Nel cuore dell’Apocalisse

Capitolo 14

Secondo l’attitudine apocalittica a seguito di una scena negativa e impressionante (cap. 13) segue la visione del trionfo degli eletti e la vittoria dell’Agnello. Questa sezione dell’apocalisse presenta la replica divina alle parole arroganti dei tre mostri.

Tre sezioni:

  1. Liturgia e caratteristiche dei salvati – Apocalisse 14:1-5
  2. L’ultimo appello di Dio all’umanità – Apocalisse 14:6–13
  3. La mietitura e la vendemmia – Apocalisse 14: 14-20

Liturgia e caratteristiche dei salvati Apocalisse 14:1-5

“Poi guardai ed ecco l’Agnello ritto sul monte Sion e insieme centoquarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo. Udii una voce che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque e come un rimbombo di forte tuono. La voce che udii era come quella di suonatori di arpa che si accompagnano nel canto con le loro arpe. Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e ai vegliardi. E nessuno poteva comprendere quel cantico se non i centoquarantaquattromila, i redenti della terra. Questi non si sono contaminati con donne, sono infatti vergini e seguono l’Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l’Agnello. Non fu trovata menzogna sulla loro bocca; sono senza macchia”. Apocalisse 14:1-5

Le fosche visioni della trinità satanica vengono interrotte dall’apparizione dell’Agnello sul monte Sion. Qui affiora, per la prima volta, un punto concreto di riferimento e di svolta per colui che crede in Cristo.

I salvati non sono davanti al trono di Dio (cap. 7), ma sulla montagna di Sion, cioè «la collina del Tempio», la dimora del Signore (Ebrei 12:22; Sal 48:3-4), chiamata anche montagna dell’Eterno (Isaia 2:2-3).

Il Monte Sion, denominazione originaria della collina orientale dell’Ofel, su cui si ergeva la fortezza dei Gesubei; dopo la costruzione del Tempio di Salomone sullo spiazzo situato a nord di essa, questa collina settentrionale fu chiamata monte Sion. Esso evoca aspetti significativi circa l’intervento di Dio nella storia del popolo d’Israele e nella chiesa degli ultimi giorni.

  1. La Sion terrestre o Gerusalemme, è considerata nell’A.T. come il luogo del governo di Dio sulla terra e come centro della sua vittoria finale.
  2. Inoltre è considerato anche come luogo di sicurezza: nessun pericolo poteva esserle arrecato.
  3. Sion è simbolo della vittoria finale d’ogni credente, del trionfo della giustizia, della pace, della verità
  4. Sion è simbolo della chiesa, dei santi, di coloro che amano Dio e osservano i suoi comandamenti. Di una chiesa al sicuro, nell’ovile in alta montagna, intenta a brucare i verdeggianti pascoli dell’amore di Dio e di bere la limpida acqua della vita. Gesù Cristo è l’acqua della vita.

“Voi vi siete invece accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione, al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell’aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele” (Ebrei 12:22-24).ì

A. I centoquarantaquattromila

Chi sono? Chi rappresentano? Si tratta di un numero letterale o simbolico? Sono persone del tutto speciali o rappresentano la chiesa nella sua totalità? Considerando l’apocalisse nel suo carattere allegorico, noi pensiamo che si tratti della totalità della chiesa o dei salvati.

Il numero 144.000 è il simbolo matematico dei salvati di tutte le comunità. Dei fuori usciti dal mondo e/o da Babilonia. Essi si raccolgono attorno all’Agnello sulla cima del monte Sion.

“Il numero 144.000, che ricorda il passo di Apocalisse 7:2ss, va qui inteso come cifra simbolica indicante l’intera comunità di salvezza terrena, formata dagli eletti provenienti tanto dall’ebraismo quanto dal paganesimo” (A. Lapple op. cit. pag. 163)

Giovanni vide la chiesa dell’Antico e del Nuovo Testamento, la chiesa del passato e quella del futuro, Egli ci ha visti come coloro che seguono l’Agnello dovunque vada. Egli ha notato la nostra adesione a Cristo.

