Il cammino secolare del cristianesimo

Le sette chiese Capitoli 2 – 3

settechieseIntroduzione

Nel secondo capitolo, è considerata la prima visione dell’Apocalisse. Piuttosto che una «rivelazione» speculativa relativa al futuro, si scopre una nuova dimensione di Gesù Cristo, il Signore, sempre disposto a prendersi cura dei suoi figli, tenendoli stretti «nella sua mano destra» (cfr. Giovanni 10:27-28).

Come nel libro di Daniele, le 7 visioni di S. Giovanni sono parallele e trovano il loro adempimento con l’evento del regno di Dio (1:19). I capitoli 2 e 3 non fanno eccezione. Queste chiese simboliche dipingono il cammino secolare del cristianesimo.

Pertanto, “Le sette chiese di cui parla Giovanni non devono essere comprese in senso strettamente letterale. Del resto, le chiese dell’Asia erano ben più di sette. Ricordiamo Colosse e Ierapoli menzionate nel Nuovo Testamento (Colossesi 1:2, 4:13). Le sette chiese rappresentano, essenzialmente, la chiesa nella sua totalità. Questa linea interpretativa che denomineremo «simbolico-profetica», è, in assoluto, la più antica. Essa è attestata in un manoscritto del III secolo d.C. (Canon Muratorianus, S.P. Tregelles ed. 19). Oltre a ciò, noteremo come il ritornello che conclude ognuna delle lettere sembra confermare questa impostazione: «Chi ha orecchie ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese» (Apocalisse 2:7,11,17,29; 3:6,13,22.). Le lettere sono destinate alle chiese e ogni credente, in tutte le epoche, potrà trarne alcuni insegnamenti. Questa intenzione è esplicitamente rivelata nella lettera centrale (la quarta, indirizzata a Tiatiri) che contiene l’espressione «tutte le chiese»” (Ap 2:23), (J. Doukhan, op. cit. pag. 37).

Gesù Cristo si presenta ad ogni chiesa con uno degli aspetti indicati nel primo capitolo ed i suoi messaggi sono enunciati con una progressione che rievoca il suo ritorno sempre più vicino:

  1. Efeso: «…colui che tiene le sette stelle nella sua mano destra e che cammina in mezzo ai sette candelabri» (Ap. 2:1).
  2. Smirne: «… colui che è il primo e l’ultimo, che fu morto e tornò in vita» (Ap. 2:8).
  3. Pergamo: «…Colui che ha la spada acuta a due tagli… Ravvediti dunque, altrimenti fra poco verrò da te e combatterò …» (Ap. 2:12,16).
  4. Tiatiri: «…colui che ha gli occhi come fiamma di fuoco… Soltanto, quello che avete, tenetelo fermamente finché io venga» (Ap. 2 18,25).
  5. Sardi: «…colui che ha i sette spiriti di Dio e le sette stelle… se non sarai vigilante, io verrò come un ladro» (Ap 3: 1,3).
  6. Filadelfia: «…colui che ha la chiave di Davide…Io vengo presto». (Ap. 3:7,11).
  7. Laodicea: «…L’amen, il testimone fedele e verace, il Creatore… Io sto alla porta…» (Ap. 3:14,20).

Apocalisse 2:1-7
Efeso

La città di Efeso, menzionata al primo posto, rivendicava a suo tempo a Pergamo la supremazia amministrativa nell’Asia minore. Era tra le sette comunità cristiane la più importante. Già nell’antichità, la città era stata resa celebre dal filosofo Eraclito (540 – 480 a. C.), nonché dall’ultima delle «Sette meraviglie del mondo», il tempio di Artemide, quattro volte più grande del Panteon di Atene e ornato di 117 colonne, alte più di 20 metri. Il teatro conteneva 24.500 spettatori ed era stato costruito ai piedi del monte Pion (Atti 19:23-41). Agli inizi dell’era cristiana, vi aveva svolto la sua attività missionaria San Paolo (Atti 18:19-21; 19:1-20), poi, secondo un’antica tradizione, l’apostolo Giovanni, e infine il discepolo di San Paolo, Timoteo ( Tim 1:3).

La città marittima di Efeso era un centro spirituale e culturale di alta importanza, un punto d’incontro delle correnti filosofiche e dei culti orientali ed occidentali. Celebre anche per le scienze occulte e i libri di arti occulte (Atti 19:19).

