Gesù: il personaggio chiave del piano della salvezza

Le scene del santuario nel libro dell’Apocalisse

re_dei_reAdekunle A. Alalade(1)

Il libro dell’Apocalisse appartiene a quel genere letterario definito apocalittico, in modo particolare all’apocalittica biblica. È il libro parallelo a Daniele nell’Antico Testamento.
Le profezie dell’Apocalisse presentano speciali rivelazioni rivolte al profeta tramite visioni e sogni ispirati. L’obiettivo principale è concentrare la nostra attenzione sugli eventi finali della storia dell’umanità quando le nazioni saranno distrutte e il regno di Cristo stabilito per l’eternità. È anche quello di risvegliare e nutrire la speranza nel prossimo ritorno di Cristo e di ispirare quell’unione spirituale che ci permetterà di essere pronti per incontrare il nostro Signore. Incoraggiando i cristiani a rivolgere la massima attenzione a questo libro, Ellen G. White scrive: «I solenni messaggi che sono stati dati secondo un certo ordine nell’Apocalisse devono occupare il primo posto nella mente del popolo di Dio. Non dobbiamo permettere a niente altro di assorbire la nostra attenzione».(2) Quando, in quanto popolo, comprenderemo cosa significhi questo libro per noi «saremo testimoni di un grande risveglio nella chiesa».(3)

Il personaggio centrale

Nell’ampia panoramica della storia umana contemplata dal libro dell’Apocalisse, Cristo è la figura dominante. Gli obiettivi cristocentrici del libro sono sottolineati in Apocalisse 1:1 e 22:6: «La rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli ha data per mostrare ai suoi servitori le cose che debbono avvenire in breve…».
L’Apocalisse è il libro dell’Agnello «al centro del trono». Il sacrificio di Cristo è centrale in tutto ciò che ha fatto per noi: è il Signore della chiesa. Un altro ruolo importante di Gesù, presentato chiaramente in Apocalisse 1:7,8, è quello del Re che viene (cfr. v. 7).
«Io son l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine» (22:13) dice il Signore «… che è, che era e che viene, l’Onnipotente» (1:8).
Quale meravigliosa certezza viene data a coloro che sono oppressi e disprezzati! Quale consolazione possiamo provare se il nostro Signore è con noi anche ora, nonostante la nostra triste situazione!
Quale speranza possiamo scoprire riconoscendo che un giorno Cristo ristabilirà questo mondo sconvolto per il suo popolo e ritornando darà a ognuno il premio che gli spetta (cfr. Apocalisse 22:12).
Non dobbiamo stupirci che Giovanni, con ampio anticipo, abbia esclamato, mentre molti cristiani vi fanno eco: «… Vieni, Signor Gesù!» (v. 20).
Il santuario celeste è il fulcro del messaggio dell’Apocalisse. Consideriamo quattro scene del libro legate alle profezie e al ministero di Gesù Cristo nel santuario.

Le sette chiese

Giovanni, prima di udire Gesù che consegnava le lettere alle sette chiese, lo vide mentre camminava fra i candelabri del luogo santo. Gesù identificò i candelabri con le chiese che dovevano riflettere la sua luce al mondo.
Cristo è con la sua chiesa e opera come pastore e sacerdote incoraggiandola e purificandola, aiutandola a manifestare il suo amore.
Il libro dell’Apocalisse è fondamentalmente una lettera, scritta e inviata alla sette chiese in Asia Minore. Queste chiese erano state scelte per i loro bisogni spirituali e le loro condizioni generali rappresentavano lo stato della chiesa universale in un certo periodo o nella storia. Ogni generazione di cristiani si ritrova in quella realtà e i rimproveri di Cristo, gli incoraggiamenti, le raccomandazioni e i consigli sono adeguati alle varie situazioni.
Alcuni cristiani oggi hanno perso il loro primo amore (Efeso – cfr. Apocalisse 2:1-7). Alcuni devono affrontare prove e persecuzioni (Smirne – cfr. vv. 8-11). Alcuni tollerano errori e apostasia (Pergamo – cfr. vv. 12-17). Altri sono colpevoli di immoralità spirituale a causa del loro coinvolgimento in sistemi religiosi simboleggiati da Gezabele (Tiatiri – cfr. vv. 18-27). Alcuni hanno perso quella fede vivente che opera tramite l’amore (Sardi- cfr. 3:1-6). Alcuni hanno lavorato fedelmente per Cristo e hanno avuto fiducia nel suo ministero di intercessore e giudice (Filadelfia – cfr. vv. 7-13). Altri sono spiritualmente tiepidi, soddisfatti di se stessi, disorientati e vuoti (Laodicea – cfr. vv. 14-18).
Questi preziosi messaggi rappresentano per noi degli avvertimenti. Gesù afferma in Apocalisse 3:18-22: «Io ti consiglio di comprare da me dell’oro affinato col fuoco, affinché tu arricchisca; e delle vesti bianche, affinché tu ti vesta e non apparisca la vergogna della tua nudità; e del collirio per ungertene gli occhi; affinché tu vegga… abbi dunque zelo e ravvediti. Ecco, io sto alla porta e picchio: se uno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli meco».

