I sette suggelli

Capitoli 6 e 7

cavalli   Introduzione

Le lettere alle sette chiese rimarcavano situazioni circostanziate in rapporto alla posizione della chiesa: l’apostasia e l’infedeltà, con un invito al pentimento ed il ritorno al primo amore. I capitoli 4 e 5 considerano la redenzione dell’uomo in rapporto al piano della salvezza che Dio ha operato in Gesù, mediante l’opera della Spirito Santo. La visione dei sette sigilli, evidenzia le sue oppressioni, le sue violenze e le sue persecuzioni, e con essi inizia la vera e propria predizione apocalittica, relativa al futuro: «ti mostrerò le cose che devono avvenire in breve» (Ap. 4:1).

Com’è accaduto per i messaggi alle sette chiese, il verbo «venire» è il leit motiv che attraversa i sette sigilli; cosa che suggerisce una progressione nel tempo:

1 sigillo: «Vieni» (6:2)
2 sigillo: «Vieni» (6:3)
3 sigillo: «Vieni» (6:5)
4 sigillo: «Vieni» (6:7)
5 sigillo: «Fino a quando?» (6:10)
6 sigillo: «Egli è venuto» (6:17)
7 sigillo: Scende il silenzio (8:1)

“L’imperativo «vieni» pronunciato regolarmente da ognuna delle quattro creature viventi, non è indirizzato certo a Giovanni e si applica solo parzialmente al cavallo che appare il quel momento. In realtà l’invocazione è indirizzata all’Agnello e riguarda la venuta di Gesù Cristo, la «parusia». Il verbo greco erchestai è, in effetti, il termine tecnico usato nell’Apocalisse per designare la venuta di Cristo (Apocalisse 1:4,7,8; 2:5,16; 3:1 1; 4:8; 16:15: 22:7,12,17,20). É la stessa forma imperativa, erchou, che compare alla fine del libro per esprimere la preghiera supplice (22:7,20). Al quinto sigillo, si alza il grido «fino a quando?» (6:10) gravido d’impazienza. É il grido di coloro che sono giunti al tempo della fine (Daniele 8:14). Nel sesto sigillo, il ritorno è vissuto come un avvenimento contemporaneo: «Egli è venuto». Infine, il settimo sigillo non parla più di ritorno. Siamo immersi nel silenzio. Niente deve più accadere. Ci siamo” (J. Doukhan, op. cit. pag. 73).

I sette sigilli sono posti sul cammino della storia come dei pali indicatori della venuta dell’Agnello, nell’attesa del regno di Dio. I sette sigilli, come le sette lettere alle chiese, devono essere interpretati in senso profetico.

Panorama generale profetico dei 7 sigilli

Suggello Raffigurazione – periodo Significato
1. sigillo Cavallo Bianco – 1° 2° sec. La chiesa Apostolica
2. sigillo Cavallo Rosso – 2° e 4° sec. La chiesa perseguitata
3. sigillo Cavallo Nero – 4° e 6° sec. La chiesa sale sul trono
4. sigillo Cavallo giallo – 6° e 16° sec. La chiesa domina il mondo
5. sigillo Le anime (credenti) sotto l’altare – 16° -19° sec. La chiesa fedele nell’attesa del giudizio e della salvezza.
6. sigillo I segni della fine -19° sec. fino al Ritorno di Cristo. Cataclismi – Mat. 24; Luc. 21:10s
Interludio 4 Angeli ritengono i venti delle guerre mentre i servitori di Dio sono suggellati.
7. sigillo Silenzio nel Cielo (?) Ritorno di Cristo

Apocalisse 6:1-2
Il cavallo Bianco

cavallo_bianco“Nel capitolo 19 dell’Apocalisse, la stessa immagine viene utilizzata per rappresentare la vittoria di Cristo: un cavallo bianco montato da un cavaliere incoronato (19:11-16). Notiamo, però, come la corona di questo cavaliere sia regale (in greco diadema). Anche se l’immagine del cavallo bianco del capitolo sesto riguarda Gesù Cristo in gloria, essa non si riferisce, comunque, alla venuta del regno. Gesù è vittorioso, ma non ancora sovrano. Certo, una battaglia è stata vinta, ma la guerra non è ancora finita. Nel nostro testo, il cavaliere viene descritto al momento della partenza, non a quello dell’arrivo: «Egli partì». La storia del cristianesimo e la sua conquista del mondo è partita bene. Questo è il tempo dei primi cristiani e della chiesa apostolica” (Idem. pag. 74).

