Servi e cambia il tuo mondo

samueledi Alberto F. Mambranç*

“Il piccolo Samuele serviva il Signore sotto gli occhi di Eli. La parola del Signore era rara a quei tempi, e le visioni non erano frequenti. In quel medesimo tempo, Eli, la cui vista cominciava a intorbidarsi e non gli consentiva di vedere, se ne stava un giorno coricato nel luogo consueto; la lampada di Dio non era ancora spenta e Samuele era coricato nel tempio del Signore dove si trovava l’arca di Dio. Il Signore chiamò Samuele, il quale rispose: «Eccomi!».” (1 Samuele 3:1-4; VNR)

Non è sempre stato in questo modo!

Vorrei essere nato prima. Vorrei aver vissuto il mondo del passato e la chiesa del passato dove ogni cosa è stata pulita, giusta e perfetta. Vorrei aver potuto fare parte della gioventù di un tempo e aver conosciuto i pastori e i leader della chiesa di allora. Spesso penso che le persone del passato siano state più inclini a seguire Cristo e più attive come missionarie. Può la chiesa, dopo tutto, essere ancora chiamata chiesa in questa generazione corrotta? E qual è il tuo ruolo in essa in quanto giovane adulto?

Samuele figlio di Elkanah viveva in giorni difficili, o piuttosto, entrò in chiesa in un periodo sbagliato del tempo. La giovane generazione prima di lui aveva ascoltato ancora le parole dei genitori; rispetto e virtù erano state parte dello stile di vita del passato. Ma ora, in quei giorni, la gente viveva separata da Dio, e nessuno si interrogava sulla sua esistenza.

“In quei giorni la parola del Signore era rara.” (1 Samuele 3:1) Si potrebbe anche dire: Dio non parlava più al suo popolo.

Anche nella casa del Signore (il santuario) le cose non erano così facili. Non si poteva fare affidamento sui sacerdoti e sugli ufficiali di chiesa. Qualche volta essi si prendevano gioco dei rituali di culto o della legge, altre volte essi tradivano o ricattavano coloro che salivano per fare un sacrificio. Rubavano carne sacrificata o profanavano la chiesa o “facevano tali cose. Poiché odo tutto il popolo parlare delle vostre malvagie azioni.” (1 Samuele 2:23; vedi anche 1 Samuele 2:12)

Anche il capo del santuario stava esaurendo il suo spirito. Non era più molto attivo, non sapeva cosa fare, e non riceveva più visioni per la chiesa e per il popolo poiché “la sua vista cominciava a intorbidarsi in guisa che egli non ci poteva vedere.” (1 Samuele 3:2) “E, come noi sappiamo: dove non c’è rivelazione, il popolo è senza freno.” (Proverbi 29:18) E questo è ciò che era.

Com’è frustrante e terribile vivere e credere in tempi come questi! Pensa al popolo di Israele e a come essi avevano avuto un posto speciale nella società quando c’erano stati tra loro molti grandi veggenti e leader, religiosi di prima classe.

Ci furono persone come Mosè che mai lasciò che si sviassero a causa d’influenze umane e mondane. Ci furono capi di chiesa che ebbero compassione. Ci furono persone come Giosuè, fedeli al loro credo, e glielo si poteva leggere negli occhi che la fedeltà a Dio era per loro questione di vita o di morte. Ci furono persone rispettabili che con autorità e potenza cercarono di motivare una nazione intera alla causa di Dio (vedi: Giosuè 24:14-16). Ci furono giudici che sottomisero totalmente la loro vita a Dio e andarono in guerra per Lui a difendere la sua causa. Si poteva udire la voce di Dio forte e chiara: Dio parlò a Noè in privato (Genesi 8:15), ad Abramo (Genesi 16:13; 17:3), e a Mosè (Esodo 6:2).

