La bella e la bestia

Apocalisse 17

prostitutaApocalisse“Quando i libri di Daniele e dell’Apocalisse saranno meglio compresi, i cristiani faranno una esperienza meravigliosa totalmente diversa”. (1)

“E uno dei sette angeli che avevano le sette coppe venne, e mi parlò dicendo: Vieni; io ti mostrerò il giudizio della gran meretrice, che siede su molte acque, e con la quale hanno fornicato i re della terra; e gli abitanti della terra sono stati inebriati del vino della sua prostituzione. Ed egli, nello Spirito, mi trasportò in un deserto; ed io vidi una donna che sedeva sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia e avente sette teste e dieci corna. E la donna era vestita di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle; aveva in mano un calice d’oro pieno di abominazioni e delle immondizie della sua fornicazione, e sulla fronte aveva scritto un nome: Mistero, Babilonia la grande, la madre delle meretrici e delle abominazioni della terra” (Apocalisse 17:1-5).

Come prima cosa è importante evidenziare che nella Parola di Dio, in un contesto profetico – simbolico, una bestia rappresenta un regno, una potenza o un potere e quindi un periodo di tempo, cosi anche per la parola “corno/a” (Daniele 7:17,23,24; Apocalisse 17:12). Il termine «acque» indica popoli, moltitudini e nazioni (Apocalisse 17:15).

La bestia, come usualmente viene riconosciuta, rappresenta un potere (impero – regno) politico e/o religioso che assieme alla meretrice, avranno un ruolo determinante nel conflitto finale (Apocalisse 16:13-15). La prostituta che siede sulla bestia è sicuramente un altro modo per indicare la sua familiarità che ha con tutti quelli che si prostituisce.

L’angelo, prima annuncia a Giovanni che la «prostituta» è seduta su molte acque (v. 1) e poi gli fa vedere una «donna seduta su una bestia scarlatta». La donna è la prostituta, mentre la bestia scarlatta coincide con le molte acque. il sedersi sopra la bestia indica una posizione di dominio sulle genti e sulla politica in particolare (Cfr. Apocalisse 18).

La bestia dalle sette teste

Per risolvere il mistero rappresentato dalla prostituta e rispondere alla perplessità del profeta, l’angelo fissa l’attenzione sul mistero della bestia alla quale questa figura viene associata. La formula del suo essere è data come un enigma in quattro tempi:

  1. «La bestia che hai visto era
  2. e non è
  3. essa deve salire dall’abisso
  4. e andare in perdizione» (17:8).

Questa definizione della bestia ricalca la definizione stessa di Dio che «era, che è, e che viene» (4:8; cfr. 1:4,8). Questa coincidenza conferma l’identità e l’ambizione del potere che si considera come Dio (cfr. Gen 3).

Siamo di fronte alla stessa bestia di Apocalisse 13, «la bestia che sale dal mare», la quale, non dimentichiamolo, si faceva venerare come Dio (v. 4); essa è, del resto, blasfema come la precedente (cfr. 17:3; 13:6). Nello stesso tempo, la «bestia di colore scarlatto» (17:3) ricorda «un gran dragone rosso», simbolo di Satana nel capitolo 12:3 inoltre, al pari della bestia che sale dalla terra, essa ha il carattere di un potere terreno e politico, la cui funzione consiste essenzialmente nel sostenere gli altri poteri di natura religiosa o spiritualeggiante, cioè, la donna e il dragone (17:2,12; cfr. 13:11,12). È vero anche che il dragone, «bestia dalle dieci corna» del capitolo 12 si ritrovava anche nella bestia che sale dal mare, anch’essa «dalle dieci corna», del capitolo 13, come nella bestia che sale dalla terra e che parlava come un dragone.

A. Lapple , teologo cattolico, dopo aver sottolineato il parallelismo esistente tra i capitoli 17,13,12 e Daniele 7, scrive: “La bestia affiorante dal mare è un organo esecutivo del demonio, giacché il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà… è l’emissario del drago. É lo psuedo Cristo, una scimmiottatura di Cristo”. (2)

Per decodificare i fatti rappresentati da questa bestia, occorre ritornare alla descrizione che ne viene fatta al capitolo 13. La bestia dalle dieci corna agisce in quel periodo storico che il profeta Daniele descrive nel capitolo 7. Non soltanto ricorda la quarta bestia di Daniele (v. 7) e il piccolo corno (con il suo comportamento arrogante e usurpatore delle prerogative divine, (v. 8), ma essa possiede anche le caratteristiche delle bestie precedenti, il leopardo, l’orso e il leone.

