Profezie messianiche

ILUSTRAÇÕE5SDi fronte al fenomeno Gesù non si può restare neutrali, tanta è la forza che emana dalla sua figura. Si può rifiutarlo, ma non si può restare indifferenti.

Ernest Renan, all’età di quarant’anni, nella sua Vita di Cristo scriveva: «Taluni vorrebbero fare di Gesù un saggio, tal altri un filosofo, qualcuno un patriota, qualcun altro un uomo dabbene; molti un moralista, altri un santo. Egli non fu niente di tutto questo. Fu un incantatore».(1)

Ma alla fine della sua vita, Renan, contemplando il Gesù di Nazaret del quale aveva negato in precedenza la divinità e pur criticando l’autenticità dei miracoli come i vangeli li riportavano, prorompe in questa invocazione: «Quale prodigio! Colui che vuole tracciare l’ideale della virtù e del sublime non può che prendere in prestito i suoi tratti da Gesù… Il razionalismo più dichiarato retrocede davanti alla sua critica e io non posso guardarlo che in ginocchio… O Gesù illuminami, tu verità, tu vita…. Oh, dimmi chi tu sei!».(2)

E ancora: «Io soffro, o Gesù, di aver sollevato il tuo problema troppo pesante per me, poiché io non sono che un uomo e tu sei qualcosa di più. Dimmi dunque chi sei!».(3)

L’illuminista Jean Jacques Rousseau così riconosceva: «Se la vita e la morte di Socrate sono di un saggio, la vita e la morte di Gesù Cristo sono di un Dio. Diremo che la storia del vangelo è inventata a piacere? Amico mio, non è così che si inventa; e i fatti di Socrate, di cui nessuno dubita, sono meno attestati di quelli di Gesù Cristo. In fondo è allontanare la realtà senza distruggerla. Sarebbe più inconcepibile che parecchi uomini insieme abbiano fabbricato questo libro piuttosto che uno solo ne abbia fornito il soggetto. Mai gli autori Giudei avrebbero trovato questo tono, questa morale; e il vangelo ha dei caratteri di verità così grandi, così sorprendenti cosi perfettamente inimitabili, che l’inventore sarebbe più straordinario dell’eroe».(4)

Come l’idea di Dio – scrive il teologo Neander – non può essere un prodotto spontaneo della nostra intelligenza limitata, e non si spiega che tramite una rivelazione di Dio all’umanità, cosi l’immagine di Cristo non sarebbe potuta nascere nella coscienza dell’uomo peccatore, e suppone necessariamente una realtà corrispondente. Questa realtà è la vita, è la rivelazione di Gesù Cristo».(5)

Da quale mente umana poteva essere generata la folle idea di un Dio che si inginocchia davanti agli uomini e li serve? Quale fervida immaginazione avrebbe saputo creare un Dio che si fa uccidere dalle sue creature? Quale indovino avrebbe potuto rivelare in anticipo decine di situazioni estremamente specifiche come quelle annunciate secoli prima nelle Scritture riguardo a Gesù?

Nel II millennio a.C. fu profetizzato:

•  discenderà da Abrahamo, Isacco e    Giacobbe e verrà dalla tribù di Giuda: Genesi 12:3; 22:18; 26:4; 29:14; Matteo 1:1-16

Nel X sec. a.C.

•  i re cospireranno per la sua morte: Salmo 2; Luca 23:12
•  risusciterà dai morti, l’Eterno non permetterà la decomposizione del suo corpo Salmo 16:10; Matteo 28:26; Atti 2:27,30-32
•  sarà elevato alla destra dell’Eterno: Atti 2:33,34

Nell’VIII a.C.

