I limiti della grazia

La volontà di Dio può essere ostacolata

croce-e-lenzuoloJohn M. Fowler

Quando parliamo di grazia divina non ci riferiamo semplicemente alla bontà o alla nobiltà d’animo umane, ma ai fondamenti della redenzione divina dal peccato. Come peccatori meritiamo la morte ma Dio ci offre la vita. Siamo separati ma lui ci offre la riconciliazione. Siamo sottoposti al suo giudizio ma lui ci dà la libertà. Siamo figli prodighi nel paese dei porci ma lui ci riporta a casa. Tutto questo avviene gratuitamente.
Le opere umane, per quanto buone e nobili, non hanno nulla a che fare con il perdono divino. Secondo l’apostolo Paolo, nel quadro della salvezza, la grazia e le opere si escludono a vicenda. La salvezza è per grazia attraverso la fede soltanto: non esiste nulla di simile a un miscuglio di grazia con qualcosa che sia aggiunto dagli uomini. «Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti» (Ef 2:8,9). La Bibbia descrive in questo modo la grazia che salva:

  •  È il mezzo per il quale «giustificati… diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna» (Tt 3:7)
  • È il dono gratuito di Dio «mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue» (Rm 3:24,25).
  • È sovrabbondante (2 Cor 9:14).
  • Costituisce «le ricchezze… che ha riversato abbondantemente su di noi» affinché avessimo la redenzione e «mediante il suo sangue, il perdono dei peccati» (Ef 1:7,8). – Lo strumento con il quale Dio ci ha salvato dalla morte in vista della resurrezione (Ef 2:5).
  • Ciò che ci dà incoraggiamento eterno (2 Ts 2:16).
  • Un dono abbondante e gratuito (Rm 5:17).

L’insegnamento della Bibbia è così chiaro e semplice: nessun peccato è troppo grave per poter essere perdonato; nessuno si è allontanato a tal punto da non poter essere ricondotto a casa dalla grazia di Dio, se si avvicina a lui con fiducia totale. «Colui che viene a me, non lo caccerò fuori» (Gv 6:37), ecco la promessa e la disposizione divina.
La sua grazia è stupefacente, senza limiti, abbondante e assolutamente rassicurante, anche se la lettura odierna porta il titolo insolito «I limiti della grazia». La chiave per comprendere la differenza tra illimitatezza e limiti della grazia di Dio deve essere rintracciata nel processo di salvezza contenuto nella Bibbia. Il limiti della grazia possono essere così riassunti: (1) l’amore di Dio e la libertà dell’uomo; (2) l’inutilità della salvezza per opere; (3) la vanità della vita e (4) la possibilità di recedere dalla grazia.

L’amore di Dio e la libertà dell’uomo

La redenzione ha la sua origine, il suo percorso e il suo punto d’arrivo nell’amore di Dio che si è manifestato in Gesù Cristo.
Ecco il fondamento sul quale il vangelo intero è costruito e proclamato. Chi crede in Gesù è salvato, e chi non crede è condannato. Il «vangelo è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede…poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, come è scritto: “Il giusto per fede vivrà”» (Rm 1:16,17).
Ma il semplice fatto che la salvezza s’intrecci con l’amore di Dio ci mostra che la prima limitazione alla grazia di Dio si trova nella risposta umana a tale grazia. «Dio è amore» (1 Gv 4:8), e l’amore non può costringere alla fedeltà. Tutto quello che fa Dio, il suo piano creativo, la provvidenza, la redenzione, la relazione, la restaurazione e il giudizio, procede dall’amore. Se non «caccia» alcun peccatore che possa venire a lui (Gv 6:37), non può però forzare nessuno a venire a lui contro il suo volere. La libertà di scelta è essenziale nella salvezza: se questa venisse da una fedeltà obbligata a Dio, non sarebbe più l’atto di un Dio amorevole, ma la misura disperata di un supertiranno, qualcosa del tutto diverso dal vero carattere divino. Perciò la grazia di Dio, abbondante, gratuita e onnipotente, non può salvare un peccatore che non voglia accostarsi a lui per accettare, attraverso la fede, la redenzione che Dio ha offerto in Gesù.
La nostra libera scelta può effettivamente limitare l’azione della grazia.

