Addio… e arrivederci!

Cronaca di un ritorno annunziato

0502092Conferenze tratte da Regards 2000, tenute in Francia via satellite.

Gesù è stanco… stanco di essere spinto dalla folla, stanco di discutere con persone in malafede, stanco di rispondere a persone che non sono disposte ad ascoltare le sue risposte, stanco di tanta ipocrisia e incoscienza.
Stanco, Gesù sale sulla collina che domina Gerusalemme. Finalmente solo, sotto gli ulivi, con i suoi discepoli. Essi si avvicinano al Maestro. E il Maestro parlerà ancora… ma questa volta a persone che desiderano ascoltarlo. Vogliono sapere l’epoca ed i segni della venuta del Regno di Dio in questo mondo.
Gesù parlerà… parlerà per delle ore. Non fu mai così diretto, franco e preciso nelle sue rivelazioni.

Introduzione

Ah, come mi piacciono questi scritti del vangelo che ci mostrano un Gesù tanto vicino ed umano! Eccolo assieme ai suoi amici intimi. Sono tutti stanchi. Perché stanca terribilmente parlare dal mattino alla sera ad una folla esigente, che ha le sue aspettative, le sue sofferenze. Ed è tanto più faticoso dal momento che parla a dei religiosi che hanno un solo desiderio: incastrare Gesù con le sue stesse parole.
Allora, alla fine della giornata, Gesù ed i suoi discepoli raccolgono le loro ultime forze per lasciare la città di Gerusalemme e tutta quella folla ostile e brulicante, e superare i pochi chilometri che li separano da una piccola collina, dove a Gesù piaceva trovarsi nel silenzio e nell’intimità. Il giardino degli ulivi.
Uffa! La giornata è finita. Finalmente possono tirare il fiato!

Ed ecco che senza pietà per il maestro, i discepoli a loro volta fanno delle domande e non da poco conto! Infatti, hanno bisogno di sapere a che punto sono. Mettetevi un poco al loro posto: hanno lasciato tutto! Famiglia, lavoro, vita comoda, amicizie. E questo tre anni prima! Con quale risultato? Ci si beffa di loro, si cerca continuamente di farli cadere in tranelli ed il regno promesso dal Maestro ha sempre più l’aspetto di un miraggio!
Oltre a questo, proprio prima di arrivare in quel giardino tranquillo, Gesù si è fermato, ha guardato il tempio di Gerusalemme dicendo ai suoi discepoli: “Vedete tutto questo? Ebbene sarà tutto distrutto!”
È una pillola amara da ingoiare per i discepoli! Avevano creduto alla loro avventura con Gesù. Credevano di avere finalmente trovato colui che avrebbe fatto regnare la pace. E invece di questo, provoca la guerra!
Per completare il tutto, annuncia, così, come niente fosse, la distruzione del tempio di Gerusalemme. Non dimentichiamo che i discepoli sono degli ebrei e che il tempio è la loro fierezza e la loro vita!
Quella sera dovevano pensare che qualcosa non andasse per il giusto verso!

In occasione di un mio viaggio a Sao Tomé ho scattato una foto ad una scala. Una scala ben costruita… ma che non porta in nessun posto! Che scherzo di cattivo gusto! A cosa serve la speranza se non offre altro che una scala che non porta in nessun posto?
I discepoli avevano il diritto di chiedersi se l’avventura con Gesù non stesse concludendosi in una farsa di cattivo gusto.
Siamo disposti a salire, scalare delle vette, a condizione di potere contemplare qualcosa! Ma scalare, battersi per nulla… a cosa serve?
Vivere, per morire. A cosa serve?
Sperare… per non vedere nulla che nutra questa speranza. A cosa serve?
Aspettare… e scoprire che non succede niente… o peggio ancora: che la situazione peggiora!!! A cosa serve? Sono sicuro che avrete già pensato a tutto questo.

I discepoli si accomodano accanto a Gesù. Il loro cuore trabocca. “Dicci allora Gesù… che ne è del tuo regno? Quando si stabilirà? Perché fino ad ora, è piuttosto un fallimento! E poi, quando questo mondo di dolore, di violenza, di oppressione, di regno dei violenti finirà? Parla… dì una parola che ci faccia credere che non abbiamo calpestato questi scalini inutilmente, per nulla!”
Senza dubbio, molti vorrebbero dirgli la stessa cosa, non è vero? Alcuni mormorano queste domande… altri le dicono gridando!

