Gestire i conflitti

comunicare3“Accordati subito con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, in modo che egli non ti denunci al giudice”. Mt 5:25

I meccanismi che favoriscono la violenza

  • Ricerca di potere che si traduce attraverso degli atti d’abuso di potere a fini egoistici;
  • Sentimento di timore e d’insicurezza;
  • Sentire di non avere alcun valore, sentimento di frustrazione e di difficoltà a trovare il proprio posto;
  • Focalizzazione sugli atti ed i comportamenti piuttosto che sulla persona.

Un elemento naturale delle relazioni.

Gesù ha considerato il suo ruolo come generatore di conflitto (Mt 10:34,35); non si tratta qui di violenza fisica, ma di tagliare i ponti con le situazioni, le attitudini, con i comportamenti ed i legami che ci rendono schiavi. Gesù è venuto per questo. In un primo momento la chiamata che fa ai suoi discepoli isola e provoca una rottura e quindi un conflitto. Questo conflitto è necessario poiché esso fa esistere l’individuo.
Con la volontà di eliminare sistematicamente ogni conflitto rischiamo di escludere quest’elemento di separazione, ciò che ci rende individui liberi. “Ci sono dei rifiuti di conflitti che sono terribilmente violenti e pieni di disprezzo verso chi non la pensa come noi”. (Jacques Poujol, Les conflits, Empreinte, 1989, p. 38). Un giorno i discepoli di Gesù incrociarono un uomo che incoraggiava delle persone in nome di Gesù. Molto fieri annunciarono al Maestro che glielo avevano impedito energicamente: “Egli non fa parte del nostro gruppo!” dissero, Gesù disapprovò quest’attitudine ristretta, cercando di allargare la loro visione dell’accoglienza dell’altro, anche di chi “non fa parte del gruppo” e disse: “Chi non è contro di noi è per noi” (Lc 9:49-50). La violenza può anche manifestarsi in un clima di paura e d’intimidazione creato da un gruppo potente che vuole mantenere le disuguaglianze e fare favoritismi.
Poi la violenza può mascherarsi dietro un’attitudine discreta al giudizio o nel lamentarsi continuamente di ciò che viene proposto dagli altri, nel provocare un indebolimento nella facoltà di giudizio oppure il creare un sentimento di colpevolezza distruttrice: “Non vi ponete mai come giudici al fine di non essere giudicati, poiché allo stesso modo con cui avete giudicato sarete giudicati, e la stessa misura che voi utilizzerete sarà usata per voi”. Diceva Gesù. (Mt 7:1-2).
Coloro che pretendono di vivere senza conflitti, mentono a se stessi. Quando due persone s’incontrano hanno sicuramente due approcci differenti, due personalità, due storie, due culture. Le diversità sono dunque una forma naturale di relazione sociale. Tra i discepoli c’erano dei conflitti (Mt 20:20-28). In diverse occasioni Gesù ha vissuto o ha provocato volontariamente dei conflitti (Lc 4: 28).L’importante secondo lui era il come gestirli smorzandone la violenza che ne sarebbe potuta scaturire.

Far cessare la violenza.

Nel momento in cui il dialogo è bloccato il conflitto rischia fortemente di portare ad un’espressione di violenza o alla fuga. In questo caso è urgente scoprire o provocare un punto di “intersezione” tra le persone implicate nel conflitto. Senza questo punto d’accordo, ogni comunicazione corre il pericolo di perdersi. Bisogna guardare altrove per scoprire questo punto d’accordo distogliendo provvisoriamente l’attenzione dal conflitto. Molto spesso la violenza è innescata da una paura di cui non si è presi coscienza o che non si vuole accettare di avere. Così la violenza resta uno dei linguaggi privilegiati della paura. Può capitare di disarmare una persona furiosa semplicemente rassicurandola parlandole da uguale ad uguale, è importante rassicurare e sdrammatizzare senza, ben inteso, dare l’impressione di prendere le cose alla leggera.
Gesù ripeteva spesso ai suoi discepoli: “Siate senza timore; non vi preoccupate; non vi tormentate; non abbiate paura…”(Lc 12:7,22,25,29,32). Egli sapeva calmare la paura, senza negarla e sapeva dare pace. Uno spirito pacifico che accoglie e riconosce la paura degli altri, smorzerà la violenza che è in loro.

“L’energia che mettiamo nel voler cambiare l’altro è l’indizio della nostra impotenza di cambiare noi stessi”. (Lytta Baset, Moi je ne juge personne, Albin Michel, 1998, p. 31).

Tratto dal libro di Thierry Lenoir «Paroles de chair». Les techniques de Jésus, maître en communication. Edition Vie et Santé, Dammarie-Lès Lys, 2001.

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