Libero accesso alla vita

Comunione diretta con Gesù

gesu_risortoConferenze tratte da Regards 2000, tenute in Francia via satellite.

Gesù è stato crocifisso da diversi giorni. Eppure, stranamente, sembra che i suoi discepoli non portino il lutto. Una serenità, addirittura una gioia illumina i loro volti. Sono riuniti in una stanza…

Hanno un segreto. Sono tutti uniti da un grande mistero. Gesù, anche se morto, anche se assente, è tuttavia in mezzo a loro… Nulla a che vedere con una seduta spiritica! Eppure sono in comunione col loro Maestro, colui che amano chiamare “Il Vivente”.

Sono tutti uniti nella pace… pregano… Ma lasciamoli in questa bella intimità.

Introduzione

Senza voler criticare i predicatori (non sarebbe tuttavia simpatico da parte mia colpire alla schiena dei colleghi!), ho l’impressione che, molto spesso, i sermoni assomiglino a delle omelie funebri!
È vero che spesso si crede che per predicare la parola di Dio, sia necessario avere una faccia triste e mostrare che portiamo tutto il peso della sofferenza del mondo sulle spalle!
Ma non è per questo che affermo che spesso i sermoni assomigliano a delle omelie funebri.

Cosa facciamo durante una cerimonia funebre? Rievochiamo la vita della persona che ci ha lasciati: i suoi ricordi, le sue azioni esemplari, le sue qualità (d’altronde si dimenticano i difetti… tanto meglio!)
Cosa facciamo quando evochiamo Gesù nei sermoni? Parliamo della sua nascita, dei suoi miracoli, delle sue parabole, dei suoi incontri… come per esempio quello con la samaritana o il religioso Nicodemo. È quello che ho fatto anch’io in altre conferenze… Si parla dei suoi discorsi che ha pronunziato 2000 anni or sono, del suo martirio… Qualche volta della sua risurrezione… E quando abbiamo fatto il giro, ricominciamo a raccontare le stesse cose! E ancora…e ancora… Ed è vero che c’è sempre da scavare nelle sue parole e nelle sue gesta per scoprire nuove ricchezze. C’è sempre un tesoro nascosto da scoprire.

Ma si parla spesso come se l’avventura di Gesù fosse finita 2000 anni or sono. Come se Gesù appartenesse solo al passato!
D’accordo, se si ammette che Gesù è morto ed è rimasto nella tomba, allora rimane solo il ricordo di un uomo, certamente fuori del comune, che ha camminato alcuni anni sulla nostra vecchia terra. Di un uomo che ha lasciato qualche traccia… E poi, è tutto!
Ma non è questo il mio punto di vista! E nel corso delle conferenze, ho cercato di condividere con voi un altro sguardo su Gesù. Un Gesù che è venuto in questo mondo, un poco come una mano tesa da Dio verso l’uomo. Come un ponte fra il divino e l’umanità… E la storia non è finita, perché da 2000 anni c’è un seguito!

Credo che al di là della morte Egli è vivo! Ho avuto l’occasione di condividere con voi le ragioni della mia fede. Si, io credo che fede e ragione non sono nemiche! Perché non è assolutamente necessario essere imbecilli o ingenui per avere la fede!
Ho delle ragioni per credere che Gesù è vivo, che ha trionfato sulla morte: e le ho condivise con voi. Ed aspetto con impazienza la sua venuta in questo mondo affinché instauri finalmente il suo Regno!

Ma allora se si ammette che Gesù é vivo non è tuttavia salito al cielo per incrociare le braccia! E non possiamo tuttavia terminare una biografia di una persona che è ancora in vita!
Il suo passaggio sulla terra rassomiglia un poco come ad una sinfonia incompiuta. Oggi la sua musica è in corso di scrittura e lo spartito di questa incredibile sinfonia sarà terminato al momento della sua venuta e dell’insediamento del suo Regno.

