Adottare delle attitudini vincenti

Abbiamo già detto che Gesù riusciva ad incantare i suoi ascoltatori i quali dimenticavano anche l’ora del pasto per seguirlo! Cosa lo differenziava dagli altri? Gesù possedeva un insieme incredibile di attitudini vincenti:

1. L’entusiasmo.

Mangiare insieme è un atto importante di comunicazione. Ecco perché Gesù amava tanto mangiare con la gente. Egli utilizzava spesso l’immagine del pasto per parlare del regno che contava di stabilire un giorno sulla terra. Aveva la reputazione di mangiare con delle persone dai dubbi costumi sotto l’occhio scandalizzato dell’elite religiosa. Si diceva addirittura che egli fosse un “mangione” e un “beone” (Mt 11:19; Lc 7:34) insomma uno che si gode la vita!

L’etimologia della parola “entusiasmo” dal greco“trasporto divino” esprime dinamismo.
Lo si può intravedere per esempio nel suo dialogo con Zaccheo in Lc 19:1-10, Gesù gli dice: “Zaccheo, presto, scendi giù, perché oggi debbo fermarmi a casa tua!”. “Ecco l’imperativo dell’urgenza che è una caratteristica dell’entusiasmo.

Egli aveva questa facoltà di cogliere tutte le occasioni per “mettere in moto” chi gli stava davanti, pronto a scrollarlo un po’ se esitava a condividere la propria passione.

2. L’ottimismo

La seconda attitudine, che è una conseguenza della prima, è la visione risolutamente positiva e ottimista. Il primo discorso di Gesù riportato dagli evangelisti è stato pronunciato sulla collina che dà sul lago di Galilea. Egli aveva a che fare con un pubblico di “povera gente”. L’esistenza di un sistema fiscale schiacciante contribuiva a mantenere questa miseria. Ed ecco che, davanti a questa folla, Gesù cominciò a parlare con queste parole che si ripeterono più volte nel suo discorso: “Beati siete voi…”(Mt 5:3-12). Belle parole di felicità che andavano contro ogni logica. Gesù si riferiva, senza sentirsi assolutamente in imbarazzo, ai poveri, a chi soffre, a chi era perseguitato ingiustamente, agli affamati…parlando di gioia.
Al posto di parlare delle loro sfortune, dei loro malesseri, della loro miseria, egli li chiamava beate, gioiose, persone “fortunate” diceva: “Voi siete il sale della terra! La luce del mondo!”. (Mt 5:13,14). Queste persone si sentivano valorizzate, Gesù credeva in loro ed essi lo stavano ad ascoltare e lo seguivano per ore.

3. Idee chiare e concise.

Innanzi tutto è essenziale che, chi cerca di comunicare, abbia le idee chiare, sprovviste d’ogni ambiguità e soprattutto che egli le esprima con concisione. È evidente che, se già a noi non è chiara l’idea che vogliamo trasmettere, difficilmente risulterà tale agli altri. Gesù non esitava ad avvertire il discepolo dei rischi che avrebbe corso seguendolo, non usava fronzoli né parole complesse. La chiarificazione serve a far cadere le maschere per essere più veri nello scambio reciproco.
L’abbondanza delle parole “annega” il messaggio. Egli riassumeva tutta la Torah con queste parole: “Amerai il Signore Dio tuo ed il prossimo tuo come te stesso”. (Mt 23:37-39).

4. L’ humour.

“Abbiamo parlato dell’entusiasmo, dell’ottimismo e della chiarezza…”
C’è ancora una cosa da aggiungere: l’humour. Fate sorridere chi è davanti a voi, e sarete riusciti a farvelo amico! Le barriere si fondono come per miracolo, l’attenzione si risveglia e la corrente passa. Si può avere uno sguardo d’allegria su alcuni avvenimenti e su se stessi.

“Felici coloro che ridono di se stessi; non finiscono mai di divertirsi!” (Proverbio popolare francese).

Tratta dal libro di Thierry Lenoir «Paroles de chair». Les techniques de Jésus, maître en communication. Edition Vie et Santé, Dammarie-Lès Lys, 2001.

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