08 – Vivere la salvezza

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Molti anni fa in Germania viveva un pittore di nome Stenburg. Un giorno, Stenburg trovò una piccola e bellissima zingara, che volle portare nel suo studio per ritrarla. Quando Pepita – questo era il nome della ragazza – giunse nello studio del pittore, rimase molto colpita da un quadro che raffigurava il Cristo crocefisso. Il pittore non era cristiano e aveva dipinto il Cristo per soldi, non per amore.

«Chi è questo?», chiese Pepita. «È Cristo», rispose Stenburg.

Pepita che non sapeva niente di Gesù, cominciò a fare un sacco di domande all’artista. Stenburg, mostrando il proprio fastidio, le disse:

«Ascolta, Pepita, ti racconterò la storia di Cristo una sola volta, ma dopo non voglio sentirne parlare».

Stenburg allora le raccontò della nascita di Gesù, della sua vita senza peccato, dei suoi miracoli, della sua morte sulla croce in favore del genere umano e della sua risurrezione.

Quando il pittore terminò, il volto di Pepita era rigato di lacrime. Con grande commozione, Pepita gli disse:

«Grazie! Non avevo mai sentito parlare di un uomo così buono. Se ha fatto così tanto per te, chissà quanto devi amarlo?».

A queste parole, Stenburg accomiatò nervosamente Pepita, ma per giorni e giorni quelle parole continuarono a riecheggiare nella sua mente: «Egli ha fatto così tanto per te!». Grazie a quest’esperienza, l’artista si convertì, e sotto il dipinto del Cristo crocefisso, vi scrisse: «Ecco quello che ho fatto per te! E tu, che cosa stai facendo per me!».

Se guardiamo Gesù e le persone che Lo seguivano, incontriamo differenti tipi di relazioni:

Delle moltitudini che Lo seguivano, la maggior parte era motivata dall’interesse personale, cercavano miracoli. Soffrivano fisicamente: erano paralitici, ciechi, lebbrosi… e quello che volevano era essere guariti da Gesù. Lo seguivano pertanto per interesse.

Altri, seguendolo, apprezzavano le Sue buone parole, parole che trasmettevano pace, sensazioni subliminali, universali.

In realta, soddisfatte le loro necessità, nella loro vita poco o nulla si modificava in termini spirituali.

Un gruppo numeroso di persone – i discepoli, gli intimi – amavano sentirlo parlare. Si sedevano ai pendii delle colline, si rallegravano per le parole, ma il cuore era ben lontano dall’accettare Gesù come Salvatore personale. Ascoltare sì, agire no!

Fra questo numeroso gruppo di persone, alcune presero le distanze, per esempio, i settanta che partecipavano direttamente all’Opera di Gesù. Essi annunciavano il giorno in cui il Salvatore sarebbe passato da quella città o villaggio, furono beneficiati da Gesù ed agirono in modo che anche altri ne godessero, ma ad un certo punto, dissero: «Questo parlare è duro, chi lo può ascoltare?», quindi «si ritrassero indietro» (Giovanni 6: 60, 66).

I dodici discepoli, che il Signore scelse per averli sempre con Sé, arrivarono a fare dei miracoli straordinari, a testimoniare ad altri, con potenza, che Gesù era il Figlio di Dio, ma anche loro nel momento cruciale della vita, scapparono via.

Solo, Giovanni, il “discepolo che Gesù amava”, riuscì a seguirlo fino alla croce e raccogliere le ultime parole di Gesù. Giovanni, il discepolo che spesso chinava il suo capo sul petto di Gesù, sentiva che Gesù aveva un amore speciale per lui.

Ciascuno di noi é libero di avere una relazione con Gesù. Ognuno ha la libertà di scegliere, senza che Dio lo costringa, di avere una relazione con Lui.

Gesù e gli storici

Chi è Gesù? Per molte persone Gesù é un personaggio mitico, o semplicemente, un grande uomo!

É un vostro diritto pensare in questo modo. In ogni caso, devo affermare che non soltanto gli Evangelisti scrissero riguardo a Gesù, ma anche gli storici e persino i nemici di Gesù parlarono di Lui.

Tacito, uno dei governatori nell’anno 70 della nostra era, disse: “Cristo fu processato per ordine di Ponzio Pilato, ed i Suoi discepoli furono perseguitati…”. (Annais XV, 44).

