Israele e Harmaghedon Iª Parte.

Dio difenderà gli ebrei del Medio Oriente durante l’ultima battaglia sulla terra?

di Steve Wohlberg *

sfarsitullumii-1336762065Tratto dalla rivista “il messaggero Avventista” (Ottobre 2004)

Armageddon: The Cosmic Battle of the Ages è l’undicesimo libro della serie di grande successo Left Behind. Pubblicato l’8 aprile 2003 dopo una campagna pubblicitaria di 5 milioni di dollari, Armageddon è ora letto in tutti gli Stati Uniti da cristiani e «studiosi laici» in cerca di una risposta in un’America in «guerra contro il terrore». Le anticipazioni pubblicizzate nel descrivere la trama del libro, ritraggono un rimanente finale di credenti sparsi, che è «inesorabilmente attratto verso il Medio Oriente, come lo sono tutti gli eserciti del mondo, nel momento in cui la storia punta dritto verso la battaglia dei secoli».
Sebbene sia un’opera di narrativa, Armageddon riecheggia la teologia di milioni di persone. Notate i seguenti aspetti. Luogo della battaglia finale della storia: il Medio Oriente. Concorrenti finali: anticristo contro ebrei. Natura del conflitto: militare. Epicentro: una valle vicino a Gerusalemme dove «tutti gli eserciti del mondo» convergeranno per «la battaglia dei secoli»
Apparentemente – almeno secondo libri come Armageddon, programmi radio come «Politics and Religion» di Irvin Baxter, reti televisive come Cbn di Pat Robertson, e film apocalittici costati milioni come «Il codice Omega» – le profezie finali della Bibbia gireranno intorno all’ Israele moderno e all’insanguinata città di Gerusalemme. Negli ultimi momenti della storia – ancora stando alle supposizioni – l’Onnipotente polverizzerà definitivamente i nemici invasori d’Israele e difenderà il suo popolo eletto, gli ebrei. È questo lo scenario insegnato negli ambienti cristiani di tutta la terra.
La credenza che Dio, in ultima analisi, difenderà gli ebrei mediorientali a Harmaghedon è così fortemente radicata nella psiche evangelica del ventunesimo secolo che è straripata nella politica influenzando quella estera degli Stati Uniti nei confronti dello Stato d’Israele (1). Gli Stati Uniti non appoggiano Israele soltanto in quanto democrazia – come dovrebbe essere – ma tantissimi cittadini statunitensi, compresi i cristiani di Washington D.C. politicamente attivi e che si occupano delle profezie, credono fermamente che «se appoggiamo Israele, Dio appoggerà noi». Dalla California a New York, alla radio e alla televisione, si ode spesso l’idea: «Colui che benedice Israele sarà benedetto e colui che maledice Israele sarà maledetto», anche se questa precisa frase non si trova nella Bibbia.
Sono anch’io ebreo e amo il popolo ebraico. Credo anche in Gesù Cristo come Messia e Salvatore. Desidero ardentemente vedere le benedizioni di Dio scendere in ugual misura su ebrei e arabi. Scopo di questo articolo non è condannare l’appoggio statunitense a Israele o cercare di risolvere il problema mediorientale, che a quanto pare sembra senza soluzione; piuttosto, la sua funzione è quella di dare un’altra occhiata a ciò che il Nuovo Testamento – soprattutto il libro dell’Apocalisse – dice veramente su Israele, Gerusalemme e Harmaghedon. Il libro vendutissimo di Left Behind, Armageddon: The Cosmic Battle of the Ages, è corretto quando ipotizza che Dio difenderà l’Israele moderno durante l’ultima battaglia terrena? La teologia del cristianesimo, secondo cui Dio è dietro Israele, è veramente corretta o potrebbe esserci «qualcosa di sbagliato in questo quadro»? Vediamo di scoprirlo.

