L’avvenire del mondo svelato

La fragilità dell’uomo

Se il primo capitolo c’insegna il modo in cui Dio trasforma una situazione apparentemente disperata in una benedizione per i suoi figli, il secondo capitolo ci rivela che Dio non si lascia coinvolgere dalle convulsioni dell’umanità. Per tempo egli prevede e annuncia il corso della storia. Questo è uno dei tanti modi in cui è possibile cogliere la sua divinità.

«Poiché il Signore, DIO, non fa nulla senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti» (Amos 3:7; cfr, Isaia 43:9-13).

La profezia del cap. 2 è un modello letterario – simbolico, la cui spiegazione è data unicamente da Dio. Questo è lo schema di tutte le profezie apocalittiche.

Versetti 1 – 4

“Nel secondo anno del suo regno, Nabucodonosor ebbe dei sogni che turbarono così profondamente il suo spirito da impedirgli di dormire. Il re fece chiamare i magi, gli incantatori, gli indovini e i Caldei perché gli spiegassero i suoi sogni. Essi vennero e si presentarono al re. Egli disse loro: «Ho fatto un sogno e il mio spirito è turbato, perché vorrei comprendere il suo significato». Allora i Caldei risposero al re in aramaico: «O re, possa tu vivere per sempre! Racconta il sogno ai tuoi servi e noi ne daremo l’interpretazione»”.

Nell’antico Oriente si dava grande importanza al sogno perché era considerato come una comunicazione di un dio o di uno spirito e, logicamente, «i grandi» erano circondati dai «saggi», i quali erano addetti all’interpretazione.

Anche il Re Nebucadnetsar ebbe un sogno impressionante; svegliatosi, tutto angosciato e preoccupato fece convocare i saggi di corte: gli astrologi e i magi (maghi), gli incantatori e i caldei, nel tentativo di placare l’angoscia esistenziale.

La convocazione dei rappresentanti delle varie specie di magia, perché diano tutti dei contributi alla soluzione, non è un fatto strano, in Ezechiele 21:26 è ricordato un ricorso di Nebucadnetsar a riti magici durante un’azione di guerra. Tutti gli antichi orientali intendevano i sogni come presagi (òmina) del futuro e annettevano importanza all’oniromanzia (Contenau, p. 139 ss.): in particolare per i Babilonesi conosciamo dei testi dai quali traevano le loro interpretazioni, in base a lunghi studi (Meissner, II, pp. 265-66). Anche l’esistenza di un corpo d’indovini addetti al re è accertato da testimonianze antiche.

I Maghi (Magi), determinavano gli eventi versando dell’olio nell’acqua e osservando, poi, le forme che assumeva, i cambiamenti di esse e le varie fluttuazioni del liquido.

Gli Astrologi scrutavano il cielo, studiavano le formazioni dei corpi celesti cercando, così, di stabilire gli eventi terreni.

Gli Incantatori erano una specie di medium spiritici che cercavano di intrattenere dei rapporti con i defunti.

Al quarto versetto sono menzionati i «caldei». Questo termine designava l’etnia sumerica autoctona; precisamente ad una classe di saggi versati nella scienza e nella scrittura cuneiforme, dell’astronomia e della matematica.

I maghi, gli incantatori, i divinatori, i negromanti ecc… sono frequentemente condannati nella Bibbia (Esodo 22:18; Deuteronomio 18:9-14; 2Re 9:22; 2Cr 33:6; Geremia 10:2; 27:9; Gal 5:20; Apocalisse 9:21; 21:8). L’astrologia, lo studio degli astri, dei loro movimenti e della loro corrispondenza con gli eventi umani (l’oroscopo), stavano alla base della civiltà babilonese. Il presupposto astrologico consisteva nella corrispondenza fra il mondo celeste e quello terrestre. Il sole, la luna e i pianeti erano considerati come la sede degli dei, o come dei. La Bibbia li chiama “l’esercito del cielo”, e vieta recisamente ogni forma di culto (Deut 4:19; 2Re 17:16).

