Coincidenza o progetto?

Cronaca di un destino annunciato fin dalle origini

Conferenze tratte da Regards 2000, tenute in Francia via satellite.

gesu_mondo00Introduzione

Vi siete mai chiesti perché la storia della nostra terra assomigli un poco ad una palla da biliardo? Questa si è messa in moto spinta da una mano misteriosa ed è rotolata senza fermarsi, subendo, nel corso del suo cammino, degli urti dolorosi.
All’improvviso, si ha l’impressione dolorosa che dietro a tutto questo non vi sia alcuna logica. Sembra che questa pallina sia sballottata dagli eventi. Che la sua traiettoria sia un contro senso. Che a un dato momento, per forza di cose, tutto si fermerà irrimediabilmente, senza raggiungere un obiettivo preciso. Non vi sembra che la nostra terra sia lanciata verso il destino di una sorte stupida e spesso crudele?

Se soltanto in tutti questi scontri potessimo scorgere le tracce di un piano… Scoprire le palline che indicano che all’origine del lancio ci sia un’intelligenza che dirige la traiettoria. Se soltanto potessimo sapere che itinerario sia previsto. Se soltanto avessimo la coscienza o addirittura la convinzione che la storia del nostro mondo è in cammino, spinta da un’intelligenza superiore, che avanza a tappe successive, che svela a poco a poco un progetto, un obiettivo finale. Allora potremmo alzare lo sguardo, sorridere verso l’avvenire e applaudire l’autore di questo magistrale colpo di bacchetta del biliardo!

Quando non sappiamo da dove veniamo, e neppure dove andremo, è piuttosto difficile dare un senso al presente, non è vero?
Questa angoscia dinanzi a un apparente controsenso era proprio il sentimento che straziava i due discepoli di Emmaus.
Mi immagino questi uomini che dicono all’estraneo che fa irruzione: “No, noi non siamo tristi. Siamo soprattutto disgustati!”
“Amatevi… perdonatevi…” ripeteva Gesù.
“Questo Gesù era per noi la speranza del mondo. Con lui ci sentivamo rivivere. Un uomo simile non poteva lasciarsi schiacciare come un volgare onisco! Adesso cosa ci rimane? L’umiliazione, il dominio romano, la miseria… In altre parole, nulla! Ci vorrà almeno un secolo per venirne fuori! Il peggio è che Gesù ci aveva fatto sognare per tre anni. La caduta è tanto più dolorosa per il fatto che ci aveva portato molto in alto. Soltanto delle parole, del vento! Non è l’amore che vince, ma la morte ed il controsenso! Io, posso affermare: la speranza è mendace e se la incontrassi per strada… le tirerei il collo!” Ecco cosa quegli uomini avrebbero potuto dire.
Per loro tutto era fallito! Una volta ancora la morte aveva la vittoria e con essa l’eterno controsenso, questa assurdità della vita.
Allora lo straniero si mise a parlare: “Come? Voi non sapete che il Messia doveva soffrire e morire, prima di accedere alla sua gloria?” Certamente avrà proseguito dicendo: “Credete voi di raccontarmi la sconfitta del Messia? Invece voi mi parlate del suo trionfo! Voi non fate altro che confermare le profezie!”
Più i due uomini ascoltavano il misterioso straniero, più la disperazione si tingeva dei colori dell’aurora. Era come una nuova primavera, come un fuoco che veniva acceso sulla neve e sul ghiaccio!
Ed è nel momento in cui hanno invitato lo straniero nella loro dimora e che questi condivise il pane, che lo riconobbero: era Gesù in persona, il loro Maestro, che aveva trionfato sulla morte!
La storia aveva ritrovato il suo significato. Ora essi potevano riprendere il cammino.

Ma cosa ha potuto ben dire loro per strada da restituire un significato alla loro vita?

1. Un piano di salvataggio previsto fin dall’origine

La storia racconta che Gesù, in incognito, spiegò loro tutto quello che lo concerneva nelle Scritture, cominciando dai libri di Mosé e proseguendo nei libri profetici. Ecco un indizio importante che ci permetterà di fare la nostra inchiesta nella Scrittura. E se la Scrittura conferma chiaramente la storia di Gesù come una realizzazione di una predizione, allora capisco perché i due viandanti ritrovarono un senso nell’avventura che sembrava tanto assurda. Se la morte di Gesù era predetta, allora la storia non segue un destino cieco ed insensato!