Gli eletti sono stati segnati sulla fronte dal nome dell’Agnello e del Padre, in opposizione a coloro che sono stati segnati dal marchio di Babilonia. Essere segnati con un nome evoca:

  1. L’appartenenza a Dio. Noi siamo proprietà di Dio. – Isaia 43:1-4
  2. La consacrazione a Dio. – 1Pietro 2:9
  3. La rassomiglianza a Dio: il nome riflette il carattere della persona secondo la Bibbia. – 2Corinzi 3:3

Coloro che seguono Babilonia, hanno il nome sulla mano e sulla fronte, cioè hanno il carattere di coloro che si sono consacrati al regno di questo mondo. Non esiste nessun marchio di neutralità (Giosuè 24:14,15).

B. Caratteristiche

Cantano un inno che nessuno può apprendere. Perché? I loro canti esprimono un’esperienza personale, quella della libertà dalla schiavitù del peccato. Una libertà simile a quella d’Israele al passaggio del mar Rosso (Apocalisse 15:3; Esodo 15:1-21). Solo i vincitori possono cantare vittoria. Quest’esperienza non la si può trasmettere, è personale. Non si nasce cristiani, ma si diventa.

Cantano un nuovo inno, l’inno della salvezza, del trionfo di Cristo in loro, che sale come atto di ringraziamento a Dio dal profondo del cuore. E’ un inno di esultanza, di profonda gioia, tipica di tutti coloro che hanno imbiancate le loro vesti nel prezioso sangue di Gesù Cristo, mediante il battesimo (Apocalisse 3:5).

Alla liturgia satanica si contrappone quella divina.

Sono Vergini. La verginità è la caratteristica di coloro che hanno il cuore puro, «Beati i puri di cuore, perché‚ essi vedranno Iddio» (Matteo 5:8), sono dunque qualificati a «seguire l’Agnello dovunque Egli vada».

La verginità è tipica di chi non ha contratto matrimonio, riguardo alla chiesa, nel suo simbolismo verginale (2Re 19:21; Lamentazioni 2:13; Geremia 18:13; Amos 5:2) sottolinea la purezza dottrinale, spirituale e la fedeltà.

L’apostolo Paolo indica la chiesa come la sposa di Cristo. Mediante il battesimo siamo «fidanzati ad un unico sposo, per presentarvi come una casta vergine a Cristo» (2Corinzi 11:2), dunque non bisogna contaminarsi con matrimoni spirituali illeciti «con donne» (Apocalisse 14:4), scendere al compromesso con le false dottrine delle due bestie, ma essere preoccupati unicamente delle «cose del Signore» (1Corinzi 7:32). Cristo vuole per se tutto l’uomo.

Seguono l’Agnello. Chi si affida al Signore deve avere il coraggio di mettersi, incondizionatamente, al suo servizio ed essere pronto a seguire Gesù.

Non è l’uomo che traccia il cammino della chiesa (o del credente, il vostro o il mio cammino), ma unicamente Dio. Il Signore condusse Israele lungo il deserto per 40 anni per strade insolite, non per la strada maestra degli uomini. Il Signore conduce spesso i suoi fedeli per strade che essi, di loro iniziativa, non percorrerebbero mai. La via della croce, della sofferenza e l’apparente fallimento rientrano nel programma di vita tanto in Gesù, quanto della sua chiesa. Essi, i credenti, seguono l’Agnello nell’esempio e nelle sue istruzioni. Seguimi, Gesù disse a Matteo, ed egli, levatosi lo seguì (Matteo 9:9).

Nessuna menzogna: sono irreprensibili. Sono moralmente irreprensibili. La purezza nel parlare e in tutti gli aspetti della vita è considerata come segno che contraddistingue i discepoli di Cristo dal mondo. E’ il distintivo di colui che ha dato la sua vita a Gesù. Non è un’etichetta. Di Daniele ci viene detto che i suoi nemici «non potevano trovare alcuna occasione, alcun motivo di riprensione. perch’egli era fedele, e non c’era da trovare in lui alcunché‚ di male o da riprendere» (Daniele 6:4). L’apocalisse segnala che «i bugiardi non entreranno nel regno dei cieli» (Apocalisse 21:8).

I 144.000 sono «irreprensibili» poiché non hanno bevuto «del vino della sua fornicazione». Nel senso simbolico questi sono vergini. Cioè non hanno accettato il marchio della bestia. Hanno rifiutato la sua ideologia. Sono i non conformisti, dei contestatari dell’ordine stabilito dalla triade satanica.

Il triplice appello

0611029Dopo il trionfo e la liturgia nera della triade satanica, si annunzia ora la grande e definitiva comparsa di Dio.

