Gesù: speranza vivente

In ogni difficoltà il nostro sguardo può rivolgersi a lui

0518108Ellen G. White*

«E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna» (Gv 3:14-16).

Durante l’attraversamento del deserto – destinazione finale Canaan – i figli di Israele si attirano il giudizio di Dio per i loro continui malumori e lamentele. Vengono morsi da serpenti velenosi. Un messaggero arriva all’accampamento con la notizia della scoperta di un rimedio. Sotto la direzione di Cristo un serpente di bronzo deve essere innalzato e chi guarda al serpente guarisce.

Qualche ammalato, già in punto di morte, non accetta questo messaggio. Tutto il campo viene percorso da voci contrastanti. Qualcuno dice: «È impossibile che guarisca perché sono in condizioni disperate. Forse chi sta meglio di me può guarire e vivere guardando al serpente». Altri pensano di potersi curare da soli; ma solo coloro che accettano il messaggio e alzano lo sguardo verso il serpente di bronzo sono guariti. Il serpente rappresenta Cristo…

L’uomo è avvelenato dal peccato, ma alla razza umana decaduta è stato dato l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. All’infuori di Cristo ogni altra speranza è vana. Dubitare del suo potere di salvezza è il disonore più grande che possiamo fargli. Non c’è trasgressione per quanto profonda e non c’è vita macchiata dal peccato che non possa essere salvata grazie a Cristo.

Gesù è la cura per il peccato. Possiamo avere una bella mente, ma l’intelligenza umana non riesce a escogitare una via di salvezza; possiamo avere ricchezze, terreni, ma non ci servono per pagare un riscatto per il peccato della nostra vita. La salvezza è un dono di Dio; in Cristo abbiamo questa promessa: «Chiunque crede in lui non perisce ma ha la vita eterna».

Una fede formale non basta

Una fede formale non è sufficiente. Ci vuole una fede che si appropri della vita e che dia potere alle anime. Subiamo delle sconfitte perché non esercitiamo una fede semplice e viva in Cristo. Dovremmo dire: «Ecco il mio Salvatore; egli è morto per me; io guardo a lui come al mio perfetto salvatore vivente». Giorno dopo giorno lo sguardo deve essere fisso su Gesù. Deve essere lui il nostro esempio. Questa è la fede.

Onoriamo il nostro Signore e maestro se ci fidiamo di lui. Se dubitiamo del messaggio che ci ha mandato ci mettiamo in una posizione simile a quella di coloro che benché colpiti dai morsi dei serpenti rifiutano di levare lo sguardo e vivere. Se accettiamo il messaggio d’amore che ci è pervenuto come invito, esortazione e riprensione, ci accorgeremo che sarà per noi vita e guarigione del cuore.

Non dobbiamo accontentarci di niente che non sia uno stretto rapporto con Cristo. La libertà e la salvezza ci sono state offerte, e dovremmo afferrare queste preziose promesse di Dio con fede vivente. Ma se la nostra fede sarà parziale, se nella nostra esperienza non daremo prova di una fede viva e profonda che ama e purifica, potremmo non rispondere alle aspettative del nostro Signore e maestro. Gesù dice: «Senza di me non potete fare niente», ma se egli vive in noi e noi in lui, allora, ogni cosa sarà possibile. Crediamo in lui con la stessa fiducia che i bambini hanno verso i genitori. Amandolo non tradiremo la sua fiducia e noi stessi non dubiteremo.

Cerchiamo di essere come la donna afflitta che si fa largo tra la folla per toccare la veste di Cristo. Il suo non è un tocco casuale, è il tocco della fede; e dal Cristo le arriva la guarigione. Nonostante la folla la spinga e si accalchi intorno al Salvatore, egli riconosce quel tocco. Si gira e chiede: «Chi mi ha toccato?»

«E Gesù domanda: Chi mi ha toccato?» E siccome tutti negano, Pietro e quelli che sono con lui rispondono: «Maestro, la folla ti stringe e ti preme». Ma Gesù replica: «Qualcuno mi ha toccato, perché ho sentito che una potenza è uscita da me».

La donna, vedendo che è stata notata, si getta, tutta tremante, ai suoi piedi e dichiara, in presenza di tutto il popolo, il motivo per cui lo ha toccato e come è stata guarita in un istante. Ma egli le dice: «Figliola, la tua fede ti ha salvata; va’ in pace» (Lc 8:45-48). (1)

Gesù offre speranza ai disperati

Ci sono delle volte in cui Cristo vorrebbe dire a coloro a cui sono venute meno le energie: «Venitevene ora in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco» (Mc 6:31). Abbiamo la descrizione di una volta in cui dopo un giorno di duro lavoro, il nostro Redentore giaceva addormentato, con un rotolo di corda per cuscino, dentro una barca di pescatori. La sua natura umana reclamava a gran voce sonno e riposo…

Ecco il Salvatore! Quanto sono state urgenti le necessità di chi si rivolge a lui per ottenere l’aiuto? Insegna nel tempio, guarisce, spiega le Scritture per le strade, per i sentieri, nelle sue passeggiate private – non ha tempo per riposare. Il suo cuore va verso gli oppressi, conforta chi aveva un lutto, da’ speranza a chi è disperato. Guarisce le ferite provocate dal peccato. Va attorno facendo del bene. (2)

Il cristiano non deve vivere per la vita presente. Dobbiamo guardare a Gesù, la cui morte ignominiosa costituisce per noi una via di scampo. Se vogliamo la vita eterna, dobbiamo afferrare la speranza che ci è presentata nei vangeli. Chiediamoci: «Quanto sono pronto a sacrificare per amore della verità?». Prima di dare una risposta ripensate alla vita e al sacrificio di Gesù. La sua morte sul Calvario vi condurrà ai suoi piedi. Ricordando quanto sia costata la salvezza, capiremo che la vita eterna non ha prezzo. Il suo valore è immenso.

