Globalizzazione e Ecumenismo

imagesJohann Woligang Goethe, scriveva:

“L’errore ha il vantaggio che di esso si può sempre chiacchierare; la verità, bisogna subito adoperarla, altrimenti non esiste… La verità contraddice la nostra natura. L’errore invece no, e questo per una ragione semplicissima: la verità esige che noi riconosciamo la nostra limitatezza, l’errore c’illude d’avere capacità in un modo o nell’altro illimitate”.

Se desideriamo conoscere e vivere la verità ed essere liberi da ogni inganno, abbiamo bisogno di ritornare alla Bibbia, alla Parola ispirata, alla Verità.

L’illusione del CEC (Consiglio Ecumenico delle Chiese)

Nel XVI secolo, Papa Paolo III era alla prese con l’inesorabile sfida della Riforma. Vedendo affondare il suo mondo cattolico, egli cercò disperatamente una forza per contrattaccare i riformatori. In un giorno di settembre del 1540 egli trovò questa forza in un pugno d’uomini inginocchiati dinanzi a lui, che promettevano di andare ovunque egli avesse comandato, in qualsiasi momento, senza sollevare obiezioni. Fu così che nacque l’ordine dei Gesuiti, istituito da S. Ignazio di Loyola, il quale sentenziò:

«Se qualcosa appare bianco ai nostri occhi, ma l’autorità della chiesa lo definisce nero, dobbiamo affermare senza alcun dubbio che è nero, e lo è certamente» (cit. da Fausto Salvoni, in Dal Cristianesimo al Cattolicesimo, pag. 267).

I gesuiti Heinrich Fries, Karl Rahner, nel loro libro “Unity of the Churches, An Actual Possibility” (Unità della Chiesa, una possibilità effettiva), tradotto dal tedesco da Ruth C. L. Gritsch e Eric. W. Gritsch (New York; Paulist Press, 1985), cit. da Lewis R. Walton, in “Omega”, pag. 213 – 217), presentano otto tesi che costituiscono un piano di diverse tappe, intese a ricondurre le chiese protestanti sotto l’ombrello Cattolico. Le quattro tappe fondamentali sono:

1. Prima tappa – E’ importante corteggiare silenziosamente gli intellettuali delle chiese che volete influenzare. Sulla base della loro conoscenza teologica, dichiara Rahner, questi dirigenti possono decidere in favore dell’unità della chiesa… Nessuno sa parlare il linguaggio di una chiesa meglio di uno che ne fa parte.

2. Seconda tappa – In considerazione del fatto che i protestanti liberali non si preoccupano più di tanto della dottrina, è importante insistere sui punti di convergenza. Inoltre, una congregazione media nelle chiese protestanti di solito pratica un tipo d’obbedienza ai loro dirigenti di chiesa – che è normale nella Chiesa Cattolica – pertanto non si deve quindi sopravvalutare il pericolo di ribellione.

3. Terza tappa – Quando l’idea dell’unificazione avrà guadagnato la simpatia generale, si dovrà formare un’unione ecumenica di chiese dove le rispettive denominazioni resteranno tali e quali; nel senso che l’organizzazione di ciascuna rimarrebbe intatta. In questo modo esse avranno l’impressione che nulla è cambiato. Nel futuro, tutte le singole comunità, in apparenza indipendenti, saranno invitate ad accettare il Papa come “garante di diritto” dell’unità della chiesa. L’aspetto pratico consiste nell’applicare la tecnica degli scambi di pulpiti e evidenziare che in fondo tutti amiamo Gesù.

4. Quarta tappa – Cercare di abolire, in qualche modo, la dottrina perché fonte di controversia. Il piano di Rahner – Fries, non consentiva ad alcun membro, di chiesa facente parte di quest’unione, di rigettare il dogma di un membro di un’altra comunità. Tutto deve essere accettato, e nessuno dovrebbe rifiutare qualcosa. In questo modo gli autori, inducevano i protestanti ad avere una tacita tolleranza riguardo il dogma della preminenza giuridica e dell’infallibilità del Papa.

Di fronte alle speranze utopistiche delle prime riunioni del CEC, il papa Pio XI espose nell’enciclica «Mortalium animos» del 1928, la vera unità della Chiesa. In essa si sottolinea che «la via dell’unità è una sola: ritorno alla Chiesa Madre, quella cattolica» (K. Bihlmeyer – H. Tuechle, Storia della Chiesa vol. IV – L’epoca moderna, pag. 427).