Prima di ascoltare le risposte di Gesù, facciamoci una domanda: cosa possiamo offrire noi, oggi, alla nostra speranza per farla vivere? Oggi gli scienziati dichiarano che il mondo ha davanti a sé qualche miliardo di anni di vita. Altri sono molto meno ottimisti! Alcuni addirittura propongono soltanto alcuni anni di vita!
Sperare che le generazioni proseguano il più a lungo possibile, è questa la speranza e la consolazione di una vita sempre più assurda per la maggioranza degli abitanti del nostro pianeta?

1. L’attesa

Se avessimo fatto queste domande nelle vie di Gerusalemme, al tempo di Gesù, cosa avremmo potuto ascoltare? Come oggi: un grande siamo stufi! E gli stessi accenti di impazienza. Perché stranamente, l’epoca di Gesù aveva dei punti in comune con la nostra! Prima di tutto, una potenza che diventa sempre più mondiale: il potere romano che si estende dall’Atlantico al Medio Oriente, dalle isole britanniche alle coste dell’Africa.
Le comunicazioni si sviluppano come mai prima, favorendo l’avvicinamento fra l’Oriente e l’Occidente. Sottomettendosi a quel potere universale, l’uomo diventa cittadino del mondo!
Ma ecco… sempre più una minoranza di ricchi accumula potere e ricchezza, e scava spaventosamente la distanza fra i ricchi ed i poveri!
Non è tutto. Vi sono altri parallelismi da stabilire con la nostra epoca. La religione nell’impero romano perde il suo significato. La si vive sempre più per dovere e tradizione. Dei filosofi e dei poeti, come un certo Lucrezio, considerano l’universo come una formazione fortuita, frutto della combinazione accidentale degli atomi.
Il popolo è disilluso da questa visione del nulla. Allora, cerca altrove. E siccome l’Oriente e l’Occidente si sono riavvicinati, ci si mette ad attingere in tutte le religioni. Le dottrine occulte sono di moda, l’astrologia riscuote grande successo. Delle sette bizzarre sorgono…
In breve, la confusione delle menti é totale!
Parlo di 2000 anni or sono! Ma non vi sembra che ci ritroviamo? L’uomo era ad un crocevia… come oggi!

In tutto questo vortice, v’è una profonda attesa di qualcosa… o per meglio dire di qualcuno! Una persona che dovrebbe fare uscire il mondo da questo labirinto.
In Palestina, si sente che è imminente: il Messia salvatore e re si manifesterà. Lo si immagina come un valoroso guerriero che vincerà il potere romano. Fu così che in quell’epoca si manifestò una moltitudine di pretesi Messia.
Fra di essi un certo Gesù di Nazareth!
Gli apostoli ci credettero. Capite perché, in capo a tre anni, vedendo che non accadeva nulla, incominciarono a dubitare del loro messia e dello stabilimento del regno che aveva loro promesso!

Oggi, gli ebrei aspettano sempre il loro Messia. Ed i cristiani, che hanno riconosciuto il loro Messia 2000 anni or sono, aspettano ugualmente. Essi parlano di seconda venuta del Messia.

Tutto questo mi fa pensare a un episodio. Un giorno, in occasione di un incontro fra ebrei e cristiani, un cristiano interpellò il grande pensatore ebreo Martin Buber:
– Avrete il coraggio, quando finalmente il messia che aspettate verrà, di rivolgergli la domanda: “Per caso, non saresti già venuto una prima volta?”
-Volentieri,- rispose il Signor Buber.
E subito aggiunse: -Ma gli suggerirei subito in un orecchio di rispondere: “Soprattutto non risponda!!”-

Quanto è difficile aspettare… Gesù ha dato ai suoi discepoli degli elementi per nutrire e orientare questa speranza? È possibile credere che Gesù abbia previsto un tempo così lungo prima dello stabilimento del suo regno?