I messaggi dei tre angeli fanno seguito alle macchinazioni del dragone di Apocalisse 13 e rivestono un carattere universale, perché si rivolgono «ad ogni nazione, tribù, lingua e popolo» (Apocalisse 14:6) con una successione di messaggi di avvertimento e di giudizio, tesi a sollecitare una risposta, una decisione conclusiva da parte di chi li ascolta, tale da determinare una netta separazione tra gli adoratori di Dio «che osservano i suoi comandamenti e ritengono la fede in Gesù» (Apocalisse 14:12) e gli adoratori dell’immagine della bestia, i quali hanno fatto una scelta opposta a Dio, lasciandosi imprimere «sulla fronte e sulla mano destra» (Apocalisse 14:9) il marchio della disobbedienza alla legge divina.

L’invito – Apocalisse 14:6-7

“Poi vidi un altro angelo che volando in mezzo al cielo recava un vangelo eterno da annunziare agli abitanti della terra e ad ogni nazione, razza, lingua e popolo. Egli gridava a gran voce: «Temete Dio e dategli gloria, perché è giunta l’ora del suo giudizio. Adorate colui che ha fatto il cielo e la terra, il mare e le sorgenti delle acque»”.

Il messaggio dato dal popolo di Dio personificato dall’angelo – messaggero è un invito ad accettare la buona novella della salvezza. Non si tratta di una semplice informazione o di una dottrina di cui si possa prendere visione per poi passare alle proprie occupazioni quotidiane. L’evangelo è annunziato agli uomini con energia e con insistenza «a gran voce», quasi urlando come faceva il banditore pubblico, tale da determinare una crisi esistenziale nell’uomo, staccandolo dalle sue soliti abitudini, inducendolo a prendere una posizione in rapporto al suo destino eterno.

L’evangelo è eterno:

  1. Perché viene dal cielo: da Dio
  2. Nel senso che è immutabile, perché Dio è eterno – Galati 1:8
  3. Perché gli effetti sono eterni per coloro che accettano Gesù Cristo.

Il giudizio

L’ora del giudizio (preliminare = Krisis) è venuta! Quando? Indubbiamente prima del ritorno di Cristo.

Paolo afferma: “Dopo esser passato sopra ai tempi dell’ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi, poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti” Atti 17:31-31.

In Daniele sette dai versetti 9 a 14 troviamo una descrizione del giudizio, ma non ci è detto nulla circa l’inizio. La risposta la troviamo nei capitoli otto e nove. Al capito 8, il profeta ci informa che alla fine di un lungo periodo profetico sarebbe iniziato nel cielo la «purificazione del santuario» in altre parole il giudizio o il Kippur cosmico.

“Udii un santo parlare e un altro santo dire a quello che parlava: «Fino a quando durerà questa visione: il sacrificio quotidiano abolito, la desolazione dell’iniquità, il santuario e la milizia calpestati?». Gli rispose: «Fino a duemilatrecento sere e mattine: poi il santuario sarà rivendicato»”. Daniele 8:13-14

Nel linguaggio apocalittico, 1 giorno equivale ad 1 anno civile (linguaggio crittografico: sistema segreto di scrittura in cifre o codice). Questo simbolismo lo troviamo in Ezechiele, che viveva nel tempo stesso di Daniele e della medesima età e abitava come deportato in una colonia presso il fiume Kebar (Ezechiele 1: 3), attualmente il Nar Kabari, principale canale di irrigazione vicino alla città di Nippour – ad est di Babilonia. Daniele ed Ezechiele utilizzano simultaneamente lo stesso codice: un giorno uguale ad un anno (Ezechiele 4:2-6; Levitico. 25:3-4; Numeri 14:34).

2300 sere e mattine equivalgono a 2300 anni.

Il capitolo 9 ci da l’anno in cui il periodo profetico ha inizio, conseguentemente l’inizio della purificazione del santuario celeste o della rivendicazione della verità.

