A casa nell’Eden

Più vicini che mai alla nostra destinazione finale

0516115di ELLEN G. WHITE*

Adesso la chiesa è militante, si trova a scontrarsi con un mondo sprofondato nelle tenebre, che si è ormai quasi completamente dato all’idolatria.
Ma sta per arrivare il giorno in cui sarà combattuta la battaglia che porterà alla vittoria. La volontà di Dio deve compiersi in terra, come nei cieli.
Allora, le nazioni non possederanno nessun’altra legge, se non quella del cielo. Ci sarà una famiglia unita e felice, vestita degli abiti della lode e del ringraziamento, quello della giustizia di Cristo. La natura tutta, nella sua bellezza senza pari, offrirà a Dio un tributo costante di lode e adorazione.

Il mondo sarà immerso nella luce del cielo…
Dobbiamo avere una visione del futuro e della beatitudine del cielo. Posizionatevi sulla soglia dell’eternità e udite il caldo benvenuto offerto a quanti hanno collaborato con Cristo in questa vita, considerando un privilegio e un onore il soffrire per la sua causa. Mentre si uniscono agli angeli, gettano le loro corone ai piedi del Redentore, esclamando: “Degno è l’agnello immolato di ricevere la potenza, le ricchezze, la saggezza, la forza, l’onore, la gloria, la benedizione… Onore, gloria e potenza siano su te che siedi sul trono e sull’Agnello nei secoli dei secoli”».

I redenti salvati per grazia

I redenti salutano quanti li hanno guidati al Salvatore. Si uniscono nella lode a colui che morì affinché gli esseri umani potessero disporre un’esistenza compatibile con quella di Dio.

Il conflitto è terminato, tormenti e contese non esistono più. Il cielo viene invaso da inni di vittoria mentre i redenti sono in piedi intorno al trono di Dio e tutti insieme intonano il gioioso ritornello: «Degno, degno è l’Agnello che fu immolato e oggi rivive da trionfante vittorioso…». Volete catturare l’ispirazione della visione? Consentirete alla vostra mente di soffermarsi a riflettere su questa scena?1

L’opera della redenzione sarà completata. Dove il peccato è abbondato, la grazia di Dio sovrabbonderà. La terra stessa, che Satana pretende come sua, deve essere non solo riscattata ma innalzata. Il nostro piccolo mondo contaminato dal peccato, unica macchia nella gloriosa creazione divina, sarà onorato in tutti gli altri mondi dell’universo. Quaggiù, dove il Figlio di Dio è diventato uomo, dove il Re della gloria è vissuto, ha sofferto ed è morto; quaggiù, quando egli renderà nuove tutte le cose, il tabernacolo di Dio sarà in mezzo agli uomini, «ed Egli abiterà con loro, ed essi saranno suoi popoli, e Dio stesso sarà con loro e sarà loro Dio» (Ap 21:3). Per sempre, i redenti cammineranno nella luce del Signore lodandolo per il suo dono meraviglioso: Emmanuele, «Iddio con noi».2

«Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati…» (21:1). Il fuoco che consuma i malvagi purifica la terra. Ogni traccia della maledizione viene eliminata.
Nessun inferno, che arde in eterno, ricorderà agli eletti le terribili conseguenze del peccato.
Rimarrà un solo ricordo: il nostro Redentore porterà per sempre su di sé i segni della crocifissione. Sul suo capo ferito, sul suo costato, sulle sue mani e sui suoi piedi rimarranno le tracce dell’opera crudele compiuta dal peccato.

Contemplando il Cristo nella sua gloria, il profeta dice: «… dei raggi partono dalla sua mano; ivi si nasconde la sua potenza» (Ab 3:4). Quelle mani, quel fianco ferito, da cui sgorgò il sangue che ha riconciliato l’uomo con Dio, rappresentano la gloria del Salvatore, la sua potenza. «Potente per salvare» mediante il sacrificio della redenzione, egli ha anche la forza di eseguire la giusta sentenza su coloro che hanno disprezzato la misericordia di Dio. I segni della sua umiliazione sono i titoli più eccelsi del suo onore. Nell’eternità, le ferite del Calvario racconteranno le sue lodi e proclameranno la sua potenza.

«E tu, torre del gregge, colle della figliuola di Sion, a te verrà, a te verrà l’antico dominio» (Mic 4:8). È giunto il tempo atteso con ansia dai figli di Dio fin dal giorno in cui la spada fiammeggiante impedì alla prima coppia l’accesso all’Eden; il tempo della «… piena redenzione di quelli che Dio s’è acquistati» (Ef 1:14). La terra, in origine affidata all’uomo come suo regno e detenuta per tanto tempo da Satana, è stata riconquistata grazie al grande piano della redenzione. Tutto ciò che era stato deturpato dal male è stato riconquistato.