Il re, avendolo dimenticato, esige dai suoi saggi non solo il significato o l’interpretazione, ma che gli si ricordi il sogno stesso. Un eccellente metodo per verificare l’autenticità della chiaroveggenza dei suoi «divini». Ma questi falliscono e pertanto il re emana un decreto di morte (Daniele 2:5-13).

Chi crede non s’affretta, ma prega per esistere

Versetti 5 – 23

Il fallimento dei «saggi» fu totale. La loro impotenza indusse il re, infuriato, ad emanare, insensatamente, coinvolgendo degli innocenti, un decreto di morte (2:4-13): l’esistenza del re contro quella dei saggi. Perché il re s’insospettì, al punto che incominciò a dubitare: «Vi siete messi d’accordo per dire davanti a me delle parole bugiarde e perverse, aspettando che mutino i tempi» (Dan 2:9). Quali tempi? Tempi opportuni per una congiura? Un attentato alla persona del re? Pensieri, incubi, angoscia, pericoli. Quali pericoli?

In realtà il re è in balia delle sue emozioni, della sua angoscia.

Daniele e suoi compagni erano all’oscuro di quello che stava succedendo alla corte reale, il decreto di morte li coglie di sorpresa; indubbiamente qualcuno al di sopra degli uomini cercava di ucciderli. Satana vuole trascinare nella sconfitta mortale anche i figli di Dio, ma Dio veglia e quando l’uomo decide di essere fedele la sua protezione è assicurata. Di fronte ad un decreto di morte, che cosa fece Daniele con i suoi compagni? E noi che cosa avremmo fatto? O che cosa facciamo di fronte ad una calunnia? Ci sgomentiamo, minacciamo, probabilmente commettiamo un guaio in più. Non fu questa la reazione di Daniele e dei suoi compagni. Non imprecarono, non si lamentarono, non ingiuriavano ma, semplicemente, attivarono la diplomazia celeste cristiana: contatti personali (Mt 18:15-17) e preghiera (Mt 6:6; Dan 2:14-23).

Quattro giovani inginocchiati che riconoscono la loro assoluta impotenza davanti all’Iddio dei cieli, l’Iddio dei loro padri, e lo supplicano affinché nella Sua misericordia faccia conoscere il sogno. Era una riunione di preghiera a Babilonia, proposta da Daniele. Che uomini di fede e di preghiera! “Le perplessità e le difficoltà aumentano continuamente. Gli eserciti dei demoni, le loro opere, le astuzie del diavolo ci attorniano da ogni parte…Quelli che professano il nome del Signore, il popolo di Dio, dovrebbe attaccarsi, unito, a Dio stesso”.

Al versetto 14 Daniele da prova di saggezza; realizza ciò che si era definito nella lezione precedente (cfr. Dan 1:17-21). Daniele era a Babilonia per quel giorno, per l’ora X: né prima né dopo, cosi come accadde alla regina Ester (Ester 4:14), per Giuseppe (Genesi 41). Ciò vale anche per ciascuno di noi.

Siamo nati per adempiere un preciso scopo, così come Daniele e i suoi compagni. Ricordiamo che un solo uomo può cambiare il corso degli eventi. Noi possiamo cambiare l’ambiente che ci circonda! Daniele c’è riuscito con l’aiuto di Dio, possiamo farlo anche noi! Non siamo inutili e pertanto Egli conta su di noi, sin da questo momento.

La lunga esistenza di Daniele è un tessuto di preghiere. É in questo modo che Egli è diventato il «grandemente amato di Dio» (Daniele 10:19). Nessuno può spiegare come funziona una preghiera, così come un profano non può spiegare come funziona l’elettronica, ma in questo caso, come in altri, la preghiera funziona! Solo nella preghiera noi troviamo una soluzione ai nostri problemi: abbiamo fiducia nel Dio della storia della nostra vita.

“Chi crede non s’affretta, ma prega”.