Nei documenti post-conciliari del Vaticano II, a pag. 515, troviamo la seguente dichiarazione:

“Quando gli ostacoli che ritardano la comunione ecclesiastica saranno superati, l’unità di tutti i cristiani può infine essere stabilita, celebrando un unico mistero eucaristico”.

Vittorio Sainati dell’Università di Pisa, sostiene che

“Nei decenni post-conciliari è divenuta abituale un’interpretazione ecumenica dei documenti del Vaticano II. Cattolici e non cattolici sembrano concordi nel rivedere l’immagine di una chiesa ormai liberata da ogni ipoteca costantiniana o teocratica: l’immagine di una Chiesa libera e dialogica, aperta alle cosiddette «realtà terrestri» e disposta al confronto. Una Chiesa, dunque, di proposta. E senza dubbio non mancano documenti orientati intenzionalmente in questo senso: si pensi alla “Dichiarazione” Dignitatis humanae, con la sua celebrazione della libertà religiosa, o alla “Costituzione pastorale” Gaudiuni et spes, col suo tentativo d’inserzione del discorso ecclesiale nella problematica etico-politica del mondo contemporaneo. Ma, sotto queste aperture di superficie, ritroviamo poi la conferma dei postulati ecclesiologici tradizionali: l’identificazione dell’unica Christi Ecclesia con la Chiesa istituzionale e gerarchica; la successione apostolica dei vescovi (con l’implicito carattere sacrale della gerarchia), il primato del Pontefice romano; la tesi dogmatica dell’infallibilità magisteriale; il carattere privilegiato delle interpretazioni scritturali del Magistero come motivo di discriminazione teologica tra l’ortodossia cattolica e le Chiese riformate; ecc. Su questa base è giocoforza riconoscere l’inesistenza delle condizioni necessa­rie all’attuazione di un dialogo effettivamente ecumenico (cioè irriducibile a una sorta di semplice galateo caritativo, dove la Chiesa gerarchica parla, mentre «l’altro» o il «diverso» è soltanto invitato all’ascolto). (Vittorio Sainati, Il Cristianesimo verso il duemila: problemi e prospettive, in Rivista Protestantesimo 54, 1999, 89-97, pag. 95).

Paolo VI in occasione dell’anno santo (1975), in Der Protestant, 24 aprile 1975, pag. 35, seguendo le tracce del suo predecessore affermò: Roma invita tutti i credenti ad entrare nel gregge di Cristo, di cui il primo guardiano e pastore è il Papa.

Il medesimo pensiero fu espresso a Gerusalemme, nel 1964, al patriarca Atenagora di Costantinopoli e, nel 1969, al Consiglio Mondiale delle chiese a Ginevra (Paolo VI al Consiglio ecumenico di Ginevra, 1969, in Der Protestante, 16 agosto 1973, pag. 62).

Nell’enciclica «Ut unum sint», di Giovanni Paolo II, n° 88, 89 e 80, “Il ministero d’unità del Vescovo di Roma”, leggiamo:

“Tra tutte le Chiese e Comunità ecclesiali, la Chiesa cattolica è consapevole di aver conservato il ministero del successore dell’apostolo Pietro, il Vescovo di Roma, che Dio ha costituito quale perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità, e che lo Spirito sostiene perché di questo essenziale bene renda partecipi tutti gli altri.

In occasione dell’incontro al Consiglio Ecumenico delle Chiese a Ginevra, il 12 giugno 1984, la convinzione della Chiesa cattolica di aver conservato, in fedeltà alla tradizione apostolica e alla fede dei Padri, nel ministero del Vescovo di Roma, il segno visibile e il garante dell’unità, costituisce una difficoltà per la maggior parte degli altri cristiani, la cui memoria è segnata da certi ricordi dolorosi. Per quello che ne siamo responsabili, con il mio Predecessore Paolo VI imploro perdono.

E tuttavia significativo ed incoraggiante che la que­stione del primato del Vescovo di Roma sia attualmente diventata oggetto di studio, immediato o in prospettiva, e significativo ed incoraggiante è pure che tale questione sente quale tema essenziale non soltanto nei dialoghi teologici che la Chiesa cattolica intrattiene con le altre Chiese e Comunità ecclesiali, ma anche più general­mente nell’insieme del movimento ecumenico. Recent­emente, i partecipanti alla quinta assemblea mondiale la Commissione «Fede e Costituzione» del Consiglio Ecumenico delle Chiese, tenutasi a Santiago de Campostela hanno raccomandato che essa «dia l’avvio ad un nuovo studio sulla questione di un ministero universale dell’unità cristiana». Dopo secoli di aspre polemiche, le altre chiese e Comunità ecclesiali sempre di più scrutano con uno sguardo nuovo tale ministero di unità”.