• Efeso, dal greco «Epfesis», significa: desiderabile, atto a lanciarsi. É il simbolo della giovane comunità primitiva lanciata alla conquista del mondo, che risponde all’ordine di Gesù (Matteo 28:19). Essa rappresenta la chiesa primitiva del primo secolo.

La struttura che ricaviamo, identica alle altre lettere, è la seguente:

  1. Indirizzo del destinatario (2:1a);
  2.  Significato del nome: desiderabile – atto a lanciarsi;
  3. Mittente e sua presentazione (2:1b);
  4. Elogi o accenno alla fede (2:2–3);
  5. Richiami o il grande «Ma» (2:4);
  6. Incoraggiamento o rimprovero – appello alla conversione e minaccia di punizione (2:5);
  7. Promesse rassicuranti (2:6-7).

Gesù si presenta come colui che «cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro», nel cuore della chiesa (Ap. 2,1). Questa promessa, posta all’origine del cristianesimo, è rassicurante, nonostante le tragedie della storia. Gesù cammina con la sua chiesa (Mat. 28:20). Questo suo «essere con», ci dà la certezza che Dio si interessa a noi, della nostra vita e del nostro futuro.

Versetti 2-4 – «io conosco le tue opere». Nulla è nascosto a Dio. Egli coglie i segni di una sana spiritualità (vers. 2-3), ma coglie anche il formalismo, la «perdita del primo amore» (vers. 4). Ciò che sostanzialmente viene rimproverato è che il suo entusiasmo è stato un fuoco di paglia: «hai abbandonato il tuo primo amore».

Versetto 5-6 – il rimedio ad un cristianesimo formale, abitudinario è: «ricordati… pentiti!». Questo è l’itinerario della vita cristiana, per un legame più forte e personale con Cristo Gesù (Ger. 6:16).

Nota: I nicolaiti

Il male che minaccia la comunità cristiana delle origini porta i tratti dei nicolaiti. Si tratta dei discepoli di Nicola, menzionato dal libro degli Atti (6:5) come appartenente alla chiesa di Antiochia, non lontana da quella di Efeso. Non è ben chiaro se Nicola sia diventato eretico o fosse stato frainteso dai suoi discepoli. Comunque sia, dalla testimonianza dei Padri della chiesa sappiamo che i nicolaiti si caratterizzavano per la loro condotta licenziosa. Una cattiva assimilazione della predicazione dell’apostolo Paolo sulla legge e la grazia, li aveva condotti a rigettare ogni esigenza posta dalla legge di Dio. Poiché la grazia libera dalla legge, essi credevano che il cristiano potesse tranquillamente abbandonarsi alle passioni terrene (J. Doukhan, op. cit. pag. 41).

Versetto 7 – Mangiare il frutto dell’albero della vita equivale ad ottenere la vita eterna (Gen. 3:22; Ap. 22:2).

Apocalisse 2:8-11
Smirne

Smirne, l’attuale Izmir, terza città della Turchia, ricostruita da Lisimaco, generale di Alessandro. Città portuale situata a nord di Efeso, al fondo di un golfo ben protetto, divenne uno dei porti più prosperosi della costa. Gli abitanti di Smirne avevano costruito un sontuoso tempio, dedicandolo all’imperatore Tiberio. A capo della comunità cristiana di Smirne stava il discepolo di san Giovanni, Policarpo, morto martire, nel 156. Ireneo di Lione era nativo di Smirne.

La lettera evoca l’epoca tragica dei martiri cristiani che perseguitati, uccisi, incarcerati, rimasero fedeli fino alla morte. A questa chiesa martire, Gesù si presenta come il «risuscitato». Essa indica il periodo storico comprendente il II e il IV secolo (100-313 d.C.), periodo delle persecuzioni imperiali.

La struttura:

  1. Indirizzo del destinatario (2:8a);
  2. Significato del nome: amarezza – la chiesa delle catacombe;
  3. Mittente e sua presentazione «il risorto» (2:8b);
  4. Elogi o accenno alla fede (2:9);
  5. Richiami o il grande «Ma» – nessun rimprovero;
  6. Incoraggiamento: «sii fedele fino alla morte» (2:10a);
  7. Promesse rassicuranti (2:10b,11).

Versetto 10 – ci sono state 10 persecuzioni fra il regno di Traiano e quello di Diocleziano. La peggiore sotto Diocleziano durò esattamente 10 anni, dal 303 al 313 (data dell’editto di Milano). L’imperatore ordinò che «le comunità cristiane fossero sciolte, le loro chiese demolite e i manoscritti biblici bruciati.