2. Gesù parla del regno dei cieli

Veniamo a quello che Gesù diceva del suo Regno. Perché ne ha parlato a lungo! Secondo Lui aveva addirittura LA precedenza.
Ai suoi discepoli diceva: “Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più.” (Matteo 6:33)
Tutte le sue parole, ogni suo atto erano tesi verso questa speranza, sostenuti da questa speranza che dà il senso all’esistenza. Tutti i suoi miracoli di guarigione erano offerti come un assaggio di qualche cosa che sarebbe venuta più tardi, in occasione dello stabilimento del suo Regno. Sono dei segni di un mondo futuro. Ne hanno solo il profumo…
Leggiamo nel vangelo di Matteo: “Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando il vangelo del regno, guarendo ogni malattia e ogni infermità fra il popolo.” (Matteo 4:23)
E Gesù ripeteva: “Il Regno di Dio è vicino!” (Marco 1:15)

Ma se è vicino, vuol dire che non è ancora venuto! Gesù ha guarito dei malati, molti malati… ma cosa era questo dinanzi a tutti i dolori del mondo? Una piccola goccia in confronto a un oceano di sofferenza! Inoltre i malati che ha guarito sono lo stesso morti un giorno! Lazzaro, che Gesù risuscitò, alla fine morì! Gesù guarì dei lebbrosi… ma i loro corpi finirono lo stesso per decomporsi! Allora perché? Per nulla?
Gesù aprì le porte della speranza … ma era un’opera incompiuta! Occorre aspettare qualcosa d’altro!
La prova è data dallo stato del nostro mondo! Le cose non stanno migliorando.

Allora, consapevole che il Regno dei Cieli è un concetto vago, difficile da capire, cerca di far vedere l’invisibile! Gesù racconta delle storie, da delle illustrazioni, affinché a poco a poco nasca in noi la speranza di un “altrove” misterioso e pertanto reale, lontano e pertanto prossimo, un poco là eppure da venire, terrestre eppure Regno celeste… Mi seguite?

Ecco alcune storie.
Iniziava così: “A che cosa paragonerò il Regno di Dio?” Non è facile far capire l’incomprensibile! Comprendiamo allora la sua esitazione!
Allora si mette a parlare usando delle illustrazioni che i suoi uditori potevano facilmente comprendere.
Prendiamo ad esempio un seminatore che getta il suo seme. Una parte cade lungo la strada ed è beccata dagli uccelli. Altro seme cade fra i sassi. Appena germoglia, il sole lo brucia, perché la terra non è abbastanza profonda. Altri cadono fra le spine che soffocano tutto… Per fortuna, una parte si sviluppa nella buona terra. Gesù fa capire che è venuto per seminare il Regno di Dio in questo Mondo. Viene accolto da alcuni, respinto da altri. Gesù cerca di preparare i suoi discepoli ad un successo parziale. Non sarà il trionfo che sperano! Ad ogni buon conto, non in quel momento!

Poi, prosegue con un’altra storia di semi. Un seminatore che semina del buon seme. Ahimé, durante la notte, un cattivo vicino sparge dei semi di erbacce! Quando il grano comincia a crescere, i servitori del seminatore scoprono con orrore e stupore l’erba cattiva! Propongono di sradicarla. “Soprattutto non lo fate.” Dirà il Padrone. “Rischiate di sciupare il grano! Alla mietitura, e soltanto allora, verrà fatta la scelta!”
Cosa ha voluto far capire? Prima di tutto che vi sono due tappe nello stabilimento del suo regno. Il grano del regno viene seminato in un primo tempo. Un giorno, ci sarà una mietitura. Dunque, una manifestazione gloriosa e radicale! Per il momento, in attesa di quella mietitura, i cittadini del regno vivono in una società mista in cui coabitano il buono ed il cattivo. Soltanto più tardi, alla mietitura, evento futuro, verrà segnata la fine di questa società eterogenea.

Nello slancio, Gesù proseguirà sul tema dei semi. Il seme della senape. Eccolo! Non lo vedete? Per forza, è minuscolo! Eppure, ha in sé la promessa di un arbusto. Segno che il Regno, anche se invisibile, è tuttavia presente!
I giudei si aspettavano che il Regno fosse simile ad un albero maestoso sotto al quale le nazioni avrebbero trovato rifugio. In che modo quel glorioso regno poteva avere qualche rapporto con il piccolo gruppo di discepoli di Gesù?
Gesù risponde: “Prima l’intimità, l’anonimato e perfino il rigetto. Più tardi, molto più tardi, la gloria, la maestà!”