Il gesuita Malachi Martin sostiene che una delle verità fondamentali ed inequivocabile della Cattolicesimo, è che “la Chiesa Cattolica è l’unica e vera chiesa fondata da Cristo, alla quale tutti, uomini e donne, devono appartenere se vogliono essere salvati dalla condanna eterna” (“Las Llaves de Esta Sangre” (Spagnolo), pag. 669).

La rivista «Presenza Cristiana», aprile 98, pag. 37, Marcello De Stefano, nel dossier «Wojtyla, Coscienza vigile del Mondo», riferendosi alla storica giornata di Assisi 1986 (27 ottobre), afferma che quell’incontro è stato «un vero capolavoro del pontificato… e che quell’incontro s’inseriva nel cammino tracciato dal Vaticano II… In quel giorno le grandi religioni hanno iniziato un cammino comune per la pace nel mondo… un incontro di respiro universale e mondiale, fra i capi delle religioni, fra la gente da loro rappresentata».

Il successivo incontro ad Assisi, per la pace dei Balcani, tenutosi il 9 e il 10 gennaio del 1993, limitato all’Europa, rispondevano 47 rappresentanze cristiane, ebraiche e mussulmane (ibidem, pag. 39).

vaticanoQuesto programma ecumenico inteso a raccogliere tutte le religioni sotto «l’ombrello cattolico», ha avuto il suo culmine in occasione del «Giubileo 2000». Infatti, lo scopo dichiarato del giubileo era quello di unificare il mondo sotto quell’unico garante storico – politico dello Stato Vaticano.
La pubblicazione del rapporto dell’ARCIC III, del 15.05.99 (data indicativa), intitolato “Il dono di Autorità” formulato dalla commissione internazionale paritetica Anglicana – Cattolica romana, include molti riferimenti al Vescovo di Roma e alla sua identificazione in termini di primato universale, o capo di tutte le chiese. Nel rapporto si sottolinea che: “Nell’ambito del suo più ampio ministero, il Vescovo di Roma offre un ministero specifico riguardo al discernimento della verità, come un’espressione di primato universale”.

Tutto questo non può essere accettato da quanti pongono il Vangelo di Cristo al centro della loro esperienza.

“Noi siamo perfettamente consapevoli delle conclusioni di questa commissione internazionale e del suo desiderio di realizzare l’unità fra le chiese”, dice Jan Paulsen, presidente mondiale della Chiesa Cristiana Avventista. “Noi riaffermiamo la nostra posizione storica, la quale è in armonia con la dichiarazione della riforma secondo la quale l’autorità spirituale è attribuita soltanto alla Bibbia come Parola di Dio, e non ad un individuo. Noi continuiamo a mantenere questa convinzione come comunità di credenti cristiani”.

Nella Bolla di indizione, Incarnationis mysterium, del Grande Giubileo dell’anno 2000 troviamo le seguenti parole:

“Possa il Giubileo favorire un ulteriore passo nel dialogo reciproco fino a quando un giorno, tutti insieme ebrei, cristiani e mussulmani – ci scambieremo il saluto della pace… Nessuno in questo anno giubilare voglia escludersi dall’abbraccio del Padre. Nessuno si comporti come il fratello maggiore della parabola evangelica che si rifiuta di entrare in casa per fare festa” (pag. 5). 24).

Giovedì 29 ottobre, 1999 – 13 anni dopo Assisi – cinque bracieri ardono con una fiamma che simboleggia le religione dei cinque continenti. C’è un grande silenzio nella piazza. Meditano in profondo raccoglimento cristiani e mussulmani, ebrei e buddisti, scintoisti e zoroastriani, bahai, pellerossa e i fedeli delle nuove religioni giapponesi. Il messaggio è unanime: <>. Woytjla dice: «Ho sempre creduto che i leader religiosi hanno un ruolo vitale nell’alimentare una speranza di giustizia e di pace, senza cui non ci sarà un futuro segno dell’umanità» (Repubblica 19.10.1999).

