Israele e Harmaghedon IIª Parte

Dio difenderà gli ebrei del Medio Oriente durante l’ultima battaglia sulla terra?

 Tratto dalla rivista “il messaggero Avventista” (novembre 2004)

sfarsitullumii-1336762065Il fiume Eufrate

Diamo un’occhiata più da vicino al «grande fiume Eufrate». La Bibbia dice: «Poi il sesto angelo versò la sua coppa sul gran fiume Eufrate, e le sue acque si prosciugarono perché fosse preparata la via ai re che vengono dall’Oriente» (Ap 16:12). Coloro i quali interpretano letteralmente la terminologia mediorientale dell’Apocalisse, come nel libro Armagheddon di Left Behind, di solito applicano questo testo ai re asiatici che marciano attraverso un letto di fiume prosciugato per sparare contro gli ebrei a Harmaghedon. Un famoso predicatore radiofonico americano suggerisce che potrebbe essere una diga turca il mezzo con cui si prosciugherà il fiume.(1) È davvero di questo che parla Apocalisse 16:12?
Per poter comprendere questa incredibile profezia, dobbiamo prima di tutto studiare un po’ di storia biblica riguardante l’antico Israele e la Babilonia letterale.
Nel 605 a.C., «Nabucodonosor, re di Babilonia marciò contro Gerusalemme e l’assediò» (Dn 1:1). Gerusalemme fu conquistata e Israele fu portato in cattività per 70 anni (cfr Dn 9:2). Dopo i 70 anni, avvenne una stupefacente serie di circostanze. L’Eufrate fu prosciugato, Babilonia fu conquistata dall’oriente e Israele fu liberata. Questi episodi storici costituiscono lo scenario per un’esatta comprensione di Apocalisse 16:12.
L’antica Babilonia sorgeva sulle rive dell’Eufrate (cfr Ger 51:63,64). La città era circondata da mura. L’Eufrate attraversava Babilonia entrando e uscendo attraverso due porte i cui sbarramenti arrivavano fino all’alveo del fiume. Quando queste porte erano sbarrate e tutte le altre entrate chiuse, Babilonia era effettivamente inespugnabile.

L’unto di Dio

Nel 538 a.C., la notte in cui l’antica Babilonia cadde, il re e i suoi sudditi erano ubriachi (cfr Dn 5). Lo erano anche le guardie, le quali dimenticarono di chiudere le due porte. Più di cento anni prima Dio aveva predetto riguardo a Babilonia e al fiume Eufrate: «Io prosciugherò i tuoi fiumi» (Is 44:27). Il Signore parlò anche di Ciro, l’uomo che conquistò Babilonia, dicendo: «Per aprire davanti a lui le porte, in modo che nessuna resti chiusa» (Is. 45:1). Inoltre Dio chiamò Ciro «il mio pastore» e «il suo unto» (Is 44:28; 45:1). Perciò Ciro era un tipo di Gesù Cristo. E arrivava «dall’oriente» (Is 46:11)!
Nel British Museum di Londra si trova un famoso cilindro di Ciro, che racconta come il re conquistò Babilonia. Il suo esercito scavò delle trincee a monte per deviare le acque dell’Eufrate. Esse a poco a poco diminuirono nell’alveo che attraversava la città. Nessuno se ne accorse. Quella notte, mentre il banchetto conviviale di Baldassar era al culmine (cfr Dn 5), le acque del fiume divennero abbastanza basse, così gli uomini di Ciro poterono scivolare furtivamente fra le due porte, che erano state lasciate aperte. Velocemente invasero la città, uccisero il re (Dn 5:30) e conquistarono Babilonia. Ben presto Ciro emanò il famoso decreto che lasciava andare Israele (cfr. Esdra 1). Gli ebrei erano liberi.
Ingegnosamente la Rivelazione di Gesù prende l’impolverata storia di questo antico evento e lo applica con sbalorditiva, apocalittica forza a un’altra Babilonia, un altro Israele, un altro Eufrate e un’altra liberazione dall’oriente. Nell’Antico Testamento, la battaglia era chiaramente tra la nazione d’Israele letterale e la Babilonia letterale (cfr. Dan 1). Anche in Apocalisse troviamo una lotta tra Israele e Babilonia (Ap 7:4; 14:1,8). La maggior parte degli insegnanti di profezia oggi applica questa rivelazione, o almeno la parte riguardante Israele, agli ebrei letterali. Ma siamo coerenti: che ne è di Babilonia? Forse i testi si riferiscono a una città ricostruita a sud di Baghdad? Alcuni dicono di sì. Le prove suggeriscono qualcosa di diverso.
In Apocalisse 17, un angelo lucente andò a dire a Giovanni: «Vieni, ti farò vedere il giudizio che spetta alla grande prostituta che siede su molte acque» (v. 1). «Egli mi trasportò in spirito nel deserto; e vidi una donna seduta sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia…In mano aveva un calice d’oro» (vv. 3,4) «Sulla fronte aveva scritto un nome, un mistero: “Babilonia la grande, la madre delle prostitute e delle abominazioni della terra”» (v. 5). Giovanni era «in spirito» (v.3) quando ricevette questa profezia. Pertanto dobbiamo essere «in spirito» per interpretarla correttamente.
Il nome della donna è «mistero Babilonia». Il termine mistero è significativo. In Apocalisse 1 il vero interprete, Gesù Cristo, usa questa parola nell’applicare l’immagine ebraica dei «sette candelabri d’oro» alla sua Chiesa. In Apocalisse 17, lo stesso termine è attribuito al nemico della sua Chiesa, a «mistero Babilonia». E questa Babilonia non è l’antica città i cui resti biancheggiano al sole a sud di Baghdad.