I due Israele

Prima di tutto, il Nuovo Testamento descrive in realtà due Israele, non uno soltanto. Paolo ha scritto: «Non tutti i discendenti d’Israele sono Israele» (Rm 9:6). Che cosa significa questo testo sconvolgente? Esaminiamolo da vicino. «D’Israele» si riferisce al popolo appartenente alla nazione ebraica letterale. Ma solo perché le persone sono «di Israele», o ebree, non significa necessariamente che costituiscano in effetti «Israele»!
Per chiarire, Paolo dice che vi è un «Israele secondo la carne» (1 Cor 10:18) e un «Israele di Dio» (Gal 14-16) che mette al centro Gesù Cristo. Per semplicità, chiamerò il primo Israele 1, e il secondo Israele 2. Israele 1 è composto di «Israeliti…secondo la carne» (Rm 9:3,4), gli ebrei letterali che possono far risalire la loro discendenza ad Abramo ma che non credono in Gesù Cristo come loro Messia. In modo molto significativo Paolo ha scritto: «Non i figli della carne sono i figli di Dio» (Rm 9:8). Perciò Israele 1, sebbene abbia un meraviglioso retaggio, è formato da persone che spiritualmente «non sono figli di Dio». Per il Nuovo Testamento «i figli di Dio» sono soltanto coloro i quali hanno ricevuto Gesù Cristo come loro Signore (cfr Gv 1:12).
«L’Israele di Dio» (Gal 6:16), o Israele 2, si riferisce a un gruppo composito formato da ebrei e non ebrei che credono in colui che è stato crocifisso, sono morti al proprio io e sono nati di nuovo (cfr vv. 14, 15). Questo gruppo è chiamato «l’Israele di Dio» poiché è Diocentrico, costituito da persone che hanno un’esperienza autentica con il Signore. Purtroppo, la maggioranza degli israeliani oggi non corrisponde a questa descrizione; ma, grazie alla potenza dello Spirito Santo, molti oggi giungono a una fede piena in Gesù Cristo.
Ai non ebrei, o gentili, Paolo scrive: «Se siete di Cristo, siete dunque discendenza d’Abramo, eredi secondo la promessa» (Gal 3:28,29). Il testo insegna che i gentili, se «sono di Cristo» sono misticamente iniettati nel «seme di Abramo» che, secondo Isaia 41:8, è Israele. In Galati 6, Paolo riassume questa dottrina affermando che chiunque, circonciso o incirconciso, quando diventa una «nuova creatura» per la fede in Gesù, è parte dell’Israele di Dio (cfr vv. 14-16). Appartiene a Israele 2.

Quale dei due? Ecco la domanda: Su quale gruppo, Israele 1 o Israele 2, si pone l’attenzione del cielo secondo il libro dell’Apocalisse? È Israele secondo la carne, cioè l’Israele moderno, con la sua attuale capitale a Gerusalemme? Milioni di cristiani conservatori, credenti nelle profezie bibliche e politicamente attivi, lo pensano. Il libro Armageddon di Left Behind lo afferma. Ma che cosa dice l’Apocalisse? Scopriremo la risposta tramite uno studio approfondito della Parola di Dio.
Quando apriamo le pagine misteriose dell’Apocalisse, troviamo predizioni su: il monte Sion (14:1), le dodici tribù d’Israele (7:4-8), Gerusalemme (21:10), il tempio (11.19), Sodoma ed Egitto (11:8), Babilonia (17:5), il fiume Eufrate (16:12) e Harmaghedon (16:16). Quindi le profezie di Apocalisse usano la terminologia e la geografia del Medio Oriente.
Ma aspettate un minuto. Qui si pone una grandissima domanda: Dio vuole che queste profezie siano applicate ai luoghi letterali nel Medio Oriente e a Israele secondo la carne che mette al centro la moderna Gerusalemme (Israele 1)? O forse vuole un’applicazione spirituale delle sue profezie all’Israele di Dio che mette al centro Gesù Cristo (Israele 2), cioè all’Israele spirituale formato da ebrei e gentili nati di nuovo e sparsi per tutto il mondo? La maggior parte dei teologi applicano l’Apocalisse a Israele 1 e ai luoghi letterali del Medio Oriente; ma è esatto?

Qual è il significato di queste cose?

