La morte e la risurrezione

risurrezioneLa Scrittura non considera l’uomo un essere immortale né attribuisce immortalità all’anima. L’aggettivo «immortale», che si trova una sola volta nella Bibbia, è attribuito a Dio: «Al Re eterno, immortale, invisibile, all’unico Dio, siano onore e gloria nei secoli dei secoli» (1 Timoteo 1:17). Il sostantivo «immortalità», citato cinque volte, non è mai riferito alla condizione attuale dell’uomo. In 1 Timoteo, l’apostolo Paolo afferma chiaramente che «Dio solo possiede l’immortalità» (1 Timoteo 6:15,16).

L’uomo muore, ovvero cessa di esistere, ritorna a essere polvere: «Mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai» (Genesi 3: 19).

L’apostolo Paolo scrive: «Il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore» (Romani 6:23). Il dono della vita eterna si realizzerà completamente al ritorno di Gesù quando coloro che sono morti conservando la loro fede nel Signore risusciteranno per primi unendosi con i viventi fedeli quando Gesù ritornerà (1 Tessalonicesi 4:13-18 ).

Gesù disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se dovesse morire, vivrà» (Giovanni 11:25).

L’apostolo Paolo richiamandosi all’insegnamento di Gesù, scrive: «Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati; ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta» (1 Corinzi 15:21-23).

La risurrezione costituirà l’adempimento dell’opera della salvezza individuale.
Purtroppo, molti sono i credenti che non credono nella risurrezione dei morti, pur credendo nella risurrezione di Cristo. Questi commettono lo stesso errore evidenziato dall’apostolo Paolo ai Corinzi (1 Corinzi 15:12-19), vanificando la loro fede, il loro futuro eterno e la medesima Parola di Dio.

In sintesi

«Il salario del peccato è la morte». Dio, però, che è immortale, darà la vita eterna ai redenti. Fino a quel giorno la morte è uno stato di assoluta incoscienza per tutti. Quando Cristo – che è la nostra vita – apparirà, i giusti risuscitati e i giusti viventi saranno glorificati e portati a incontrare il Signore nell’aria. La seconda risurrezione, la risurrezione degli empi, avverrà mille anni più tardi.

Confrontare:

Romani 6:23; 1 Timoteo 6:15,16; Ecclesiaste 9:5,6; Salmo 146:3,4; Giovanni 11:11-14; Colossesi 3:4; 1 Corinzi 15:51-54; 1 Tessalonicesi 4:13-17; Giovanni 5:28,29; Apocalisse 20:1-10.

Past. Francesco Zenzale

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