Il primo secolo è caratterizzato dal trionfo dell’evangelo, infatti, i dati numerici della conquista delle anime, riportati nel libro degli Atti sono strabilianti per il periodo storico, si parla di 3000 persone che si battezzarono in occasione della Pentecoste (Atti 2:41), poi di cinquemila (Atti 4:4) ed infine le cifre non sono più calcolabili (Atti 16:5).

Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda il colore bianco. Il bianco, come origine dei colori, la somma dei colori stessi, dà un senso di silenzio, perché in esso tutto scompare, anche la nostra esistenza, ma è un silenzio che nasconde in sé infinite possibilità. É simbolo di un nuovo inizio, di una nuova vincente esperienza di vita; simbolo della speranza di vita, tipico dei grandi capi, qual è il Cristo. “Micael” (Dan. 12:1) il capo della chiesa (Ef.1:22), simboleggiato dal vincente cavaliere. In tutta l’Apocalisse, il colore bianco è un attributo celeste che è conferito a chi segue l’Agnello, simbolo della verginità spirituale (Ap. 14:4-5), attributo che viene quando una persona accetta Gesù come personale Salvatore e scende nelle acque battesimali (Ap.3:5; cfr Gal. 3:27).

Apocalisse 6:3-4
Il cavallo rosso

cavallo_rossoIl cavaliere che cavalca il cavallo rosso indica un periodo particolare della storia della chiesa, caratterizzato dalle persecuzioni imperiali del 2° e 3° secolo. Il cavallo con la grande spada, in mano al cavaliere, è simbolo delle persecuzioni e delle guerre anche nell’ambito stesso del cristianesimo: cristiani e ariani che lottano per il potere.

Nella parola di Dio, il colore rosso, è il simbolo naturale della vita, che si manifesta attraverso il sangue, è dunque il colore caldo della misericordia di Dio (1Giov. 5:7), ma è anche simbolo d’inquietudine, di confusione di turbamento della pace che il secondo cavaliere va seminando nel mondo, promuovendo divisioni e scissione tra le nazioni e i popoli; guerre civili e religiose. Sono parole che fanno eco al discorso profetico di Gesù, il quale parlando degli ultimi tempi disse. «voi sentirete parlare di guerre e di rumori di guerre» (Mat. 24:6.7).

Apocalisse 6:5-6
Il cavallo nero

cavallo_neroLa voce che esce dal trono, in mezzo alle quattro creature viventi, comanda di «non danneggiare né l’olio né il vino» (v. 6). Questa esclusione stupisce. Nella Bibbia ciascuno di questi alimenti ha un significato simbolico preciso:

  1. Il grano si riferisce alla parola di Dio (Deuteronomio 8:3, Matteo 4:4; Giovanni 6:46-51; Nehemia 9:15; Salmi 146:7).
  2. L’olio è simbolo dello Spirito di Dio (Salmo 45:8: Zaccaria 4:1-6)
  3. Il vino è una metafora del sangue di Cristo (Luca 22:20; 1Corinzi 11:25).

La distinzione tra una parte di grano e l’altra parte di vino e d’olio, richiama un’applicazione simbolica separata.