Improvvisamente ho fiducia nel futuro.
Se Dio ha disseminato la nostra storia di picchetti, non l’ha fatto per poi abbandonarci lungo il cammino! La palla di biliardo è stata lanciata da un’intelligenza che ha previsto dove doveva andare. Ed il suo obiettivo si sta realizzando, nonostante i rimbalzi e le deviazioni della nostra storia!
Facile a dirsi… Bisogna dimostrarlo!

Iniziamo la nostra inchiesta. Primo: gli scritti di Mosè.
I primi cinque libri della Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio).Gli Ebrei chiamano questi scritti: TORAH. Sapete che fin dai primi rotoli sacri della Torah, tutto era stato annunciato?
Quando Adamo, presentato come il padre dei nostri antenati, toccò il frutto proibito, manifestando la sua volontà di indipendenza da Dio, si sentì terribilmente nudo. Anche Eva, sua moglie. Provarono una tale vergogna, che andarono a nascondersi! Quando si è colpevoli si sta terribilmente male! Ora il testo sacro racconta che Dio coprì quella nudità con un abito di pelle. Fu grazie al sacrificio di un innocente che fu coperta la vergogna dell’essere umano in rotta con l’ideale di Dio! Non potrebbe trattarsi di una profezia manifestata mediante un gesto, che preannunziava un altro grande sacrificio che avrebbe sconvolto la nostra storia?

Volete una profezia più stupefacente e precisa?
Eccola: nel momento di quell’allontanamento, quando l’uomo fugge lontano da Dio aspettando come conseguenza la morte, Dio si rivolse al serpente che sedusse Adamo ed Eva. Lo maledisse dicendo in forma di enigma: ”Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno”. (Genesi 3:15)
Questo è il primo oracolo profetico della Torah: la maledizione del serpente e l’annuncio del duello mortale e cruento con la posterità della donna.
Ma via… Questo ha tutta l’aria di un racconto di fantascienza! Possiamo immaginare una specie di grande battaglia mitologica!
Ma ci sono delle chiavi di lettura che ci permettono di vedere un po’ più chiaro.

In primo luogo, il serpente.
In tutta la letteratura antica, il serpente è generalmente associato con il potere del male. È il nemico numero uno di Dio e dell’umanità! E l’oracolo annuncia che avrebbe subito un’aggressione alla testa. Si trattava di una ferita mortale. Si tratta dunque di una morte annunziata e allo stesso tempo della liberazione dell’umanità dal serpente, simbolo del male, che è il nemico.
Ma l’oracolo profetizza che, da questa terribile battaglia, la misteriosa progenie della donna non ne uscirà indenne: schiacciando la testa, il calcagno della progenie della donna sarebbe mortalmente colpito dal morso velenoso. Dunque, uccidendo il serpente, la progenie della donna si esponeva alla morte. Era un sacrificio, l’offerta della sua vita!
Ddomanda: chi può essere la progenie della donna? La versione più antica di questo testo è una traduzione greca detta “dei settanta”. Risale al 3° secolo a.C. Nella sua traduzione, essa dice chiaramente che si tratta di un personaggio del tutto speciale. E molti commentatori Ebrei del passato, come anche moderni, vedono il Messia atteso per recare la liberazione. Straordinario, no?
Questo antico testo che risale a 1500 anni prima di Cristo, annuncia che fin dalla prima disperazione dell’uomo, è già prevista la venuta del Messia che interverrebbe a liberarci dalle forze del male. E la sua missione di liberazione, molto stranamente, si iscrive in un contesto di sofferenza e di morte. Ripeto: tutto questo al prezzo di un sacrificio!