L’enigma svelato

chipulVersetti 24 – 36

L’uno di fronte all’altro: Nebucadnetsar e Daniele. Due grandi: il primo terreno, l’altro spirituale; il terreno nell’angoscia in cerca di spiegazioni e bisognoso di conoscenza riguardo il futuro della sua persona e del suo regno; l’altro sicuro, giudizioso, vincente, ma umile in Dio. Quanto è strana la vita, chi avrebbe mai pensato che il grande monarca si sarebbe sottomesso allo schiavo fedele a Dio? Dov’erano le divinità Babilonesi tanto decantate dopo la conquista di Gerusalemme?

“Tu, o re, guardavi, ed ecco una grande statua; questa statua, ch’era immensa e d’uno splendore straordinario, si ergeva dinanzi a te, e il suo aspetto era terribile. La testa di questa statua era d’oro fino; il suo petto e le sue braccia eran d’argento; il suo ventre e le sue cosce, di rame; le sue gambe, di ferro; i suoi piedi, in parte di ferro e in parte d’argilla.

“Tu stavi guardando, quand’ecco una pietra si staccò, senz’opera di mano, e colpì i piedi di ferro e d’argilla della statua, e li frantumò. Allora il ferro, l’argilla, il rame, l’argento e l’oro furon frantumati insieme, e diventarono come la pula sulle aie d’estate; il vento li portò via, e non se ne trovò più traccia; ma la pietra che avea colpito la statua diventò un gran monte, che riempì tutta la terra.”

“Questo è il sogno; ora ne daremo l’interpretazione davanti al re.”

Versetti 37 – 45

“Tu, o re, sei il re dei re, al quale l’Iddio del cielo ha dato l’impero, la potenza, la forza e la gloria; e dovunque dimorano i figliuoli degli uomini, le bestie della campagna e gli uccelli del cielo, egli te li ha dati nelle mani, e t’ha fatto dominare sopra essi tutti. La testa d’oro sei tu; e dopo di te sorgerà un altro regno, inferiore al tuo; poi un terzo regno, di rame, che dominerà sulla terra; poi vi sarà un quarto regno, forte come il ferro; poiché, come il ferro spezza e abbatte ogni cosa, così, pari al ferro che tutto frantuma, esso spezzerà ogni cosa. E come hai visto i piedi e le dita, in parte d’argilla di vasaio e in parte di ferro, così quel regno sarà diviso; ma vi sarà in lui qualcosa della consistenza del ferro, giacché tu hai visto il ferro mescolato con la molle argilla. E come le dita de’ piedi erano in parte di ferro e in parte d’argilla, così quel regno sarà in parte forte e in parte fragile. Tu hai visto il ferro mescolato con la molle argilla, perché quelli si mescoleranno mediante connubi umani; ma non saranno uniti l’uno all’altro, nello stesso modo come il ferro non s’amalgama con l’argilla. E al tempo di questi re, l’Iddio del cielo farà sorgere un regno, che non sarà mai distrutto, e che non passerà sotto la dominazione d’un altro popolo; quello spezzerà e annienterà tutti quei regni; ma esso sussisterà in perpetuo, nel modo che hai visto la pietra staccarsi dal monte, senz’opera di mano, e spezzare il ferro, il rame, l’argilla, l’argento e l’oro. Il grande Iddio ha fatto conoscere al re ciò che deve avvenire d’ora innanzi; il sogno è verace, e la interpretazione n’è sicura”.

Perché Dio ci dona delle profezie? «Poiché il Signore, DIO, non fa nulla senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti» (Amos 3:7).

“La vera conoscenza spirituale e una penetrazione più profonda nelle vie e nei proponimenti di Dio devono essere sempre accompagnati dall’umiltà. Non v’è niente di più attraente, niente di più bello della vera conoscenza della verità accompagnata dall’umiltà”.

L’interpretazione

B0301. Il capo d’oro: Babilonia (605-539 a. C.)