«Così parla l’Eterno… che ha formato la terra, l’ha fatta, l’ha stabilita, non l’ha creata perché rimanesse deserta, ma l’ha formata perché fosse abitata…» (Is 45:18). Il piano di Dio nella creazione della terra si realizza: finalmente è la dimora eterna dei redenti.

«I giusti erederanno la terra e l’abiteranno in perpetuo» (Sal 37:29).

Il timore di materializzare troppo l’eredità eterna ha spinto molti a spiritualizzare le promesse riguardanti la nostra futura dimora. Il Cristo disse ai suoi discepoli che andava a preparare un luogo per loro nella casa del Padre. Coloro che accettano gli insegnamenti della Parola di Dio sono stati informati, ma «… le cose che occhio non ha vedute, e che orecchio non ha udite e che non son salite in cuor d’uomo, son quelle che Dio ha preparate per coloro che l’amano» (1 Cor 2:9).

Il linguaggio umano è inadeguato a descrivere la ricompensa dei giusti. Potranno comprenderla solo quelli che la vedranno. Nessuna mente umana può immaginare la gloria del paradiso di Dio.
Nella Bibbia l’eredità dei salvati è chiamata «patria» (cfr. Eb 11:14-16). Là, il Pastore celeste guiderà il suo gregge alla fonte dell’acqua della vita.
L’albero della vita dà il suo frutto ogni mese e le sue foglie sono destinate alle nazioni. Vi sono dei ruscelli inesauribili, limpidi come cristallo, fiancheggiati da alberi maestosi che proiettano la loro ombra sui sentieri preparati per i riscattati del Signore.

Vi sono vaste pianure che sfociano in ridenti colline, mentre i monti di Dio innalzano le loro cime maestose. Su quelle pianure tranquille, accanto a quei limpidi ruscelli, il popolo di Dio, che è stato così a lungo straniero e pellegrino, troverà finalmente la sua casa.

«Il mio popolo abiterà in un soggiorno di pace, in dimore sicure, in quieti luoghi di riposo» (Is 32:18). «Non s’udrà più parlar di violenza nel tuo paese, di devastazione e di ruina entro i tuoi confini; ma chiamerai le tue mura: “Salvezza”, e le tue porte: “Lode”» (60:18). «Essi costruiranno case e le abiteranno; pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto. Non costruiranno più perché un altro abiti, non pianteranno più perché un altro mangi… i miei eletti godranno a lungo dell’opera delle loro mani» (65:21,22).

Là «il deserto e la terra arida si rallegreranno, la solitudine gioirà e fiorirà come la rosa» (35:1).
«Nel luogo del pruno s’eleverà il cipresso, nel luogo del rovo crescerà il mirto…» (55:13).
«Il lupo abiterà con l’agnello, e il leopardo giacerà col capretto… un bambino li condurrà… Non si farà né male né danno su tutto il mio monte santo» dice il Signore (11:6,9).
In cielo non esisterà il dolore.
Non vi saranno più né lacrime né cortei funebri, né segni di lutto.
«… La morte non sarà più; né ci saran più cordoglio, né grido, né dolore, poiché le cose di prima sono passate» (Ap 21:4).
«Nessun abitante dirà: “Io sono malato”. Il popolo che abita Sion ha ottenuto il perdono della sua iniquità» (Is 33:24). La nuova Gerusalemme sarà la città della nuova terra glorificata «… una splendida corona in mano all’Eterno, un diadema regale nella palma del tuo Dio» (62:3).
«Il suo luminare era simile a una pietra preziosissima, a guisa d’una pietra di diaspro cristallino… E le nazioni cammineranno alla sua luce; e i re della terra vi porteranno la loro gloria» (Ap 21:11,24).
Dice il Signore: «Ed io festeggerò a motivo di Gerusalemme, e gioirò del mio popolo…» (Is 65:19). «… Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini; ed egli abiterà con loro, ed essi saranno suoi popoli, e Dio stesso sarà con loro e sarà loro Dio» (Ap 21:3). Nella città di Dio «non ci sarà più notte».
Nessuno proverà l’esigenza o il desiderio di riposare. Non ci si stancherà di fare la volontà di Dio o di onorare il suo nome. Proveremo sempre la freschezza di un mattino eterno.
«… non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché li illuminerà il Signore Iddio…» (22:5). Il sole sarà eclissato da uno splendore che non abbaglierà la vista, pur superando infinitamente lo splendore del mezzogiorno.
La gloria di Dio e dell’Agnello inonderà la santa città di una luce che non si affievolirà mai.
I redenti cammineranno nella gloria di un giorno senza fine.
«Nella città non vidi alcun tempio, perché il Signore, Dio onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio» (21:22). Il popolo di Dio godrà del privilegio di una comunione diretta con il Padre e con il Figlio. «Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro…» (1 Cor 13:12).