Facciamo una pausa…
Non voglio darvi l’impressione di essere un indovino, ma forse in questo momento direte: “Thierry Lenoir sta cercando di farci credere in una storia che diventa sempre più intricata! Avevamo iniziato col fatto che il nostro mondo sembra andare inevitabilmente verso il disastro, come se stesse seguendo un destino rischioso, ed eccoci in una storia rocambolesca di battaglia tra un mostro ed un personaggio misterioso!”

Un momento! Noi stiamo cercando i picchetti nella storia del nostro mondo che dimostrino che non siamo a bordo di un bolide impazzito sfuggito ad ogni controllo. Che ha, nonostante le apparenze, un pilota a bordo che ci guiderà a destinazione. Si tratta di una questione importante, non è vero? In ogni caso, per quanto mi concerne, non potrei vivere con entusiasmo se non avessi questa fiducia nel futuro. Se 2000 anni or sono le cose sono andate come era previsto dalla Scrittura, allora posso avere fiducia per quello che mi dice per il futuro.

Noi stiamo cercando di capire quello che ha detto Gesù ai due discepoli per fargli ritrovare la serenità e la forza per andare avanti.

Questi antichi testi di Mosé dimostrano che Dio aveva previsto un “piano di salvezza” per l’umanità diviso in più fasi. E questo piano comprendeva la morte di colui che chiamavano “Messia”. Non chiedetemi ancora perché. Questo sarà l’oggetto di un’altra conferenza… Per fare un bel quadro, bisogna prima preparare la tela con gli strati di fondo… È quello che stiamo facendo!

Proseguiamo… Questo piano di salvezza che include il sacrificio coraggioso di un Messia è simile ad una filigrana in tutti gli scritti di Mosé. D’altronde, tutto il rituale dei sacrifici, in cui la morte di un agnello innocente procurava la liberazione, era una prefigurazione del sacrificio del Messia. Questa nozione è presentata in tutta la Bibbia come un filo rosso… rosso di sangue!

2. Alcune “Perle” Messianiche

Mettiamo ora da parte gli scritti di Mosé e andiamo agli oracoli dei profeti, perché ai discepoli di Emmaus, Gesù ha spiegato ciò che lo riguardava negli scritti di Mosé e dei profeti.
In questo caso, la raccolta di informazioni è di una ricchezza stupefacente! A tal punto che è praticamente possibile riscrivere tutta la storia dei vangeli in base ai testi presi dall’Antico Testamento!
Per esempio, troviamo delle profezie riguardanti il Messia, che si riferiscono alla sua nascita a Betlemme, alla sua infanzia in Galilea, al suo ingresso a Gerusalemme su un asino, al tradimento da parte di un amico, che fu venduto per 30 denari, che le sue mani ed i suoi piedi sarebbero stati trafitti, come anche il suo costato, che il prezzo del tradimento verrebbe impiegato all’acquisto del campo di un vasaio, che rimarrà muto davanti ai suoi accusatori, che morirebbe circondato da malfattori e che avrebbe vinto la morte.
Alcuni si sono impegnati a reperire più di 50 profezie che si sono tutte realizzate nella vita di Gesù. Questo ha spinto il grande filosofo Biagio Pascal a dire: “Le profezie sono la più grande prova a favore di Gesù”.

Potete ancora fermarmi…
Dicendo: “E se Gesù avesse volutamente cercato di adempiere le profezie? E se i discepoli avessero falsificato i fatti, per farli coincidere?” Un po’ come questa storia ebrea.

Un sergente polacco percorreva il paese per cercare un tiratore scelto. Si fermò in un piccolo villaggio ebreo. Su tutti i muri erano disegnati dei grandi bersagli con il gesso. Tutti, senza eccezione, recavano al centro il segno di una pallottola. Il sergente disse: “Qui c’è il miglior tiratore che abbia mai incontrato, voglio fare la sua conoscenza.” Gli venne allora presentato il vecchio Isacco. Questi, appoggiandosi su un bastone si avvicinò al sergente. Sconcertato, il sergente gli tese il suo revolver per invitarlo a dare una dimostrazione. Il vecchio, tutto tremante, prese l’arma e sparò sul muro. Poi dalla sua tasca tirò fuori un pezzo di gesso e disegnò intorno al segno lasciato dalla pallottola, il bersaglio!!!