Nebucadnetsar viene indicato come il rappresentante del primo regno, perché gli viene detto: “Tu sei quel capo d’oro”. Con queste parole s’intende il suo regno, non solo la sua persona, poiché il profeta aggiunge: “Dopo di te sorgerà un altro regno”. Confrontata con i tempi antichi, Babilonia era una metropoli di prim’ordine; la città era circondata da doppie mura dello spessore di sette metri, e ogni cinquanta metri doveva esserci incorporata una torre. Gli archeologi hanno rinvenuto quindici fondamenta. Il perimetro delle mura era di quindici chilometri. Anche le fortificazioni esterne consistevano in doppie muraglie dallo spessore di sette, otto metri. Se si considera che il perimetro delle mura della Roma imperiale era di nove chilometri, e che Atene all’apice della sua carriera possedeva sei chilometri di mura, possiamo ben immaginare come il potente edificatore Nebucadnetsar fosse orgoglioso della sua città e perché avesse un giorno esclamato: “Non è questa la gran Babilonia che io ho edificata come residenza reale con la forza della mia potenza e per la gloria della mia maestà?” (Daniele 4:30).

Babilonia, seggio del dio Marduk, era nell’antichità un centro religioso senza pari, con 53 templi, 955 santuari e 385 altarini, sparsi per le strade. Il punto centrale religioso era la celebre “Torre Etemenanki”, alta novanta metri. Solo le piramidi di Gizeh sorpassavano quest’opera gigantesca la quale, all’ultimo piano, custodiva il santuario del dio Marduk.

I palazzi babilonesi erano quanto di più bello esistesse a quei tempi. I loro giardini pensili erano considerati una delle sette meraviglie del mondo. Si trattava, con ogni probabilità, di giardini a terrazza, fatti costruire per la moglie di Nebucadnetsar, originaria della Midia e quindi per consolarla della mancanza dei patrii monti. Accanto ai giardini pensili, a nord della città, c’era la stupenda “Porta di Ishtar”, alta dodici metri, attraverso la quale passavano le processioni che conducevano al tempio, ai piedi dell’Etemenanki. I mattoni esteriori di cui era formata erano smaltati in diversi colori: le mura erano gialle, i portali blu, i palazzi rosa e il tempio bianco. La “Porta di Ishtar”, lunga cinquantuno metri, passava tra le doppie mura e le sue pareti erano decorate con centinaia di immagini raffiguranti animali. Su una tavola, in scrittura cuneiforme, fu trovata la seguente scritta: “Io, (Nebucadnetsar) ho autorizzato e diretto la costruzione di Babilonia, la città santa, la gloria dei grandi dèi con opulenza e magnificenza. Nessun re, tra i re, ha edificato quello che io ho mirabilmente dedicato a Marduk… Possa la mia vita essere lunga, possa io gioire di numerosi discendenti e possano i miei figli regnare in eterno sui popoli dai capelli neri, e si possa avere buona memoria del mio nome nei tempi futuri”.

Restare al potere in eterno: questo era il desiderio di Nebucadnetsar. Come dire che guerre, oppressioni, idolatria, venerazione umana dovevano essere la volontà di Dio. Prima ancora che Daniele annunciasse al re: “…dopo di te sorgerà un altro regno”, il profeta Isaia aveva già predetto nell’VIII secolo a. C.: “E Babilonia, lo splendore de’ regni, la superba bellezza de’ Caldei, sarà come Sodoma e Gomorra quando Dio le sovvertì” (Is 13:19).

Sven Hedin, che visitò le rovine di Babilonia nel 1916, scrisse: “Come si sono letteralmente adempiute le profezie dei profeti sulla distruzione della grande città! Il deserto che la circonda appare meno desolato di questo mucchio di rovine, di queste mura spoglie. Dal deserto non ci si aspetta nulla, ma questi ruderi parlano di grandezza passata, di splendore spento. Le forti mura della Porta di Ishtar sono nude da quando il fuoco arse i suoi tetti di legno di cedro. Neppure i beduini piantano qui le loro tende. Ho visto uscire dalle loro tane, anche di giorno, soltanto sciacalli”.