“Duecentoventicinque rappresentati delle Chiese di tutto il mondo, hanno lavorato intensamente per 5 giorni e in un breve decalogo hanno fissato i principi fondamentali della collaborazione fra le religioni per il XXI secolo. Rispettare ogni credo e imparare ad apprezzare le differenze, è il primo dei comandamenti” (Repubblica 19.10.1999).

Domenica 31 ottobre 1999, Corriere della Sera, pag. 33, riporta il grande evento ecumenico tra Cattolici e Luterani, nelle seguenti didascalie:

«Cattolici e Luterani, il giorno della pace». «Un evento storico, dopo quattro secoli di scomuniche». «I rappresentanti delle due Chiese oggi ad Augsburg, in Baviera», una «Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione».

Ishamael Noko, segretario generale della Federazione luterana mondiale, ha così commentato l’evento:

“La dichiarazione congiunta appartiene all’unico movimento ecumenico mondiale. Il messaggio della dottrina della giustificazione non è di esclusivo possesso delle Chiese luterane e cattoliche. Questo messaggio, in quanto espressione del Vangelo, costituisce – come ebbe ad affermare Martin Lutero – «il vero tesoro della Chiesa»… La dichiarazione, costituisce uno speciale messaggio di pace per l’Europa e per il mondo”.

Martedì 18 gennaio 2000 – all’inizio della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani – i «fratelli separati» di ventidue Chiese cristiane – la maggiore concentrazione dai tempi del concilio vaticano II – si ritrovano con il Papa in un rito comune, nell’apertura della porta Santa di San Paolo per il Giubileo 2000.

Le chiese presenti:

  • I patriarchi greco ortodossi di: Alessandria, Antiochia, Gerusalemme
  • Patriarcato ecumenico di: Mosca e di Serbia
  • Il patriarcato ortodosso di Romania
  • Le chiese ortodosse di: Grecia, Polonia, Albania, Finlandia
  • Il patriarcato Copto-ortodosso d’Alessandria
  • Il patriarcato siro – ortodosso d’Antiochia
  • Le chiese: Apostolica Armena – Assira d’Oriente – Vetero Cattolici –
  • Pentecostale – il Cattolicosato di Cilicia degli Armeni.
  • La comunione Anglicana
  • La federazione Luterana mondiale
  • Il consiglio metodista mondiale
  • I discepoli di Cristo
  • Consiglio ecumenico delle Chiese di Ginevra

Le chiese assenti:

  • Alleanza riformata mondiale: Calvinisti; riformati presbiteriani e Valdo Metodisti
  • Alleanza battista mondiale
  • Avventisti
  • Una parte delle Chiese pentecostali di orientamento <>

Perché queste comunità, non hanno partecipato e/o hanno ritirato i loro rappresentanti dalla commissione per la preparazione del Gran Giubileo? Non certamente per una visione profetica – dottrinale, ma per via delle “indulgenze”.

Il presidente della Federazione delle chiese evangeliche italiane (FCEI), Domenico Tomasetto, sostiene che «in quella celebrazione noi non potevamo esserci per via delle indulgenze, ma il cammino comune è stato avviato… E’ stato proprio sulle indulgenze, che il delegato riformato e quello battista si sono ritirati a suo tempo dalle commissioni giubilari» (Corriere della sera, mercoledì 19 gennaio – 2000)

Il Giornale, venerdì 9 marzo 2001, da Berlino Salvo Mazzolini:

“I protestanti tedeschi disposti a farsi rappresentare dal Papa – Gli evangelici annunciano: “Siamo favorevoli a considerare il Pontefice come figura e voce di tutta la cristianità”.

“Il quotidiano Die Welt parla di globalizzazione che ha raggiunto anche la sfera pastorale. Anche le chiese sentono il bisogno di affrontare insieme le sfide derivanti da un mondo sempre più senza barriere soprattutto nel campo delle religioni”.

Il dramma del mondo evangelico – protestante

Il mondo evangelico è veramente evangelico? L’affermazione «La sola Scrittura» è ancora da ritenersi valida per il mondo evangelico – protestante?

Rispondiamo a queste domande con un’altra. E’ possibile pervenire alla formulazione di una sorta di identikit del mondo evangelico radicale e protestante sulla base di una serie di affermazioni teologiche generalmente condivise, anche se con contenuti teologici diversi?

