso vivo ricamate con fili d’oro e d’argento e appese ad anelli d’oro. (Questi ricami, nella versione terrena, rappresentavano gli angeli che officiavano con Dio nei cieli: la loro gloriosa armonia non fu pienamente riproducibile sulla terra).
Anche gli abiti in lino fino del sommo sacerdote erano stupendamente bordati con gli stessi ricami in oro, blu, viola e rosso ed egli aveva anche un pettorale con quattro file di pietre preziose. Ogni fila conteneva tre gemme diverse, incastonate nell’oro e incise con dei nomi. Campanelle d’oro erano appese all’orlo degli abiti.

La stanza interna

arca_alleanza_pattoOggi egli sta svolgendo la sua opera nella stanza interna del santuario che viene chiamata il luogo santissimo. L’unico arredo è una cassa di legno speciale, rivestita d’oro e ricoperta da due cherubini. All’interno c’è la legge in base alla quale saremo giudicati e il coperchio in oro definito propiziatorio.
Oltre a tutta questa bellezza si percepisce la fragranza dell’incenso – i suoi meriti in nostro favore – rappresentato nell’altare d’oro realizzato abilmente dai figli d’Israele.
L’opera redentrice di Dio mi è tornata in mente quando i titoli dei giornali di tutto il mondo (alcuni a caratteri cubitali) annunciarono: «Non colpevole». Una giuria aveva espresso il suo verdetto assolvendo dall’imputazione di omicidio una nota personalità dello sport.
Ma questo Avvocato/Intercessore/Giudice fa quella dichiarazione ogni giorno, tante volte al giorno, grazie al prezzo pagato tanto tempo fa su una rozza croce. «Egli si presentò non soltanto come il rappresentante della razza umana, ma come il suo Avvocato (e Giudice) affinché ogni uomo potesse dire di avere un Amico in tribunale».(2)
«Mentre le preghiere di coloro che sono sinceramente pentiti salgono in cielo, egli dice al Padre: “Cancellerò i loro peccati. Considerali innocenti”».(3)
Dobbiamo renderci conto della nostra colpevolezza e chiedere perdono. «Non ci sono peccati che non possano essere perdonati».(4) Questa è una buona notizia.

Un Avvocato divino

0525097La storia lo dimostra. Alla donna adultera disse: «… Neppure io ti condanno; va’ e non peccar più» (Giovanni 8:11).
Al paralitico calato giù dal tetto perché la porta d’ingresso era ostruita, egli disse: «… Figliuolo, i tuoi peccati ti sono rimessi» (Marco 2:5).
In un’altra occasione pregò: «… Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno…» (Luca 23:34).
Avete mai pensato dove e quando furono pronunciate queste parole? Leggiamo quello che dice Ellen G. White: «L’immacolato Figlio di Dio era là, sospeso alla croce; la sua carne era lacerata dalle ferite; le sue mani, che si erano tanto prodigate per benedire, erano inchiodate; anche i suoi piedi, instancabili nel servizio d’amore, erano confitti nel legno; la testa regale era stata trafitta da una corona di spine; quelle labbra tremanti esprimevano gemiti di dolore… Colui che placò le onde agitate, che fece tremare e fuggire i demoni e le malattie, che aprì gli occhi ai ciechi e chiamò alla vita i morti, ora si offre sulla croce in sacrificio perché ti ama».(5)
È impossibile non esclamare: «Vedete di quale amore ci è stato largo il Padre, dandoci d’esser chiamati figliuoli di Dio!…» (1 Giovanni 3:1).
Il nostro stesso Avvocato ha pagato le spese legali per avere il privilegio di rappresentarci nella speciale corte chiamata santuario.
Nulla di ciò che abbiamo fatto – tradito il coniuge, esercitato forme di violenza verbale o fisica su un bambino, falsificato un contratto commerciale, violato i principi della sessualità, rubato qualcosa dall’ufficio, minato l’autostima di qualcuno, rubato del cibo per la famiglia, utilizzato la decima per altri scopi, pronunciato il nome di Dio per obiettivi diversi dalla lode – anche nei momenti in cui saremo soli con noi stessi ci angoscerà.

Non colpevole

Egli aspetta ancora di dire: «Non sei più colpevole; ho gettato dietro le spalle i tuoi peccati» (cfr. Isaia 38:17); «Il peccato è stato gettato nel profondo del mare» (cfr. Michea 7:19); «Ho cancellato quelle trasgressioni e non me ne ricorderò più» (cfr. Isaia 43:25).
Solo due giorni dopo le notizie presentate precedentemente apparve, su una delle più importanti riviste americane, l’immagine di papa Giovanni Paolo II, impegnato nella sua quarta visita ufficiale negli Stati Uniti. Il titolo annunciava: «Onorate il vostro Padre».
Aveva un’apparenza gentile, alcune cose interessanti da dire affinché gli americani ritornassero ai principi morali ed etici espressi nella Bibbia. Ma Giovanni Paolo II non è il nostro Padre, non è colui che ha precisato quei principi perché diventassimo dei buoni cittadini, non è colui che «… ha sofferto una morte tormentosa per riacquistare l’eredità divina e offrire all’uomo un’altra possibilità…».(6)
Giovanni Paolo II può essere il pastore di due miliardi di persone nel mondo, ma il nostro Padre, il nostro Pastore le ha create e conosce ognuno dei suoi figli per nome.
Inoltre il pontefice non è colui che perora la loro causa nella corte celeste. Non è colui che ha ispirato il Libro che richiede tutta la nostra attenzione, colui che ha descritto sia il santuario terreno sia l’opera che vi viene svolta. Non è colui che ha fatto il vero segno della croce che assolve i nostri peccati. Non è colui che con autorità getta i peccati in fondo al mare.

Il tesoro

Cristo è l’unico che può farlo e rappresenta il tesoro del santuario. Egli è l’unico che merita lunghe ovazioni di folle, gli applausi di tutto l’universo. Gesù è l’unico ad avere il diritto di dire: «Non colpevole».
I tesori del santuario celeste sono di una bellezza incomparabile, come la musica degli angeli.
Il più grande tesoro è Gesù: l’investigatore perspicace, l’esaminatore qualificato, il difensore divino, l’intercessore celeste, il mediatore misericordioso, colui che perdona con amore.

NOTE:
(1) Insegnante e scrittrice, oggi in pensione dopo quarant’anni di servizio.
(2) Ellen G. White Comments, SDA BC, vol. 7, p. 930.
(3) Ibidem.
(4) Op. cit., p. 913.
(5) E.G. White, The Desire of Ages, p. 755.
(6)E.G. White, Christ’s Object Lessons, p. 156.

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