Giustificazione per opere

Un’altra limitazione della grazia di Dio deriva dall’orgoglio umano di credere di potersi salvare con le proprie opere. La dottrina della giustificazione per opere è vecchia quanto il peccato stesso.
«Alla base di ogni religione pagana vi è il principio secondo cui l’uomo può salvarsi con le proprie opere», scrisse Ellen G. White.(1) La storia del tentativo di trovare salvezza per mezzo delle proprie opere si ripete anche oggi, dopo aver assunto forme svariate: filantropia, etica e stile di vita, umanismo e dirittura morale, giustizia e vangelo sociale, meditazione universale e, persino, ubbidienza ai dieci comandamenti.
Un’altra parola usata per indicare questa assurda pretesa è legalismo. L’apostolo Paolo accusò i galati per esser passati rapidamente «da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, a un altro vangelo. Che poi non c’è un altro vangelo…» (Gal 1:6). I galati, che avevano accettato Cristo per iniziare un’esperienza di fede in lui (Gal 3:1,2), correvano il serio pericolo di perdere tale esperienza per il fatto di attribuire la loro salvezza alle opere. L’apostolo domandò loro: «Avete ricevuto lo Spirito per mezzo delle opere della legge o mediante la predicazione della fede?» (v. 2).
Paolo fu estremamente risoluto: «Abbiamo… creduto in Cristo Gesù per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; perché dalle opere della legge nessuno sarà giustificato» (Gal 2:16). Ellen G. White scrisse: «L’abito della giustizia di Cristo, tessuto su telai celesti, non contiene un solo filo di preparazione umana».(2)
Persone buone e oneste, che accettano la salvezza per fede nel Salvatore crocifisso, possono fare un passo indietro verso un cosiddetto «vangelo», quello delle opere. Ma il legalismo non può mai essere una buona notizia di salvezza, è in realtà la triste notizia di un nuovo peso aggiunto a quello che già un peccatore porta.
L’antidoto all’eresia dei galati deve sempre tenere vivo dinanzi al cristiano l’obiettivo della croce. «Ma anche se noi o un angelo dal cielo», scrisse Paolo, «vi annunziasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema» (Gal 1:8). Ogni limite posto a quest’atto divino è un limite alla grazia.