In un punto preciso, leggiamo che Mosè parlò a Dio, e Dio gli rispose con voce alta (Esodo 19:19). Una cosa è certa: ci sono stati giorni migliori, quando Dio rivelò se stesso al suo popolo, quando Dio fu costantemente intorno al suo popolo e rispondeva ad ogni domanda nel modo più appropriato e nel tempo giusto. Ma ora la chiesa di Israele era ad un punto in cui è detto:

“In quei giorni la parola del Signore era rara; non c’erano molte visioni.” (1 Samuele 3:1)

Come va la tua chiesa, i tuoi anziani, e i tuoi leader? A che punto è l’impegno nella fede della tua chiesa? Cosa pensi del fatto che le cose andavano meglio nel passato che oggi?

Quanto sono frustranti per te frasi come quest’ultima. Come te lo spieghi? Oppure, hai mai sentito dire che prima la fede cristiana era più forte e più ligia agli insegnamenti e alle dottrine rispetto ad oggi? Che la chiesa Avventista primitiva era più brillante e attiva di quella di oggi? Che c’erano pastori che lavoravano essendo modelli di spiritualità e portatori di fede, ed avevano più visioni rispetto ai pastori di oggi? Che l’amministrazione ecclesiastica e gli ufficiali di chiesa erano toccati dallo Spirito del Signore molto di più di oggi? Oggi, Dio parla ancora? Si rivela ancora? C’è ancora qualcuno, tra i pastori, che è bravo in qualcosa? Si può, oggi, avere fiducia nei servitori del Signore? Servono nei culti di adorazione ancora seriamente come nel passato? No. Ce ne sono alcuni che tradiscono e ricattano i visitatori del santuario, coloro che rubano i sacrifici, coloro che sono caduti e che commettono del male e cose imbarazzanti di cui l’intera nazione parla. No. Questa non è la chiesa che era una volta. I capi del tempio non sembrano ricevere più visioni. La loro vista è diventata debole e non possono più vedere, proprio come Eli. Ed è la stessa cosa con la società in cui viviamo: nessuno più è interessato alla causa di Dio, e così la parola di Dio è diventata molto rara, poiché nessuno ascolta.

È sempre andata in questo modo!

Uno dei principali messaggi che ho ricevuto dalla storia di Samuele, figlio di Hannah e di Elkanah, è: qual è il comportamento naturale di una chiesa sana? È chiaro che la chiesa è un organismo vivente, tanto quanto i membri stessi. Non ha importanza quando vivranno, perché non ci sarà niente di nuovo in una chiesa futura che non è già accaduto prima nella storia di Dio con il suo popolo – e questa storia è scritta per noi. Avrà alti e bassi, come le stesse persone. Essa sarà costituita, diretta e guidata da persone. Ed esse sono tutte peccatrici, poiché :

“non v’è distinzione, difatti tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, e sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù.” (Romani 3:22-24)

Questa è la vera chiesa. Riconosco che, sono incoraggiato ad incontrare la mia chiesa con un atteggiamento positivo, sapendo che Dio ha preso una decisione in suo favore – come nel passato, ai giorni di Noè, Abramo, Mosè, Giosuè e Samuele. Anche in questi giorni. Lo ha fatto al tempo dei primi cristiani a Gerusalemme, al tempo dei cristiani del medioevo, al tempo del movimento millerita e dei primi pionieri avventisti, al tempo delle guerre mondiali, fa la stessa cosa oggi. La chiesa di Dio è vissuta e vive grazie a donne e uomini che sono stati forti ma anche pronti ad ammettere le loro debolezze in ogni tempo. Ciò che mi piace così tanto della storia biblica del primo libro di Samuele è che Dio non nasconde i lati negativi del suo popolo e della sua chiesa ma li rivela

“per insegnare, riprendere, correggere ed educare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia compiuto appieno, fornito di ogni opera buona.” (2 Timoteo 3:16-17).

Sì, è sempre andata in questo modo. Ma questa è solo una parte del messaggio del primo libro di Samuele, capitolo 3.