1. Conoscere il “Gesù terreno” è una conoscenza limitata

Immaginate la scena… I discepoli attorniano il loro Maestro. Sta per lasciarli per molto, molto tempo.
Ed allora dice loro: “Soprattutto non vi preoccupate… Tutto è stato scritto in un libro… Leggetelo, tutto è detto… sarà la mia ultima parola, perché ormai sarò muto! Ricordatevi delle mie storie e dei miei discorsi. Leggeteli… rileggeteli sempre… Questo vi basterà per compensare la mia assenza! Io me ne vado. Tornerò fra due o tre mila anni!!!”
Certamente no! Gesù non ha pronunciato una sola parola di tutto questo! Non ha abbandonato i suoi discepoli come degli orfani con un libro come eredità, come unica traccia della sua presenza.
Al momento di lasciarli ha detto: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente.” (Matteo 28:20)
Ed ha anche detto: “Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.” (Matteo 18:20)

E Gesù non parla soltanto di una presenza nel ricordo, ma piuttosto di una presenza reale! Una presenza che posso oggi sperimentare nella mia vita… E anche voi!
Io affermo dunque, in nome della sua promessa, che egli è qui… come anche là dove voi siete in questo momento. Noi siamo molti di più che 2 o 3 non è vero? Dunque egli è qui!

Cari amici, vi invito sinceramente a conoscere il “Gesù terrestre”, quel “barbuto con i sandali” che ha percorso i sentieri polverosi della Palestina 2000 anni or sono. Vi incoraggio a scoprirlo e riscoprirlo nei vangeli. Ma ho tuttavia voglia di dirvi che quel Gesù non è che una parte della realtà di Gesù! Sono una piccola parte di tre anni e mezzo di una vita che è eterna!
“Prima che Abrahamo fosse… io sono!” Diceva Gesù. Questo procura le vertigini, non è vero?
Alcuni anni dopo che Gesù aveva lasciato i suoi discepoli, l’apostolo Paolo scriveva queste parole: “Se anche non abbiamo conosciuto Cristo da un punto di vista umano, ora però non lo conosciamo più così.” (2 Corinzi 5:16)

La conoscenza di questo Gesù terrestre non è dunque la porta d’ingresso verso un nuovo modo di conoscere Dio. Nell’epistola agli Ebrei leggiamo: “Per quella via nuova e vivente che egli (Gesù) ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne.” (Ebrei 10:20)
La via della conoscenza è stata aperta ma non tutto è stato detto! Non è l’ultima parola di Dio!
D’altronde, il succo di questa lettera agli Ebrei è di invitarci ad avvicinarci ad un Gesù vivente e che non cessa di agire oggi.

Gesù oggi è più grande e glorioso di 2000 anni or sono! Infatti poco prima di essere messo a morte, Gesù pregando disse: “Ora, o Padre, glorificami tu presso di te della gloria che avevo presso di te prima che il mondo esistesse.” (Giovanni 17:5)
L’apostolo Paolo ha scritto, dopo la morte e la risurrezione di Gesù, una meravigliosa poesia alla gloria del suo Maestro. Eccola:

“ Il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.” (Filippesi 2:6-11)

Dunque lo ripeto: la conoscenza di Gesù terrestre è meravigliosa ma limitata! Egli era limitato nel tempo, nello spazio, nel suo corpo… Non per nulla un giorno, verso la fine della sua vita terrestre, fece comprendere ai suoi discepoli che anche la sua presenza fra di essi diveniva un ostacolo per la loro crescita e lo sviluppo del suo Regno! Questo vi stupisce? Ebbene, leggiamo il testo: “Eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché , se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò.” (Giovanni 16:7)

Gesù sentiva la sua azione limitata dalla sua dimensione umana. Questo vi stupisce? Immaginate un poco… Fintanto che il maestro è là, lo si segue. Non c’è bisogno di responsabilizzarsi… si segue! Era tempo per loro che si sentissero responsabili ed investiti della missione! Allora lui parte ma non li lascia soli. D’ora in poi sarà presente in Spirito.
È questa presenza di Dio nell’uomo che l’accoglie, che nella Bibbia si chiama Spirito Santo. È questo Spirito Santo colui che “deve venire” che Gesù annuncia ai discepoli. Ed è grazie a questa presenza che Gesù potrà assicurare loro che sarà sempre con loro fino alla fine del mondo! Fino all’insediamento del suo Regno!