E prosegue: il Regno è come il lievito messo in 30 chili di farina! Questo regno che un giorno governerà tutta la terra, è entrato nel mondo sotto una forma appena percettibile. In un primo tempo, il lievito sembra scomparire totalmente. La stessa cosa è stata del lievito del Regno che Gesù è venuto ad introdurre in questo mondo…

Ma, possiamo pensare, la trasformazione del nostro mondo in un Regno di Dio avverrà allora progressivamente? Quello che stiamo vivendo non prova piuttosto il contrario? No! Ricordatevi della parabola della cattiva erba fra il grano. Sarà in un epoca precisa che il Regno sarà manifestato. Gesù parla della venuta della mietitura. Accadrà qualcosa di decisivo ad un momento ben preciso.
Non è dunque il caso di un mondo che diventerebbe a poco a poco Regno di Dio, ma di un mondo nuovo che sostituirà il vecchio. E che non potrà essere paragonato a questo!
Gesù d’altronde fa notare con sarcasmo: “Non si mette del vino nuovo in vecchi otri!”
Il cambiamento deve essere radicale. È un mondo totalmente nuovo che egli propone.

Gesù paragona ancora il Regno ad un tesoro trovato in un campo, o ad un cercatore di perle che scopre LA perla di gran prezzo. Ed è un’esplosione di gioia! La venuta di questo regno, non dispiaccia ai profeti di sventura che non parlano d’altro che di terrore… la venuta di questo regno dovrebbe provocare, secondo Gesù, delle reazioni di gioia ed allegrezza in chi ne fa la scoperta.
Perché finalmente il regno di Dio è la più “bella notizia”… il “vangelo” (vi ricordo che “evangelo” vuol dire “buona notizia”).

Per questo, una delle immagini che Gesù preferiva per presentare questo Regno futuro, era il banchetto di nozze organizzato da un re! “Il regno dei cieli è simile a un re, il quale fece le nozze di suo figlio…” (Matteo 22:2)
Vi avevo detto che Gesù era una persona allegra che amava le feste!
La fine del mondo, una catastrofe? No! Una festa! Un banchetto di nozze! Infatti questa immagine di festa Gesù l’ha attinta dal profeta Isaia. Quest’ultimo ha visto quel gran giorno che noi aspettiamo. Ascoltate la sua incredibile descrizione:
“Il Signore degli eserciti preparerà per tutti i popoli su questo monte un convito di cibi succulenti, un convito di vini vecchi, di cibi pieni di midollo, di vini vecchi raffinati. Distruggerà su quel monte il velo che copre la faccia di tutti i popoli e la coperta stesa su tutte le nazioni. Annienterà per sempre la morte; il Signore, Dio asciugherà le lacrime da ogni viso (…) In quel giorno, si dirà: “Ecco, questo è il nostro Dio; in lui abbiamo sperato, ed egli ci ha salvati.” (Isaia 25:6-9)
Ecco una promessa che Gesù rinnova!
In una parabola di Gesù, gli invitati alla festa rifiutano l’invito. Hanno altre priorità. Allora il re propone di invitare tutti quelli che lo desiderano… anche quelli che sono considerati la feccia della società!
Due sono le condizioni per partecipare alla festa del regno, secondo Gesù:

  • Accettare di andarvi.
  • Indossare l’abito della festa che lui offre, come era abitudine quando un re offriva un simile banchetto.

Ahimé, concluse Gesù con tristezza: “Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti…” (Matteo 22:14) L’uomo offre tanta resistenza! Mentre Dio si aspetta da noi una semplice accettazione. Mollare la presa, abbandonare la nostra voglia di potere, di controllo, l’orgoglio…
“Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.” (Matteo 5:3) diceva Gesù ai poveri in spirito. Cioè quelli che hanno uno spirito di umiltà, che sentono la loro povertà.