B0432. Il petto d’argento: Medo-Persia (539-331 a. C.)

Dalla storia apprendiamo che il re persiano Ciro nel 539 a. C. conquistò Babilonia, fino a quel momento ritenuta invincibile. Come si formò il regno di Medo-Persia?

L’antico regno di Media venne conquistato da Ciro nella metà del VI secolo a. C.; i medi però conservarono una certa autonomia. È quindi logico che la Bibbia parli della “Legge di Media e Persia”(Daniele 6:9,13,16).

Violente battaglie e strepitose conquiste ampliarono il regno persiano. Ai tempi di Dario I, la Persia era giunta al massimo del suo potere. Nessuno poteva comparire alla presenza del re senza essere stato da lui convocato, pena la vita. E chi aveva il privilegio di essere condotto alla sua presenza doveva prostrarsi a terra, il viso nella polvere. Un altro tiranno sognava ancora una volta l’eterno potere.

Ma alla morte di Dario, avvenuta nel 486 a. C., tutti i sogni svanirono come bolle di sapone. Le sue armate subirono una terribile sconfitta presso Maratona nel 490 a. C. da una piccola armata greca. Intanto, anche gli egiziani cominciarono a ribellarsi al giogo persiano.

Al successore di Dario, il lunatico e donnaiolo Serse, le cose non andarono meglio. Costui riuscì ancora a sottomettere gli egiziani, ma all’improvviso scoppiò una rivoluzione in Babilonia. Serse fu costretto a distruggere la città, ma il destino del regno di Medo-Persia stava per concludersi sui campi di battaglia greci. Nonostante l’eroica resistenza, riuscì ancora a conquistare Atene, finché lo scaltro Temistocle intrappolò la flotta persiana nel golfo di Salamina. La campagna di rivincita, cominciata con grandi speranze, finì in una spaventosa disfatta. Per il poeta greco Eschilo, questo era il giudizio divino sulla presunzione dei persiani. Da allora cominciò la caduta di questo regno. Un’altra volta si era adempiuta la profezia di Daniele: ” … e poi anche un terzo regno, che è quello di rame, il quale signoreggerà su tutta la terra…”.

B0573. Il ventre e le cosce di rame: impero greco-macedone (331-168 a. C.)

Con la parola rame, nell’Antico Testamento si intendeva una lega di rame e di stagno (bronzo). Infatti, le truppe elleniche furono famose per le loro armi e i loro armamenti di bronzo. Allorché Alessandro Magno, all’età di venti anni, partì alla conquista del mondo, la cultura greca non era più al suo apice.

Storicamente sarebbe errato parlare di un impero greco, essendo Alessandro re di Macedonia. Ma poiché Filippo, suo padre, aveva conquistato gran parte della Grecia, è giusto parlare di un “regno greco-macedone”. E ricordando l’influsso della civilizzazione greca fino all’epoca romana, possiamo anche chiamarlo “impero ellenico”. Alessandro, questo straordinario giovane generale, partito dall’Ellesponto nel 334 a. C. alla testa di una piccola armata di trentacinquemila uomini per vendicare l’invasione dei persiani, comincia così la sua prodigiosa campagna trionfale che in pochi anni lo renderà padrone del mondo. La prima vittoria avviene a Granica. A Jsso, soglia dell’Asia, Dario III, re di Persia, gli viene incontro con un’armata che gli storici moderni stimano di duecentomila uomini. Alessandro attacca immediatamente, rompendo le linee nemiche con le sue falangi. Vuole catturare egli stesso il re persiano, ma Dario e la sua armata fuggono alla velocità del vento, lasciando il paese senza resistenza, in balia dei vincitori. Dopo aver attraversato la Siria, Alessandro conquista Tiro, dopo un assedio di sette mesi, per entrare poi in Gerusalemme. Secondo lo storico Giuseppe Flavio, il sommo sacerdote Jaddua gli sarebbe andato incontro, presentandogli i rotoli di Daniele. “Ed egli (Alessandro) entrò nel tempio, offrendo un sacrificio all’Eterno, sotto le direttive del sommo sacerdote. Gli usò magnanimità insieme con gli altri sacerdoti e, dopo aver visto il libro di Daniele, in cui veniva dichiarato che un greco avrebbe distrutto l’impero persiano, credette che la profezia si riferisse a lui”.