E Gesù, parlando di questo Spirito Santo, pronunzierà delle parole sorprendenti: “Ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto.” (Giovanni 14:26)
Così non solo farebbe vivere il ricordo di tutto quello che Gesù aveva detto e fatto fra gli uomini 2000 anni or sono (egli vi ricorderà), ma farà ancora di più, perché è detto che ci insegnerà… Ci sono delle novità in prospettiva! Non è ancora stato detto tutto, lo ripeto!
Ed è normale, perché Gesù è vivente…
Un’ acqua stagnate imputridisce ed evapora. Gesù parla della sua parola come di un’acqua viva. Egli promette dei fiumi di acqua viva!

Decisamente, la relazione con Gesù oggi può e dovrebbe essere vivente. Non è un’esperienza stereotipata e statica. E neppure la nostra vita deve essere stereotipata!

2. Una relazione con un Gesù vivente

L’apostolo Paolo scrisse qualcosa di sorprendente: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me!” (Galati 2:20)
Alcuni possono pensare che sia un po’ “esagerato” da parte sua fare una simile affermazione. Che orgoglio, non è vero?! Ma no… Egli augura a tutti di vivere questa esperienza! E di questo augurio ne fa oggetto di preghiera. Per la sua generazione e quella a venire ecco cosa scrive: “Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell’amore, siate capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.” (Efesini 3:14.19)
E notate bene che egli parla dell’amore di Gesù al presente. Gesù li aveva già lasciati da molto tempo!

Così, quando ci rendiamo conto che Gesù non è all’altro estremo del cielo ma che cerca di essere in noi, di fare la sua dimora nel nostro essere, questo cambia la vita, come anche il modo di considerare noi stessi e gli altri! Vi ricordo questa parola rivelata da Gesù a Giovanni che abbiamo menzionato nell’ultima conferenza: “Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me.” (Apocalisse 3.20)

Un giorno Gesù evocando e annunziando questa esperienza interiore, esclamò davanti alla folla: “Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno.” (Giovanni 7:38)
Il testo prosegue con un piccolo commento, storia che i lettori comprenderanno bene di cosa tratta: “Gesù parlava dello Spirito che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui.” (Giovanni 7:39) E’ dunque chiaramente questione di un cambiamento che deve prodursi dall’interno del nostro essere.
Prendere coscienza che in noi vi è questa forza e questa presenza, una specie di giacimento interno, perché Gesù ha investito il nostro essere, è la più bella esperienza che possiamo vivere nella nostra relazione con un Gesù vivente! Questo ci permette di crescere… ma dall’interno! A poco a poco il Cristo si manifesta nel nostro carattere.
Automaticamente comprenderò perché ha promesso di accompagnarmi tutti i giorni della mia vita. E non potrò mai più dire che sono solo!

Così non solo Gesù ha accompagnato l’uomo nella sua umanità 2000 anni or sono, ma oggi accompagna l’individuo nella sua intimità!
Improvvisamente realizzo che non incontro Gesù soltanto quando mi reco in un luogo religioso, se va bene una volta la settimana, o soltanto in occasione delle grandi feste, una o due volte all’anno! No… il luogo più religioso è in me… È in voi, se voi lo scegliete!
L’apostolo Paolo scrive ancora: “Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio?” ( 1 Corinzi 6:19)
Vi è dunque coabitazione… Insieme, sotto allo stesso tetto!

Ecco le parole di Gesù, quando era sul bordo del pozzo con la samaritana: le sue parole assumono un rilievo particolare. Infatti, quella donna si chiedeva in che posto bisognava adorare Dio… A Gerusalemme come gli ebrei? Sul monte Garizim come i samaritani? “L’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”, disse Gesù.

Questo significa che non abbiamo più bisogno di Chiesa e di vita comunitaria per adorare? Certamente no! Abbiamo sufficientemente insistito sulla necessità della riunione… Ma il nostro rapporto con Dio, grazie a Gesù che vive in noi, va ben oltre i luoghi ed i tempi dell’adorazione.
Una vita di comunione permanente in qualunque luogo e tempo in cui mi trovo. Capire che là dove vado sono sempre insieme a Gesù!