Il regno dunque è offerto. E non è una questione di merito, ma di accettazione. Ed il Regno offre la stessa prospettiva a tutti quelli vogliono entrarvi. Non è questione di 1a o di 2a classe!
Gesù parla anche di operai che lavorano dalla mattina e di altri che li raggiungono alla fine della giornata… Facile per gli ultimi! E tutti ricevono lo stesso salario!!! Volete l’indirizzo del padrone? Dio! E assume operai!!!
“Questo è il mio Regno” dirà loro Gesù.
Un Regno che sconvolge tutti i nostri valori fondati sul merito.
“Così gli ultimi saranno i primi e i primi ultimi.” (Matteo 20:16) conclude Gesù.
Geniale!… e tuttavia scandaloso per la nostra logica!

Gesù annuncia un evento straordinario futuro. Un evento inaugurato dalla sua prima venuta. Eppure, fino ad ora questa venuta ha soltanto prodotto il germe di un’altra realtà che noi aspettiamo ancora.
Gesù fa dunque capire ai suoi discepoli, impazienti di vedere la realizzazione del Regno, che il processo è in cammino, ma che bisogna ancora aspettare.
Aspettare… aspettare… ma fino a quando? Tre anni per i discepoli. È lungo! Che dire allora dei 2000 anni della nostra attesa?!
Allora, Gesù, poche ore prima di morire, sarà un po’ più esplicito con i suoi discepoli.

3. Gesù parla dei segni dei tempi

I discepoli aspiravano allo stabilimento immediato del regno. Gesù li deluderà. Egli annuncia una realizzazione per un tempo lontano, molto lontano! Per aiutarli a concepire questa idea, parlerà della storia di dieci signorine che aspettano la venuta dello sposo. Egli ritarda… e la notte giunge. Esse accenderanno le loro lampade a olio. Cinque di loro erano previdenti ed avevano una riserva di olio. Le altre cinque erano incuranti. Non avevano una riserva! E saranno a secco di olio quando bisognerà andare incontro allo sposo! Occasione perduta!
Gesù fa notare che, durante la lunga attesa, tutte si addormentarono. E come abbiamo visto nell’ultima conferenza, il sonno nella Bibbia e specialmente agli occhi di Gesù, è un modo di chiamare la morte! Gesù dunque, con questa storia, prepara i suoi discepoli all’idea che il regno non si instaurerebbe durante la loro vita. Ma cosa importa. Lo vedranno,dopo la morte, come quelle signorine che hanno visto lo sposo venire al momento del risveglio, cioè alla risurrezione! E noi lo vedremo, questo regno, anche se dovremo passare dalla morte!

Ma allora… quando avverrà tutto questo?
Gesù sorprenderà ancora: “Ma quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma il Padre solo.” (Matteo 24:36)
Abbiamo dunque fatto dei progressi! E’ un avvertimento ai profeti in cerca di pubblicità che si premurano regolarmente di fissare delle date fantasiose! E conclude: “Perciò anche voi siate pronti; perché nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo verrà.” (Matteo 24:44)
Gesù oserà perfino presentare un esempio sorprendente dicendo: “Verrò come un ladro!”

Gesù ci darà lo stesso qualche indicazione. Pianterà dei picchetti, dei segni che precederanno la sua venuta in gloria per stabilire definitivamente il Regno di Dio. E Gesù lo farà mettendo, come sfondo, il dramma che si prepara a scendere su Gerusalemme. Questa verrà distrutta nell’anno 70. Per rimbalzo profetico, quel dramma diventa il simbolo del tempo difficile che precederà la venuta del suo Regno. E, l’ho già detto, noi viviamo attualmente un’epoca vicina sotto molti aspetti all’epoca della prima venuta di Gesù!
Gesù dunque, seduto sotto gli ulivi, dipingerà una specie di grande affresco del periodo che precederà l’istallazione del regno. Parole che non avrò bisogno di commentare, la cronaca se ne fa carico. Perché oggi, gli eventi non parlano più… gridano!