Celso, chiamato il Voltaire del 2° secolo, sotto il regno di Marco Aurelio, studiò a fondo per confutare il cristianesimo. Egli s’inorgogliva di avere dei documenti sulla vita di Gesù che erano stati ignorati. Nonostante il sarcasmo con cui parlava di Cristo, riconobbe la Sua esistenza ed i fatti della Sua vita (Origène, Contra Celsum, II, 13, 33, 59.).

Giuseppe Flavio, grande storico e patriota giudeo, protetto dall’Impero Romano, nella sua opera, “Antichità Giudaiche”, scritta tra l’anno 93-94 (ED), scrisse:

“In quell’epoca viveva Gesù, un uomo saggio, se si può chiamare uomo, giacché fu protagonista di opere straordinarie, maestro, di coloro che ricevettero la verità con gioia. Coinvolse molti giudei e molti altri provenienti dall’ellenismo. Era il Cristo. E quando Pilato lo fece crocifiggere per denuncia del popolo, coloro che l’avevano amato non l’abbandonarono. Di fatto, al terzo giorno Egli é comparso a loro vivo, così come aveva detto, e fece ancora molte cose meravigliose. Fino ad oggi sussiste un gruppo chiamato, come dal suo nome, cristiani”. (Jos. Flavius, Antiquitates XVIII,3,3, édit. B. Niese IV, Berolini, Weidmann 1890, 151 sq.).

Svetonio, menziona Gesù nella biografia che ha scritto dell’Imperatore Cláudio (Vita Claudii, c.25).

Plínio, governatore della Bitinia, afferma nelle sue lettere inviate all’imperatore Traiano che i fedeli adoravano Cristo come Dio e che erano osservatori di norme scritte di gran carattere morale (Epístola, X, 96).

Phlégon, liberato da Adriano, parla dell’eclisse del sole che avvenne alla morte di Cristo, ed aggiunge che Gesù durante la Sua vita aveva predetto tali cose, specialmente la sua morte (Origène, Contra Celsum II, 13,33,59).

Gesù e gli apostoli

Possiamo citare molte altre fonti, ma non saranno queste a portarci alla vera fede. Credo che la più importante prova dell’esistenza di Gesù e della sua opera in favore dell’umanità, é la testimonianza lasciata dai discepoli.

Questi, a differenza degli storici o dei filosofi e senza alcun senso critico, narrarono la storia di Gesù così come si presentava ai loro occhi, con gran semplicità, descrivendo quanto avevano visto alla presenza di migliaia di persone che erano ancora in vita quanto descrissero ciò che Gesù aveva compiuto.

Gli evangelisti (Matteo, Marco, Luca e Giovanni) non dovevano valutare l’aspetto miracoloso degli atti di Gesù, nemmeno la parte sovrannaturale dei suoi insegnamenti, essi dovevano scrivere quello che il Maestro diceva e faceva.

Gli apostoli, vedevano, senza il minimo dubbio, che Gesù restituiva la vista ai ciechi, che in un istante calmava il mare, i venti e le onde, e che risuscitava i morti, vedevano che cacciava i demoni e che risuscitava Lazzaro dopo quattro giorni che era nella tomba. I discepoli dovevano soltanto scrivere cosa accadeva.

Ad esempio, quando Gesù vide, in un funerale, una madre piangere per il figlio che portava a seppellire, Egli fece fermare il corteo, aprì la bara, resuscitò il giovane e lo restituì alla sua cara madre.

Pensate che sia necessaria una qualche formazione critica o universitaria per descrivere quest’avvenimento? No!

I discepoli, avevano semplicemente il dovuto discernimento, privo di preconcetti, occhi per guardare e osservare, orecchie per udire e il senso di un’intelligenza pratica. Essi dovevano annotare fedelmente i fatti evangelici.

Leggiamo insieme il modo sublime in cui Luca espone le Sacre Scritture:

“Poiché molti hanno intrapreso a ordinare una narrazione dei fatti che hanno avuto compimento in mezzo a noi, come ce li hanno tramandati quelli che da principio ne furono testimoni oculari e che divennero ministri della Parola, è parso bene anche a me, dopo essermi accuratamente informato di ogni cosa dall’origine, di scrivertene per ordine, illustre Teofilo, perché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate” (Luca 1:1-4).