Ecco perché mi piace dire che il cristianesimo non è anzitutto una religione, ma una relazione con una persona: Gesù.
Io non seguo i precetti di un libro, o l’esempio di un uomo straordinario come Gesù… io entro in una relazione vivente con lui!
È chiaro che mi diletterò a rileggere le meravigliose storie di quello che fece Gesù 2000 anni or sono ma la mia relazione con lui va al di là del testo.

Una tale visione della mia relazione con Gesù dà una nuova dimensione alla preghiera. Perché preghiamo un essere vivente! Ed in qualsiasi luogo ci troviamo, qualsiasi cosa facciamo, ci ascolta! E allora le nostre preghiere assomiglieranno meno a delle cassette, sempre la stessa cassetta che facciamo passare. Le nostre preghiere saranno meno ingombre da tutto il protocollo artificiale spesso formalista. La preghiera può finalmente diventare quel sospiro, quel respiro dell’anima, quel dialogo intimo e personale.
Pregare è finalmente gustare con semplicità questa presenza di Gesù in noi. Una preghiera che va al di là delle frasi e delle parole sapientemente costruite… Sarà piuttosto uno stato d’animo…
Ghandi disse qualcosa di molto bello sulla preghiera: “È meglio mettere il tuo cuore nella preghiera senza trovare delle parole che trovare delle parole senza mettervi il tuo cuore.” Bello non è vero?
Qualcuno ha detto che “ pregare è scendere nel tuo cuore per raggiungere la vetta dell’amore!”
E poi Gesù diceva: “Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa.” (Matteo 6:6)

Vi è ancora un altro modo di vivere una relazione con un Gesù vivente. Ed è a portata di tutti! E noi l’abbiamo già evocata. Ogni volta che incontro il mio prossimo per aiutarlo, soprattutto chi è nel bisogno, è come se andassi davanti a Gesù. Più mi apro a questa umanità, più incontro Gesù! Più comunico con l’altro, più rendo Gesù presente!
Un giorno, dinanzi alla folla, Gesù descrisse la scena del giudizio finale che inaugurerà l’insediamento del suo Regno. In quel momento egli dirà agli eletti: “Venite, voi, benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v’è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Poiché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi.” (Matteo 25:34-36)
Allora, sempre secondo Gesù, gli eletti stupiti diranno al Maestro: “Signore, quando mai ti abbiamo visto in queste situazioni estreme?” Ed egli risponderà: “Tutte le volte che lo avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me.”
Incredibile no? Gesù è talmente presente oggi, che non soltanto lo incontro nel più profondo della mia intimità, ma anche nella condivisione e nella comunione col mio prossimo più bisognoso.

3. Una vita trasformata dalla comunione col vivente

Allorquando noi avremo realizzato che Gesù è vivente, e che non è soltanto all’altro capo dell’universo, ma che è ben presente nella nostra vita più intima, allora accadrà per forza qualcosa al nostro livello!
Abbiamo parlato di una trasformazione interna. Ed è fondamentale realizzare che la crescita è il risultato di un principio di vita interno. Questo non può essere qualcosa che viene imposto dall’esterno! Lo sapete molto bene, non possiamo far crescere una quercia tirando e spingendo! Quando la quercia è viva e la linfa scorre dentro di lei, nutrendola internamente, crescerà, senza sforzi!

Non basterà scoprire che il nostro corpo è un tempio. Bisognerà anche passare del tempo ad incontrare il Signore di questo tempio: Gesù Cristo! La nostra vita spirituale porterà i sui frutti, ci trasformerà, in funzione di quello che avremo investito.
Sapete, uno sportivo di alto rango non si chiede: “Qual’è il minimo che devo investire per rimanere al minimo?” ma “cosa posso fare per ottenere il massimo!”
Ahimé, molti si dicono cristiani, pur cercando di vivere al minimo il loro cristianesimo. Allora di quel cristianesimo non rimane che uno scheletro rigido, privo di vita! Non abbiamo il tempo per sviluppare una vita interiore!