“Sappi dunque e comprendi bene: dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme…” (Daniele 9:25)

Il libro di Esdra ci informa che la città di Gerusalemme e il tempio furono ricostruiti a partire da tre decreti promulgati da Ciro (536 a. C. Esdra 1:1-4; 2Cronache 36:22-23); Dario (520 a. C. Esdra 6:6-12) e Artaserse I (457 a. C. Esdra 7:12-26). I decreti di Ciro e di Dario, in effetti, riguardano la costruzione del tempio. Bisogna aspettare l’editto di Artaserse I, dato nell’autunno del 457, che oltre a confermare i precedenti, riguardanti il tempio, sancisce la costituzione di giudici, di magistrati per amministrare la vita civile della città. Il potere di ricostruire politicamente e giuridicamente Gerusalemme includeva anche la costruzione della città: le sue mura e case, riunire dei cittadini e farvi regnare delle leggi.

Partendo dal 457 a.C., aggiungendo i 2300 anni arriviamo al 1844 d.C., anno in cui, nel cielo, è iniziato il giudizio.

Illustrazione di Daniele 9:24-27

1844

Il Giudizio di Dio è indispensabile e si rende necessario per amore della verità, della giustizia e per il bene dell’umanità.

“Per quanto triste sia stato il nostro passato, per quanto doloroso sia il presente, se ci avviciniamo a Gesù così come siamo, deboli, avviliti, disperati, il nostro Salvatore ci accoglierà. Ci aprirà le braccia della grazia e dell’amore per presentarci al Padre rivestiti del candido manto del suo carattere”. ( Con Gesù Sul monte delle Beatitudini, pag. 15)

L’adorazione

Un altro aspetto importante riguarda l’adorazione. L’angelo invita l’umanità ad «adorare Colui che ha fatto il cielo e la terra». Tenendo conto della profezia prima evidenziata, l’invito coincide con l’evento del materialismo dialettico di Marx (1845) e con la tesi evoluzionista di Charles Darwin (1859), dove la reazione del cristianesimo ufficiale fu ed è il concordismo o il compromesso.

Il concetto d’adorazione, inteso come orientamento verso il Dio Creatore, richiama la nostra attenzione al quarto comandamento, quale sigillo della creazione e della redenzione. Testi paralleli:

Apocalisse 14:7

Adorate colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e le fonti delle acque».

Esodo 20:11

Poiché in sei giorni il SIGNORE fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno;

Genesi 2:1-2

Così furono compiuti i cieli e la terra e tutto l’esercito loro. Il settimo giorno, Dio compì l’opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l’opera che aveva fatta.

In Deuteronomio 5:15 leggiamo:

“Ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha fatto uscire di là con mano potente e con braccio steso; perciò il SIGNORE, il tuo Dio, ti ordina di osservare il giorno del riposo”.

Il Sabato, settimo giorno, è il giorno del Signore, esso è stato sostituito dalla domenica (Sunday = giorno del sole), simbolo dell’adorazione della creatura e di una salvezza che viene dal basso.

Adorare Dio significa dare un significato alla vita a partire da Dio creatore dell’universo, dal rispetto della sua volontà, ma soprattutto dall’accettazione di Gesù Cristo, quale nostro personale Salvatore.

La sentenza – Apocalisse 14:8

“Poi un secondo angelo seguì dicendo: «Caduta, caduta è Babilonia la grande, che ha fatto bere a tutte le nazioni il vino dell’ira della sua prostituzione»”.

Il medesimo pensiero lo troviamo anche in Apocalisse 18:2

“Egli gridò con voce potente: «È caduta, è caduta Babilonia la grande! È diventata ricettacolo di demoni, covo di ogni spirito immondo, rifugio di ogni uccello impuro e abominevole»”.

Si tratta di una sentenza: Babilonia è caduta.

Nel pensiero giudaico (Isaia 21:9; Daniele 4:27) Babilonia rappresentava il simbolo della sistematica ostilità a Dio. Alla città santa di Gerusalemme si contrapponeva sempre la peccatrice Babilonia. Rievoca l’esperienza della torre di Babel: la confusione di lingue, che nel loro significato simbolico/spirituale rappresentano il disordine religioso e dottrinale del cristianesimo apostata, e politico della nostra società.

Babilonia è simbolo:

  1. di comportamenti amorali, di lussuria e di mondanità, tipico dell’ultima festa di Belsatsar (Daniele 5);
  2. dell’incredulità e della negligenza nei confronti della Parola di Dio, da parte del cristianesimo, dove la fede e la pietà cristiana sono state sostituite da riti e cerimonie pagani;
  3. di falsi insegnamenti dottrinali, sostenuti dal cristianesimo apostata, in rapporto ai comandamenti, all’adorazione a Dio;
  4. di corruzione politica ed ogni altro tipo.

