L’Apocalisse

Aspetti introduttivi

ApocalisseEra una notte d’inverno. Nevicava ed un uomo si era perso nella foresta. Ad un tratto si ricordò di avere una piccola bussola. Quando la mise in posizione per individuare il nord, notò che questa segnalava una direzione opposta a quella finora seguita. Egli era certo di avere ragione. Convinto che la bussola fosse danneggiata, la gettò a terra e questa si ruppe ai suoi piedi.

Il giorno seguente il suo corpo fu trovato completamente congelato, con la bussola rotta al suo fianco.
Certe persone pensano di avere il diritto di modificare la bussola di Dio. Stiano certi che da questo scaturirà la loro morte spirituale. Quando la bussola di Dio, la Bibbia, indica che stiamo camminando nella direzione sbagliata, dovremmo, con umiltà, riconoscerlo e cambiare direzione.

Dobbiamo camminare nella direzione che la Bibbia ci indica se vogliamo arrivare ad un porto sicuro, ossia alla pace, all’equilibrio interiore. Facendo così otterremo salute fisica, mentale e spirituale. E’ esattamente quello che dice il seguente testo: “Ma il sentiero dei giusti è come la luce che spunta e va sempre più risplendendo, finché sia giorno pieno” (Proverbi 4:18).

Il libro dell’Apocalisse può essere racchiuso tra un prologo (1:1 a 1:8) e un epilogo (22:6 a 22:21). Molti passi di questi due capitoli si corrispondono e i temi presentati nell’introduzione, dopo essere stati elaborati nel corso del libro, riappaiono alla fine trasformati e perfezionati. Il tema principale dell’Apocalisse, la seconda venuta del Cristo, si trova sia nel prologo, sia nell’epilogo. All’inizio si legge: «ecco Egli viene» (1:1), mentre alla fine, la medesima frase, è ripetuta ben tre volte, non in terza persona, ma dal Cristo stesso, che dice: «ecco, io vengo presto» (22:7,12,20).

Per comprendere il senso preciso delle parole «io vengo presto», con le quali il tema del ritorno di Cristo è annunciato tre volte nell’ultimo capitolo, dobbiamo capire il linguaggio del tutto speciale usato nell’Apocalisse di Giovanni, ovvero l’immediatezza della venuta: «poiché il tempo è vicino» (1:3 e 22:10).

Infatti, contrariamente al libro di Daniele, dove le «parole scritte», dovevano essere sigillate perché si riferivano al tempo della fine (Daniele 12:4,9), nell’Apocalisse, «le parole scritte» si riferiscono al tempo attuale, a «cose che devono avvenire in breve» (1:1 e 22:6) o «cose che devono avvenire in appresso» (Ap. 1:19; 4:1).

“Nell’Apocalisse, tutti i libri della Bibbia s’incontrano e si completano. Qui c’è il completamento del libro di Daniele. Giovanni, l’autore dell’Apocalisse scrive il significato delle profezie di Daniele. Il libro che fu sigillato non è l’Apocalisse, ma la porzione profetica di Daniele concernente gli ultimi giorni. L’angelo comandò: «Daniele, tieni nascoste queste parole, e sigilla il libro sino al tempo della fine» (E. G. White, Gli uomini che vinsero un impero, pag. 367, ed. AdV, Falciani – Impruneta).

In breve, «le parole di questo libro non devono essere nascoste, suggellate», ma messe in pratica, vissute (Ap. 22:7,10), perché siamo alla vigilia del ritorno di Cristo Gesù (cfr. Ap. 22:11-12).

La parola «Apocalisse» è una trascrizione del termine greco significante: «togliere il velo, scoprire, rivelare», letteralmente “la rivelazione dell’opera di Gesù Cristo per la sua chiesa” nel corso dei secoli. Erroneamente sì dà a questo libro un significato negativo, terribile, catastrofico, mentre esso parla di vittoria, di vita e di presenza della misericordia divina. Leggere e comprendere l’Apocalisse è come respirare una boccata d’aria fresca di speranza e di incoraggiamento.

L’autore

Dai primi versetti, senza alcuna precisazione, l’autore si presenta: Giovanni. Il Nuovo Testamento conosce molti personaggi con questo nome. Quale di questi scrisse ed ebbe le visioni? I primi cristiani lo identificavano in Giovanni l’apostolo, figlio di Zebedeo.