Versetto 11 – «non sarà punto offeso dalla morte seconda». Solo la prima risurrezione introduce alla risurrezione; la seconda morte designa l’estinzione definitiva del malvagio. Essa è priva della speranza della risurrezione: è la morte eterna (cfr. Ap. 20:4-6).

Nella vita terrena, i cristiani rimarranno magari sconfitti; ma la vittoria dell’eternità è per loro assicurata, purché perseverino nella fedeltà a Cristo.

Apocalisse 2:12-17
Pergamo

Pergamo, città famosa dal 283 al 129 a.C. era la capitale della provincia romana dell’Asia. Si ergeva superba e maestosa su di un’altura e meritava ampiamente il nome che portava, Pergamo, che significa «cittadella, città gloriosa, città elevata». I pagani vi avevano costruito i loro sontuosi santuari, svettanti sopra la città: l’altare di Zeus e il tempio di Ascelpio (Esculapio, dio della guarigione), meta di foltissimi e continui pellegrinaggi di malati ed infermi.

La struttura

  1. Indirizzo del destinatario (2:12a);
  2. Significato del nome: Elevazione, città gloriosa;
  3. Mittente e sua presentazione (2:12b);
  4. Elogi o accenno alla fede – «lealtà» (2:13)
  5. Richiami o il grande «Ma» “Alterazione della verità – falsi insegnamenti” (2:14-15);
  6. Rimprovero – appello alla conversione e minaccia di punizione (2:16);
  7. Promesse rassicuranti (2:17).

Versetto 12 – la spada, simboleggia la Parola di Dio (Ebrei 4:12).

Versetto 13 – «so che abiti dove Satana ha il suo trono», si riferisce al taumaturgo dio greco Asclepio, il cui simbolo era il serpente (Gen. 3:1-5; Is. 65:25; Ap. 12:9; 20:2).

«Tu ritieni la mia fede» Il IV e il VI sec. furono epoche dei grandi concili, intenti ad affermare la fede: Nicea nel 325, Costantinopoli nel 381; Efeso 449, Calcedonia 451, ecc.

Versetto 14 – La dottrina di Balaam (Num. Cap. 23, 24, 25 e 31). Balaam, che significa «divorare il popolo», aveva consigliato a Balak re dei Maobiti di indurre gli Israeliti ad apostatare dalla fede mangiando carni consacrate agli idoli e abbandonandosi all’immoralità sessuale. La Chiesa esce dalle catacombe e inizia un processo di contaminazione della verità. Essa è oggetto di corteggiamento da parte dello Stato (l’Imperatore Costantino).

Versetti 16-17 – Il tremendo giudizio che separa con un taglio netto il bene dal male, incombe sulla chiesa di Pergamo, divisa da lotte intestine a causa del compromesso politico – religioso e filosofico (Nicolaiti).

“Il compromesso con il male si rivelò quasi più letale della completa iniquità. Infatti, è più facile riconoscere il nemico, fin tanto che resta al di fuori delle mura. Ma, quando egli s’infiltra nelle file del popolo di Dio, la sua identificazione è assai più difficile e la sua eliminazione molto delicata. Questa era la situazione della chiesa che stiamo considerando. Per la prima volta, il paganesimo e l’errore si mescolano alla testimonianza della verità. Si nota un’evoluzione rispetto alla chiesa di Efeso. La prima chiesa ricevette la lode del Signore perché «odiava» i Nicolaiti. Ora, essi si trovano in mezzo a loro: «Cosi anche tu hai alcuni che professano similmente la dottrina dei Nicolaiti» (v. 15). All’azione di Balaam, divoratore del popolo, si unisce quella dei Nicolaiti, il cui nome significa «il conquistatore del popolo». In questi due nomi traspare lo stesso pericolo per il popolo di Dio.

La storia mostra, in effetti, che in questo periodo ebbero luogo molti compromessi. Per rafforzare le sue basi politiche, la chiesa divenne morbida e permeabile, essa fece alleanza anche con il potere politico. I decreti imperiali promulgati in questo periodo riflettono le nuove tendenze della chiesa. Un esempio tra gli altri: il riposo domenicale, giorno del sole per i romani, prende il posto del riposo sabbatico, giorno ordinato dal Dio di Israele e osservato dai primi cristiani. Questo fatto emerge nettamente nel decreto di Costantino al concilio di Laodicea: «Che i cristiani non si comportino come gli ebrei osservando il giorno del sabato. Che tutti i giovani, le popolazioni delle città e tutte le categorie di lavoratori cessino le loro attività nel giorno venerabile del sole (domenica)» (Canone 29 del concilio di Laodicea).” (J Doukhan, op. cit. pag. 46-47).