La bestia dalle dieci corna di Apocalisse 13, occupa i cinque periodi storici annunciati da Daniele 7 e sono anche rappresentati dalla prime cinque teste di Apocalisse 17.

Le prime 4 teste (quattro re) della bestia di color scarlatto coprono un periodo di tempo corrispondete alle quattro bestie e al piccolo corno di Daniele 7.

L’impero Babilonese. In Daniele 7, Dio usò un leone con delle ali per rappresentare questo regno. Però Babilonia, come la storia ci insegna, fu conquista dal regno Medo Persiano nel 539 a .C. Il profeta descrive questo regno paragonandolo ad un Orso, il quale conquistò (divorò) le tre grandi province dell’Impero Babilonese: L’Egitto, la Lidia e Babilonia.

Successivamente troviamo l’impero Greco Macedone, rappresentato come un leopardo con 4 ali e 4 teste, il quale conquistò l’impero Persiano nel 331 a .C. Poi abbiamo l’Impero Romano che, nel 168 a .C., col potere del dragone, pose fine al regno Greco Macedone.

Nell’anno 31 d.C. il diavolo tramite Roma pagana e con il chiaro appoggio della classe dirigente del popolo d’Israele, crocifigge Gesù nostro Salvatore con lo scopo di distruggerlo, però Gesù risuscitò vittorioso su Satana. Questo aspetto profetico lo troviamo in Apocalisse 12: 5: «E il dragone si fermò davanti alla donna che stava per partorire, affin di divorarne il figliolo, quando l’avrebbe partorito. Ed ella partorì un figliolo maschio, che ha da reggere tutte le nazioni con verga di ferro; e il figliolo di lei fu rapito presso Dio ed al suo trono».

La quinta testa (quinto re) corrisponde al piccolo corno di Daniele 7 o alla bestia che sale dal mare del capitolo 13.

Roma pagana continuò come regno universale fino al 476 d. C., fino alla sua divisione da fattori economici e politici interni e dall’invasione dei barbari così come Dio aveva previsto in Daniele 7:7, 24 e in Daniele 2.

Nel 538 d. C., il potere del piccolo corno indicato in Daniele 7: 8, 24, 25, con l’aiuto dell’Imperatore Giustiniano, pone fine a tre regni barbari di religione ariana (Eruli, Vandali, Ostrogoti), quinid ricevette il potere mondiale dal dragone divenendo erede dell’Impero Romano. Si tratta del governo della Chiesa di Roma – che diede vita al “Sacro Romano Impero” (25 dicembre dell’800 – con Carlo Magno) mediante il quale Satana ha controllato il mondo per secoli.

In Apocalisse 13:2, troviamo un’orrenda caricatura di questo potere. Nello sviluppo e nella descrizione di questa caricatura, l’ispirazione retrocede richiamandosi ai regni passati, prendendo le 10 corna della bestia – mostro: Roma pagana; il corpo del leopardo: Grecia; i piedi dell’Orso: Medo Persia e la testa del Leone: Babilonia, aggiungendo “E il dragone le diede la propria potenza”.

«E vidi salire dal mare una bestia che aveva 10 corna e sette teste, e sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi di bestemmia. E la bestia che io vidi era simile a un leopardo, e i suoi piedi erano come di orso, e la sua bocca di leone; e il dragone le diede la propria potenza e il proprio trono e grande potestà» (Apocalisse 13: 1-2).

Il potere satanico della prima bestia fu trasferito da un impero mondiale all’altro; dal precedente al successivo, fino ad arrivare a Roma Papale. Questo è ciò che afferma Von Dollinger, storico cattolico e il Cardinale Mannig e Adolphe Rosselet d’Invernois:

“Dalle rovine dell’Impero Romano, sorse gradualmente un nuove ordine di stati, di cui il punto centrale era la sede papale. Perciò tutto questo diede origine ad una posizione non solamente nuova, ma nettamente differente dalle precedenti”. (3)

“L’abbandono di Roma (da parte dei Cesari), fu la liberazione dei pontefici… la Provvidenza di Dio permise l’invasione e la desolazione dell’Italia da parte dei Goti, dei Longobardi e degli Ungheresi in maniera da cancellare le ultime vestigia dell’impero; ed allora i pontefici vennero ad essere i soli depositari dell’ordine, della pace, della legge e della sicurezza. In Roma si era formata una potenza che imperava assai più sulla volontà e sulla ragione dell’uomo, del dispotismo di ferro dell’impero. Tale potenza interiore e soprannaturale, dispiegantesi sulle nazioni e sui cuori…, si incarnava in una persona: il vescovo di Roma. La mareggiata che aveva spezzato tutti gli altri poteri, diede maggior rilievo e più preminenza alla suprema autorità dei Vicari di Gesù Cristo”. (4)