L’oracolo del terzo sigillo parla di carestia spirituale che metterebbe in crisi la parola di Dio, ma non il suo Spirito e il valore del sacrificio di Cristo. Si comprende allora, perché i simboli vengono suddivisi in due categorie. Essi corrispondono ai due elementi di un’alleanza biblica: l’umano e il divino. Sul versante umano, la chiesa ha perduto il senso della sua vocazione. Essa non provvede più ai bisogni spirituali e teologici (intellettuali) dei fedeli. Il popolo non viene nutrito. Lo studio della parola è negletto e la conoscenza s’impoverisce. Da parte di Dio, grazie all’influenza dello Spirito santo e al valore del sacrificio di Cristo, egli continua ad assicurare la salvezza agli uomini di buona volontà che esistono tra il suo popolo. Questa promessa è come un balsamo sulle ferite.

La profezia del terzo sigillo guarda al tempo (4° 5° secolo) in cui la chiesa è preoccupata dal successo temporale, tanto da negligere il compito di nutrire il popolo spiritualmente. Nel testo, questa preoccupazione economica e materialista è suggerita dal grano misurato e dal denaro che compra tutto. Anche qui, il simbolo è ambivalente. Evidenzia nello stesso tempo l’attenzione materialista della chiesa e la carestia spirituale dei cristiani, e le due cose vanno di pari passo. La chiesa si afferma, quindi, come un pote¬re temporale, con un territorio ben definito. L’Italia si è appena liberata dell’offensiva ariana (nel 538). La chiesa può prendere piede senza ostacoli. Come nota giustamente Y. Congar «Le basi per una visione gerarchico-discendente, e finalmente teocratica del potere», sono poste. Gregorio il Grande (590-604) è considerato il primo papa che «accentra le funzioni, i doveri e le responsabilità di capo di stato e della chiesa». Contemporaneamente al successo temporale e politico, la chiesa perde contatto con lo studio della Bibbia.

L’istituzionalismo e la tradizione sostituiscono poco alla volta il riferimento alla parola ispirata dalle Scritture. Questa lezione della storia della chiesa grida forte anche oggi e suona come un avvertimento per tutte le chiese che perdono dinamismo. Ogni volta che la chiesa ha concentrato i suoi sforzi soprattutto sulla pietra e la struttura, ne sono derivati frutti di miseria spirituale per il popolo. A forza di occuparsi delle cose relative, perde il contatto con l’assoluto.

Ma il rischio è ancora più grave. La storia mostra anche un altro pericolo. Forte di tutti i poteri e garantita sul piano politico, la chiesa si afferma d’autorità come depositaria della verità. Il dogma sostituisce la ricerca e il confronto con la Parola. A questo punto, siamo a un passo dall’intolleranza e dall’oppressione. E, presto, verrà compiuto” (J. Doukhan, op. cit. pag. 75, 78).

Il cavaliere nero ha una bilancia in mano; simbolo della mancata giustizia, da parte della chiesa e di una ridicola farsa, giacché l’oggetto che avrebbe dovuto essere un simbolo della giustizia è in realtà simbolo dell’ingiustizia, in quanto si adoperano due pesi e due misure ben diversi, a seconda che si tratti d’un ricco o d’un povero, d’un politico o di un semplice cittadino. La chiesa che avrebbe dovuto sostenere con la Parola, la giustizia divina e la verità salvifica, si applica nell’ingiustizia, nel sostenere false dottrine e si compiace del suo compromesso spirituale.

Apocalisse 6:6-8
Il cavallo giallastro

cavallo_gialloIl quarto cavaliere, che cavalca un cavallo livido (o giallastro, di colore cadaverico) percorre un periodo profetico più triste della storia del cristianesimo: il Medio Evo. Il cavallo giallastro, nelle scritture, evoca la persecuzione e la morte (Deuteronomio 28:49; Giobbe 9:26; Lamentazioni 4:19: Abacuc 1:8; Matteo 24:28).

