Maria: sfida la speranza

L’onore di essere la madre del Messia non l’aveva preparata al dolore di perderlo

incarnazioneTeresa Reeve*

È solo una delle tante giovani donne: non è il personaggio di spicco e non proviene da un ambiente privilegiato. La Scrittura ci presenta Maria senza suono di fanfare. Fa solo riferimento al suo prossimo matrimonio con Giuseppe, il falegname. È evidente che non nutre particolari ambizioni per un grande futuro. La lotta costante per la sopravvivenza in queste aride colline intorno a Nazaret la tengono occupata a trasportare acqua, a prendersi cura del raccolto, a preparare da mangiare, a tessere e quant’altro.
Maria però, mentre siede il sabato nella sinagoga, ascoltava e le parole che sente l’accompagnano per il resto della settimana. La lettura della legge le ricorda la redenzione di Dio per il suo popolo, mentre la lettura dei profeti la consola con la promessa di redenzione e giudizio futuri. Alcuni addirittura prospettano che questa redenzione si stia per realizzarsi con l’arrivo del Messia (l’Unto), l’inviato di Dio. «Potrò forse vedere anch’io quel giorno?» si sarà chiesta.

L’annuncio della speranza

Niente può aver preparato Maria per l’apparizione di un angelo che le porta un incredibile messaggio da parte di Dio. La sua prima reazione all’annuncio solenne del favore di Dio è di totale perplessità. Le parole che seguono non hanno alcun senso per lei che è una ragazza ancora senza marito. Ecco la promessa dell’angelo: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine» (Lc 1:30-33). Chissà quali emozioni hanno sconvolto Maria: stupore, timore, gioia e una sferzata di pura speranza per un futuro in cui non ha mai osato sperare. «Ma come può essere?» riesce a mormorare (v. 34). L’angelo la rassicura.
L’incontro tra Maria e l’angelo raffigura uno dei punti più commoventi mai raggiunti nella storia dell’umanità. Ma anche la maggior parte di noi, nella routine ordinaria della propria vita, conserva la memoria di occasioni particolari durante i quali l’amore di Dio si è indubbiamente personalizzato. Momenti in cui Dio ha allontanato la nebbia, le preoccupazioni di quel giorno per irrompere nella nostra vita con un appello che non abbiamo potuto rifiutare, e con luminose promesse della sua presenza che sarebbe folle respingere. Come Maria, anche noi abbiamo risposto «Sì» con gratitudine, timore, fiducia, spesso senza avere un’idea precisa di quello che ci aspetta.
A mano a mano che il suo corpo s’ingrossa, Maria capisce ciò che le stia accadendo. Durante una visita a sua cugina Elisabetta, altrettanto benedetta, si meravigliò dell’incredibile sguardo che Dio le ha rivolto tra le tante giovani del suo popolo. Esulta, lodandolo, per essere venuto in aiuto del suo popolo, come aveva promesso. Forte di questa speranza, riesce a superare i giorni dei dubbi angosciosi di Giuseppe e si aggrappa con tenacia al vivido ricordo dell’angelo e delle sue imprevedibili parole. La nascita del figlio promesso le fa superare vittoriosamente il dolore e la vergogna della nascita in una stalla. Tenere tra le braccia Gesù e guardare il suo viso attenuano anche la meraviglia delle parole dei pastori e di quelle dei re Magi, di quei giusti cioè che Dio ha scelto per celebrare la nascita di Gesù. Forse Maria si sarà fermata a riflettere, cercando di sovrapporre l’immagine del suo dolce bambino nel ruolo di Figlio di Dio e Re eterno (cfr. Lc 2:19).
Deve aver elaborato nel suo animo anche pensieri deprimenti. Dov’è l’accoglienza che il Salvatore-Re merita? Perché Dio h fatto venire dei pastori qualsiasi e non le guide del suo popolo? Le domande non trovano risposte anche negli anni successivi. Nonostante la crescente saggezza di Gesù le procuri grande gioia, Maria non può che provare un pizzico di tristezza, nel vedere l’attenzione del figlio rivolgersi da lei e Giuseppe al suo padre celeste (cfr. Lc 2:46-50). Prende coraggio davanti all’inevitabile distacco di Gesù quando lascia la casa per portare a termine la missione che Dio gli ha assegnato.
Benché sia rimasto con lei per trenta meravigliosi anni, non è facile separarsene e vederlo andare via. Lo rivede occasionalmente, perché Gesù ha scelto di stabilirsi vicino al lago di Capernaum. Spesso si sente piena di fierezza quando i viandanti le parlano degli incredibili miracoli che compie e dei suoi saggi insegnamenti.
Maria si rallegra dell’opera che il figlio svolge, ma certo ricorda con nostalgia i vecchi tempi, anche se Gesù si mostra sempre premuroso con lei ogni volta che la incontra. Gradualmente scopre che una chiamata e una promessa di Dio non sempre preservano dal dolore e non rispondono sempre ai desideri e alle aspettative umane. Ma ogni volta che la speranza della salvezza promessa da Gesù sembra impossibile o molto lontana, Maria si aggrappa alle parole dell’angelo e alla fedeltà di quel Dio che lo ha mandato.