“Il capo che regna a Roma e che si chiama il vicario di Cristo ed il Santissimo Padre, fu per la sua autorità spirituale il cemento che unì in uno i 10 regni divisi sulla terra dell’impero” (5)

La sesta testa (sesto re) indica la fase relativa alla ferità mortale inferta alla bestia che sale dal mare. Il profeta osserva il paradosso di questo re che «esiste» nonostante la sua morte apparente (v. 10; cfr. 13:3).

Il potere raffigurato nel piccolo corno, nell’anno 1798, subì “una ferita mortale” (Apocalisse 13: 3), quando Napoleone detronizzò Papa Pio VI causandone la morte in esilio.

Nel 1798 il direttorio della rivoluzione francese inviò a Roma il generale Berthier che, alla testa di un poderoso esercito, occupò la città eterna il 15 febbraio proclamando la repubblica di Roma o Tiburtina. A sua volta il generale veniva nominato liberatore del Campidoglio. Pio VI veniva fatto prigioniero e portato a Valenza dove, dopo un atroce viaggio e un breve soggiorno moriva. La Rivoluzione francese pose fine agli stati pontifici e al «Sacro Romano Impero Germanico».

Notiamo che nel medesimo periodo in cui fu inferta la ferita mortale al papato, una seconda bestia si affaccia sul palcoscenico profetico. Gli Stati Uniti del Nord America si apprestano a divenire una potenza mondiale. La profezia aveva predetto l’evento di una bestia o di una potenza, con due corna che sta ad indicare un regno senza corona: «Poi vidi un’altra bestia, che saliva dalla terra, e aveva due corna simili a quelle di un agnello, ma parlava come un dragone» (Apocalisse 13:11).

Le due corna rappresentano il Repubblicanesimo e il Protestantesimo, qualcosa che non ha riscontro nel passato: una nazione con una divisione netta tra Chiesa e Stato.

Durante il periodo di cattività della bestia che “saliva dal mare” (vers. 9) e nella fase del recupero del prestigio perso, che iniziò a «guarire dalla sua ferita» a partire dai Patti Lateranensi nel 1929, quando Mussolini accettò di fare del Vaticano uno Stato, la seconda bestia, come ci viene detto dal testo biblico avrebbe esercitato «tutta la potestà della prima bestia, alla sua presenza; e faceva si che la terra e quelli che abitano in essa adorassero la prima bestia la cui piaga mortale era sanata. E operava grandi segni, fino a far discendere del fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini” (Apocalisse 13:12,13).

In Apocalisse 13:14 si legge che la bestia con due corna, il protestantesimo apostata americano, dice qualcosa ai suoi cittadini e al mondo intero: «dicendo agli abitanti della terra di fare un’immagine della bestia che aveva ricevuto la ferita della spada ed era tornata in vita».

Come potete notare, il profeta ci sta sottolineando che la restaurazione del potere Vaticano è reso possibile grazie, anche, all’apparizione della bestia con due corna, ovvero gli Stati Uniti d’America, che controllano il mondo da un punto di vista politico, militare ed economico.

La settima testa (settimo re) indica la fase attuale, quella della rinascita, dove a seguito della « sua piaga mortale » guarita «tutta la terra, meravigliata, andò dietro alla bestia» (Apocalisse 13:3); adorando «il dragone perché aveva dato il potere alla bestia» (vers. 4) [.] e «L’adoreranno tutti gli abitanti della terra i cui nomi non sono scritti fin dalla creazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato» (Apocalisse 13:8).

La prostituta

«E vidi che quella donna era ubriaca del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. Quando la vidi, mi meravigliai di grande meraviglia» (Apocalisse 17:1-6).

Tenendo presente quanto fin qui esposto, riprendiamo il testo iniziale di Apocalisse 17 – quello della donna seduta su una bestia – cerchiamo di identificarla.

1. La donna sta seduta sopra la bestia. Questo è molto significativo. Nella Parola di Dio una donna rappresenta la chiesa (Geremia 6:2; Isaia 54:5,6). Una donna vestita di bianco indica una chiesa pura. Una donna vestita di scarlatto descrive una chiesa impura simile ad una prostituta e rappresenta una chiesa apostata. Nel testo abbiamo una donna seduta sopra una bestia, vestita di colore scarlatto. Ciò rappresenta l’autorità civile che sostiene la donna, la quale guida la bestia secondo i propri scopi, come il cavaliere controlla il cavallo standone seduto sopra con le briglie in mano.