Il luogo Babilonia

Ai tempi dell’Antico Testamento Babilonia si estendeva lungo le rive del fiume Eufrate. Nella «Rivelazione di Gesù Cristo», anche «mistero Babilonia» «siede su molte acque» (17:1), tuttavia l’espressione non si riferisce alle torbide acque dell’Eufrate letterale, che ora scorre nell’odierno Iraq. Alla Bibbia basta un solo testo per spiegare che cosa sono. Questo testo è esplosivamente significativo, è come il detonatore di una testata nucleare spirituale contro l’errore. L’angelo di Giovanni spiega: «Le acque che hai viste e sulle quali siede la prostituta sono popoli, moltitudini, nazioni e lingue» (Ap 17:15).
Secondo l’angelo le «molte acque» dell’Eufrate, in Apocalisse, rappresentano «i popoli» di tutto il pianeta terra che ora appoggiano «mistero Babilonia». Essi sono «ubriacati con il vino della sua prostituzione» (17:2). Ovviamente il vino è simbolico, come lo è la sua prostituzione. Il vino rappresenta le false dottrine di Babilonia, mentre la sua prostituzione si riferisce all’unione illecita con i re della terra (17:2).
«Mistero Babilonia» è anche «una donna» (17:3). La donna nella profezia rappresenta la Chiesa. Dio paragona il suo popolo a una sposa fedele che si è preparata per «la cena delle nozze dell’Agnello» (19:7,9). La donna babilonese è «caduta» (14:8). Quindi «mistero Babilonia» rappresenta, in Apocalisse, una chiesa sostenuta dall’intero globo che si è allontanata dal suo vero amore, Gesù Cristo, e dalla verità biblica. Eppure Dio ha ancora delle persone, all’interno di Babilonia, che chiama «il mio popolo». Prima dell’ultimo atto del dramma della storia, Dio li chiama a «uscire» (18:4). Perché? Perché il fiume Eufrate è destinato a prosciugarsi.
«Poi il sesto angelo versò la sua coppa nel gran fiume Eufrate, e le acque si prosciugarono» (Ap 16:12). Il Libro Armageddon di Left Behind e innumerevoli altri teologi ritengono che questo inaridimento dell’Eufrate sia letterale, così gli eserciti asiatici potranno sparare addosso agli ebrei a Harmaghedon. Ma che cosa – dice la Bibbia – prosciuga il fiume? La Turchia? No. La Parola dice:«Il sesto angelo versò la sua coppa nel gran fiume Eufrate». Questa coppa è una delle sette «coppe dell’ira di Dio» (16:1). Allora, è l’ira di Dio, non la Turchia, che inaridisce l’Eufrate! Che cosa significa? Tenetevi forte. Se le «acque» rappresentano «popoli» e se la coppa dell’ira cade sull’acqua, allora questo significa che l’ira di Dio sarà alla fine versata sui popoli che tenacemente continuano ad appoggiare «mistero Babilonia».
Quando i giudizi divini cadranno sulle acque turbinose dei popoli che sostengono Babilonia, la realtà sarà inevitabile. Si renderanno conto di essere stati ingannati. Allora «odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la consumeranno con il fuoco» (17:16). Di conseguenza il loro mal riposto appoggio a un sistema falso svanirà. È questo il modo in cui le acque di Babilonia si prosciugheranno, preparando la via ai «re dell’Oriente» (16:12).
Ai tempi dell’Antico Testamento, Ciro venne «da oriente» per conquistare Babilonia (Is 44:26-28; 46:11). Non venne per attaccare gli ebrei, ma come loro liberatore, ed era un tipo di Gesù Cristo, il «sole di giustizia» (Ml 4:2). In Apocalisse, gli angeli di Dio vengono da oriente (7:2), e Gesù in persona aveva detto: «Come il lampo esce da levante e si vede fino a ponente, così sarà la venuta del Figliuol dell’uomo» (Mt 24:27). Perciò, proprio come Ciro venne da oriente per liberare Israele letterale dalla cattività di Babilonia letterale, così il Re Gesù scenderà dalla parte orientale del cielo con «gli eserciti che sono nel cielo» (19:14) per conquistare la Babilonia spirituale e liberare Israele di Dio (Israele 2) a Harmaghedon!

Che cos’è Harmaghedon?