Alessandro parte poi alla conquista dell’Egitto che lo accoglie come un liberatore. Quivi, nel 331 a. C., fonda la città cui dà il suo nome: Alessandria. Da quel momento si lascia adorare come figlio degli dei. Irrompe poi nel cuore della Persia che, dopo la battaglia di Arbela, gli cade ai piedi come un frutto maturo.

A 25 anni, Alessandro è l’uomo più potente del mondo. Ma la sua brama di vittoria, di potere, di ricchezze, non lo abbandona. Avanti dunque, verso l’India leggendaria! Arrivato sulle rive dell’Indo, le sue truppe si ribellano, costringendolo a tornare indietro. Come un astro lucente, ha raggiunto in poco tempo lo zenit della gloria, ma più rapida di una stella cadente sarà la sua fine. Nel 323 a. C. riesce ancora a tornare a Babilonia dove, dopo un periodo trascorso tra vizi e orge, viene colpito da una forte febbre che lo porta alla morte in pochi giorni.

I suoi successori, tra lunghe battaglie, si dividono l’impero in quattro parti:

1. Regno Tolemaico (Egitto, Palestina, Siria meridionale).
2. Regno Seleucida (dall’Asia Minore all’India, passando per la Siria).
3. Regno di Lisimaco (la Tracia e una parte dell’Asia Minore).
4. Regno di Cassandra (Macedonia e Grecia).

Uno dopo l’altro questi regni sarebbero stati vinti da Roma. Che cosa diceva la profezia di Daniele?

“Poi vi sarà un quarto regno, forte come il ferro; poiché, come il ferro spezza e abbatte ogni cosa, così, pari al ferro che tutto frantuma, esso spezzerà ogni cosa” (Dan 2:40).

B0654. Le gambe di ferro: Roma (168 a. C. – 476 d. C.)

Non c’è niente di meglio, per simboleggiare la potenza militare di Roma, del ferro. I romani furono pienamente coscienti della loro missione di conquistatori del mondo. Il poeta Virgilio si esprime con queste parole: “Tu sei romano, sia questo il tuo mestiere. Regna sul mondo, perché ne sei il Signore. Dona alla pace onestà e legalità, fai grazia a chi si prostra davanti a te, promettendoti ubbidienza, ma spezza in guerra la resistenza dei ribelli”.

Molto è stato scritto sulla brutalità della ferrea Roma. Ricordiamo per un attimo il gelido odio di Catone che concludeva ogni sua arringa in Senato con le parole: “Ritengo che Cartagine debba essere distrutta”. Desiderio che venne appagato nel 146 a. C. quando la città, nemica mortale di Roma, fu annientata con tutti i suoi abitanti.

Il filosofo tedesco J. G. Herder, parla “delle pietre sanguinanti della gloria romana”, e riassume la storia di questa potenza in due parole: distruzione e desolazione.

Quanto alla cultura, Roma dipendeva dalla Grecia; il “vero” romano era l’incarnazione stessa del soldato e il suo cuore non conosceva la pietà.

Cominciando dal combattimento dei gladiatori fino alla crocifissione, dallo schiavismo di interi popoli fino alle più terribili persecuzioni, ecco la gamma dei metodi per mezzo dei quali Roma, l’”impero di ferro”, impose la sua supremazia. E quando la monarchia successe alla repubblica e la divinizzazione dell’imperatore (di derivazione orientale) si insediò a Roma, la follia e la crudeltà assunsero dimensioni gigantesche. Caligola, il dio squilibrato; Nerone, l’acerrimo e crudele primo persecutore dei cristiani; Domiziano il despota, e tutti gli altri successori che fino a Diocleziano fecero scorrere fiumi di sangue cristiano, sono la prova dell’autenticità della profezia.