2. Questa donna ha una coppa nella sua mano con la quale obbliga gli abitanti a bere e ad ubriacarsi con il vino delle sue false dottrine quali: l’immortalità dell’anima fondamento dello spiritismo, l’adorazione delle immagini, l’osservanza della Domenica, il culto dei morti, l’inferno, il purgatorio, la salvezza per opere, ecc.

Da notare che la stessa attività di seduzione e inquisitoria si coglie anche nella bestia che sale dalla terra (Apocalisse 13:13-17).

3. La si chiama “la madre delle meretrici”. «Per le sue figlie debbono essere intese, simbolicamente, le chiese che si attengono alle sue dottrine, alle sue tradizioni e che ne seguono l’esempio, sacrificando la verità e l’approvazione di Dio per contrarre un’illecita alleanza col mondo». (6)

«Le chiese protestanti d’America – e anche quelle d’Europa – così favorite dai benefici della Riforma, non seppero proseguire lungo la via tracciata dai riformatori. Sotto forma di religione si manifestarono e si affermarono l’orgoglio e le stravaganze. Le chiese ne furono contagiate, Satana poté continuare a pervertire le dottrine bibliche; tradizioni funeste a milioni di persone, presero nuovamente radice e la chiesa le accettò e le difese, anziché combatterle per «la fede che è stata una volta per sempre tramandata ai santi». Furono così spazzati via quei principi per i quali i primi riformatori avevano così tanto e a lungo lottato e sofferto». (7)

“Circa la separazione della chiesa presbiteriana da Roma, il dottor Guthrie scrive: «Trecento anni fa la nostra chiesa uscì dalle porte di Roma con una Bibbia aperta sulla sua bandiera e con il motto Investigate le Scritture! Egli, poi, si pone questa significativa domanda: «Ma è uscita pura da Babilonia?»”. (8)

4. Il colore «scarlatto» per un verso avvici­na questa «bestia» al «drago… rosso fuoco» (12:3), per l’altro la pone in strettissimo rapporto con la «donna», che indos­sa vesti di «porpora e scarlatto» (17:3,4); Giovanni sottolinea sempre l’unitarietà delle forze malvagie.

Un ulteriore spunto di riflessione è dato dalle attitudini «sacerdotali e santificanti», sostitutive a Cristo, della prostituta. Chiaro riferimento al santuario israelita, all’opera d’intercessione del Sommo sacerdote Aronne e alle sacerdotesse di Baal, divinità cananea, le quali praticavano la prostituzione sacra.

Severino Dianich, scrive:

“Il tempio, l’altare, l’incenso e le offerte; la tenda della testimonianza e l’arca dell’alleanza; le prostrazioni, gli abiti sacerdotali e i canti; i candelabri, le cetre, le trombe e le coppe; il ricordo della pasqua, la festa delle capanne e il rituale dello Yom Kippur, tutto questo diventa lo sfondo ideale per descrivere il mistero della salvezza operato da Dio in Gesù Cristo “. (9)

La prostituta, con la pretesa d’incarnare l’evangelo, in un perfetto sincretismo religioso, si presenta all’umanità usurpando a Dio la sua grazia, la sua regalità, sostituendosi a Cristo, facendo bere a tutte le nazioni «il vino della sua fornicazione», cioè il contro evangelo.

Il Cardinale Newman, afferma che “I templi, l’incenso, le lampade, le candele, le offerte votive, l’acqua santa, giorni e stagioni speciali, devozioni, processioni, benedizione della terra, delle vestimenti sacerdotali, la censura, le immagini… sono tutte di origine pagana”. (10)

Tutto ciò viene simboleggiato dal «vino fermentato» offerto dalla chiesa adultera agli abitanti della terra nel corso dei secoli, allontanandoli da Dio e dalla sua volontà.

5. ” Piena di nomi di bestemmia “. Questa è la stessa bestia di Apocalisse 13 che dichiara di aver cambiato la legge di Dio, rimovendo il 2 comandamento e cambiandone il quarto. In questo modo, mediante la Domenica impone il marchio della sua autorità (Apocalisse 13:5,6).