Che cosa possiamo dire di Harmaghedon? Sorprendentemente questo termine è usato solamente una volta nella Bibbia, in Apocalisse 16:16: «E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Harmaghedon». Onestamente, da nessuna parte sulla terra esiste un «luogo» letterale che si chiami proprio così. È vero, c’è una valle a nord di Gerusalemme che ai tempi della Bibbia si chiamava «Meghiddo» (Gdc 5:19). Era un luogo in cui gli eserciti d’Israele a volte avevano combattuto sanguinose battaglie contro i nemici. Poiché la parola Meghiddo è simile a Harmaghedon, in milioni ritengono che questo stesso posto sarà la località del confronto finale contro gli ebrei. Ma è corretto?
Harmaghedon rappresenta l’apice, il punto culminante, la battaglia finale di Apocalisse. Si tratterà di una battaglia militare in Medio Oriente? Bisogna essere coerenti. In tutta l’Apocalisse abbiamo visto parole mediorientali come i «sette candelabri d’oro» (1:20, «Iezabel» (2:20), «monte Sion» (14:1), «Gerusalemme» (3:12), «il tempio» (11:19), «Sodoma ed Egitto» (11:8), «Eufrate» (16:12) e «Babilonia» (17:5) usate in senso cristocentrico, spirituale. Quando si arriva a Harmaghedon ha senso che l’ultimo libro di Dio improvvisamente cambi marcia e descriva una conflagrazione letterale, locale e altamente tecnologica che coinvolge russi, cinesi, siriani ed ebrei letterali?

Una risposta chiara

Non dobbiamo tirare a indovinare. La risposta si trova nel contesto di Apocalisse 16:16. Mentre è fuori dalla portata di questo articolo discutere i particolari, ecco i punti principali:
1. La battaglia coinvolge «i re di tutta la terra» (16:14), che sarebbero troppi per entrare nella valle di Meghiddo.
2. Il centro dell’Apocalisse è «il tempio del cielo» (16:17), non, come si potrebbe pensare a prima vista, un tempio ebraico sulla terra che alcuni vorrebbero ricostruire presto.
3. Gli effetti di Harmaghedon sono globali, oltrepassano di molto il Medio Oriente (16:18-20).
4. Il sistema principale che sarà distrutto a Harmaghedon è la Babilonia spirituale (16:19), non la Russia, la Cina o la Siria.
In sostanza, Harmaghedon in Apocalisse raffigura la battaglia finale tra il Re Gesù con i suoi eserciti del cielo (19:11-19) e le forze mondiali di Satana insieme con «mistero Babilonia». Alla seconda venuta di Cristo il diavolo è sconfitto e il suo regno mondiale è distrutto. Gesù non ha bisogno di usare bombe nucleari contro i suoi nemici, gli basta l’affilata spada a due tagli (1:16; 19:15) che rappresenta la sua Parola di verità (Ef 6:17). Quando Cristo scenderà da oriente, libererà Israele dalle grinfie di Babilonia. Ma di quale Israele si tratta? In conformità con il soggetto del libro, deve essere l’Israele di Dio (Gal 6:16) che mette al centro Gesù Cristo e la cui casa è la nuova Gerusalemme (Ap 21:10).

Riassumendo

In conclusione, il Medio Oriente rimane una polveriera, la lotta degli Stati Uniti contro i radicali musulmani continua e non c’è soluzione terrena all’orizzonte. In mezzo a un tale ambiente estremamente teso, milioni di conservatori americani, cristiani politicamente attivi, credono che Dio non solo sia dietro Israele moderno, ma che alla fine annienterà i nemici dello Stato ebraico a Harmaghedon. Il libro della serie Left Behind, Armageddon:The Cosmic Battle of the Ages lo proclama con forza. Però questa dottrina è contraria al Nuovo Testamento. Al di là di questo, l’insegnamento che se ne trae è in realtà dannoso, perché aggiunge nuova benzina sul già divampante fuoco arabo-israeliano.
Un accurato studio della Rivelazione di Gesù Cristo dimostra che l’imponente teologia dei cristiani evangelici, secondo cui Dio è dietro l’Israele moderno non è vera. Non che Dio non ami l’attuale Israele, la gente israeliana e tutti gli ebrei. Ma, come abbiamo potuto vedere, l’attenzione dell’Apocalisse non è su Israele secondo la carne (Israele 1), ma su Israele di Dio (Israele 2), costituito da ebrei e da non ebrei (compresi gli arabi) credenti in Gesù Cristo. Questo è il tempo in cui abbiamo bisogno non soltanto di «camminare nello Spirito», ma soprattutto di interpretare le profezie.
La vera pace si trova in un solo luogo ed è disponibile per ebrei, palestinesi e cristiani in ugual misura. Si trova ai piedi della croce, nel cuore dell’Uomo che visse e morì per il mondo intero. Abbandoniamo a lui le nostre vite, così potremo far parte del suo Israele di Dio.

Note.
(1) Irvin Baxter, Endtime Magazine, Jan./Feb. 1998, p.2.
* Direttore del dipartimento Ministeri Radio e TV, e oratore di Endtime Insights)

di Steve Wohlberg *

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