•  proviene dall’eternità: Michea 5:1; Giovanni 1:1
•  nascerà a Betlemme: Michea 5:1; Matteo 2:1
•  un precursore gli preparerà la strada: Isaia 40:3 Matteo 2:1
•  le popolazioni di Zabulon e di Neftali vedranno una grande luce: Isaia 8:33; Matteo 4:12-16
•  nascerà dalla famiglia di Isai: Isaia 11:1; Atti 13:22,23
•  consolerà e annuncerà la buona novella Isaia 61:1; Luca 4:17-21
•  sarà dolce ed umile di cuore: Isaia 42:1-3; Matteo 11:29
•  i ciechi vedranno, i sordi sentiranno, gli zoppi salteranno: Isaia 35:5,6; Matteo 11:5
•  sarà maltrattato e messo a morte: Isaia 53; Matteo 27:11 e seg.
•  sarà picchiato e riceverà sputi: Isaia 50:6; Matteo 27:30
•  sarà nel sepolcro del ricco: Isaia 53:9; Matteo 27:57,60

Nel VII sec. a.C.

•  sarà un discendente di Davide: Geremia 23:5,6; Matteo1:6

Nel V sec. a.C.

•  l’Eterno abiterà in mezzo al popolo: Zaccaria 2:10; Matteo 1:23
•  entrerà in Gerusalemme cavalcando un Puledro d’asina: Zaccaria 9:9; Matteo 21:1,2
•  sarà venduto per trenta denari: Zaccaria 11:12,13; Matteo 27:3,7
•  i suoi discepoli si disperderanno: Zaccaria 13:7; Matteo 26:31.

Affinché il momento della sua manifestazione tra gli uomini non si perdesse nel tempo mitico o fosse proiettato in un lontano futuro, Dio lo rivelò al profeta Daniele. Fu durante il suo soggiorno alla corte di Babilonia, nel 538 a .C., che gli fu predetto quando il Messia si sarebbe presentato, l’opera che avrebbe compiuto e il momento della sua morte. Il testo sacro trasmette:

«Sappilo dunque e intendi. Dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e riedificare Gerusalemme fino all’apparizione del Messia Capo, vi sono sette e sessantadue settimane di anni. Egli stabilirà un saldo patto con molti, durante una settimana di anni; e in mezzo alla settimana (settantesima) farà cessare sacrificio e oblazione. Dopo le sessantadue settimane di anni, il Messia sarà soppresso, nessuno sarà per lui. Egli (il Messia) farà cessare la trasgressione, metterà fine al peccato, espierà l’iniquità, stabilirà una giustizia eterna, suggellerà visione e profezia e ungerà un luogo santissimo» (Daniele 9:25,27pp,26,24sp).

Questo testo del VI sec. a.C. è la pietra angolare della profezia messianica. Per questo motivo il libro di Daniele era il più letto, consultato, studiato nel primo secolo avanti e dopo Cristo. Il brano citato indica il momento della «pienezza dei tempi» Galati 4:4, nel quale si sarebbe presentato Colui che fin dal giardino dell’Eden era stato annunciato come Chi venendo, avrebbe stritolato la testa del serpente sotto il proprio piede e avrebbe subìto la ferita che lo avrebbe fatto morire (Genesi 3:15).

Nel 457 a .C. l’imperatore persiano Artaserse promulgò l’editto, «la parola», con la quale si autorizzava il popolo di Giuda, che era ritornato in Palestina al tempo di Ciro, a ricostruire la propria città conferendo all’autorità di eleggere dei magistrati con potere legislativo, giuridico ed esecutivo (Esdra 7:25). Dopo 483 anni (7+62 settimane di anni) dal 457 a .C., si giunge nel XV anno di regno dell’imperatore di Roma, Tiberio Cesare (Luca 3:1), che è l’anno 27 dell’èra volgare. In quella data Gesù di Nazaret è dichiarato Figlio di Dio e unto dall’Eterno in occasione del suo battesimo (Luca 3:20-22; Atti 10:38).