Forse non si è costruito intorno a queste profezie, in un secondo tempo, una teoria su Gesù?
Che un uomo abbia voluto vivere un simile destino scritto in anticipo, è improbabile. Chi è disposto ad affrontare un destino di martire? Gesù non è affatto un commediante masochista!
Nella mia precedente conferenza, ho volutamente insistito sul ruolo della fede in rapporto alla ragione. La fede dimora una scelta che non potrà mai essere provata… Altrimenti dove sarebbe la libertà? Vi ho spiegato perché credo nell’autenticità dei fatti riguardanti la persona di Gesù. A voi la scelta di cosa fare di queste informazioni. Per quanto mi concerne, mi sembra impossibile inventare una storia simile. Questo resta un atto di fede che non posso imporvi, ma è questa fede che mi fa vivere!

Leggete questo testo del profeta Isaia, scritto verso l’anno 700 a.C. Profetizza il Messia che deve venire. Ed è stato trovato un manoscritto più antico dell’epoca di Cristo, che faceva parte dei famosi manoscritti scoperti nel 1947 nelle grotte della regione del mar Morto. Il testo non è stato manomesso dopo Cristo. Lo precede. Ecco alcuni estratti del capitolo 53:
“Disprezzato e abbandonato dagli uomini…erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato…Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni; il castigo, per cui abbiamo la pace è caduto su di lui e grazie alle sue ferite noi siamo stati guariti… Come l’agnello condotto al mattatoio egli non aprì la bocca…Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte, egli è stato con il ricco, perché non aveva commesso violenze, né c’era stato inganno nella sua bocca… Egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli.”

3. Una venuta a tempo

C’è un fatto che gli storici non possono negare: all’epoca di Gesù assistiamo ad una vasta corrente di attesa del Messia.Si proclamava una venuta imminente. Diversi personaggi, approfittando di questa attesa, pretesero essere il Messia annunciato.

Perché si attendeva un Messia proprio in quel momento? E perché soltanto Gesù è stato riconosciuto da una grande fazione del giudaismo?
È tempo che esaminiamo la profezia più audace. Il tempo della venuta del Messia come anche la sua morte era stata predetta con un minimo scarto, 540 anni prima di Cristo dal profeta Daniele. Con una precisione che stupisce. A tal punto che si potrebbe credere che la profezia sia stata falsificata in seguito. Questo non è avvenuto: è stato provato con la scoperta di un papiro che il libro di Daniele esisteva nella sua forma attuale almeno 2 secoli prima di Cristo.

Chi era il profeta Daniele?
Era prigioniero a Babilonia. In quell’epoca, l’avvenire del popolo d’Israele pareva condannato. E quando la speranza si eclissa, la vita perde il suo significato. Daniele implorò il suo Dio con fervore. Prima di giungere al termine delle sue parole, una strana visione colpì il suo spirito: l’angelo Gabriele, lo stesso che annunzierà la nascita di Gesù a Maria, venne a svelargli la più straordinaria fra le profezie messianiche.

Ecco la prima parte dell’oracolo:

“Settanta settimane sono stabilite per il tuo popolo e per la santa città, per far cessare la trasgressione, per mettere fine al peccato, per espiare l’iniquità, per far venire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo”.