6. Questa donna è “ebbra del sangue dei santi e dei martiri di Gesù” (v. 6). Nessun’altra potenza potrebbe essere giustamente definita in questo modo come la chiesa Cattolica. La storia ci rivela che con le morirono più di 50 milioni di cristiani nel corso dei secoli (Daniele 7:25; Apocalisse 13:7).

L’ottavo re

«Cinque sono caduti, uno è, l’altro non è ancora venuto; e quando sarà venuto, dovrà durar poco. E la bestia che era e non è, è anch’essa un ottavo re, viene dai sette, e se ne va in perdizione. Le dieci corna che hai viste sono dieci re, che non hanno ancora ricevuto regno; ma riceveranno potere regale, per un’ora, insieme alla bestia. Essi hanno uno stesso pensiero e daranno la loro potenza e la loro autorità alla bestia. Combatteranno contro l’Agnello e l’Agnello li vincerà, perché egli è il Signore dei signori e il Re dei re; e vinceranno anche quelli che sono con lui, i chiamati, gli eletti e i fedeli» (Apocalisse 17: 10-14).

In Apocalisse 17: 10 la Bibbia precisa che queste teste “sono sette re e cinque di questi sono caduti”. Queste teste/re indicano cinque periodi di tempo o poteri mondiali che hanno avuto a che fare con i figli di Dio.

Giovanni dice che cinque questi sono caduti o passati, nel senso che in funzione del tempo della fine dei tempi questi sono considerati come se avessero concluso il loro corso storico. Possiamo dire che la prima fase (Babilonia, Medo-Persia, Grecia – Roma imperiale) e la seconda fase (Piccolo corno) della storia dell’umanità s’è conclusa, fa parte della storia, così anche per il sesto re. Infatti la ferita mortale è stata guarita.

Siamo all’epoca del terza fase o del settimo re la cui durata arriverà fino alla fine; per questa ragione viene descritto anche come «l’ottavo re» (17:11), essendo il suo regno proseguito, oltre il ciclo dei sette. Il settimo re rappresenta, dunque, il potere politico religioso che ha ricevuto la ferita mortale, ma che si è ristabilito e che durerà fino al ritorno di Cristo.

L’ultimo periodo che corrisponde all’ottavo re (che sarebbe il settimo) rappresenta la chiesa apostata del tempo della fine e che conoscerà, purtroppo, «la perdizione» (v. 11). Il regno dell’ottavo re – la quarta fase e l’ultima – coincide con quello dei dieci re; sono definiti con l’espressione «non ancora» (Ap 17:12; cfr. 17:10). Entrambi sono rappresentati come «brevi»: la breve durata del settimo (ottavo) re (17:10) corrisponde a «un’ora» dei dieci re (v. 12).

Il linguaggio è simbolico e vuole sottolineare l’estrema brevità del tempo. Nel capitolo 18, la rapidità del giudizio che pone fine al regno di Babilonia è, d’altra parte, resa nello stesso modo, «in un momento», (greco «in una sola ora») (18:10,16,19). Un po’ più avanti, nello stesso capitolo, la stessa idea viene tradotta con un’altra misurazione: «in uno stesso giorno» (18:8).

«I dieci re rappresentano gli ultimi poteri politici che regneranno su tutta la terra. Che li incontriamo al capitolo 16 nel contesto di Harmaghedon (16:12). Li ritroveremo subito dopo al capitolo 18 nello stesso contesto che riprende il racconto della battaglia di Harmaghedon (18:9).

Quest’ultima fase attira tutta l’attenzione del profeta. Dopo una breve luna di miele, durante la quale tutti i poteri si accordano per governare insieme sotto l’autorità della bestia (Ap 17:13), la battaglia di Harmaghedon esplode (v. 14). Dio vince sugli eserciti terreni. A questo punto, spinti da profondi sentimenti di frustrazione, i re della terra, delusi da colei che avevano adulato e incoronato (vv. 17,18), le si rivoltano contro. La profezia prevede che le dieci corna (i re della terra), «odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la consumeranno con il fuoco» (v. 16).

Curiosamente, non ci viene detto niente sul loro destino. La profezia si concentra, per il momento, sul giudizio di Dio di cui si sono fatti strumento e si limita alla semplice constatazione: «È caduta, è caduta Babilonia la grande» (Ap 18:2). Questa proclamazione dell’angelo riecheggia parola per parola l’annuncio del secondo angelo che aveva gridato sulla terra proprio alla fine della storia umana (Ap 14:8).