Ora noi contempliamo l’immagine di Dio riflessa, come in uno specchio, nelle opere della natura e nelle sue azioni in favore degli uomini. In quel giorno, invece, lo vedremo a faccia a faccia, senza nessun velo di separazione. Saremo in sua presenza e vedremo la gloria del suo volto. Là i redenti «conosceranno come sono stati conosciuti». L’amore e la simpatia che Dio stesso ha ispirato al nostro cuore si esprimeranno nella sincerità e nella dolcezza.

Una pura comunione con gli esseri santi; una vita di relazioni positive con gli angeli e i fedeli di ogni età, che hanno lavato le loro vesti e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello, i sacri vincoli che uniscono «… ogni famiglia nei cieli e sulla terra» (Ef 3:15); tutto questo costituirà la felicità dei redenti.

Nella nuova terra le menti immortali contempleranno con instancabile delizia le meraviglie della potenza creatrice e i misteri dell’amore che redime. Là non ci sarà più nessun nemico crudele e ingannatore per indurci a dimenticare Dio. Ogni nostra facoltà potrà svilupparsi e ogni capacità accrescersi.

L’acquisizione della conoscenza non affaticherà la mente o consumerà le energie.

Le più alte aspirazioni saranno appagate, le più grandi imprese saranno portate a termine e le più nobili ambizioni saranno soddisfatte. Eppure vi saranno sempre nuove mete da raggiungere, nuove meraviglie da ammirare, nuove verità da scoprire, nuovi obiettivi che chiameranno in causa le facoltà della mente, dell’anima e del corpo.
I tesori inesauribili dell’universo saranno proposti allo studio dei figli di Dio.

Non più limitati dalla morte, essi potranno lanciarsi in volo verso mondi lontani, verso quei mondi che fremevano di tristezza alla vista del dolore umano e che intonavano inni di gioia alla notizia che un uomo era stato salvato. Condivideranno la sapienza degli esseri che non sono caduti, per partecipare con loro ai tesori della conoscenza e dell’intelligenza accumulati attraverso i secoli tramite la contemplazione delle opere di Dio. Con una chiara percezione essi ammireranno la gloria del creato: i sistemi solari, le stelle, le galassie, che nelle loro orbite ruotano ordinatamente intorno al trono di Dio. Su tutte le cose, dalla più piccola alla più grande, c’è la firma del Creatore ed esse manifesteranno le ricchezze della sua potenza.

A mano a mano che trascorreranno gli anni dell’eternità, vi saranno sempre più grandi e più gloriose rivelazioni di Dio e del Cristo.
Poiché la conoscenza è progressiva, aumenteranno anche l’amore, il rispetto e la felicità.

Più gli uomini conosceranno Dio, più essi ammireranno il suo carattere. Mentre Gesù dischiuderà agli eletti le ricchezze della redenzione e i meravigliosi risultati conseguiti nella grande lotta contro Satana, i cuori dei redenti palpiteranno di un amore più intenso e con gioia faranno vibrare le loro arpe d’oro, mentre milioni di voci si leveranno in un coro di lode: «E tutte le creature che sono nel cielo e sulla terra e sotto la terra e sul mare e tutte le cose che sono in essi, le udii che dicevano: A Colui che siede sul trono e all’Agnello siano la benedizione e l’onore e la gloria e l’imperio, nei secoli dei secoli» (Ap 5:13).

Il grande conflitto è finito.

Il peccato e i peccatori non esistono più. L’intero universo è purificato. Tutto il creato palpita di armonia e di gioia. Da colui che ha creato tutte le cose fluiscono la vita, la luce e la gioia che inondano lo spazio infinito.
Dall’atomo più impercettibile al più grande dei mondi, tutte le cose, quelle animate e quelle inanimate, nella loro bellezza e nella loro perfezione, dichiarano con gioia che Dio è amore.

* Pioniere della chiesa avventista (1827-1915).I suoi scritti sono ancora oggi considerati come una voce profetica.

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