Vivere in Cristo

viteDi E. G. White*

l Cristo, istruendo i discepoli, disse loro: «Io sono la vera vite, e il Padre mio è il vignaiuolo. Ogni tralcio che in me non dà frutto, Egli lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo rimonda affinché ne dia di più» (Giovanni 15:1,2). Chi è unito al Cristo e riceve la linfa e la vita dal ceppo della vite compirà le opere di Gesù. Se non ha in lui l’amore del Maestro, significa che si è staccato dalla vite.

La vera religione consiste nell’amare Dio al di sopra di tutto e il prossimo come noi stessi. Il Cristo chiede a coloro che si professano suoi discepoli: «Mi ami?». Se lo amate, amerete anche gli uomini per i quali il Cristo è morto. Un uomo può non avere un aspetto attraente ed essere inadeguato da vari punti di vista, ma se gode di una buona reputazione riuscirà a conquistare la fiducia di coloro che lo circondano. Il suo amore per la verità e il rispetto di cui si dimostra degno elimineranno o faranno dimenticare gli aspetti meno piacevoli del suo carattere. La pace del cuore e il favore di Dio derivano dalla disponibilità a rinunciare a se stessi per il bene degli altri e dalla certezza della propria vocazione.

Coloro che seguono l’esempio del Salvatore che sacrificò tutto rifletteranno lo spirito del Cristo; la purezza e l’amore di Gesù si manifesteranno nella loro vita quotidiana e nel carattere, mentre la mansuetudine e la verità orienteranno i loro passi. Ogni tralcio che dà frutto sarà potato perché ne possa dare di più; però vi sono anche dei rami che, pur essendo fruttiferi, hanno troppe foglie e appaiono quello che in realtà non sono.

I discepoli del Cristo, ad esempio, possono compiere qualche cosa per il Maestro, ma realizzare solo la metà di quanto potrebbero. Egli allora li pota nuovamente perché la mondanità, l’orgoglio e la soddisfazione dell’io minacciano di penetrare nella loro vita. Gli agricoltori recidono i tralci superflui delle viti, affinché gli altri portino più frutto. È necessario eliminare le cause che rendono sterili i tralci ed eliminare quelli inutili affinché i raggi del Sole di giustizia penetrino con il loro benefico influsso.

Dio progettò che l’uomo caduto avesse, tramite il Cristo, una possibilità di riscattarsi. Molti però non comprendono l’obiettivo per il quale sono stati creati: essere fonte di benedizione per i loro simili e glorificare Dio, piuttosto che vivere in funzione di se stessi. Dio purifica costantemente il suo popolo, eliminando il superfluo, alleggerendo i rami perché portino frutti alla sua gloria e non soltanto foglie. Dio ci purifica tramite il dolore, le delusioni e le sofferenze affinché i lati negativi del carattere non si sviluppino e si rafforzino, invece, gli aspetti positivi. Si deve rinunciare agli idoli e la coscienza deve diventare più sensibile, si deve riflettere su soggetti legati alla vita spirituale e il carattere deve diventare equilibrato.

Chi desidera realmente glorificare Dio sarà contento quando vengono segnalati i suoi idoli e i suoi peccati, perché così potrà liberarsene. Un uomo combattuto, invece, propenderà più per l’indulgenza nei confronti di se stesso che per la rinuncia.

I rami, in apparenza sterili, sono parte della vite grazie all’unione con essa. Fibra su fibra, aderiscono alla vite fino a quando non ricevono vita e nutrimento dal ceppo: l’innesto fiorisce, sboccia e dà frutto. L’uomo, il cui spirito è morto a causa dei peccati, deve fare un’esperienza analoga per essere riconciliato con Dio e condividere la vita e la gioia del Cristo. Come l’innesto riceve forza dall’unione con la pianta, così il peccatore condivide la natura divina quando è unito al Cristo. Quando si raggiunge questa unione, le parole del Cristo rivivono in noi e ci sentiamo animati da sentimenti che non corrispondono a slanci istintivi, ma a principi saldi e viventi. Le parole di Dio vanno meditate, amate, conservate nel cuore e non ripetute semplicemente, in modo meccanico, senza che rimangano impresse nella memoria, senza che producano effetti sul cuore e sulla vita.

Come il ramo deve restare unito alla vite per attingere da essa quella linfa che lo farà fiorire, così coloro che amano Dio e ne osservano i comandamenti devono vivere l’esperienza del suo amore. Senza il Cristo non possiamo vincere neppure un peccato, non possiamo resistere alla minima tentazione.

Molti hanno bisogno dello Spirito del Cristo e della sua potenza per essere illuminati così come il cieco Bartimeo aveva bisogno della vista. «Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppur voi, se non dimorate in me» (v. 4). Chi è veramente unito al Cristo sperimenterà questa unione e i benefici che da essa derivano: accettato dal Padre tramite il Figlio, diventa oggetto della sua affettuosa attenzione. Questa unione con il Cristo porta alla purificazione del cuore, a una vita giusta, a un carattere equilibrato. Il frutto che nasce sull’albero cristiano si chiama: «… amore, allegrezza, pace, longanimità, benignità, bontà, fedeltà, dolcezza, temperanza» (Galati 5:22).

* Tratto dal libro “I Tesori delle testimonianze”, vol. 1

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