Babilonia è caduta perché non ha nulla da offrire, né valori morali, né spirituali, ma solamente confusione, anarchia e lassismo. Che cosa era stato predetto per l’antica Babilonia (Isaia 13:19; Geremia 51:8) che sarebbe stata decapitata, anche per la babilonia spirituale moderna è stato predetto, duemila anni fa, che sarebbe caduta.

“Dalla torre di Babele in poi, è il simbolo dell’orgoglio dell’uomo deificato, del potere che vuole dominare tutte le cose spirituali e materiali. Sebbene non rimanga nulla della torre di Babele se non un ammasso di rovine, vive però ancora il suo spirito. Qualsiasi tentativo per conseguire il potere universale, temporale, spirituale, qualsiasi esaltazione di terrestre sovranità sul trono, o nelle comuni vie dell’umana vita, qualsiasi aspirazione alla gloria e la forma… Tutto questo rivela lo spirito che animò la gente dell’antica babele” (L.R. Conradi, Il mistero dei misteri, p. 191) .

«Il vino della sua prostituzione», simboleggia il contro-vangelo, quello che viene dal basso, l’ideologia del rifiuto di Dio, della morte di Dio, della deificazione dell’uomo. Un vino inebriante che porta gli uomini a non rendersi conto che la loro situazione è critica, rischiano la vita eterna.

L’avvertimento – Apocalisse 14:9-13

“Poi, un terzo angelo li seguì gridando a gran voce: «Chiunque adora la bestia e la sua statua e ne riceve il marchio sulla fronte o sulla mano, berrà il vino dell’ira di Dio che è versato puro nella coppa della sua ira e sarà torturato con fuoco e zolfo al cospetto degli angeli santi e dell’Agnello. Il fumo del loro tormento salirà per i secoli dei secoli, e non avranno riposo né giorno né notte quanti adorano la bestia e la sua statua e chiunque riceve il marchio del suo nome». Qui appare la costanza dei santi, che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù. Poi udii una voce dal cielo che diceva: «Scrivi: Beati d’ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono»”.

“Allora quelli che hanno timore del SIGNORE si sono parlati l’un l’altro; il SIGNORE è stato attento e ha ascoltato; un libro è stato scritto davanti a lui, per conservare il ricordo di quelli che temono il SIGNORE e rispettano il suo nome. Essi saranno, nel giorno che io preparo, la mia proprietà particolare», dice il SIGNORE degli eserciti; io li risparmierò, come uno risparmia il figlio che lo serve. Voi vedrete di nuovo la differenza che c’è fra il giusto e l’empio, fra colui che serve Dio e colui che non lo serve”. – Malachia 3:16-18

In Apocalisse 14:7, il primo angelo con il suo appello universale, invita al pentimento, attirando l’attenzione dell’umanità all’adorazione di Dio creatore dell’universo. L’appello al pentimento è seguito da un avviso relativo alle conseguenze, che si riverseranno su coloro che adorano la bestia e la sua immagine. Questi conosceranno la collera di Dio: «… berrà il vino dell’ira di Dio, che è versato puro nella coppa della sua collera».

Il giudizio di Dio, quello punitivo (Krima in greco), colpirà con tutta la sua inflessibile durezza i seguaci del culto pseudo-cristiano, «… e sarà torturato con fuoco e zolfo al cospetto degli angeli e dell’Agnello… per i secoli dei secoli, e non avranno riposo né giorno né notte».

Questo linguaggio allegorico, sottolinea la gravità del giudizio di Dio e suoi eterni effetti, e richiama la nostra attenzione la distruzione di Sodoma e Gomorra (Genesi 19:24; Ezechiele 38:22) che si fonde con le immagini della Valle dell’Hinnon (Apocalisse 9:2), i cui effetti si colgono non nel senso letterale, come se ci fosse l’inferno, ma come totale distruzione di coloro che hanno accettato le direttive della bestia. Infatti, le due città: Sodoma e Gomorra non esistono perché sono state distrutte dal fuoco e dallo zolfo, né tanto meno il fuoco e lo zolfo continuano a bruciare. Il fuoco quando brucia qualsiasi cosa o persona lascia solo cenere, non rimane niente. (Isaia 34:9-10; Giuda 7). Eterno non né il fuoco, né il tormento, ma il risultati, cioè l’annientamento.