L’unico obiettivo di Luca era di essere un fotografo o un pittore, che dipinge l’esatto ritratto di Gesù, alla luce di fatti reali e d’avvenimenti storici insospettabili ed incontestabili.

Giovanni l’apostolo dell’amore, nella sua prima lettera, si dichiara come un testimone responsabile di quanto scrive:

“Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita (poiché la vita è stata manifestata e noi l’abbiamo vista e ne rendiamo testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che ci fu manifestata), quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo” (1 Giovanni 1:1-3).

Gli apostoli scrivono un’opera storica, dove evidenziano i gesti così belli di Gesù. Non registrano nulla che non avessero visto, non presentano alcun episodio del quale avessero qualche dubbio.

Non attribuiscono al Maestro alcuna parola, senza essere pienamente convinti che sia la sua dottrina.

Lasciatemi dire una cosa una cosa molto importante. Non voglio che pensiate che gli Evangelisti siano state persone perfette, erano uomini grossolani, meschini, ben diversi da come erano diventati dopo la Risurrezione di Gesù.

Specialmente Matteo, Marco e Giovanni, evidenziano come gli Apostoli non erano ancora entrati nella realtà della pace per vivere, della vita che riposa in Cristo, avevano atteggiamenti simili a quelli degli ambiziosi giudei, che speravano nel figlio di Davide come monarca assoluto, vincitore dei Romani che in quell’epoca li dominavano.

I discepoli cercavano lo splendore di un regno nel quale avrebbero occupato i primi posti, i posti d’onore. Erano intrisi da desideri, amalgamati da invidie meschine, nonostante gli avvertimenti continui del divino Maestro!

Ma, dopo la risurrezione, quando Gesù apparve loro, mentre erano riuniti in una vecchia casa e tutti spaventati, la loro vita cambiò:

“La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!»” (Giovanni 20:19).

Da quel momento, afferrarono che la realtà era ben diversa, rispetto a quella che avevano sognato. Compresero che il regno della propria volontà, dei giochi di potere, erano in contrasto con la dimensione spirituale del regno di Dio. Capirono che invece della terra, era un regno spirituale. Invece di un salvatore per Israele, era un salvatore universale per tutti i peccatori. Invece di un eroe nazionale, era il Figlio di Dio che andava incontro ad ogni uomo e donna, non soltanto per quel tempo, ma per tutte le generazioni. Gesù era diventato, con la Sua morte e risurrezione, l’Amico alla portata di mano.

Gesù non era più un fantasma!

Ahimè, molti cristiani, vivono come se Gesù fosse un fantasma, un’illusione, un modo di credere, un personaggio storico, ma non salvifico; un uomo da imitare, ma non il Salvatore, un uomo del suo tempo, ma non dell’eternità.

Per questi motivi, molti cristiani non sanno gustare la gioia della salvezza!

Illustrazione:

Qualcuno che non credeva in Dio, un giorno ha salvato un bambino orfano da una morte certa in un terribile incendio. Siccome aveva perso la moglie ed il figlio in un incidente, il tribunale gli creò qualche difficoltà quando manifestò il desiderio di adottare il bambino.

Riuscì a vincere la causa solo mostrando le mani mutilate dal fuoco, nell’intento di salvare il bambino.

Un giorno, il padre ed il figlio adottivo, visitarono un museo. Un dipinto in modo particolare attirò l’attenzione del ragazzino. Rappresentava Gesù mentre parlava con l’incredulo Tommaso. Gesù mostrava le mani segnati dalle cicatrici.

– Raccontami la storia di questo quadro – chiese il bambino.
– No, questa no!
– Perché?
– Perché io non credo in questa storia.
– Ma mi hai raccontato la storia del lupo cattivo ed io so che non ci credi!

Finalmente il padre adottivo raccontò la storia di Gesù e di Tommaso. Il bambino gridò:

– Questa storia é simile alla nostra, non é vero, papà? Non è giusto che Tommaso dica di non credere che Gesù sia morto per lui. Che diresti se dopo avermi salvato dall’incendio, io dicessi di non credere in te?!

Non abbiamo nulla da perdere con Gesù, soltanto da guadagnare. Io sono uno di quelli che ha incontrato in Gesù il potere meraviglioso della trasformazione. Sento le parole piene di conforto che i discepoli sentirono. Queste parole sono la verità che brilla, potere che opera, santità che edifica.