Giustino Martire (106-165), nel suo dialogo con l’ebreo Trifone, cap. 81,4 dice:
«Un uomo dei nostri, di nome Giovanni, uno degli Apostoli del Cristo, in una rivelazione di cui fu fatto partecipe ha predetto che…».

Policarpo, ottavo vescovo della Chiesa di Efeso (130-200), ha scritto :
«Colui che aveva la testa chinata sulle spalle di Cristo» (Epistola a Vittorio)

Ireneo, vescovo di Lione (130-202), sostenne la paternità giovannea nella sua opera «Contra Haereses» (II, 22,5; IV,30,4; V,26,1), alla pari di Tertuliano (morto nel 220) nel suo scritto contro Marcione (III,14; IV,5); di Ippolito di Roma (morto nel 235), discepolo di Ireneo, nel suo scritto sull’Anticristo (36; 50); di Origene (morto nel 255), nel suo «Commentario a Giovanni» (II, 5, 45) e infine di Clemente d’Alessandria (morto verso il 215) in entrambe le sue opere «Il Pedagogo» (II, 119, 1) e «Quis dives» (42).

Ireneo, scrisse:
«Questa (L’Apocalisse) è una visione che ha avuto luogo non molto tempo fa, ma quasi ai giorni nostri, e precisamente verso la fine del regno di Domiziano» (Contra Haereses, V, 30, 3; cfr. II, 22, 5; II, 1,1; 3,4).

Teniamo presente che sotto l’Imperatore Domiziano – il quale regnò dal 13 settembre dell’81 fino al 18 settembre del 96 d. C.- il culto dell’imperatore imposto con la forza aveva scatenato gravi conflitti di coscienza nelle comunità cristiane, attirando loro addosso anche le persecuzioni. Ne consegue che Giovanni fu esiliato a Patmos dove, intorno al 95-96 d. C. ebbe modo di scrivere l’Apocalisse su rivelazione divina.

Caratteri generali

Nell’Apocalisse, tutti i libri della Bibbia s’incontrano e si adempiono. Infatti, ci sono più di 500 citazioni dell’A.T. e numerosissime allusioni agli Evangeli e alle Epistole dell’Apostolo Paolo (Corinzi, Efesini, Colossesi, Tessalonicesi). Ne consegue che è un’illusione voler comprendere l’Apocalisse, senza una buona conoscenza degli altri libri della Bibbia da cui sono state estratte le citazioni e in particolare modo il libro di Daniele e di Ezechiele.

L’Apocalisse è essenzialmente un libro simbolico. Notiamo, ad esempio, l’utilizzo del numero sette: 7 chiese, 7 spiriti, 7 lampade, 7 stelle, 7 suggelli, 7 corna, 7 occhi dell’Agnello, 7 angeli, 7 trombe, 7 tuoni, le 7 teste e le corna del dragone con 7 corone; 7 coppe, 7 teste della bestia che sono 7 colline e 7 re, ecc.

Lo scopo è quello di svelare l’opera di Gesù Cristo in favore della sua Chiesa, dall’ascensione fino al suo ritorno. Come un potentissimo proiettore, i simboli profetici indicano il cammino del popolo di Dio attraverso il tumulto dei secoli. L’Apocalisse rivela ciò che è stato suggellato nel libro di Daniele.

Il piano dell’Apocalisse

L’opera di Giovanni consiste in sette visioni, che hanno la particolarità di essere simmetriche (struttura chiastica) (dalla lettera greca c «Chi», a forma di X). E’ uno schema in cui la seconda parte è in parallelo inverso con la prima (ABC / C’ B’ A’). Quindi le profezie non devono essere considerate successive (una successiva all’altra), ma parallele e/o simultanee, come nel libro di Daniele.