La ripetizione del messaggio è il segno che la profezia si compirà alla lettera. Non poteva essere altrimenti, perché è Dio stesso che «ha messo nei loro cuori di eseguire il suo disegno… fino a che le parole di Dio siano adempiute» (17:17).

Come nel caso dell’indurimento del cuore di faraone (Esodo capitoli da 6 a 11), Dio prende su di sé tutta la responsabilità degli avvenimenti; siamo di fronte a una sfida ironica della volontà di indipendenza di Babele, ma anche per segnare il carattere definitivo di questa iniquità che ha raggiunto il punto di non ritorno. La verità è presente persino nel tono del verso che sembra parlare come un computer dal programma preciso e irrevocabile.

In contrasto con questa parola dura e seria, il racconto profetico è tessuto con paradossi e ironie. La bella, così civettuola e preoccupata del piacere, vestita d’oro e adorna di pietre preziose (v. 4), «aveva in mano» con eleganza e stile «un calice d’oro pieno di abominazioni e delle immondezze della sua prostituzione» (v. 4). Ella è seduta come una regina maestosa su una bestia orribile sulla quale si possono leggere «nomi di bestemmia » (v. 3). Ella è intimamente unita con la bestia tanto da confondersi con essa (vv. 17,18); ma, comunque, sarà la bestia a ricevere il colpo fatale (v. 13).

La bella-bestia è anche il luogo dove sorge Babele. Anche se essa viene chiamata «Babilonia la grande», eccola che crolla in un deserto devastato (Ap 18:2). In realtà, questo linguaggio tanto contraddittorio e depistante, traduce tutta una filosofia della storia. Al di là degli imbrogli politici e delle intenzioni malefiche che hanno origine dal basso, Dio controlla tutto e conduce gli avvenimenti conformemente ai suoi piani. La storia ha un senso, anche al di fuori di Dio e contro Dio, essa non si concluderà in un incidente assurdo e tragico. Ciò afferma, da un lato la giustizia di Dio, dall’altro offre uno spunto per la speranza». (11)

Conclusione

«La bestia che hai vista era, e non è; essa deve salire dall’abisso e andare in perdizione. Gli abitanti della terra, i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita fin dalla creazione del mondo, si meraviglieranno vedendo la bestia perché era, e non è, e verrà di nuovo» (Ap 17:8). «E la bestia che era e non è, è anch’essa un ottavo re, viene dai sette, e se ne va in perdizione» ( Ap 17:11).

  1. «E la bestia che era,
  2. e non è,
  3. verrà di nuovo
  4. è anch’essa un ottavo re, viene dai sette,e se ne va in perdizione

apocaliss17
Nota:
Parallelismo tra il capitolo 13 e il 17

Apocalisse 13

Apocalisse 17

Poi vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste e su ciascuna testa un titolo blasfemo. e il dragone le diede la propria potenza. Era – Là vidi una donna seduta sopra un bestia scarlatta, coperta i nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna.
Una delle sue teste come ferita a morte Non è – Sorge la bestia che sale dalla terra
E la sua piaga mortale fu sanata; e tutta la terra meravigliata andò dietro alla bestia; e adorarono al bestia dicendo: Chi è simile alla bestia? e chi può guerreggiare con lei?… E tutti gli abitanti della terra i cui nomi non sono scritti fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato, l’adoreranno. Verrà di nuovo – E quelli che abitano sulla terra i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, si meravigliarono cedendo che la bestia che era, e non è, verrà di nuovo.

Note:
(1) E. G. White, Testimonies to Minister’s, p. 114
(2) L’apocalisse”, ed. Paoline, p. 146 -155
(3) JJ. Ing. Von Dollinger, “The Church and the Churches”, pp, 42,43.
(4) Cardinale Manning, “The temporal Power of the Vicar of Jesus Christ, pp. 28-29, cit. da M. Maggiolini in Segni dei Tempi, n° 3, p 156, 1966.
(5) Adolphe Rosselet d’Invernois, “L’apocalypse et l’Histoire, Paris, 1878, t. II, pag. 198, cita da A. Pellegrini, pag. 283.
(6) E. G. White, Il gran conflitto, p. 280, ed. Adv, Impruneta (Fi).
(7) Ibidem, p. 218, 219
(8) Ibidem, p. 281
(9) Severino Dianich, in “Sempre l’apocalisse”, p. 49
(10) Cardinale Newman “Lo sviluppo della dottrina Cristiana”, p. 359
(11) Jacques Doukhan, “Il grido del cielo” p. 200,201 ed. Adv, Impruneta (Fi), 2004

Past. Francesco Zenzale
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