Quest’ultimo messaggio ha uno scopo, quello di condurre gli uomini e le donne a prendere coscienza delle conseguenze di una scelta sbagliata opposta a Dio, precisando che è arrivata l’ora della perseveranza dei santi che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù (Apocalisse 14:12).

Di fatto, lo scopo di questi tre messaggi è quello preparare la chiesa, nell’attesa del Ritorno di Cristo, invitando chi ancora non ha deciso di adorare Dio, a prendere atto che è giunto il tempo di scegliere, accettando Gesù come personale Salvatore e osservando i comandamenti di Dio, espressione del Suo carattere.

La mietitura e la vendemmia

“Poi guardai e vidi una nube bianca; e sulla nube stava seduto uno, simile a un figlio d’uomo, che aveva sul capo una corona d’oro e in mano una falce affilata. Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a gran voce a colui che stava seduto sulla nube: «Metti mano alla tua falce e mieti; poiché è giunta l’ora di mietere, perché la mèsse della terra è matura». Colui che era seduto sulla nube lanciò la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta. Poi dal tempio, che è nel cielo, uscì un altro angelo; anch’egli aveva una falce affilata. E un altro angelo, che aveva potere sul fuoco, uscì dall’altare e gridò a gran voce a quello che aveva la falce affilata: «Metti mano alla tua falce affilata e vendemmia i grappoli della vigna della terra, perché le sue uve sono mature». L’angelo lanciò la sua falce sulla terra e vendemmiò la vigna della terra e gettò l’uva nel grande tino dell’ira di Dio. Il tino fu pigiato fuori della città e dal tino uscì tanto sangue che giungeva fino al morso dei cavalli, per una distesa di milleseicento stadi”. Apocalisse 14::14-20

La visione del giudizio è centrata sulla seconda venuta di Gesù, le parole chiave di questo passaggio sono:

  1. Il Figlio dell’uomo, un’immagine tratta da Daniele 7:13-14, che viene sulle nuvole del cielo. Nei discorsi di Gesù la parola <> (Marco 13:26; 14:62; Matteo 24:30; 26:64; Luca 21:27) rientra fra i requisiti delle avvisaglie del giudizio, con chiaro riferimento a Cristo, con finalità escatologiche. Gesù ritorna per ricevere il dominio universale ed eterno.
  2. La corona d’oro, portata anche dai 24 anziani (Apocalisse 4:4), è segno di vittoria e i diademi (Apocalisse 19:12) sono segno di potere con il diritto di giudicare.
  3. La mietitura, il mietitore e la vendemmia. Così com’è arrivato il giorno del giudizio, anche la mietitura è giunta, la «messe della terra è ben matura». Dio, nella persona di Gesù Cristo, desidera raccogliere i suoi figli prima della vendemmia che concerne la distruzione dei discepoli di Babel, di coloro che hanno accettato il marchio della Bestia e hanno adorato la sua immagine.

È interessante notare che gli avvenimenti: mietitura/vendemmia, sono distinti. In Palestina, come anche da noi, la mietitura ha luogo alla fine della primavera e la vendemmia alla fine dell’estate. Ciò ci aiuta a capire il giudizio descritto in Daniele 7, che si svolge in due tappe, in primo luogo la liberazione dei credenti (Giudizio preliminare = Krisis), poi la condanna dei ribelli (Giudizio punitivo = Krima). Possiamo trovare lo stesso scenario nella parabola di Gesù in Matteo 25:31-46.

Ancora una volta, con voce accorata, nell’ultima ora della storia dell’umanità, Dio, per mezzo della sua chiesa, entra in scena e invita gli uomini a porre mente all’evangelo eterno. Evangelo «eterno» che non può essere cambiato, che è rimasto sempre lo stesso, anche se gli uomini nel corso dei secoli lo hanno trasformato adattandolo a costumi e usanze del presente secolo e secondo i propri bisogni. Evangelo eterno che pone l’uomo di fronte ad una scelta ben precisa: adorare Dio o la bestia.

“Poi udii un’altra voce dal cielo: Uscite, popolo mio, da Babilonia per non associarvi ai suoi peccati e non ricevere parte dei suoi flagelli”. Apocalisse 18:4

Past. Francesco Zenzale

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