«La pietruzza bianca», segno di riconoscimento, di appartenenza a Dio e della purezza di Cristo acquisita, mediante la quale è possibile l’entrata al banchetto celeste (Ap. 19:6-9). Ricevere una pietruzza bianca equivale ad una dichiarazione di salvezza.

«Un nome nuovo» – il nome è simbolo dell’esistenza, della nuova nascita. Il nome nuovo è un dono di Dio, che allude alla nuova esistenza per via della grazia. Una nuova personalità risultante dalla nuova nascita in Cristo.

Apocalisse 2:18-29
Tiatiri

Tiatiri, situata sulla strada che da Pergamo conduceva ai Sardi, era un’importante e antica città commerciale. La sua celebrità era dovuta alla sua industria di stoffe. Lidia, la prima cristiana d’Europa, battezzata da san Paolo a Filippi, venditrice di porpora era originaria di Tiatiri (Atti 16:14).

La struttura:

  1. Indirizzo del destinatario (2:18a);
  2. Significato del nome: Consumazione della vittima o «olocausto sacrificio»;
  3. Mittente e sua presentazione (2:18b);
  4. Elogi o accenno alla fede: «Amore, fede e pazienza di pochi» (2:19);
  5. Richiami o il grande «Ma» – «Jezabel: adulterio spirituale» (2:20);
  6. Incoraggiamento – rimprovero – appello alla conversione e minaccia (2:21–25);
  7. Promesse rassicuranti (2:25-27) – «Ai pochi: ritieni quel che hai».

Versetto 18 – Gesù si presenta come colui che vede, scruta con occhi come fiamma di fuoco, che giudica con severità un periodo penoso per la storia del cristianesimo: il Medio Evo.

Versetto 19 – Il periodo del Medio Evo non è stato del tutto negativo, ci furono dei personaggi di spicco nel senso spirituale: Francesco d’Assisi, Caterina da Siena, Savonarola, Wyclif, Jean Huss, i Valdesi, i Catari, ecc.

Versetti 20-22 – «tu tolleri Jezabel».

“Mentre le prime chiese si tenevano a una certa distanza dal male, dopo Pergamo si stabilisce una nuova tendenza. Se a Pergamo il male aveva un suo posto, a Tiatiri imperava, governava la chiesa stessa. A Pergamo, l’apostasia era stata rappresentata dai tratti di un profeta pagano, Balaam, la cui influenza si esercitava a partire dall’esterno. A Tiatiri, l’apostasia regna. Essa si presenta sotto il segno di Jezabel (v. 20). Regina menzionata dall’Antico Testamento era sposa di Achab, re d’Israele. Di origine fenicia, era figlia di Ethbaal, re di Sidone (1 Re 16:31), il quale, secondo la tradizione, era sacerdote del culto di Baal e Astarte. La Bibbia la ricorda come una sovrana potente che riuscì a trascinare il marito e il popolo intero al culto di Baal. Alla sua tavola sedettero quattrocentocinquanta profeti dell’idolo cananeo. Il suo zelo pagano la condusse a perseguitare il profeta Elia e tutti coloro che volevano restare fedeli a YHWH. L’influenza di Jezabel si estese anche sulle generazioni successive, fino alla famosa Athalia (2 Re 8:18,26, 10, 11).

Il ritratto di Jezabel rivela il carattere della nuova chiesa. Ormai, l’apostasia è ufficialmente insediata, e nei seggi più alti. Si fonde con il potere stesso della chiesa. Siamo nell’epoca in cui la chiesa si struttura come un’istituzione politica a carattere monarchico (VI sec.). Non è per caso che la città di Tiatiri fu rinomata per la porpora che produceva; colore della regalità e del sacerdozio. Ricordiamo Lidia di Tiatiri, la quale viveva con il commercio della porpora.

Tiatiri era anche la città dedicata al culto di Tyrimnos (dio del sole), che sarebbe diventato in seguito il culto dell’imperatore romano” (J. Doukhan, op. cit. pag. 48-49).