In questo periodo la chiesa cattolica impersona la morte al massimo grado. Non soltanto il cavaliere si chiama «morte», ma è accompagnato per la prima volta da un secondo cavaliere che prende il nome di ades «soggiorno dei morti». Con questo nome la Settanta traduce il termine ebraico Scheol, cioè il luogo, lo stato dei morti. Le parole «morte» e «soggiorno dei morti» sono spesso associate nell’Apocalisse (1:18; 20:13-14).

Il quarto cavallo segna l’ultima tappa della «jihad» della chiesa. Le guerre sante, le inquisizioni e le persecuzioni. La quarta parte della terra, l’Europa, è in balia di un disastro senza scampo, soggetta alla fame e all’autodistruzione. Il potere dispotico della Chiesa cattolica è famelico del sangue dei martiri. Un’epoca dove la chiesa si rivela portatrice di morte e oppressione. Ella perseguita e persegue tutti coloro che, dal suo punto di vista, sono sospetti; tutti coloro che considera eretici e infedeli. Tempo di crociate, roghi, inquisizione e infine guerre di religione.

Apocalisse 6:9-11
Le vittime

Con il quinto suggello, il quadro cambia e cambiano anche i simboli, le cose che non hanno vita parlano, come se fosse entrata in loro l’energia vitale divina. Dal periodo buio del Medio Evo si passa al periodo della speranza, dei perché, del «fino a quando» (Ap. 6:10). Siamo nel 18°-19° secolo, periodo della riforma, del pietismo, della riscoperta della Parola di Dio e di alcune sue verità: la salvezza per grazia, i comandamenti di Dio, il sabato, il battesimo per immersione, ecc…

Troviamo un’immagine familiare del culto d’Israele, precisamente l’altare degli olocausti, che si trovava nel cortile del tempio, dove il sangue della vittima, «dell’agnello», simbolo della giustificazione per fede, doveva essere versato per terra, letteralmente «sotto l’altare» (Lev. 4:7). Ci troviamo dunque di fronte ad un linguaggio simbolico, personificato, dove le cose inanimate parlano, i morti gridano a Dio di affrettare il tempo del giudizio.

“Nel quinto sigillo udiamo le voci di quelle vittime. La storia non è più raccontata a partire dalle vicende dell’istituzione che perpetrava l’oppressione, ma viene data la parola alle vittime stesse. Il profeta non vede più né cavalli né creature, ma uomini e donne che sospirano e invocano il giudizio di Dio” (Idem. pag. 80).

Giovanni vide in anticipo coloro i quali, attraverso i secoli, sono stati sacrificati per amore della verità dell’evangelo e, come se fossero vivi, invocano il giudizio e simbolicamente essi gridano: «fino a quando?». Stessa espressione contenuta nel libro di Daniele:

“Udii un santo parlare e un altro santo dire a quello che parlava: «Fino a quando durerà questa visione: il sacrificio quotidiano abolito, la desolazione dell’iniquità, il santuario e la milizia calpestati?». Gli rispose: «Fino a duemilatrecento sere e mattine: poi il santuario sarà rivendicato». (Dan. 8:13-14)”.

“Alla domanda: «Fino a quando?» l’angelo risponde collocando il giudizio nel tempo: «Fino a duemilatrecento sere e mattine; poi il santuario sarà purificato» (Dan 8:14). La purificazione del santuario, nel linguaggio levitico, indica la festa dell’espiazione, o Kippur, ossia il giudizio cosmico di Dio. É il momento in cui, secondo Daniele 7, nel testo parallelo, «… si tenne il giudizio e i libri furono aperti» (v. 10).

Il quinto sigillo ci trasporta fino al tempo in cui il giudizio inizia nelle sfere celesti. Secondo questa visione, non siamo ancora alla fine dell’umana sofferenza. L’avvenimento della salvezza definitiva è rinviato al momento in cui il numero dei salvati sarà completo (Ap 6: 11). Perché la salvezza sia effettiva, occorre la presenza di tutti. La salvezza dell’individuo implica quella dell’universo intero. La salvezza è cosmica o non esiste. Non si può essere salvati nelle condizioni attuali, perché il regno di giustizia esige una purificazione, una creazione di un’altra natura. Questa è la lezione fondamentale del Kippur” (Idem. pag. 82).