Cominciamo con l’inizio di Apocalisse. L’ultimo libro della Bibbia è, in definitiva, la rivelazione di Gesù Cristo (Ap 1.1). Questi è la sorgente, il centro, l’interprete. Nel capitolo 1, Giovanni era «in spirito» – non dimenticatelo – quando vide Gesù che camminava «in mezzo ai sette candelabri d’oro» (vv 10-13). L’idea dei «sette candelabri d’oro» ci fa ricordare il candelabro a sette braccia che si trovava nel tempio ebraico prima che fosse distrutto dall’esercito romano, nel 70 d.C., cioè un quarto di secolo prima che Giovanni ricevesse questa visione. In Apocalisse «i sette candelabri d’oro» sono chiaramente simbolici.
Il mistero spiegato. Che cosa rappresentano? Spiegando il mistero, l’interprete dichiara: «I sette candelabri sono le sette chiese» (Ap 1:20). Pertanto, proprio nel primo capitolo dell’Apocalisse, Gesù Cristo prende qualcosa di assolutamente ebraico e lo usa simbolicamente per rappresentare la sua Chiesa. Come vedremo, questo è il principio interpretativo fondamentale per capire l’intero libro.
In Apocalisse 2, in una lettera dettata alla «chiesa di Tiatiri» (v. 18), Gesù rimprovera la sua gente per aver dato spazio a «Iezabel, quella donna che si dice profetessa e insegna e induce i miei servi a commettere fornicazione…» (v. 20). Iezabel era una malvagia donna sidonia della quale si parla nell’Antico Testamento; era entrata a far parte d’Israele grazie al matrimonio e aveva creato problemi. Gesù voleva intendere che Iezabel si era reincarnata, o era risorta, e stava letteralmente insegnando la falsità all’interno di Tiatiri? No, ovviamente. Una breve riflessione rivela che il nome Iezabel è usato come simbolo di un movimento empio che stava colpendo la sua Chiesa. Come aveva fatto con i candelabri d’oro, il Messia di Dio prende qualcosa dalla storia ebraica e la applica simbolicamente alla sua Chiesa, l’Israele di Dio.
In Apocalisse 3, l’interprete celeste detta un’altra lettera, questa volta alla «chiesa di Filadelfia» (v. 7), in cui afferma che un cristiano dovrebbe diventare «una colonna nel tempio del mio Dio» e avere un posto nella «città del mio Dio, e della nuova Gerusalemme» (v. 12). Non lasciatevi sfuggire il significato di questo. Non soltanto Gesù usa di nuovo un’immagine ebraica, il tempio, e la applica simbolicamente alla sua Chiesa, ma individua anche un’altra città, «la nuova Gerusalemme», come la vera città di Dio. Essa non sarà una Gerusalemme terrena rimodellata, con i fori dei proiettili chiusi con lo stucco e il sangue dei kamikaze strofinato via. Questa qui «scende dal cielo» (ibid).

Quale Israele? Ricordate? Nel primo capitolo di Apocalisse, Giovanni fu «rapito dallo Spirito» (1:10) quando ricevette la visione. Infatti, per tutta l’Apocalisse era «rapito o trasportato dallo Spirito» mentre vedeva varie cose (4:2; 17:3; 21:10). Ricordate che Paolo aveva descritto due Israele, uno «secondo la carne» e l’altro «in Cristo». Ancora ricorre la domanda: Di quale Israele si parla nella «Rivelazione di Gesù Cristo»? Quando il capolavoro profetico finale di Dio parla di Israele (7:4), del monte Sion (14:1), di Gerusalemme (21:10), ), del tempio (11.19), di Sodoma ed Egitto (11:8), di Babilonia (17:5), del fiume Eufrate (16:12) e di Harmaghedon (16:16), si riferisce a luoghi letterali, terreni, dilaniati dalla guerra, che si trovano non molto lontano dall’Iraq, a sud di Baghdad, a ovest del Giordano, a est di Tel-Aviv e a nord del quartier generale di Yasser Arafat?
La verità è che ogni particolare riferimento a Gerusalemme, nell’ultimo libro di Dio, riguarda una «nuova Gerusalemme» (3:12; 21:2,10) che poggia su una «grande e alta montagna» nel cielo, il monte Sion, (21:10; 14:1) che ospita «il tempio di Dio …in cielo» (11:19; 15:5; 16:1,17) ed è la dimora finale di un «Israele» vittorioso (7:4) che segue «l’Agnello dovunque vada» (14:1,4). Il nemico della «nuova Gerusalemme» di Dio è una «grande città» chiamata «mistero Babilonia» (14:8; 17:5; 18:2) che «siede su molte acque» (17:1) del «gran fiume Eufrate» (16:12) fino a quando l’ira finale di Dio la demolirà a «Harmaghedon» (16:16,19). Che cosa sta succedendo in questo luogo? L’Apocalisse usa ingegnosamente la terminologia e il paesaggio del Medio Oriente in un senso celeste e spirituale.

Note:
(1) Vedere Grace Halsell, Prophecy and Politics: The secret Alliance Between Israel and the U. S. Christian Right (Westport, Conn.: Lawrence Hill & Co., 1989).
* Direttore del dipartimento Ministeri Radio e TV, e oratore di Endtime Insights

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