Da quel momento, autunno 27 d.C., Gesù inizia il suo ministero pubblico e dopo tre anni e mezzo, nella primavera del 31 d.C., durante la sua ultima cena conferma il patto (Ezechiele 16:60) iscrivendo la legge di Dio nei cuori di coloro che lo accettano come Salvatore (Geremia 31:31-33). Il giorno dopo, fuori dalle mura delle città di Gerusalemme, egli viene soppresso, crocifisso; nessuno prenderà le sue difese e il suo sacrificio realizza e mette fine al cerimoniale che nel santuario annunciava la sua offerta di grazia e di amore.(6)

Tutta la saggezza umana non sarebbe stata in grado di inventare una storia come quella di Gesù; la pazzia di Dio ne è stata capace e ha accettato l’indifferenza, la derisione, lo scherno, gli sputi, la croce e la morte, pur di dare la vita.

Sì, la croce presenta Dio pazzo di amore per la famiglia umana; Dio disposto a rinunciare alla Sua eternità. La Sua angoscia, manifestata visibilmente nel passato, continua nel presente perché l’umanità gli resiste. Ma la tragedia del Golgota, questa pazzia di Dio, è un canto di speranza e di gioia: «La morte è stata sommersa nella vittoria. O morte, dov’è la tua vittoria? O morte, dov’è il tuo dardo?» (1 Corinzi 15:55,57).

Tipologia messianica

Oltre alle predizioni messianiche, l’Antico Testamento racchiude un certo numero di «tipi» che annunciano ugualmente la venuta del Messia e che descrivono la sua opera.

Che cosa bisogna intendere per tipo?

Nel senso che gli diamo qui, questa parola indica una persona o una osa dell’Antico Testamento che rappresenta un oggetto (persona o cosa) che troviamo nel Nuovo Testamento. Una persona non può essere tipo di una cosa, una cosa invece può rappresentare una persona. La parola tipo è usata soprattutto per le persone; per esempio, si dirà che il profeta Elia è stato il tipo Giovanni Battista. In generale, il tipo è inferiore all’oggetto al quale corrisponde. Quando si tratta di cose, si usa volentieri la parola simbolo: la manna del deserto è un simbolo della Santa Scrittura, nutrimento spirituale del credente.

Il primo tipo di Gesù Cristo è Adamo, il padre dell’umanità decaduta. «il tipo di colui che dove a venire» (Romani 5:14), del secondo Adamo, padre di un’umanità nuova, rigenerata, riconciliata con Dio.

Abele, figlio di Adamo, per il sacrificio gradito da Dio e per la sua morte innocente, vittima dell’odio del fratello Caino, è anche un tipo di Cristo. Il Nuovo Testamento cita il sangue di Abele a proposito della mediazione perfetta del Figlio di Dio (Ebrei 12:24).

Abrahamo, l’amico di Dio e il padre dei credenti, che ricevette dal cielo la promessa di una benedizione speciale per tutte le famiglie della terra, è un tipo insigne di Cristo, figlio diletto di Dio, padre di tutti i cristiani e strumento perfetto della realizzazione della promessa. I figli di Abrahamo secondo lo Spirito sono anche i figli di Cristo (Romani 9:8; Galati 3:29).

Melchisedec, per le sue origini, per la lunghezza della sua vita e per le sue funzioni reali e sacerdotali – re di giustizia e di pace, sacerdote dell’Altissimo -, e per l’omaggio che gli recò Abrahamo, è una figura di Cristo, re e sacerdote (Genesi 14:17-20; Ebrei 5:4-10; 6:9-20; 7:1-22, ecc.).

Giuseppe, figlio prediletto di Giacobbe, modello di sottomissione e di purezza, venduto dai fratelli, imprigionato e disprezzato, poi esaltato al di sopra di tutti fino a diventare il secondo del regno, strumento di salvezza per i suoi per tutto il paese, è può essere ugualmente un tipo insigne del Cristo negato, tradito, sofferente, poi sovranamente innalzato, del Cristo Salvatore del mondo.

Mosè, nella sua qualità di profeta del popolo da lui liberato dall’Egitto al quale trasmette una legislazione, rappresenta anche il Cristo, profeta per eccellenza – al quale paragona del resto se stesso (Deuteronomio 18:15) – liberato degli uomini soggiogati dal peccato e promulgatore della volontà implicita di Dio.