Nel quinto suggello possiamo cogliere due insegnamenti fondamentali: il primo relativo allo stato dei morti e il secondo in rapporto alle vesti bianche.

Circa la condizione dell’uomo dopo la morte, la Parola ispirata, chiaramente sottolinea che essi «dormono» (1Tess. 4:13; Giobbe 14:12; Giov. 11:11; Luc 8:52; At. 7:60) e che non sanno nulla e non possono lodare il Signore (Eccl. 9:5-6; Sal. 94:17; 115:17; Is. 38:18; Eccl. 9:10) e che risusciteranno quando Gesù ritornerà (1Tess. 4:13-18; 1Cor. 15).

Le vesti bianche (Ap 1:13; 3:4-5,18; 4:4; 6:11; 7:9-13; 15:7; 16:15; 19:8), rilevano che l’unico accesso alla vita eterna è offerto da Cristo Gesù, il quale conferisce a chi lo accetta, mediante il battesimo, la purezza del suo carattere (Col.3; Gal. 3:27; Ap. 3:5; ecc.). Il battesimo è la “porta” per cui è possibile accedere a Dio, è una condizione di salvezza (Mc.16:16). I credenti necessariamente “devono imbiancare le loro vesti nel sangue dell’Agnello” (Ap. 7:14). Nel giorno del giudizio, se noi vogliamo essere salvati e godere di benedizioni eterne, dobbiamo presentarci davanti al trono di Dio e dell’Agnello “vestiti di vesti bianche” (Ap. 7:9).

Apocalisse 6:12-14
Sconvolgimenti cosmici

“Al grido delle vittime schiacciate, che anelano alla liberazione di Dio, risponde ora il grido di terrore degli oppressori che tremano alla collera di Dio. L’apertura del sesto sigillo rivela l’altro lato della giustizia di Dio. Nel quinto sigillo, il giudizio di Dio riguardava le vittime il cui sangue versato, «grida vendetta sugli abitanti della terra» (v. 10). Il giudizio ha come scopo la loro salvezza, protagonista il Dio della grazia che dona una «veste bianca». Ora, il giudizio si rivolge all’oppressore e vede in scena il Dio della giustizia che colpisce gli abitanti della terra con la sua collera. Le due facce di Dio sono complementari e svolgono la stessa opera di salvezza. Per salvare davvero, Dio deve necessariamente passare da una nuova creazione. Con tutto quello che implica in termini di sconvolgimento e rinnovamento, ma anche di annientamento del vecchio ordine di cose” (Idem. pag. 83).

Esistono pochissimi testi apocalittici scritti in modo così incisivo e drammatico, dove ci viene pennellata la serie delle spaventose catastrofi cosmiche, che precederanno il Giorno dell’ira di Dio (Ap. 6:17). In questa descrizione, sono stati fusi quadri vetero-testamentari (Isaia 13:9-10; 34:4; 50:3; Ezech. 32:7-8; Gioele 2:10; 3:4; Amos 8:9) e testi neo-testamentari (Marco 13:24-27; Mat.24:29-30).

Il quinto suggello percorre il periodo che va dal 19° secolo, inizio del giudizio preliminare, fino al ritorno di Cristo Gesù. L’apocalisse di Giovanni e quella di Luca (Lc 21:10-12) enumerano, seppure non nello stesso ordine, sette piaghe o flagelli.
c 21:10-12) enumerano, seppure non nello stesso ordine, sette piaghe o flagelli.

Luca 21:10-12

Apocalisse 6:1ss.