Un guizzante pesce nuota contro corrente!

È un miracolo che ci sia un uomo solo – un ragazzino – che serve Dio (1 Samuele 2:18; 3:1) in tempi di mancanza di fede e di disobbedienza, rigetto e alienazione da Dio. Samuele non si unì ai figli di Eli nella loro mancanza di carattere, nel loro comportamento crudele, egoista e possessivo. Egli non peccò di ribellione, avversione o disinteresse per il ministero del tempio. Egli non si lasciò opprimere dall’apparente mancanza di significato del suo ministero. No: “Samuele prestava servizio al cospetto dell’Eterno”.

Questo è il primo requisito indispensabile che porta Dio a parlare oggi alla nostra chiesa e alla nostra società – “egli serviva”. E non soltanto i grandi personaggi della Bibbia capirono l’importanza del servizio:

MOSÈ: “Temerai l’Eterno l’Iddio tuo, lo servirai e giurerai per il suo nome.” (Deuteronomio 6:13)

GIOSUÈ: “Or dunque temete l’Eterno e servitelo con integrità e fedeltà … e se vi par mal fatto servire all’Eterno, scegliete oggi a chi volete servire … quanto a me e alla mia casa, serviremo all’Eterno.” (Giosuè 24:14-16)

GESÙ: vide la sua vita come un atto di ministerio per Dio: “Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto.” (Matteo 4:10)

PAOLO: “Quanto allo zelo non siate pigri, siate ferventi nello spirito, servite il Signore.” (Romani 12:11)

Anche in tempi critici per la società e per la chiesa, questi uomini, con la loro vita missionaria, servirono Dio solo. Essi avrebbero potuto avere vita facile se si fossero uniti ai loro fratelli contemporanei nel lamentarsi e criticare i difetti e le miscredenze della loro chiesa. Oppure avrebbero potuto attaccare i problemi alla radice. Ma essi decisero per qualcosa di diverso: servire Dio senza deviare, con i talenti che Egli aveva dato loro. Nessuno li applaudì o assegnò loro un premio per un ministerio di spicco. Ma essi fecero una cosa: amarono Dio e servirono i loro fratelli nella chiesa e nella società. Dio parla a persone a lui consacrate. Egli ha fatto la storia con loro e ha cambiato il mondo. Mediante queste persone, “l’Eterno continuò ad apparire … e la sua parola era rivolta a tutto Israele.” (1 Samuele 3:21)

Mi hai chiamato? Chi io?

Immagina questa scena nei particolari. Samuele sente il suo maestro chiamarlo nel cuore della notte. Si affretta ad andare da lui – non puoi mai sapere cosa può essere successo, giusto? – arriva da Eli, e lo trova a letto che dorme. Quando chiede ad Eli se lo ha chiamato, la risposta è: chi io? Questa scena si ripete più di una volta. Se io fossi stato al posto di Samuele, lo avrei preso come un segno di vecchiaia, assenza mentale e, probabilmente, anche demenza senile incalzante. Ci sono tre cose che mi colpiscono quando leggo questa storia:

A) NON INTENDERSI CON LE PERSONE

Samuele credette che Eli lo chiamò. Egli sentì qualcuno pronunciare il suo nome e lo identificò con la sola persona che avrebbe potuto chiamarlo – Eli. Sei circondato da persone nella società e nella chiesa che vogliono sostenerti, dirigerti e sorvegliarti. Il tuo servizio è strettamente legato a persone che credono in te, ti ispirano, e ti insegnano. Il tuo lavoro è orientato su certi modelli di vita e di fede. Ma la chiamata al servizio è una e viene da Dio. Servire è una norma divina, ed Egli è l’unico che ti renderà capace per il servizio. Questa comprensione (non solo in teoria) è essenziale quando arrivi alla stabilità del tuo ministerio, specialmente nei momenti in cui la gente ti lascia, ti abbandona o ti disapprova. Quando le persone cambiano il loro comportamento e le loro relazioni con te, oppure ti rinnegano la loro fedeltà e lealtà; quando invecchiano deboli nella fede e la loro vista si indebolisce. Anche se essi cadono, è importante ricordare: “Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio!” (Isaia 43:1b)