Una vita infruttuosa

L’affermazione che la grazia divina ci libera dalle richieste di obbedienza costituisce una terza limitazione della grazia. Questa ci libera dal peccato, ma non toglie l’obbligo di ubbidire alla legge. Paolo pose questa domanda: «Rimarremo forse nel peccato affinché la grazia abbondi? No di certo! Noi che siamo morti al peccato come vivremmo ancora in esso?… Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita» (Rm 6:1-4).
Siamo salvati per grazia mediante la fede, ma la libertà che ne deriva non significa vivere come ci pare, ma in accordo con il volere divino che è rivelato nella sua legge. La salvezza viene dalla fede, ma deve portare all’ubbidienza, la naturale conseguenza della liberazione dal peccato che Dio ci dona. Considerate l’affermazione, piena di speranza, che Gesù fa in Giovanni 14 e 15. Nello stesso modo in cui la relazione di Gesù col Padre precede la sua obbedienza nei suoi confronti, la relazione dei discepoli con Cristo dovrebbe precedere la loro obbedienza verso di lui. «Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti» (Gv 14:15). Osservate anche quale speranza Gesù nutre per i suoi discepoli: «Dimorate in me, e io dimorerò in voi.Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me» (Gv 15:4).
Il discepolato cristiano non è il raggiungimento di un determinato livello morale, ma l’accettazione della chiamata di Cristo; non è la perfezione morale, ma una fiducia costante in lui. Quando tale fiducia è resa stabile dalla fede nella grazia di Dio, i frutti seguono naturalmente secondo un semplice principio: prima l’amore, poi il frutto; prima la grazia, poi l’ubbidienza.
Il discepolato cristiano non lascia alcuno spazio né all’eresia del legalismo, né alla licenza di una grazia a buon mercato. Il teologo tedesco Dietrich Bonhoeffer scrisse: «Grazia a buon mercato significa predicare il perdono senza chiedere il pentimento, il battesimo senza disciplina ecclesiastica, comunione senza confessione, assoluzione senza confessione individuale. Grazia a buon mercato vuol dire grazia senza discepolato, grazia senza la croce, grazia senza Gesù Cristo, vivente e incarnato».(3)
Essere un discepolo significa essere un seguace, ed essere un seguace di Cristo non è una cosa di poco conto. Paolo scrisse così ai Corinzi: «Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono; e la grazia sua verso di me non è stata vana; anzi ho faticato più di tutti loro; non io però, ma la grazia di Dio che è con me» (1 Cor 15:10). Paolo infatti non aveva ricevuto la grazia per vivere una vita vana e vuota.
La grazia di Dio non è intervenuta per redimerci da una certa condizione di vuoto, per farci ricadere in un’altra condizione di vuoto. Entrati nella famiglia di Dio, portiamo il frutto del suo amore attraverso la potenza della sua grazia. Una grazia a buon mercato che ignora l’ubbidienza e l’esigenza di produrre dei frutti, pone un limite alla grazia di Dio.

Decadere dalla grazia

L’ultimo limite alla grazia divina può riassumersi nella falsa credenza «una volta salvati, salvi per sempre». La Bibbia non insegna questa falsità in nessun luogo. Si tratta piuttosto di un’astuta manovra di Satana perché i cristiani diano per scontata la loro esperienza di salvezza e vivano così le loro vite nell’inerzia e nell’indifferenza. Per quanto grande e abbondante, la potenza dell’amore e della grazia divina non garantiscono che una persona non fallisca, dopo aver accettato tale messaggio per fede. D’altra parte, perché le Scritture ci esorterebbero a vegliare?

Tenete ben presenti i seguenti avvertimenti:

  •  «Vegliate, state fermi nella fede, comportatevi virilmente, fortificatevi» (1 Cor 16:13).
  • «Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù» (Gal 5:1).
  • «Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate star saldi contro le insidie del diavolo» (Ef 6:11).
  • «Perciò, chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere» (1 Cor 10:12).
  • «Perciò, fratelli, impegnatevi sempre di più a render sicura la vostra vocazione ed elezione; perché così facendo non inciamperete mai» (2 Pt 1:10).

Rimanete saldi

La nostra chiamata ed elezione a entrare nella famiglia di Dio sono rese possibili dalla libera grazia di Cristo con la quale accettiamo di farne parte. Allora portiamo il frutto dell’amore di Dio attraverso il potere della sua grazia. Per tutto il tempo che le restiamo legati, portando frutto, vivendo una relazione di amore con Cristo, non dobbiamo temere alcun limite alle realizzazioni della grazia. Dio può salvarci in modo perfetto (Eb 7:25).

Note:
(1) Ellen G. White, La Speranza dell’uomo, p. 20, ed. ADV, 1978.
(2) Ellen G. White, Parole di vita, p.216.
(3) D. Bonhoeffer, The Cost of Discipleship, MacMillan Co., New York, 1965, p. 47.

John M. Fowler è diventato avventista nell’ adolescenza in India. Ha prestato servizio nella chiesa per 45 anni come pastore, insegnante, redattore e amministratore; attualmente è direttore aggiunto del dipartimento Educazione della Conferenza Generale.

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