Le sette trombe

L’Apocalisse è la parola di colui che conosce la fine sin dal principio. Il versetto 3 del capitolo 8 presenta la profezia delle sette trombe con un chiaro riferimento al santuario celeste. È una descrizione plastica della fine dell’opera del ministero di intercessione di Cristo e dell’inaugurazione del giudizio di Dio sul mondo. I tuoni, i lampi, il terremoto rappresentano la sceneggiatura degli eventi finali dell’umanità.
La descrizione di Ellen G. White è molto bella: «Allora vidi Gesù che aveva officiato davanti all’arca del patto bruciando l’incenso. Egli alzò le sue mani e con una forte voce disse: “È compiuto”.
E tutti gli angeli si tolsero la loro corona mentre Gesù faceva la sua solenne dichiarazione: “Chi è ingiusto sia ingiusto ancora; chi è contaminato si contamini ancora; e chi è giusto pratichi ancora la giustizia e chi è santo si santifichi ancora” (Apocalisse 22:11)».(4)
Quando si concluderà l’opera del giudizio investigativo il vostro e il mio destino saranno decisi per la vita o per la morte. «Vegliate dunque… che talora, venendo egli all’improvviso, non vi trovi addormentati» (Marco 13:35,36).

La scena del gran conflitto

donnaIn Apocalisse 12 il dragone è davanti a Dio e alla sua chiesa. La «donna» rappresenta i veri figli di Dio, cioè la chiesa. Nell’ultimo versetto del capitolo, il «rimanente» ci viene presentato come la progenie della donna contro la quale il principe del male lotta con accanimento. Chi sono? Che cos’è la testimonianza di Gesù?
Il «rimanente» di Apocalisse 12:17 si riferisce ai veri discepoli di Cristo che sussisteranno alla fine dei 1.260 giorni. Io sono convinto che il messaggio della Chiesa Avventista del 7° Giorno corrisponde alle caratteristiche espresse in questo passo, cioè che osservano i comandamenti di Dio e hanno la fede in Gesù (cfr. Apocalisse 14:12).
Un altro capitolo del gran conflitto fra verità ed errore è descritto in Apocalisse 13 con il simbolo della «bestia». La bestia rappresenta le forze sataniche che premono per concludere un’alleanza con ogni essere umano. Questo capitolo ci assicura anche che il diavolo dovrà subire la distruzione finale tramite la vittoria di Cristo con il suo sacrificio sul Calvario.
La nuova scena che inizia con Apocalisse 14:6 si riferisce a un periodo di tempo già descritto nei versetti da 1 a 6. Apocalisse 14:1-5 si focalizza sui vincitori e non sulle vittime. Ellen G. White si riferisce a questi vincitori come a delle «vergini» perché hanno una fede pura.
I versetti da 6 a 12 del capitolo 14 si applicano in modo particolare al periodo immediatamente precedente al ritorno di Cristo. Il triplice messaggio contenuto in questi versetti prepara i 144.000 per il suggellamento finale di Dio. Questo messaggio determina una separazione definitiva fra coloro che accettano e coloro che rifiutano la chiamata di Dio. Si tratta di un serio appello all’adorazione del vero Dio e alla lode del suo nome. Ognuno di noi diventerà un suo agente per proclamare questi messaggi in tutto il mondo.
La terza sezione del capitolo descrive in termini simbolici «la mietitura» dei giusti e degli empi al ritorno di Gesù (vv. 14-20). Questi messaggi si riferiscono al tempo in cui viviamo, riguardano la gente, i problemi, le delusioni e i bisogni dei nostri contemporanei. Essi portano alla separazione dal mondo: una separazione finale del grano dalla zizzania (cfr. Matteo 13:24-30), delle pecore dai capri (cfr. 25:31-46), dei giusti dagli empi. Essi riguardano problemi fondamentali dell’umanità. Dio fa appello al cuore di tutti gli uomini perché il giudizio finale si avvicina. È un appello al rispetto, alla vera adorazione di Cristo in un tempo in cui la maggior parte degli uomini si sono rivolti a onorare un altro potere (cfr. Apocalisse 13:3).

La sette piaghe

Gli eventi di Apocalisse 15 e 16 si riferiscono a un periodo che precede «la mietitura». Essi descrivono i momenti difficili prima della chiusura del tempo della grazia (cfr. Apocalisse 22:11) e prima del ritorno del Signore.
Le sette ultime piaghe rappresentano i giudizi più terribili che si siano mai abbattuti sull’umanità. Esse si riverseranno su coloro che hanno dichiarato la loro fedeltà alle forze del male, coloro che hanno rigettato le verità bibliche e i tanti appelli di Dio al pentimento e alla rinuncia.
Ma è confortante sapere che la collera di Dio non si manifesterà nei confronti di coloro che hanno cercato rifugio in Gesù. Dio stesso ha dichiarato: «… e quand’io vedrò il sangue passerò oltre…» (Esodo 12:13).
Questo è il momento di ascoltare le parole dell’Altissimo. Gesù è ancora nel santuario. Egli trasmette il messaggio finale del giudizio a tutto il mondo con amore e misericordia. Lancia un appello a uomini e donne, ragazzi e ragazze, affinché si rivolgano a Dio e abbandonino il peccato.
Quando il giudizio investigativo sarà concluso, le sette ultime piaghe si abbatteranno sulla terra e Gesù apparirà in gloria.
La vittoria finale per i giusti è certa; il Signore della chiesa, l’Agnello che è stato immolato, non è solo degno ma potente. Le sue promesse sono certe. Non fallirà. Auguriamoci che il giorno del Signore ci colga sotto la protezione dell’Altissimo.

NOTE:
(1) Direttore (e anche professore di teologia e religione) nel Seminario Avventista dell’Africa occidentale, in Nigeria.
(2) E.G. White, Testimonies, vol. 8, p. 302.
(3) E.G. White, Testimonies to Ministers, p. 113.
(4)E.G. White, Early Writings, pp. 279,280.

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