Guerre Guerre
Lotte civili Lotte civili
Terremoti Carestie
Epidemie Persecuzione degli eletti
Segni nel cielo Terremoti
Persecuzione degli eletti Segni (Silenzio) nel cielo

Siamo vicini alla resa dei conti, «l’apertura del sesto suggello rivela gli sconvolgimenti che si produrranno nella natura immediatamente avanti il gran giorno della collera dell’agnello» (L. Bonnet, in A. Pellegrini, Il Popolo di Dio e l’Anticristo, p. 752), e strapperà agli uomini il grido: «É venuto il gran giorno della sua ira, e chi può reggere in piè?».

“Tutta l’umanità cade in disperata confusione e viene presa dal timor panico. L’angoscia non fa differenze, non rispetta posizioni altolocate e condizioni di privilegio. Proprio coloro che si presentavano come potenti della terra, tanto sicuri di sé, facendosi addirittura adorare come dèi, appaiono ora piccoli ed inermi come gli schiavi, che, strano a dirsi, vengono nominati persino prima dei liberi (Apoc. 6:15). Si sentono i primi accordi degli impressionanti passi scritti, nel nostro secolo, dal filosofo Martin Heidegger sull’angoscia esistenziale dell’uomo. «Il mondo non è più in grado di offrire nulla, e altrettanto si dica della coesistenza altrui… L’angoscia isola… Nell’ angoscia l’uomo si trova in disagio… e il disagio a sua volta significa che egli non si sente a casa sua». L’angoscia strappa al mondo ogni sua attrattiva affascinante, per cui si ripiega su di sé e non riveste più alcuna importanza” (A. Lappe, op.cit., p. 114).

Capitolo 7
Interludio: gli eletti

“Prima di descrivere il giorno terribile dell’ira di Dio, il profeta apre una parentesi e la sua visione si sofferma su coloro che «possono resistere» (Ap 6:17). La collera è trattenuta per un istante, il tempo per suggellare con un segno distintivo coloro che devono essere salvati. La situazione ricorda l’uscita dall’Egitto, quando l’angelo della morte aveva risparmiato gli israeliti grazie al segno di sangue che era stato asperso sugli stipiti delle porte (Es 12:23), anche in quella circostanza l’obiettivo era la terra promessa (v. 25). Questa volta, però, lo scenario abbraccia tutta la terra. I quattro venti del cielo che trasportano l’ira di Dio, soffiano dai quattro «canti della terra», cioè dappertutto (Daniele 7:2)” (J. Doukhan op. cit. pag. 86).

Gli angeli trattengono i venti delle guerre, fino a quando i servitori di Dio siano segnati con il suggello di Dio. Questa scena è identica a quella di Ezechiele (cap. 9:4-6); il segno utilizzato da Ezechiele per marcare è la lettera «T». Il marchio dell’elezione divina viene impresso sulla fronte in contrasto con il marchio o impronta della bestia, impresso, sui malvagi «sulla mano destra o sulla fronte» (Apoc. 13,16; 19,20). Per gli uni il marchio della disobbedienza a Dio, della perdizione eterna, impresso dalla bestia ostile alla volontà di Dio; per gli altri il marchio della fedeltà a Dio, della salvezza eterna.

“Accanto alle turbolente scene dell’angoscia e della disperazione è stata messa,volutamente in netto ed immediato contrasto , la descrizione degli eletti segnati col marchio celestiale. Una non meno tesa atmosfera di calma annunzia qualcosa d’inatteso: «Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra redenzione è vicina»” (A. Lapple, op.cit. p.114).

“La loro fronte è segnata da un sigillo. L’operazione è eseguita da un angelo che viene dall’est, da dove nasce il sole, la vita e la luce. Dall’est viene la speranza, il giardino dell’Eden (Gn 2:8), il re salvatore Ciro (Is 41:2) viene anch’egli dall’est e infine il Dio salvatore stesso verrà dall’oriente (Ez 43:2). Contrariamente agli altri sigilli portatori di messaggi di morte, questo sigillo proviene dal Dio della vita (Ap 7:2). In contrasto con tutti quei sigilli che annunciano il giudizio e la distruzione della terra, quest’ ultimo parla di salvezza e di creazione. Questo sigillo si distingue già per la sua funzione. I precedenti garantivano la chiusura di un documento, mentre questo ultimo indica l’appartenenza a qualcuno” (Idem. pag. 87).