Identikit dottrinale evangelico – protestante

  1. La divina ispirazione e totale inerranza di tutte le Sacre Scritture intese come Parola di Dio, suprema autorità in materia di fede e di condotta.
  2. Il dogma trinitario
  3. La corruzione della stirpe umana a causa del peccato, la salvezza solo per fede nella morte espiatoria di Gesù Cristo e nella sua risurrezione.
  4. Lo Spirito Santo come Persona che convince il mondo di peccato, dà nuova vita al peccatore che si ravvede, dimora in lui come fattore di santificazione, è forza e guida del credente.
  5. La chiesa come comunità di soli rigenerati e battezzati col battesimo dei credenti, indipendente e autonoma da ogni potere.
  6. L’eucarestia.
  7. La netta separazione della chiesa dallo Stato.
  8. La risurrezione corporale dei morti ed il giudizio.
  9. Il ritorno del Signore alla fine dei tempi.
  10. Una vita eticamente irreprensibile.

In questo decalogo mancano due dottrine che fanno parte anche nell’insegnamento cattolico. La prima riguarda la natura dell’uomo. Il 90% delle comunità protestanti – evangeliche credono nell’immortalità dell’anima. La seconda è l’osservanza della domenica pagana al posto del Sabato cristiano. Tutte le chiese protestanti, evangeliche, ortodosse credono nell’una o nell’altra dottrina o in entrambe.

Il teologo protestante Jean Cadier, in Christianisme Sociale, pag. 318, 1973, scriveva:

“I riformati come gli altri sono più sottomessi alla tradizione di quanto lo vogliono riconoscere. Sulla questione della domenica, del lavanda dei piedi…, del battesimo dei bambini…l’apporto della tradizione è stato nettissimo. Allorché una confessione cristiana, come gli Avventisti, inizia su questi difficili soggetti nel nome della Scrittura; una controversia con i riformati, essa è in anticipo vittoriosa, e i testi con i quali la nostra chiesa difende la sua posizione, al di fuori del ruolo della tradizione, e senza invocare lo spirito della rivelazione, sono rari e non apportano l’adesione. Noi preferiamo dirlo molto chiaramente e affermare che c’è una tradizione protestante”.

E. G. White sostiene che “Satana farà cadere l’uomo nelle sue insidie per mezzo di due grandi errori: l’immortalità dell’anima e l’osservanza della Domenica (GC., pag. 428). “Le chiese protestanti hanno molto di anticristiano nel loro seno e sono ben lungi dall’essersi riformate… da ogni corruzione ed empietà” (GC., pag. 281).

Nel libro “Perché siamo cattolici e non protestanti”, ed. Paoline, in riferimento all’osservanza della domenica e la tradizione, pag. 67,68,69, si afferma che

“quando i protestanti osservano la domenica al posto del Sabato settimo giorno, questi possono giustificare un tale cambiamento solo col conforto della tradizione… che non possono trovare neppure un testo di Scrittura che fissi il loro giorno di riposo festivo. Se abolirono il sabato e lo sostituirono con la domenica, come fecero, ciò fu senza alcuna base di Scrittura. Non è chiaro dunque che in ciò si conformano alla tradizione?”.

Adesso possiamo comprendere chiaramente come il mondo evangelico – protestante non si è mai staccato pienamente dalla Chiesa Cattolica. In questo modo il protestantesimo è pagano quanto il cattolicesimo e, non può in alcun modo sostenere «la sola scrittura». Il vangelo e i riformatori, sono stati traditi dai loro successori rifiutando di accettare altre verità. E’ triste! Ma vero!

Conclusione

“…Il cattolicesimo, in quanto sistema, non è oggi in armonia col Vangelo di Cristo più di quanto non lo fosse nei precedenti periodi della sua storia. Se le chiese protestanti non fossero anch’esse immerse in profonde tenebre, riconoscerebbero i segni dei tempi. La chiesa romana è lungimirante nei suoi piani e nei suoi metodi di azione. Essa escogita ogni mezzo per estendere il proprio influsso e accrescere la propria potenza… sta guadagnando terreno da ogni parte” (GC pag. 411, 412).

“Il più grande bisogno del mondo è il bisogno di uomini: di uomini che non si possono né comprare né vendere; di uomini che sono fedeli e onesti fino nell’intimo della loro anima; di uomini che non hanno paura di chiamare il peccato col suo vero nome; di uomini la cui coscienza è fedele al dovere come l’ago magnetico lo è al polo; di uomini che staranno per la giustizia anche se dovessero crollare i cieli” (Principi di Educazione Cristiana, pag. 48).

Gesù ritorna, sei pronto per incontrarlo?

Past. Francesco Zenzale

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