Fermiamoci qui… Il testo parla chiaramente del Messia, infatti “Messia” letteralmente vuol dire “colui che è stato unto”. Inoltre, la profezia lascia intravedere un tempo particolare per la venuta di questo Messia: un periodo di settanta settimane è menzionato. Mi seguite?
Voi potrete dire, bell’affare, settanta settimane rappresentano un periodo molto breve… E da quando dobbiamo dare inizio al conto alla rovescia?
Quando abbiamo a che fare con un racconto profetico, esistono nella tradizione dei codici di interpretazione. Fra questi ve n’è uno ben preciso: quello che indica che un giorno profetico corrisponde ad un anno letterale.
Per esempio, Dio parla al popolo d’Israele alla soglia della terra promessa dicendo: ”Come avete messo quaranta giorni a esplorare il paese, porterete la pena delle vostre iniquità per quarant’anni, un anno per ogni giorno…”(Numeri 14:34)
In tutti gli antichi commentari Ebrei della profezia delle 70 settimane, il principio di un giorno corrispondente ad un anno è seguito. Che si tratti del libro dei Giubilei (3° secolo a.C.), del 1° libro di Enoch (2° s. a. C.), dei testi di Qumram (2° s. a.C.), o nel Talmud….
D’altronde, nel seguito del testo di Daniele si parla di 3 settimane durante le quali il profeta fu malato. E per evitare ogni equivoco con le settimane profetiche, il profeta precisa, come se facesse l’occhiolino: “tre settimane di giorni!” Questo piccolo dettaglio conferma, se fosse necessario, la nostra interpretazione.
Bene, andiamo avanti… Ci troviamo dunque dinanzi ad un lungo periodo di 70 settimane profetiche, cioè 70 settimane fanno 490 giorni! Siccome abbiamo un linguaggio profetico, si tratta di 490 anni! Ve lo ricordo: un giorno corrisponde a un anno. Mi seguite? Questa è matematica. Ve lo dico subito: stiamo per dare una spolverata ai nostri neuroni!
Veniamo adesso alla seconda tappa:
Qual è il punto di partenza di questo periodo?
Torniamo all’oracolo di Daniele. Esso prosegue dicendo: “Sappi perciò e intendi che da quando è uscito l’ordine di restaurare Gerusalemme fino al Messia, il principe, vi saranno sette settimane e altre sessantadue settimane” (Daniele 9:25).
7 + 62 = 69. Dunque una parte (quasi la totalità) delle 70 settimane. Perché queste tre cifre: 7, 69 e 70? Senza dubbio esse corrispondono a tre tappe… Ritorneremo sulla cosa. Per il momento quello che ci interessa è il punto di partenza. E questo ci viene fornito!!! Il testo precisa che il punto di partenza è la parola che annuncia la ricostruzione di Gerusalemme. Ora lasciamo la matematica ed entriamo nella storia…
Nell’anno 457 a.C. Artaserse (re di Persia) pubblicò un decreto che permise la realizzazione dei lavori di ricostruzione di Gerusalemme.Aggiungiamo 7 settimane profetiche (una cinquantina d’anni letterali): questo fu il tempo necessario per la ricostruzione. Aggiungiamo ancora 62 settimane profetiche ed arriveremo precisamente all’anno 27 della nostra era.

Cosa avvenne nel 27 della nostra era?
Nell’anno 27 d.C. Gesù aveva giustamente 30 anni! Vi stupite? Gesù è nato prima della nostra era! Non è molto logico… Questa bizzarria è semplicemente frutto di un errore di calcolo del monaco Dionisio il Piccolo, nel 6° secolo d.C. Fu lui a riordinare la nostra cronologia. Per non sconvolgere tutto, le cose sono state lasciate come erano. In realtà oggi siamo nel 2003!

Cosa avvenne quando Gesù compì 30 anni? Il vangelo di Luca segnala che Gesù aveva trenta anni quando iniziò la sua opera. Giovanni Battista lo battezzò. Egli è dunque “Unto” e inizia il suo ministero pubblico. Il Messia è rivelato. È in quel momento che leggerà nella sinagoga un testo del profeta Isaia. I vangeli riportano questo episodio. Il testo inizia così: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri…”(Luca 4:18).
Gesù concluse in seguito: “Oggi, si è adempiuta questa Scrittura…” Quel commento suscitò dei risentimenti negli uditori.

E la 70 ª settimana che manca alla profezia?
La profezia precisa che dopo questa tappa della venuta del Messia, seguirà un dramma: “Dopo le 62 settimane il Messia sarà messo a morte”. Qui si tratta dunque della morte del Messia.

Ma quando questa avverrà esattamente?
L’oracolo prosegue con una precisione stupefacente: “Nel mezzo della settimana farà cessare sacrificio e oblazione.”
Applichiamo ancora una volta la nostra chiave di interpretazione. La metà di una settimana profetica rappresenta letteralmente un periodo di tre anni e mezzo. Aggiunti all’anno 27 (poc’anzi precisato), arriviamo all’anno 31. Precisamente l’anno della crocifissione di Gesù! E la sua morte segna per i suoi discepoli, la fine del rituale dei sacrifici di animali dal momento che l’offerta della sua vita è stata compiuta una volta per sempre come IL sacrificio per la salvezza dell’umanità.