“La chiesa-istituzione del medioevo inizia la sua storia nel 538, quando la minaccia dell’eresia ariana era stata debellata, per finire nel 1563 con il concilio di Trento. L’inquisizione, le crociate, gli eccidi: mai nella storia dell’umanità l’intolleranza religiosa ha raggiunto livelli d’intensità e di durata come in questo periodo. Si può comprendere l’ira di Dio e l’annuncio del suo giudizio, «una grande tribolazione» (v. 22)” (Idem. pag. 51).

Versetti 27-28 – La vita in Cristo possiamo paragonarla ad una strada a doppio senso di circolazione: i vinti di ieri ritorneranno vincitori e regneranno con Cristo. Nella «stella mattutina» (Dan. 12:3; Mat 13:43; 2Pietro 1:19), si coglie la partecipazione dei santi alla vita e alla gloria di Cristo, il quale designa se stesso col nome di «stella del mattino» (Ap. 22:16). Nel cristiano fedele al suo Signore, comincia già a brillare il volto di Cristo.

Apocalisse 3:1-6
Sardi

Sardi, antica capitale della Lidia situata a sud di Tiatiri, era stata rasa al suolo da un terremoto nel 17 d.C. La nuova città, ricostruita sotto l’imperatore Tiberio (14-37 d.C.), dominante la leggendaria riviera Pactole ricca di pepite d’oro, era il più importante centro di lavorazione della stoffa e della lana di tutta l’Asia minore. A Sardi sono state inventate le monete.

La struttura:

  1. Indirizzo del destinatario (3:1a);
  2. Significato del nome: Canto di gioia – reputazione o resto;
  3. Mittente e sua presentazione (3:1b); «Gesù nella pienezza dello Spirito Santo»
  4. Elogi o accenno alla fede – «fedeltà di alcuni» (3:4);
  5. Richiami o il grande «Ma» – «sei morto» (3:1c);
  6. Incoraggiamento – rimprovero – appello alla conversione e minaccia (3:2-3);
  7. Promesse rassicuranti (3:5).

Versetto 1-2 – evoca una certa ipocrisia: «tu hai nome o la reputazione di essere vivo, ma sei morto». Gesù Cristo si presenta nella pienezza dello Spirito Santo, mediante il quale vuole condurre la chiesa nella pienezza della verità.

“Siamo nel periodo della riforma (XVI – XVIII secolo). Si ritorna al messaggio originale della Bibbia, a ciò che si è «ricevuto e udito» (Ap 3: 3). La parola di Dio diventa nuovamente l’oggetto dello studio da parte dei credenti. Le menti si aprono e si ritrova il gusto per gli studi. I Riformatori valorizzano l’accesso diretto alle fonti della rivelazione. Non si dipende più dal sacerdote o dalla tradizione per comprendere la parola di Dio. Lo studio del greco e dell’ebraico (lingue nelle quali è scritta la Bibbia) torna a essere qualcosa d’importante, se non d’indispensabile. Questa è l’epoca delle prime grammatiche ebraiche.

Ma, molto presto il movimento si sclerotizza. Anche in questo caso la chiesa produce la sua tradizione e il suo proprio credo. La preoccupazione dell’ortodossia, che predomina nella scolastica protestante, prende il posto della relazione personale con Dio e con l’impegno nella vita. Si ricade talvolta nell’intolleranza. Anche i protestanti hanno conosciuto inquisitori e processi. Calvino condannò al rogo studiosi come Michel Servet, che osavano distaccarsi dalle sue vedute. Lutero s’infiammò in crociate anticattoliche e antigiudaiche, abbandonando alla distruzione schiere di oppositori. Anche allora furono commessi dei crimini in nome di Dio. La chiesa protestante, al pari di quella cattolica, s’installò al potere, cercando riconoscimento. In altre parole, si dimenticò quello che si era scoperto, per ricadere negli errori contro i quali ci si era ribellati” (J. Doukhan, op. cit. pag. 53-54).

“Tu hai nome di vivere e sei morto”. “La maggioranza di noi cristiani non commette quei peccati che appaiono evidenti agli occhi di tutti: il furto, l’assassinio, l’adulterio, ma quelle cose alle quali non abbiamo rinunciato e che stanno di solito nascoste nella mente e nel cuore. Peccato può essere il nostro atteggiamento verso quelli che uccidono, che rubano, commettono adulterio. In Matteo 15:19, Gesù vuole farci vedere che la radice del nostro male sta nei pensieri, invisibili, nascosti nel cuore” (M. R. Carothers, Il paradiso scende nell’inferno, p. 37).