La leggenda vuole che Roma sia stata fondata nel 753 a. C., ma solo nel 500 a. C., quando Roma divenne una repubblica, se ne ha un primo fondamento storico. Nella metà del III secolo, l’Italia intera era sotto il dominio romano. Le guerre puniche del II e III secolo fecero di Roma la più grande potenza mediterranea.

Niente poteva fermare il suo cammino. L’Asia Minore, la Palestina, l’Egitto e quanto restava dell’impero ellenico furono sottoposti al suo giogo. Sotto il regno dell’imperatore Traiano (98-117 d. C.), Roma raggiunse la sua massima espansione.

Il suo regno si estendeva da Gibilterra all’Eufrate, dall’Africa del nord fino all’Inghilterra. Il suo potere durò alcuni secoli, fino al momento della sua caduta. La decadenza dei costumi, la disfatta spirituale inflitta dal Cristianesimo e la sempre maggiore pressione esercitata dai popoli delle frontiere, provocarono il suo indebolimento e la sua disfatta. Daniele era ormai morto da mille anni, quando la sua profezia si adempì.

Nel 476 d. C., il principe germanico Odoacre depose l’ultimo re di Roma, Romolo Augusto, incoronandosi re d’Italia. L’impero romano era stato sminuzzato in molte parti, proprio come era stato profetizzato e simboleggiato dai piedi della grande statua.

B0715. I piedi e le dita, in parte di ferro, in parte di argilla: il regno diviso e gli Stati europei, suoi successori (dal 476 d. C.)

All’epoca delle grandi migrazioni, sui territori dell’impero romano si stabilirono regni teutoni i quali si combatterono aspramente. Questo antagonismo viene chiaramente annunciato nella profezia: “E come hai visto i piedi e le dita, in parte d’argilla di vasaio e in parte di ferro, così quel regno sarà diviso”, e Daniele aggiunge: “…e come le dita de’ piedi erano in parte di ferro e in parte d’argilla, così quel regno sarà in parte forte, in parte fragile” (Dan 2:41,42).
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Esisteva infatti una grande differenza tra i diversi popoli che avevano preso possesso del regno. Mentre franchi e visigoti costituivano una potente monarchia, altri, come svevi e burgundi, disponevano di poteri molto limitati. Non mancano nella storia numerosi esempi di tentativi per cercare di ricongiungere l’impero romano, ma questa volta col significativo appellativo di “Sacro Romano Impero”.

Ci ricorda il profeta: “Tu hai visto il ferro mescolato con la molle argilla, perché quelli si mescoleranno mediante connubi umani; ma non saranno uniti l’uno all’altro, nello stesso modo che il ferro non s’amalgama con l’argilla” (Dan 2:43).

0503106Carlo Magno, nel IX secolo, arrivò ancora a riunire quasi totalmente l’impero romano d’occidente, ma alla sua morte avvenne un’ultima definitiva rottura.

Gli Asburgo, il cui motto era A.E.I.O.U. (in tedesco: Alles Erdreich Ist Oesterreich Untertan, in italiano: tutti i regni del mondo sono sottomessi all’Austria), avevano quasi raggiunto la loro meta. Come sappiamo, essi si servirono in maggior parte di metodi pacifici, come voleva il loro motto: “Lascia gli altri combattere, tu felice Austria, sposati!”. Sotto Carlo V, nel cui regno “il sole non tramontava mai”, il potere degli Asburgo raggiunse l’apice. Alla morte di questo sovrano, tanto potente quanto infelice, il regno venne definitivamente diviso tra la Spagna e la Germania.

Francia e Inghilterra non fecero mai parte del regno degli Asburgo. La rivalità che esisteva tra la Francia e l’Austria fece sì che i re di Francia tentassero di succedere all’imperatore romano. Luigi XIV avrebbe volentieri aggiunto alla corona di re di Francia anche quella del Sacro Romano Impero, anche perché a quei tempi non pochi principi elettori corrotti sarebbero stati disposti a vendergli la loro parte. Ma il “Re Sole” non ci riuscì e alla sua morte era solo un vegliardo amareggiato.