Il numero dei segnati, 144.000, composto da 12×12, è simbolico. «Il numero dodici, qui intensificato, è il numero dell’alleanza tra Dio e il suo popolo (quattro è il numero della terra, moltiplicato tre, il numero di Dio). É altresì il numero delle dodici tribù d’Israele, elencate nel testo stesso (Ap 7:4-8). Ogni tribù comprende dodicimila persone. Quanto al numero mille che moltiplica il dodici, si può dire che esso non traduce soltanto l’idea di moltitudine (Giudici 15:15; 1 Cronache 12:14, 16:15: Salmi 91:7), ma anche quella di tribù (secondo l’etimologia ebraica). In ebraico, la parola elef (mille designa la tribù, la folla, il clan, il reggimento (Esodo 18:21; Deuteronomio 33:17; Giudici 6:15; Numeri 1:16; Giosuè 22:21). Il numero dodicimila significa, dunque, la tribù in tutta la sua pienezza.

Ora, al tempo di Giovanni, la maggior parte delle tribù in quanto tali, erano scomparse. Restavano Giuda, Beniamino e Levi. Concludiamo che l’Israele di cui si parla qui non è quello letterale. Il ritmo regolare della lista delle tribù, rafforza questa impressione di pienezza e di perfezione. Siamo di fronte ad un esercito in parata. D’altra parte, la parola greca okhlos tradotta qui con «folla» significa ugualmente «esercito»; i versi 9 e 10, descrivono, in effetti, un esercito vittorioso dopo la battaglia. Le vesti bianche, come le palme, fanno parte del rituale guerriero di celebrazione della vittoria
.
Nella simbologia del numero, nello stesso stile del testo, come nella descrizione della folla, la parola profetica trasmette lo stesso messaggio: i centoquarantaquattromila rappresentano Israele al gran completo. Si tratta di quel «tutto Israele», sognato dall’Apostolo Paolo (Rm 11:26), il numero «completo» dei salvati al quale fa allusione il quinto sigillo (Ap 6:11). Giovanni vede una folla multiculturale e multinazionale, vestita della stessa tunica bianca (7:9; 6:11) sopravvissuta all’oppressione (7:14; 6:9, 11). (Idem. pag. 89-90).

Capitolo 8:1
Settimo sigillo: Silenzio in cielo

Il versetto 1 del capitolo 8 fa parte del capitolo 7. Un silenzio di mezz’ora. In termini profetici, si tratta di una settimana. Nel cielo si fa silenzio, poi il Cristo discende per raccogliere gli eletti.

Un silenzio di morte, che sgomenta tutti i personaggi del grandioso dramma. É la calma prima della tempesta, prima della conclusione della storia dell’uomo senza Dio e l’inizio del Regno di Dio, dell’eternità, del trionfo del bene, della giustizia. Nei momenti difficili, i secondi possono diventare eternità, ma i credenti sono fiduciosi, l’Agnello è il loro garante.

“Nel linguaggio profetico, un giorno equivale a un anno, per cui, il tempo che otteniamo è di una settimana letterale. La storia umana termina come era cominciata, con un periodo equivalente a quello della creazione: la settimana di silenzio della fine fa eco alla settimana di silenzio del principio (Gn 1). Questa idea è largamente attestata nella letteratura ebraica. All’apertura del settimo sigillo si può finalmente decifrare il messaggio del libro: si tratta dell’annuncio della venuta di Dio e la promessa di una nuova creazione e di un nuovo mondo. Questa è la sola risposta a tutte le domande, a tutte le nostalgie, la sola soluzione a tutte le sofferenze” (Idem. pag. 92).

Per riflettere

  • In che misura siamo attenti ai segni dei tempi che annunciano il Ritorno di Gesù?
  • Battezzarsi perché?

Past. Francesco Zenzale

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