«Sii vigilante, io verrò come un ladro», ci ricorda le parole di Gesù in Matteo 26:41.

Nella Chiesa di Sardi il primitivo entusiasmo per Cristo, della salvezza per grazia, è paraplegico. Ci troviamo davanti ad una chiesa morente. Dipenderà solo da pochi individui, «che non hanno macchiato le loro vesti», recuperare lo spirito iniziale (Il pietismo).

Versetto 3-5 – «ricordati… ravvediti e indossa vesti banche». La veste bianca è simbolo della giustizia di Cristo. Essa è un dono della grazia di Dio, messaggio centrale della riforma (Zac. 3; Ap. 7:13-14). Il libro della vita (Sal 69:29; Dan 12:2; Ap. 20:15) fa capire come i fedeli non siano destinati a subire la morte seconda, ossia siamo moralmente certi di non perdere la gloria eterna.

Apocalisse 3:7-13
Filadelfia

Soprannominata la piccola Atene, è la città turca di Alashehir oggi. Assai spesso funestata dai terremoti, era una città situata a circa 45 Km. a sud di Sardi.

La struttura:

  1. Indirizzo del destinatario (3:7a);
  2. Significato del nome: Amore fraterno;
  3. Mittente e sua presentazione (3:7b); «Gesù, la chiave»;
  4. Elogi o accenno alla fede – «lealtà e pazienza» (3:8);
  5. Richiami o il grande «Ma» – nessun rimprovero;
  6. Incoraggiamento (3:9-10);
  7. Promesse rassicuranti (3:11-13) .

Versetti 7-8 – «Colui che ha la chiave di Davide…» (Ap.3,7). La chiave, nel suo simbolismo, offre alla chiesa l’esercizio dell’evangelizzazione e della salvaguardia della verità. La chiesa, per autorità ricevuta da Cristo, ha il potere di aprire la porta a chi desidera entrare a far parte del popolo di Dio, ma anche di chiudere la porta, nel senso dell’applicazione della disciplina ecclesiastica a chi non si conforma ai principi evangelici. La chiesa ha «la chiave di Davide», essendo Davide tipo di Cristo, ed essa schiude le menti di coloro che sono sulla strada della salvezza conducendole a Cristo (Mat. 6,19).

“Gli eletti di Filadelfia, camminano sul sentiero tracciato dal rimanente di Sardi che ha custodito la parola, ed è andato anche oltre. Mentre la lettera a Sardi incoraggiava a «custodire» (3:2), la lettera a Filadelfia riconosce la perseveranza dei fedeli, i quali «hanno custodito» (vv. 8,10)”.

Siamo ad uno stadio più avanzato. L’opera iniziata a Sardi si è compiuta a Filadelfia. A Sardi, la venuta del Signore è paragonata a quella di un ladro. Non è attesa. A Filadelfia, questa attesa è, invece, impaziente: «Io vengo presto» (v. 11). L’alleanza con Dio, viene ora rinnovata. La promessa contenuta nella lettera ricorda lo stile del Salmo 23. I nemici sono convocati per riconoscere che «io ti ho amato» (3:9; cfr. Sal 23:5). La reciprocità dell’alleanza e dell’amore è resa dall’eco esistente tra i due verbi: «Tu hai custodito», «Io ti custodirò» (Ap 3:10). É la formula utilizzata dai profeti: «Tu sarai il mio popolo e io sarò il tuo Dio» (Esodo 6:7; Geremia 24:7; 30:22; 31:33; 32:38; Ezechiele 36:28) . La stessa dichiarazione d’amore «il mio amico è mio, e io sono sua» è presente nel Cantico dei Cantici (2:16-, 6:3; 7:11). Questa relazione d’amore esclusiva e rinnovata è descritta nel nome stesso della città. Filadelfia significa «amore»; essa riceve, come l’antica città greco-romana, il nome del suo maestro, lo stesso nome di Dio, fino a confondersi con Il nome della nuova Gerusalemme che scende dal cielo (Ap 3:12).

Versetti 10-11 – «L’ora della tentazione (cimento)» e non della persecuzione, indica la tentazione politica di cui la chiesa medievale e della riforma ne sono state vittime. Filadelfia indica il periodo delle missioni, del risveglio spirituale, il XIX secolo caratterizzato dalla scoperta della beata speranza del ritorno di Cristo.