Conclusione

Eccoci giunti alla fine della nostra indagine… Lo confesso: è stata un po’ ardua… Ma capite adesso, perché al tempo di Gesù si attendeva la venuta del Messia? Molti lo riconobbero come tale. Molti anche lo respinsero. Devo ripetere che la fede in Gesù non può essere imposta?L’uomo è anche libero di andarsene. Gesù ha sempre offerto questa libertà, volendo soltanto discepoli liberi.

La vita non è sempre facile da vivere. E ancora meno da capire! Tante assurdità intorno a noi. La palla da biliardo sembra davvero impazzita! Per vivere ho bisogno di sapere dove vado, di sapere dove va il mondo. Ho bisogno soprattutto, di sapere che qualcuno controlla la situazione!

Voglio credere che la vita non è frutto del caso. È troppo ben architettata per pensare che sia il risultato di tante probabilità e non il frutto di un’intelligenza superiore. Io ho scelto di credere in Dio. E più avanzo in questa vita, più scopro nella mia vita i segni della sua presenza.

Ma allora, che fare di tutti i nostri controsensi? Dio sarebbe morto dopo aver inventato il mondo? Dio avrebbe abbandonato “il gioco” dopo aver lanciato la palla di biliardo della nostra terra? E se avesse soltanto dimissionato? Se fosse un padre prodigo?
Vedete… Sono profezie come quelle che abbiamo studiato questa sera che mi aiutano a credere nel futuro. Nonostante tutti i “passi falsi” della storia (perché nonostante tutto siamo noi che facciamo la storia!), essa va avanti a tappe significative, rivelando un progetto, una finalità. Ritorneremo sulla questione in altre conferenze. La venuta di Gesù nella nostra avventura umana, la sua vita, la sua morte, la sua resurrezione… aprono l’avvenire. Se la nostra storia ha un senso, allora la mia vita… la tua vita ha un senso! Gesù è questo PONTE VERSO LA VITA, questo PASSATORE DELL’AVVENIRE.

In una meravigliosa poesia il re Salomone (Cantico dei Cantici), immagina una donna chiusa nel palazzo reale. Questa donna vive soltanto per colui che ama: il suo pastore lontano da lei. La vita in questo palazzo è un’assurdità per lei… Il suo principe, la sua ragione di vita, è il suo pastore che non è là. Nelle notti, le accade di sentire la sua presenza. Allora si sveglia, corre verso la porta. Non c’è nessuno.. ma allora, sul pomo della porta, sente il profumo del suo amato. È solo una traccia della sua presenza. Nell’assenza trova delle tracce della sua presenza che l’aiutano a vivere… ed a sperare. Fino al momento in cui i due amanti si ritrovano per una felicità che non può essere che eterna…
Che bell’allegoria! Io mi vedo in questa donna. E quel pastore assente, che tuttavia lascia delle tracce della sua presenza, per me è Gesù cristo. Che questo sia nella Bibbia o nella mia vita, ovunque c’è evidenza della sua presenza. Ma è necessario accettare di vederla, di sentirla.

I due discepoli di Emmaus realizzarono che avevano a che fare con Gesù nel momento in cui gli chiesero di entrare nella loro dimora. Quando Gesù ruppe per essi il pane, lo riconobbero. Certo, in quel preciso istante scomparve ma lasciò sul tavolo il pane spezzato per loro, segno tangibile della sua presenza. Egli ha lasciato delle tracce del suo passaggio. Risvegliando nel loro cuore la convinzione che la salvezza era in cammino… al di là di ogni apparenza!

Io vi invito a cercare nelle vostre vite queste tracce della presenza del profumo di Dio.

Quella sera, i due amici di Emmaus compresero che l’avvenire era in marcia. Quel pane rotto, traccia visibile del passaggio di Gesù, diveniva ormai un segno di vita e di speranza… Oltre le apparenze.

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