Più tardi, sullo scenario della storia, apparve un despota che avrebbe conosciuto trionfi e disfatte, come mai nessuno prima di lui: Napoleone Buonaparte. Il Corso, che conquistò metà Europa e che nel 1804 s’incoronò imperatore, aspirava al dominio del mondo. Bisogna riconoscere che il suo genio demoniaco gli permise di conseguire una serie di vittorie senza uguali. I suoi piani furono ben delineati. “Occorrono una legge europea, una corte di cassazione europea, un unico sistema monetario, pesi e misure uguali e una sola legge per tutta l’Europa. Voglio unire tutti i popoli in una sola nazione”.

Non sarebbe stato l’ultimo ad avere queste ambizioni. La sua folgorante carriera si trasformò ben presto in tragedia. Poco lontano da Leipzig, mentre gli alleati austriaci, russi e prussiani attaccavano la città, alle cui fiamme Napoleone riuscì a malapena a sfuggire, il principe dei poeti, Goethe, scriveva: “Per l’uomo, chiunque egli sia, suona l’ora dell’ultima felicità; si alza l’alba di un ultimo giorno”. Per Napoleone, questo giorno non si fece attendere a lungo. A Waterloo seguì Sant’Elena. Il sogno di un impero paragonabile a quello romano era svanito.

Dio era stato il regista, allora; lo è anche oggi. Anche con Adolf Hitler, la Parola di Dio si avverò pienamente. L’eterno impero mondiale di unità e di pace non potrà mai stabilirsi con gli inadeguati sforzi umani, ma solo con la “pietra” di cui parla il profeta. Questo avverrà quando Dio strapperà il potere dalle mani sanguinanti dei tiranni ed eleggerà il suo regno per il quale Gesù ci ha insegnato a pregare: “Venga il tuo regno”. Abbiamo la certezza che come si è compiuta la prima parte della profezia non mancheranno di avverarsi le altre, “…perché il sogno è verace e la interpretazione n’è sicura” (Dan 2:45).

0503910«La pietra…» non rappresenta la prima venuta di Gesù, ma la seconda. Infatti, colpisce la statua «al tempo di quei re», in altre parole a seguito della divisione dell’impero Romano per opera delle invasioni dei Barbari. La prima venuta di Gesù si colloca nella pienezza storica – religiosa dell’impero Romano (Lc 3:1).

Noi viviamo l’ultima fase della storia umana. Il conto alla rovescia sta per finire. La Bibbia designa la nostra epoca come «tempo della fine». Questo termine non si riferisce alla fine dell’umanità in un diluvio di fuoco, ma la fine del male e l’inizio del regno di Dio, simboleggiato dalla piccola pietra, che si stacca dal monte «senza alcun intervento umano», cioè realizzato solo da Dio.

Applicazione:

1. Se il regno di Dio deve venire nel nostro tempo, è importante prepararsi! Come? Mt 6:33; 7:21.
2. Quali altre precisazioni sono contenute nella Bibbia circa il regno di Dio? Lc 17:21; 1Cor 6:9.
3. Se Dio dirige la storia, può anche dirigere la nostra vita?

Grafico riassuntivo

Metallo

Statua

Impero

•  Oro  testa Babilonia (605 – 539 a . C.) – Geremia 51:7-11; – Isaia 14: 7-19
•  Argento  petto Medo – Persia (539 – 331 a . C.) – Dan 5:25-31
•  Rame o Bronzo  cosce Grecia (331 – 168 a . C.) – Dan 8:20-21
•  Ferro  gambe Roma ( 168 a .C. 476 d. C.)
•  Ferro e Argilla
  – dieci dita
 piedi Divisione dell’Impero Romano – Invasione dei Barbari
•  Pietra  0503910 Il ritorno di Gesù – Giovanni 14:1-3

Past. Francesco Zenzale

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