Si racconta la storia di un uomo saggio, che viveva davanti alla sua grotta. Passava molto tempo a meditare. Ed era sempre felice!
Un giorno, qualcuno gli disse: “Lei è fortunato! Io ho così tante occupazioni, con tutte le mie responsabilità, che non ho il tempo di meditare!”
Allora il saggio rispose: “Lei è come un uomo che cammina nella foresta con una benda sugli occhi e si considera troppo occupato per togliersela! Voi siete come un boscaiolo che si sfianca a tagliare la legna con un’ascia smussata perché non ha il tempo di affilare la lama!”
Si, non prendere il tempo a volte ci fa perdere molto tempo! E qualche volta, per non perdere tempo, si è pronti a perdere la vita!

Ancora un’ illustrazione, per mostrare l’importanza di stabilire delle priorità nella vita. Immaginate una vita ben piena, come un puzzle già completo a forma di triangolo. Immaginate di aggiungere un elemento. Inutile, penserete voi! Non c’è più spazio!
E se questo elemento da introdurre fosse la mia vita interiore che io trascuro per mancanza di tempo? Ecco cosa vi propongo: sconvolgiamo tutta questa logica! Cominciamo col mettere, prima di ogni altra cosa, quest’elemento al centro della nostra vita. Poi costruiamo la nostra vita intorno. Ed ecco il miracolo! La presenza di Gesù nella mia vita non la limita affatto, al contrario, la completa!

Un’altra osservazione. Voi conoscete l’impatto della contemplazione della moda. Più si contempla una moda, più essa influenzerà i nostri gusti. Ho ritrovato una foto mia degli anni 70.
All’epoca mi credevo di avere molta classe! Pantaloni a zampa d’elefante, camicia attillata, capelli che prendevano il posto del volto… Ecco, i gusti evolvono in funzione di quello che vediamo. Il nostro sguardo modifica il nostro comportamento ed il nostro modo di essere.
Se la contemplazione di Gesù vivente diventasse per me una priorità, a poco a poco sarei trasformato alla sua immagine, senza sforzarmi!

Questo è l’effetto della trasformazione interna… Per molto tempo il cristianesimo ha insistito sulle opere da compiere, sulle rinunzie e le penitenze. Mentre quello che ci trasforma è uno sguardo ben orientato! Contemplare il Cristo Vivente!

Un’ ultima illustrazione: un bicchiere d’acqua sporca! Come fare perché l’acqua sia pulita? Molto semplice. Rovescio l’acqua sporca e la sostituisco con dell’acqua pulita!
E se applicassi questo principio alla mia vita? E se questo bicchiere d’acqua sporca fosse l’immagine di quello che sono?
Molto bene, basta eliminare il male che c’è in me e sostituirlo col bene!
Facile a dirsi… Impossibile a realizzarsi!
L’apostolo Paolo ci provò. Un giorno, non potendone più, sbottò in questo grido di straziante sincerità: “Il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio (…) Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Grazie siano rese a Dio per mezzo di Cristo Gesù nostro Signore!” (Romani 7: 19, 24,25)
Ecco la soluzione del vangelo per un bicchiere d’acqua sporca: io non elimino nulla! Io metto il mio bicchiere sotto la sorgente d’acqua viva… A poco a poco il mio bicchiere traboccherà per questa presenza. Ne sarà purificato!
Questa è la vita interiore che propone Gesù. Introdurlo nella nostre vite e lasciare tranquillamente che la sua presenza purifichi il nostro essere. L’importante non è eliminare ma introdurre!

Conclusione

Si… Io aspetto la venuta di Gesù perché introduca il suo Regno in questo mondo. Noi possiamo, voi potete, aspettando quello straordinario momento, sin da oggi far vivere questo Regno nella vostra vita!
E non dimentichiamo queste parole di Gesù: “Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno.” (Giovanni 7:37,38)
La coppa della nostra vita traboccherà e farà presente il Cristo là dove ci condurranno i nostri passi…

I nostri occhi, sorrideranno da parte di Gesù…
Le nostre labbra baceranno da parte di Gesù…
Le nostre mani allevieranno da parte di Gesù…

Gesù ha lasciato i discepoli, ha lasciato loro i gesti del perdono, dell’umiltà, del servizio… Attraverso questi gesti, le mani dei discepoli diventano quelle di Gesù fino a che ritornerà.

La speranza dell’uomo      Torna su
Share Button