Come potrei negare il mio Signore? Anche se lo facessi, Egli si volterebbe verso di me, come ha guardato Pietro quella notte in cui l’apostolo, che aveva promesso di andare con Lui fino alla morte, l’ha poi negato tre volte:

“E il Signore, voltatosi, guardò Pietro; e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detta: «Oggi, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte»” (Luca 22:61).

Circondato da nemici crudeli che Lo schernivano, vittima d’oltraggi senza limiti, in condizioni estreme, il misericordioso Gesù ha pensato al Suo povero e forviato discepolo. Quello sguardo strano, unico, fu un messaggio di tenerezza, di perdono, che raggiunse il cuore di Pietro. Egli non ha mai potuto dimenticare quello sguardo!

Gesù avrebbe potuto alzare la mano e fissare Pietro dicendo: “Mi hai tradito”. Avrebbe potuto guardarlo in modo severo, ma quello sguardo silenzioso e carico di dolore e tenerezza ha attraversato il cuore di Pietro e ha aperto una sorgente di lacrime!

Pensate a Pietro, in quella notte. Era fisicamente vicino a Gesù, ma lontano spiritualmente. Gesù stava per essere giudicato, malmenato, schernito, L’avevano spogliato e Gli sputavano in faccia. Pietro era seduto accanto al fuoco con coloro che non si curavano di Gesù!

Dove siamo noi questa sera? Forse Gesù ci può guardare? Forse il Suo sguardo farà scaturire in noi una fonte di lacrime?

Conclusione

Diversi anni fa, un uomo colto della Cina, dopo avere accettato il cristianesimo, cercò di descrivere l’amore di Cristo per i peccatori con questo racconto. Un uomo cadde in una fossa profonda: si era ferito e non poteva uscire dalla sua situazione dolorosa. Lo vide Confucio che gli disse: “Mi fai pena, sai? Come mai sei stato così sciocco da lasciarti cadere in codesta fossa? Se ce la farai ad uscire, sii più cauto un’altra volta!”. Dopo un po’ di tempo giunse un prete buddista: “Poveretto! Mi fai proprio pena laggiù in fondo a codesta fossa! Se tu potessi fare i tre quarti del cammino, potrei forse aiutarti a venir fuori”. Quell’uomo cercò di muoversi, ma non riuscì a fare neppure un passo; finalmente arrivò Gesù che, udendo il pianto di quell’uomo, si distese per terra e, sporgendosi con le sue braccia fino ad arrivare a lui gli disse: “Afferra la mia mano: io ti salverò!” E dopo averlo tirato su dalla fossa aggiunse: “Va e non peccare più”.

Afferra la mia mano, dice Gesù, ed io ti salverò, ti offrirò la vita, gioia della salvezza!

Chi è Gesù?

La risposta la troviamo nel vangelo di Giovanni, quando rispondendo alla domanda Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo saper la via?». Gesù rispose: «io sono la via, la verità e la vita» (Giovanni 14:6).

Gesù non è un indicatore stradale che nel tempo si arrugginisce a causa della pioggia e che deve essere sostituito. Egli è la via!

Gesù, non è qualcosa di vero che potrebbe anche non esserlo a seconda delle valutazioni dei singoli e delle interpretazioni umane. Egli è la verità!

Gesù non è qualcosa di vivo, che potrebbe trovarsi in uno stato di coma, bisognoso delle nostre attenzioni e di cure mediche. Egli è la Vita!

Intorno a noi, ci sono persone, ma non delle persone rispettabili e responsabili. Ci sono delle brave persone, ma dei cristiani; ci sono dei cristiani, ma non dei veri cristiani; ci sono dei peccatori, ma non dei profondi peccatori; ci sono dei fratelli, ma dei veri fratelli; ci sono dei modelli da imitare, ma non dei veri modelli. Ma, nessun uomo è mai stato veramente uomo come Gesù e nussuno potrà mai dire: «io sono la via, la verità e la vita».

“Siate dunque imitatori di Dio, perché siete figli da lui amati; e camminate nell’amore come anche Cristo vi ha amati e ha dato sé stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave”(Efesini 5:1-2).

Chi segue Gesù non deve preoccuparsi se riuscirà o meno a ottenere la vita eterna: la salvezza e il perdono dei peccati sono doni di Dio. Se credendo al Cristo lo accettiamo come Messia e decidiamo di vivere con lui, allora potremo essere sicuri di essere salvati.

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