Satana interverrà per distrarci da Cristo con mille sotterfugi. Vi dirà prima di tutto che siete bravi e che potete farcela da soli; vi dirà che non avete bisogno di alcuna riforma. Vi suggerirà che gli sbagli che avete commesso sono in realtà poca cosa e che comunque saranno bilanciati dal bene che avete elargito… Un peccato di cui non vi siete pentiti è sufficiente per chiudere i cancelli del cielo davanti a voi. È proprio perché l’uomo non può essere salvato con la macchia del peccato che Gesù è mortosulla croce. La nostra sola speranza è guardare a Cristo e vivere. (3)

Gesù nostro mediatore

Avvicinandoci al Calvario, possiamo scoprire l’amore infinito. Più comprendiamo per fede il significato di quel sacrificio, maggiormente realizziamo la nostra natura di peccatore, condannato da una legge infranta. Questo è pentimento. Se vi presentate con umiltà di cuore sarete perdonati, perché Cristo è incessantemente davanti all’altare, come offerta di sacrificio per i peccati del mondo. Egli è il ministro del vero tabernacolo che il Signore ha edificato, e non l’uomo.

Il tipico santuario ebraico non ha più alcuna virtù. Non è più necessario presentare un sacrificio giornaliero, ma il sacrificio attraverso un mediatore è essenziale perché il peccato è continuo. Gesù intercede per noi alla presenza di Dio, sparge il suo sangue come nel passato veniva sparso il sangue dell’agnello. Gesù rappresenta l’oblazione offerta per ogni offesa e ogni mancanza del peccatore.

Cristo, nostro mediatore, e lo Spirito Santo intercedono continuamente per l’uomo, ma lo Spirito non ha lo stesso ruolo di Cristo, il quale presenta il suo sangue, versato fin dalla fondazione del mondo; lo Spirito opera nei cuori, determina preghiere e penitenze, lodi e ringraziamenti. La gratitudine che sgorga dalle nostre labbra è il risultato dello Spirito che attrae le corde della mente e risveglia la musica del cuore.

I servizi religiosi, le preghiere, le lodi, la confessione del penitente sincero salgono come incenso verso il santuario del cielo. Ma passando attraverso i canali corrotti dell’umanità, sono talmente contaminati che se non vengono purificati dal sangue non avranno alcun valore davanti a Dio. Non sono puri e senza macchia e se l’intercessore, che è la mano destra di Dio, non li purifica con la sua giustizia, non possono essere accettati da Dio. Tutto l’incenso dei tabernacoli terreni deve essere irrorato con le gocce purificatrici del sangue di Cristo. È lui che tiene davanti al Padre il turibolo dei suoi propri meriti, nel quale non c’è traccia di corruzione terrena. Raccoglie in questo turibolo le preghiere, le lodi e le confessioni del suo popolo e a queste aggiunge la sua giustizia. Infine, profumato dai meriti della propiziazione di Cristo, l’incenso arriva a Dio che lo accoglie. (4)

Imminente ritorno di Cristo

Gesù vi ama, e quando le prove sopraggiungeranno, come sicuramente accadrà, occorre essere in preghiera con Dio. L’avversario vi sussurrerà che il Signore non vi ascolta; ma voi dovete credere nella promessa che ha fatto e che afferma che ascolterà la preghiera del cuore contrito. Mantenetevi in contatto costante con Gesù, nella fiducia che egli vi ascolterà e vi libererà da ogni prova e tentazione. La venuta del Signore ha rappresentato per tutti i tempi la speranza dei suoi figli. La promessa del ritorno, fatta dal Signore ai discepoli al momento della sua ascensione dal monte degli Ulivi, ha illuminato il futuro dei credenti e ha sempre riempito i loro cuori di una gioia e di una speranza che non sono state spente né dal dolore né dalle prove. Fra sofferenze e persecuzioni «l’apparizione del grande Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo» è stata la «beata speranza»…

Sullo scoglio di Patmos, il diletto discepolo Giovanni ode la promessa: «Sì, vengo presto» e la sua risposta ardente esprime la preghiera della chiesa durante il pellegrinaggio: «Vieni, Signor Gesù!» (Ap 22:20). (5)

Note:
(1) Signs of the Time, 10 marzo 1890.
(2) Manuscript Releases, vol. 10, pp. 349,350.
(3) Signs of the Times, 17 marzo 1890.
(4) Selected Messages, vol. 1, pp. 343,344.
(5) Il gran conflitto, p. 302.

*Pioniere della chiesa avventista (1827-1915). I suoi scritti sono ancora oggi considerati come una voce profetica.

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