B) LE PERSONE SONO IL BENE PIÙ PREZIOSO DI DIO

Il ministerio del ragazzo Samuele non era ristretto solo al nutrimento spirituale, al lavoro all’interno del santuario, o al rispetto per le leggi sacerdotali di purezza. Esso andava al di là di questo. I principi di vita del giovane Samuele erano la comprensione ed il rispetto per la diversità umana, e la capacità di vivere in relazione con esse. Questo è probabilmente il motivo per cui non leggiamo mai di alcuna disputa tra Samuele e i figli di Eli. Egli intese il buon andamento di tutto e l’assistenza al vecchio sacerdote come una sua responsabilità. La storia ci mostra che, anche di notte, Samuele è pronto a fornire qualsiasi cosa necessaria al suo anziano maestro e signore Eli. Ecco perché Samuele si affrettò al capezzale di Eli quando sentì chiamare; non una volta, non due volte, ma tutte le volte che lo sentì. Ecco allora che di Samuele è detto: “Intanto, il giovinetto Samuele continuava a crescere, ed era gradito così all’Eterno come agli uomini.” (1 Samuele 2:26)

Se vuoi sperimentare le azioni e le parole di Dio nella tua vita, il tuo mandato ha bisogno di far centro su di Lui, così come anche sulla chiesa e sulle persone della tua vita. Abbiamo bisogno di una cultura che sia opposta a quella che viviamo. Non possiamo sottrarci dalla responsabilità che abbiamo verso la nostra società, poiché per noi è vitale crescere nell’amore con il Signore e con gli uomini. Matteo 25:35-36 in altre parole: Ho chiamato, e voi avete risposto e siete accorsi perché “in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me.” (Matteo 25:40b)

C) ASCOLTA LA VOCE DI DIO

Dio chiamò Samuele in un momento in cui egli era disteso per riposare nel tempio del Signore. Samuele era un servo attivo della chiesa. Forse aveva il suo calendario pieno di attività ed eventi dedicati a Dio, da svolgere nel santuario. La voce di Dio non risuona nel pieno delle attività lavorative o in un momento di doveri giornalieri. Essa risuona in un momento di silenzio e riposo. Molti di noi, che sono occupati nel servizio ecclesiastico o sociale, non riescono a capire perché non possono sentire la voce di Dio nella loro vita privata, anche se spendono così tanto tempo a lavorare per Lui. Queste persone spesso si sentono vuote, e abbandonano l’incarico perché non hanno mai imparato a stendersi nel santuario di Dio ogni giorno, a lasciar riposare le loro anime e ad ascoltare la voce di Dio.

“Ecco, io sto alla porta e picchio: se uno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli meco.” (Apocalisse 2:30)

Fa parte del programma del servizio al tempio di Dio prendere del tempo e ascoltarlo se vuoi servirlo di Samuele stava nel fatto che Egli trovò abbastanza tempo e spazio per coricarsi di fronte all’arca (parola) di Dio, e ascoltare la sua voce. Questo lo trasformò in una persona che “cresceva in statura, (sinonimo di saggezza nel vecchio testamento) ed era gradito a Dio come agli uomini.” (1 Samuele 2:26) Questo è ciò a cui Dio ha chiamato te e me.

* Alberto F. Mambrança, in Mozambico, Africa, ha studiato teologia all’università avventista di Fridensau, Germania. Dopo la laurea ha lavorato nel seminario avventista in Mozambico, dove ha contribuito all’istruzione di predicatori e missionari locali. Successivamente, si è trasferito a Bonn in Germania dove attualmente lavora come pastore. É sposato ed è padre di due figli.

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