La chiesa trova la sua identità specifica nella speranza del regno di Dio. Probabilmente, è il momento storico nel quale l’attenzione per la venuta del regno di Dio raggiunge il punto più alto. Negli Stati Uniti come in Germania, in Scandinavia, in Francia, Svizzera e Olanda, folle intere di credenti sono colte dalla stessa impaziente attesa del ritorno di Cristo. Uno storico dell’epoca, John McMaster (1852-1932) riferisce che: «quasi un milione di persone su diciassette che popolavano gli Stati Uniti, seguirono il movimento di risveglio, tra i quali un migliaio di pastori». L’attesa è così intensa che alcuni credono di discernere nella loro epoca, il momento in cui si compie la profezia. Viene perfino identificata una data: il 1844” (J. Doukhan, op. cit. pag. 56).

Versetto 12 – Il vincitore sarà «una colonna nel tempio di Dio», cioè occuperà un posto permanente alla presenza di Dio.

Apocalisse 3:14-22
Laodicea

Laodicea, il cui nome attuale è Denizli, è l’ultima delle 7 chiese. Abbiamo percorso circa 450 Km, a partire da Efeso. Era famosa per la scuola di medicina specializzata nelle malattie degli occhi e vi veniva fabbricato un unguento apposito per curarle. Era un importante centro bancario. Cicerone aveva il suo conto in una banca di Laodicea. Aveva preso il nome da Laodice, moglie del suo fondatore Antioco II (261-246 a.C.), fu distrutta dai Turchi nel XIV secolo.

La struttura:

  1. Indirizzo del destinatario (3:14a);
  2. Significato del nome: Giudizio dei popoli;
  3. Mittente e sua presentazione (3:14b); «L’Amen, il testimone, ecc.»;
  4. Elogi o accenno alla fede – nessuno;
  5. Richiami o il grande «Ma» – «sei tiepido» (3:15-16);
  6. Rimprovero – suggerimento – appello alla conversione e minaccia (3:17-19);
  7. Promesse rassicuranti (3:20-21).

Laodicea, indica “il tempo in cui viviamo; è la chiesa d’oggi, qualunque sia il nome che le diamo, poiché siamo tutti coinvolti in questo ultimo sussulto della storia. Per tutti è il tempo della fine. Lo si comprende già dal fatto che Laodicea è la settima tappa del viaggio. Il numero 7 parla di conclusione e siamo, infatti, all’ultima lettera. L’idea di fine, domina tutta la lettera. Emerge già dalle prime parole del mittente: Dio si presenta come l’«Amen» (3:14). É la parola della fine, del compimento di tutte le promesse e di tutte le preghiere. Il profeta Isaia aveva qualificato Dio in questi termini: « il Dio dell’Amen» (Is 65:16).

Nella lettera di Laodicea, il Dio dell’Amen si presenta come «Il principio della creazione di Dio». La parola greca arché traduce il termine ebraico bereshít (principio) in Gn. 1:1. Il Dio della fine è anche il Dio del principio. Dio si rivela qui come colui che ha seguito il corso della storia dall’ inizio alla fine”. (J Doukhan, op. cit. pag. 57)

Versetto 14 – Il significato del nome «giudizio dei popoli» si riferisce alla fine dei tempi, all’ultimo periodo della storia, al giudizio «investigativo o preliminare» prima del ritorno di Cristo (Ap. 14:7). Gesù Cristo si presenta come il Creatore, il verbo di Dio.

Versetti 15-16 – «sei tiepido» – allusione alle sorgenti termali e al tipico comportamento dei laodicesi, allorché essa fu violentemente distrutta da un terremoto nel 61 d.C. L’imperatore romano offrì il suo aiuto per ricostruirla, ma l’amministrazione cittadina di Laodicea lo rifiutò sdegnosamente.

Né fredda né fervente: «né atea, né zelante», ma tiepida (indifferente, non praticante), «io ti vomiterò». Sono molti coloro che si definiscono cristiani e che non hanno mai letto la Bibbia . La considerano come un feticcio e hanno solo l’apparenza della pietà (2Tim. 3:5). Ognuno se vuole, può riconoscersi nelle parole della profezia. I tratti di Laodicea si riflettono nei nostri.