Prima di tutto vi saranno dei segni nel mondo naturale.
“Vi saranno dei segni nel sole, nella luna e nelle stelle”, ha detto Gesù. Da tutte le parti ci segnalano che il nostro pianeta è minacciato, che l’ozono non ci protegge più dal sole, che la natura stessa non si ritrova più nell’ordine delle stagioni. Comprendiamo allora perché Gesù parli di segni nel cielo!
Gesù parla anche di carestie sempre più catastrofiche. Poi di terremoti sempre più frequenti. È vero che la terra trema sempre di più, come se avesse paura di quello che sta per accadere! La crescita del numero e dell’intensità dei terremoti è geometrica. Tutti i geologi lanciano un grido d’allarme. Ogni volta la crosta terrestre si indebolisce.

Poi Gesù parla di segni nel mondo sociale.
Parla di guerre e di rumori di guerre, di nazioni che si fronteggiano, di odi e tradimenti che aumenteranno. Non abbiamo bisogno di commentare!
Ce ne sono sempre state… Esatto. Soltanto che le conseguenze, i mezzi e le dimensioni, oggi fanno fremere di orrore!
Gesù dice anche che il mondo vivrebbe sempre di più come se fosse “senza legge” e che l’amore non sarà la base della nostra società.

Poi Gesù menziona dei segni nel mondo religioso.
Parla di falsi Cristi, di falsi profeti che cercano di ingannare folle di creduloni con prodigi e cose strabilianti. Sapete che alcuni ospedali psichiatrici hanno dovuto creare un dipartimento specializzato per i pazienti colpiti dal “complesso del messia”? Autentico!
Gesù parla anche di religione che diventerà strumento di morte. È il colmo! E il peggio è che la storia lo conferma con l’aumento di integralismi ed intolleranze.
Gesù vede dunque all’orizzonte del nostro mondo una immensa cacofonia di religioni violente, esoteriche, di guru che cercheranno soltanto il potere.
Mi fermo qui. Perché insistere su quello che la televisione o i giornali non cessano di abbeverarci facendoci venire la nausea?

Gesù cercava di far paura? No. Al contrario! Ascoltate la sua conclusione: “Guardate il fico e tutti gli alberi; quando cominciano a germogliare, voi, guardando, riconoscete da voi stessi che l’estate è ormai vicina. Così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il Regno di Dio è vicino.” (Luca 21: 29-31)

Conclusione

No. Io non ho paura della “fine del mondo”. Quando il grano muore, una pianta cresce, molto più bella del seme! Io voglio credere in un mondo nuovo… il Regno di Dio annunziato da Gesù.

Ascoltate cosa ha promesso quella sera la ai discepoli che erano sotto gli ulivi: “Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria.”
( Matteo 24:30)
È una pazzia. Senza dubbio! Ma che meravigliosa pazzia di Dio!!! Non possiamo capirlo? Chi siamo noi per accettare soltanto quello che possiamo capire? Noi viviamo nelle nostre tre piccole dimensioni… e Dio è infinito, come l’universo che ha creato!

Io leggo nella Bibbia, che nel momento in cui Gesù ha lasciato i suoi discepoli, innalzandosi misteriosamente nell’aria: “…una nuvola, accogliendolo, lo sottrasse ai loro sguardi. E come essi avevano gli occhi fissi al cielo, mentre se ne andava, due uomini in vesti bianche si presentarono a loro e dissero; Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù che vi è stato tolto, ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo.” (Atti 1:9-11)

Vi propongo una preghiera particolare. E’ quella di un bambino di 10 anni. Mi è molto vicino… ho trovato questa preghiera, 6 anni or sono, sulla mia scrivania.

Tu che mi ami tanto,
Tu che mi hai creato,
Tu Signore mio Dio,
Quando tornerai?
Io che ti amo tanto,
Io che aspetto da tanto tempo,
Io che sono impaziente di vederti,
So che ritornerai.
Ma quando, ma quando ritornerai?
Ti aspetto da dieci anni,
Da dieci anni ho pregato con la mia famiglia.
Aspetterò fino alla fine.
Fai con comodo,
Io aspetto.

Gesù fece vedere un albero di fichi ai suoi discepoli. “Vedete”, disse loro, “appena spuntano le sue foglie, sapete che la buona stagione è vicina. Così, quando vedrete i segni, sappiate che il giorno del mio ritorno è vicino…”

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