Geremia, profeta di dolore, rappresenta meglio di tutti Cristo Gesù: scandalo per la sua epoca, scacciato dalla gente del suo villaggio, perseguitato dai capi dai sacerdoti, accusato di aver bestemmiato contro il Tempio, sommerso di ingiustizie e di oltraggi e infine messo a morte. I contemporanei di Gesù si sono del resto chiesti se il Cristo fosse Geremia redivivo (Matteo 16:14).

Giona, infine, è un tipo di Gesù Cristo; fu lo strumento di salvezza per gli abitanti di Ninive, proclamò l’universalità della grazia, e soggiornò nel ventre del pesce. Gesù paragona la predicazione del profeta alla sua: «Ed ecco qui vi è più che Giona», e vede nel soggiorno del profeta nel pesce un’immagine della sua propria sepoltura seguita dalla risurrezione al termine del terzo giorno (Matteo 12:39-41; 16:4; Luca 11:32).

La lista di questi tipi potrebbe continuare: Isacco, Aaronne, Giobbe, Davide, ecc. Ma è sufficiente, per attestare la volontà di Dio, aggiungere alle predizioni messianiche degli insegnamenti concreti destinati ad annunciare in vari modi Colui che solo poteva salvare l’umanità.

I simboli propriamente detti di Gesù Cristo abbondano ugualmente nell’ Antico Testamento:

La scala di Giacobbe è un’immagine dell’opera espiatoria e mediatrice di Cristo per mezzo della quale Egli è diventato l’intermediario tra Dio e l’umanità. Gesù applica d’altronde questa immagine a se stesso quando dice: «In verità, in verità vi dico che vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figliuolo dell’uomo» (Giovanni 1:51).

La roccia che Mosè colpì nel deserto da cui fece zampillare l’acqua è un simbolo della «roccia spirituale che li seguiva», dice S. Paolo (1 Corinzi 10:4) «e la roccia era Cristo», la cui vita e il cui insegnamento disseta tutte le persone che vengono a bere.

Il serpente di rame è un simbolo del Cristo crocifisso, fatto peccato e trattato, come tale, che strappa alla morte tutti quelli che innalzano verso di Lui lo sguardo supplichevole di una fede sincera (Giovanni 3:14).

Il Santuario con il luogo santo e quello santissimo, coi suoi arredi, con il suo rituale, il sacerdozio e i sacrifici, è un simbolo importante dell’opera espiatoria e sacerdotale del Messia. Bisognerebbe poter entrare nei particolari per apprezzarne tutto il significato simbolico.(7)

Le stesse feste, in particolare la Pasqua e il Giorno delle Espiazioni, prefiguravano in modo sorprendente i differenti aspetti dell’opera del Salvatore promesso ed atteso.

Cristo l’ha detto: «Voi investigate le Scritture, perché pensate aver per mezzo d’esse vita eterna, ed esse son quelle che rendono testimonianza di me» (Giovanni 5:39).

Dio ha dunque promesso ad Adamo e a tutta l’umanità un Salvatore. Questo Salvatore è stato annunciato dalle profezie, dai tipi e dai simboli. E siccome Dio è fedele, le sue promesse si adempiranno le une dopo le altre l’umanità perduta avrà allora la prova di non essere abbandonata ma che l’amore divino veglia su di lei con tenera sollecitudine.

«Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a coloro che lo aspettano per la loro salvezza» (Ebrei 9:27-28).

Note:
(1) RENAN Ernest, Vie de Jésus, livre de poche, XIII ed. 1965, p. 27.
(2) RENAN Ernest, Essai psycologique, in Revue de Paris , 15 sept. 1920.
(3) cit. da CADIER A., Introduction au Nouveau Testament, p. 18.
(4) ROUSSEAU Jean Jacques, Emile, p. 36.
(5) NEANDER Johann-August-Wilheim, Vie de Jésus, t. I, pp.21,22.
(6) Per un’ampia spiegazione richiedere lo studio biblico
(7) Per un’ampia spiegazione richiedere lo studio biblico.

Past. Francesco Zenzale
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