Versetti 17-19 – «Io sono ricco… e tu non sai…». “Laodicea doveva la sua ricchezza anche alla fertilità del suolo, alla particolarità delle sue pecore che fornivano una lana dal profondo colore nero. Fioriva l’industria dell’abbigliamento, si produceva un collirio esportato in tutto il mondo allora conosciuto. Tutte le sue ricchezze sono la causa della sua profonda povertà. La lettera costruisce la sua requisitoria proprio su questo paradosso. Laodicea non si rende più conto che il suo tesoro non vale più niente. Il suo oro non ha più valore, la sua purezza è dubbia. Il consiglio è quello di acquistare dell’oro provato col fuoco (Ap 3:18). Essa si vanta della sua eleganza, ma va in giro nuda. Il consiglio è di acquistare in fretta degli abiti per coprirsi. La cosa peggiore è che è divenuta cieca, cosa che le impedisce di vedere la sua nudità. L’ironia della lettera schiaffeggia tutti quegli snob ridicoli che camminano sicuri di loro stessi, convinti di essere splendidi e provvisti di ogni cosa, mentre in realtà sono nudi. Ecco allora, il grido paterno ad acquistare del collirio per tornare a veder chiaro su se stessi.

Dunque, tutte le ricchezze di Laodicea, l’oro, i vestiti, il collirio, tutto ciò che credeva di possedere in abbondanza e qualità, si dimostrano inutili. La ragione di questa aberrazione è semplice. É contenuta nel consiglio finale che proclama: «Compra da me» (v. 18). La ricchezza di questi cristiani dell’ultima ora è vana e falsa, perché essa non proviene da Dio. La situazione è tanto più tragica perché essi non sanno nulla e si credono ricchi. Qui viene messa alla berlina tutta una mentalità. Si possono riconoscere i sintomi della nostra società umanistica e laica dalla quale Dio è escluso” (J Doukhan, op. cit. pag. 60).

«Tu sei miserabile, povero, cieco e nudo» – terribile constatazione. A Laodicea convivono l’incoscienza, l’indifferenza e la tiepidezza.

  • Quali rimedi propone Gesù?

“Oro, vesti bianche e collirio”. Sono tre simboli che illustrano l’importanza di una riforma finale nella nostra vita prima del ritorno di Cristo.

L’oro, simbolo del carattere di Cristo. Un invito ad imitare Gesù: la sua vita, la sua dolcezza, il suo amore e la sua devozione cristiana.

Le vesti bianche, simbolo della giustizia di Cristo, della salvezza per grazia; dunque la fine dell’autosufficienza e l’indizio della dipendenza da Cristo, quindi una scelta di vita cristocentrica.

Il collirio, simbolo dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo indica la via che dobbiamo percorrere, elargisce la sua potenza mediante la quale possiamo superare ogni ostacolo; trasmette gli insegnamenti secondo Dio e li rende certi nei nostri cuori; promuove una profonda conversione rendendo la nostra vita conforme a quella di Cristo.

Versetto 20 – Gesù non si impone, non forza la porta del nostro cuore, aspetta la nostra risposta. Dio non viola la nostra coscienza.

Versetto 21 – Essere seduti con Cristo sul suo trono! Indubbiamente è una prospettiva esaltante!

Conclusione

Contrariamente alla porta di Filadelfia, questa deve essere aperta quaggiù, dalla parte rivolta verso di noi: «se qualcuno apre la porta, io entrerò da lui». Questa richiesta di Dio conclude il lungo appello per una presa di coscienza e un cambiamento. Decidere per Cristo, in fedeltà, in verità, testimoniando del suo amore, comporta una decisione matura, responsabile davanti a Dio, alla chiesa e al mondo. Decidere per Cristo significa uscire dalla propria tiepidezza spirituale, dall’accontentarsi di quello che si ha e vincere ogni timore.

  •  Che cosa può impedire ad una persona di pentirsi e dare il cuore a Gesù?

«Io conosco» (7 volte) – “Gesù conosce ciascuno di noi personalmente e simpatizza con le nostre debolezze, egli ci conosce per nome. Conosce la casa in cui viviamo e il nome di tutti quelli che vi abitano. Talvolta ha mandato i suoi servitori in una determinata città, in una certa strada, in una certa casa per trovare una pecora del suo gregge. Gesù conosce ogni persona così bene, come se fosse la sola per la quale è morto. Il dolore di ciascuna di esse colpisce il suo cuore, e l’invocazione di aiuto perviene alle sue orecchie. Egli è venuto per attirare tutti gli uomini a sé… egli si occupa di ciascuna (anima), come se fosse la sola su tutta la terra” (Radici nella profezia pag. 101).

Past. Francesco Zenzale
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