Speranza crocifissa

gesu_in_croce_con_mariaAlle orecchie di Maria giungono con più frequenza frasi inquietanti, pronunciate da Gesù insieme alle notizie di crescenti conflitti con i capi religiosi. La visita di Gesù a Nazaret si dimostra un disastro. C’è chi – e tra questi anche amici e parenti di Maria – vuole gettarlo giù da un burrone. Come può portare a termine la sua missione quando circolano voci di oppositori che tentano di ucciderlo? Maria cerca di controllare il panico quando apprende che sta andando a Gerusalemme.
Anche lei si trova a Gerusalemme per la Pasqua quando le giunge la notizia dell’arresto di Gesù. Si sente impotente, può solo pregare e correre al suo fianco ma capisce subito che le sue preghiere non hanno risposte consolanti. Là, fuori Gerusalemme, tre croci orribili si elevano verso il cielo. Sulla croce centrale riconosce la forma preziosa del suo amore, del suo bambino. Ondate di dolore l’annientano mentre si inginocchia ai suoi piedi feriti e sanguinanti. Per un momento l’orrore si attenua quando Gesù volge il suo sguardo verso di lei e le dice: «Donna, ecco tuo figlio». E a una figura familiare accanto a lui: «Ecco tua madre» (Gv 19:26,27). Viene invasa dalla gratitudine per il suo ultimo gesto d’amore ma di nuovo assalita dall’orrore quando lui pronuncia le sue ultime parole, china la testa e muore.
Maria si lascia guidare lontano dalla croce e attraverso le strade di Gerusalemme arriva a un umile dimora dove persone affettuose si prodigano per confortarla. Ma che cosa può recarle conforto? Suo figlio è stato ucciso. La terribile realtà le si presenta in tutta la sua crudezza e il dolore è sul punto di sommergerla. Un’intera vita d’amore, di sogni e di speranza è andata distrutta. Che ne è del trono eterno di Davide? E della salvezza promessa da Dio? Ha forse fallito? Dio è stato sconfitto? L’aver seguito le vie di Dio, apparentemente ha portato Maria alla morte di tutti i suoi sogni. Ai piedi della croce, come molti altri faranno secoli dopo, Maria sta per abbandonare ogni umana aspettativa nell’intervento di Dio.

La viva speranza

Ma poi, due giorni dopo, con che gioia profonda, incontenibile Maria riceve la notizia che Gesù è di nuovo vivo! La caduta dei suoi sogni non è stata la fine della promessa di Dio. Tutti gli interrogativi e le recriminazioni del suo cuore si dissolvono e si sente invadere da una pace profonda, sicura e tranquilla.
Durante gli incontri con gli apostoli e gli altri credenti, Maria ascolta le storie, studia le Scritture alle quali Gesù ha fatto riferimento e prega per avere guida e saggezza. Nel profondo del cuore capisce che la morte del figlio, lungi dall’aver decretato il fallimento delle promesse di Dio, è stata in realtà la sua estrema vittoria: la salvezza dalla morte stessa. Persino la notizia della sua scomparsa tra le nuvole non l’angoscia. È contenta che raggiunga il suo vero Padre, rendendo così possibile, per ogni essere umano che lo cerchi con fede, la vita eterna. Maria non conosce il futuro, ma Gesù promette la sua presenza, e il suo trionfo sulla morte e la speranza del suo Spirito infondono fiducia in ognuno. La sua volontà ha prevalso, ha vinto il male.
La lotta che Maria combatte in quei giorni bui, quando la speranza sembra prima vacillare e poi completamente svanire, è quella che ogni credente, più o meno, deve affrontare. Come Dio parla a Maria per bocca dell’angelo, così Dio ci parla e ci dice che sta dalla nostra parte. Come chiama Maria così chiama anche noi al suo servizio. Come per Maria, anche noi conosceremo momenti carichi di dubbi. In quei momenti non abbiamo che una soluzione: rinunciare a dirigere da soli la nostra vita e abbandonare ogni bene umano che ci sentiamo in diritto di reclamare. Solo confidando nel Signore risorto possiamo trovare pace e libertà. Solo in lui c’è il perdono totale e l’amore a cui aspira il nostro cuore.
Afferriamo la speranza del Cristo vivente, quando ci sembra di ricevere solo povertà e dolore. Teniamo stretta la speranza della sua presenza, se il fallimento e la disperazione rendono difficile il servizio che svolgiamo. Il suo amore ci circonda; il suo braccio ci fortifica e sarà bello incontrarlo, faccia a faccia, ogni mattina.

* Insegna Nuovo Testamento alla Andrews University

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