Possiamo dividere il libro in 7 parti:

  1. 7 Chiese – Cap. 2 – 3
  2. 7 Sigilli – Cap. 6:1 – 8:1
  3. 7 Corni (Trombe) – Cap. 8:6 – 11:18
  4. 7 Segni – Cap. 12-14
  5. 7 Coppe – Cap. 16 – 18
  6. 7 vittorie – Cap. 19:11 – 20:15
  7. 7 Meraviglie di Gerusalemme – Cap. 21:9 – 22:5

“Con regolarità, nell’esordio di ciascuno dei sette cicli, la visione ritorna sull’atmosfera del tempio e volge sui toni liturgici segnati dal calendario delle feste religiose d’Israele, sulla base delle indicazioni presenti in Levitico 23. Ogni tappa profetica è posta nella prospettiva di una festa israelitica rievocata anche all’interno del ciclo stesso. L’autore ci invita a una lettura che prende le mosse dalle feste d’Israele, i cui rituali sono utilizzati come una luce si-+mbolica, capace di far emergere il senso profondo della storia umana”.

Shabbat =   Prologo (1:1-11) (*)

Primo ciclo:
Pessah (1:12-20)
Pasqua
7 Chiese (2-3)

Secondo ciclo:
Shavuoth (4-5)
Interludio (7)
7 Sigilli (6:1- 8:1)

Terzo ciclo:
Rosh Hashanah (8:2-5)
Interludio (10:1 – 11:14)
7 Corni o trombe (8:6 – 11:18)

Quarto ciclo:
Kippur (11:19)
Interludio (14:1-5)
7 Segni (12 – 14)

Quinto ciclo:
Fine Kippur (15)
Interludio (17-18)
7 Coppe (16 – 18)

Sesto ciclo:
Pre-Succot (19:1-10)
7 vittorie (19:11 – 20:15)

Settimo ciclo:
Succot (21:1-8)
7 Meraviglie di Gerusalemme (21:9 – 22:5)

Epilogo 22:6-21

Oltre a queste tappe progressive, “come il libro di Daniele, anche l’Apocalisse si divide in due fasi (storico/terrestre ed escatologico/celeste) dove la parte centrale è rappresentata dal giudizio di Dio alla fine dei tempi e dalla venuta del Figlio dell’uomo (cfr. Dan capp. 7, 14). L’Apocalisse si presenta essenzialmente come una visione profetica che attraversa la storia, a partire dall’epoca dell’apostolo Giovanni fino alla venuta di Dio (1). Piuttosto che decodificare l’Apocalisse come una semplice rappresentazione di fatti contemporanei all’autore (interpretazione preterista), è più corretto cercare d’interpretarla a partire dalla sua stessa prospettiva, cioè come una visione che predice avvenimenti storici che arrivano fino all’ultimo dei giorni (interpretazione della storia continua), con tutto ciò che questo implica in termini d’impegno e di fede (lettura esistenziale). Questa linea interpretativa «storico-profetica», non ha solo il merito di tener conto dell’intenzione dell’autore, ma anche quello di essere la più antica. Si può paragonare al «Bolero» di Ravel; gli stessi temi sono ripresi e intensificati in un crescendo inesorabile” (Jacques Doukhan, Il grido del Cielo, pag. 19-20).

In conclusione, «Apocalisse significa rivelazione… Una rivelazione è qualcosa di rivelato. Il Signore stesso rivelò ai suoi servitori i misteri che esso contiene e ordinò loro di rivelare a tutti il suo contenuto. Le sue verità sono indirizzate a quelli che vivono negli ultimi giorni della storia dell’umanità, come pure a quelli che vissero al tempo di Giovanni. Alcune delle scene descritte in questa profezia appartengono al passato, altre stanno avvenendo ora, altre ci mostrano la fine del gran conflitto tra le potenze delle tenebre e il Principe del cielo, e altre rivelano i trionfi e le gioie dei redenti nella nuova terra». (E. G. White, Gli uomini che vinsero un impero, pag. 366, ed. AdV, Falciani – Firenze).

La rivelazione di Giovanni può aiutare a svegliarci. In essa possiamo trovare il senso di tutto ciò che, così spesso, sembra esserne totalmente privo.

Note:
(*) (K. A. Strand Interpreting the book of Revelation, Ann Arbok, 1976, pag. 51, cit. da J. Doukhan, Il Grido del Cielo, pag. 30)
(1) Fase terrestre (cap. 1-11:18). Fase finale (cap. 11:19 – 14:20). Fase in cielo (cap. 15-22).

Past. Francesco Zenzale

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